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	<title>Ettore Beggiato &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>Ettore Beggiato &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>La prima fake news nel Veneto? I dati del plebiscito di annessione all&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ettore Beggiato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 09:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Veneto è stato annesso all’Italia con un plebiscito che si è svolto nei giorni 21 e 22 ottobre 1866, in ossequio a quanto previsto dal trattato di pace stipulato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Veneto è stato annesso all’Italia con un plebiscito che si è svolto nei giorni 21 e 22 ottobre 1866</strong>, in ossequio a quanto previsto dal trattato di pace stipulato a Vienna  fra Italia e Austria il 3 ottobre 1866 nel quale si parla di <em>“sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”.</em><br />
Lascio perdere in questa sede che il Veneto fu in realtà passato al Regno d’Italia due giorni prima del voto, venerdì 19 ottobre, come sta scritto nella “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” dello stesso giorno, e che quindi i veneti andarono a votare quando tutto era già stato deciso,  lascio anche perdere il modo in cui si svolsero le votazioni, schede di colore diversi per il si e per il no, obbligo di dichiarare le proprie generalità, nessuna segretezza del voto, per chiedere la vostra attenzione sulle varie lapidi che sono presenti nelle piazze e nei palazzi della nostra regione.</p>
<p>Incomincio da quella che riporta i dati complessivi, visibile all’interno del Palazzo Ducale di Venezia; sta scritto che i voti favorevoli furono 641.758, quelli contrari appena 69, i voti nulli 273, vuol dire che il 99,99 % votò a favore.<br />
Passiamo a quella esposta a Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova, dove si può leggere 15280 “tutti pel si”, che bravi i padovani!<br />
In quella esposta nel Palazzo dei Trecento a Treviso, si legge che i voti affermativi furono 84526, quelli negativi 2, nulli 11; a Bassano del Grappa altro trionfo 3508 pel si, zero per no e 14 nulli.</p>
<p>Allora, lascio da parte tutte le considerazioni di carattere storico, culturale, economico, sociale e faccio solo considerazioni di carattere statistico: è possibile che su quasi 650.000 votanti ci sia una percentuale del 99,99 %? Gli studiosi lo escludono categoricamente, perché c’è il cosiddetto voto di sbaglio, perché qualche bastian contrario c’è sempre eccetera … è matematicamente impossibile che una massa così importante di votanti si arrivi al 99,99 % di voti in un senso oppure nell’altro …Eppure gli storici del regime si guardano bene dal contestare simili dati.<br />
E ancora, sono credibili i dati che appaiono a Padova, a Treviso, a Bassano del Grappa? Non è credibile che a Padova non ci sia stato un voto contrario, non è credibile che a Bassano sia successo la stessa cosa e che nell’intera provincia di Treviso ci siano stati appena due voti contrari.<br />
E se non sono dati credibili, sono dati falsati; ma queste cose bisogna dirle, perché altrimenti si diventa complici di falsari; invece su tutta la questione  del plebiscito-truffa di annessione del Veneto all’Italia c’è un atteggiamento omertoso che dura da oltre centocinquantanni.</p>
<p>Ettore Beggiato è anche autore de: “1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”</p>
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		<title>La lotta contro Roma nel libro &#8220;PADANIA SEPARATISTA&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ettore Beggiato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 09:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Claus Gatterer, chi era costui?” direbbe un moderno lettore del Manzoni, disinteressato delle tematiche relative all’autonomia, all’autodeterminazione o alla storia tirolese. Claus Gatterer, nato a Sesto Pusteria nel 1924, laurea</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>“Claus Gatterer, chi era costui?”</strong></em> direbbe un moderno lettore del Manzoni, disinteressato delle tematiche relative all’autonomia, all’autodeterminazione o alla storia tirolese.<br />
