FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

La tempesta perfetta

Nel luglio del 2020 le cose della politica italiana iniziarono a precipitare senza controllo alcuno, le perturbazioni della storia sembrava si fossero date appuntamento per una tempesta perfetta.
La seconda recessione degli anni duemila, invece di ridursi, mostrava segni di irrobustimento, il differenziale btp-bund era schizzato in pochi giorni a oltre 700 punti; il movimento Cinquestelle era in caduta libera nei sondaggi settimanali a favore della Lega, ormai consapevole che l’aumento dei suoi consensi era solo l’effetto di un carrozzone ultimospiaggista con milioni di nasi otturati.


Gli eventi volgevano alla catastrofe con una velocità che sembrò paralizzare anche i più scaltri analisti.
I Referendum di tre anni prima per l’autonomia delle tre regioni più forti e in grado di salvare sé stesse, regioni che producevano metà del PIL e 100MLD l’anno di surplus fiscale, le sole in grado di ridare fiducia nella sostenibilità del debito, erano ormai completamente affossati, seppellendo per sempre ogni speranza federalista in Italia.


Fu in quel momento, alla fine dell’estate, dopo il rientro agostano dei lavoratori, che Matteo Salvini fece la più inaspettata e coraggiosa svolta. Scorgendo l’imminente commissariamento e l’arrivo della troika dalla commissione europea, intravide all’orizzonte la bancarotta completa dei conti pubblici italiani e, con un gesto senza precedenti uscì dal governo con tutti i ministri.

Insieme ai governatori di Lombardia, Veneto e i presidenti di tre provincie emiliane proclamò la nascita della Nazione Padana. Concordò con Bruxelles la configurazione del nuovo soggetto europeo che si sarebbe accollato l’intero debito pubblico italiano, con la promessa di un suo dimezzamento nei successivi 20 anni grazie ai corposi residui fiscali prodotti da quel territorio. L’apocalisse si consumò a Roma e nel Parlamento italiano. Le prefetture vennero investite dal Presidente della Repubblica dall’ordine di instaurare lo stato di crisi e di prendere con la forza il potere nelle regioni ribelli, ma il dipartimento del Tesoro non disponeva di denaro e di credito per pagare stipendi alla pubblica amministrazione e alle forze dell’ordine, perciò lo Stato Italiano perse forza nelle leve militari, quelle cioè preposte alla difesa delle istituzioni centrali. Il gigante aveva i piedi di argilla.


I bancomat asciutti generarono panico dal Po a Lampedusa, mentre i governatori di Lombardia e Veneto concordarono con la BCE, grazie ai loro bilanci in attivo, la continuità di liquidità nelle banche locali e il trasferimento dall’Italia alla Padania dei certificati e dei buoni emessi da Roma nonché la loro onorabilità futura.
Ciò che rimase della Repubblica Italiana, sgravato dall’immane peso del debito pubblico e ritornato in possesso della lira fortemente svalutata, vide la possibilità di resistere grazie alla ritrovata competitività monetaria e alla mancanza di interessi sul debito ormai azzerato dallo Stato nascente.
Tutto si svolse in pochi mesi. Alla fine di novembre del 2020 Matteo Salvini prese la parola nell’aula di Montecitorio a camere riunite per l’ultima volta, in un transatlantico semi deserto, senza commessi né forze dell’ordine: Iniziò a parlare dichiarando la nascita dell’unica nazione in grado di uscire dalla tempesta creata dalla concomitanza di recessione economica, sostenibilità del debito pubblico e parametri della moneta unica.


Ma proprio quando stava per proclamare lo storico strappo politico, risuonò nell’aula fortissimo un allarme. Era la mia sveglia di ieri mattina. 
Mai più fritto di sera.