Claus Gatterer, nato a Sesto Pusteria nel 1924, laurea a Padova in lettere e filosofia,  fu uno dei <em>“maitre a penser”</em> dello SVP, poi giornalista al Dolomiten e in tante altre testate, ricevette numerosi premi per il suo lavoro, morì a Vienna nel 1984 e il <em>“Club dei giornalisti austriaci”</em> istituì il <em>“Premio Claus Gatterer”</em> che viene conferito ogni due anni.<br />
Nel 1968 stampò il lingua tedesca <em>“Im Kampf gegen Rom”</em> che venne pubblicato nel 1984 in lingua italiana con il titolo “In lotta contro Roma. Cittadini, minoranze e autonomie in Italia”, un tomo ponderoso di quasi 1.600 pagine incentrato sulla questione tirolese e nel quale si affrontano anche le tematiche relative alle altre minoranze “storiche” presenti nello stato italiano, dai valdostani ai siciliani, dai sardi ai sloveni, dai triestini ai friulani; viene dedicato anche un capitolo agli “italiani” in Jugoslavia.</p>
<p><em>“Se qui si parla di autonomismo</em>, scrive Gatterer nell’introduzione, <em>lo si intende nel senso indicato dal meridionalista Guido Dorso, cioè nel senso del self-governement, di autogoverno e questo in un primo momento senza implicazioni di carattere giuridico-costituzionale. Autonomismo come coscienza civica del cittadino, come rifiuto di ogni autorità che non sia basata sulla sua libertà, quella libertà che risiede nella profonda capacità autodecisionale”.</em></p>
<p>L’amico <strong>Gilberto Oneto</strong> aveva maturato negli ultimi anni della sua intensa esistenza, l’idea di riprendere il solco tracciato da Gatterer portandolo però all’interno di quei popoli che lo scrittore tirolese non aveva preso in considerazione, partendo dal concetto che in tutti i popoli padano-alpini ci siano stati movimenti per l’autonomia, movimenti “contro Roma”: l’idea, il progetto, il sogno di Gilberto Oneto sembravano essere tramontati  con la sua scomparsa, il 20 novembre del 2015, quando l’associazione che porta il suo nome e che è nata proprio per portare avanti le tematiche, le idee, le proposte di Gilberto, ha pensato bene di fare proprio il suo progetto.</p>
<p>L’associazione ha così organizzato a Spirano (Bg) nel giugno dello scorso anno il convegno <em><strong>“In guerra contro Roma, oltre Gatterer”</strong></em> che sotto la sapiente regia di Gianluca Marchi ha riunito una serie di studiosi che hanno evidenziato una straordinaria vivacità nei  rispettivi territori della battaglia per l’autonomia e contro un governo, quello italiano, sentito come estraneo se non ostile; documenti e testimonianze preziose che rischiavano di finire completamente nel dimenticatoio, se non addirittura andar perse.</p>
<p>Tutto queste materiale, e tanto altro ancora, è stato raccolto, ed è uscito in questi giorni nelle librerie con il titolo di <strong>“Padania separatista. In lotta contro Roma”</strong> un notevole volume di quasi 400 pagine, Leonardo Facco Editore, nel quale si parla di Lombardia, Piemonte, Val d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Trentino, Ladinia, Friuli e Territorio Libero di Trieste.</p>
<p>Gli scritti sono di Gianfranco Ruggeri, Giovanni Polli, Roberto Gremmo, Elena Bianchini Braglia, Ettore Beggiato, Annelise Vian, con la premessa di Marco Peruzzi e il coordinamento di Daniela Piolini Oneto e portano  alla luce una galassia, spesso sotterranea, di movimenti, associazioni, circoli, “spiriti liberi” che hanno lottato e continuano a lottare contro la massificazione e l’omologazione dello stato italiano, per difendere la loro lingua, la loro cultura, la loro identità, la loro Terra, affinché tante “Nazioni senza stato”, patrimonio dell’intera Europa continuino a far sentire la loro voce.</p>
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		<title>Anniversario della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571). Intitoliamo una via all&#8217;epica battaglia in tutti i nostri Comuni!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ettore Beggiato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 16:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[lepanto]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 7 ottobre è l&#8217;anniversario della grande battaglia navale di Lepanto (1571) nella quale la flotta cristiana (col fondamentale apporto degli uomini e delle navi della Repubblica Veneta) sconfisse la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 ottobre è l&#8217;anniversario della grande battaglia navale di Lepanto (1571) nella quale la flotta cristiana (col fondamentale apporto degli uomini e delle navi della Repubblica Veneta) sconfisse la flotta ottomana.<br />
Una battaglia violentissima, dove ci furono ben 30.000 morti da parte degli ottomani (che chiamarono “Capo insanguinato” il teatro della battaglia)  e 7.500 i cristiani dei quali ben 4.700 veneti guidati da due straordinari eroi, Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo.</p>
<p>Una battaglia  determinante per le sorti  dell&#8217;intera Europa, per le sorti della  cultura e della civiltà europee.<br />
E per celebrare degnamente la vittoria di Lepanto il grande Andrea Palladio progettò in piazza dei Signori a Vicenza la Loggia del Capitaniato (o Loggia Bernarda).</p>
<p>Ecco cosa si legge su “Vicenza città bellissima” (R. Schiavo, B. Chiozzi, foto di T. Cevese) a propositi dell’opera palladiana:<br />
<em>“Negli intercolumni sono poste due statue allegoriche ricordanti l’ultima vittoria navale veneziana. ….Sulla base, è scolpita una duplice iscrizione: &#8211; Palman genuere carinae – e – Belli secura quiesco -.<br />
Il significato è da comprendersi interpretando le due figure: la prima rappresenta la dea della vittoria navale, mentre la seconda la pace ormai ottenuta.<br />
Il piano superiore presenta altro quattro statue: la prima, verso la piazza è la Virtù secondo il significato classico; la seconda, di misura minore, la Fede; la terza, simile alla precedente, la Pietà; la quarta di grandezza uguale alla prima, l’Onore.<br />
L’interpretazione di questi simboli è sufficientemente chiara: la Virtù e l’Onore seguendo la Fede e la Pietà ottengono la Vittoria e la Pace. Venezia ha vinto i turchi unendo questi valori.”</em></p>
<p>La grandiosità della Loggia è un segno inequivocabile di quale importanza veniva attribuita, all’epoca,  alla battaglia di Lepanto.<br />
Ai giorni nostri, purtroppo, è ben diverso; e allora, perché non intitolare una via o una piazza dei nostri comuni alla battaglia di Lepanto?</p>
<p>E’ possibile che nella toponomastica veneta  si trovi anche la più insignificante battaglia garibaldina e non ci sia un riferimento a una delle battaglie fondamentali per le sorti del Veneto e dell’intera Europa?</p>
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		<title>Fu vera festa? 21-22 ottobre 1866 con un plebiscito la provincia di Mantova, il Veneto e il Friuli passano sotto il Regno d’Italia.</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2018/11/30/veneto-plebiscito-truffa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ettore Beggiato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 18:04:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>l 1866 viene presentato come l’anno della terza guerra d’indipendenza, la guerra che doveva “liberare” il Veneto, il Friuli, il Trentino e il Mantovano e annetterli al regno sabaudo. Per</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>l 1866 viene presentato come l’anno della terza guerra d’indipendenza, la guerra che doveva “liberare” il Veneto, il Friuli, il Trentino e il Mantovano e annetterli al regno sabaudo.<br />
Per la verità ci furono negoziati segreti con gli austriaci al fine di arrivare alla pacifica cessione dei territori in questione, ma Cavour fu irremovibile:<br />
<em>“Soltanto dai giornali io apprendo che il gabinetto inglese desidera la cessione mediante il compenso e si adopra in questo senso. Finora non s&#8217;è fatto verun passo ufficiale. E per mio conto non lo desidero nemmeno. Io bramo la guerra coll&#8217;Austria per motivi di ordine interno; senza di ciò sarà più difficile la fusione del Nord col  </em><em>Sud</em>&#8221; scrive Denis Mack Smith nel suo “Il risorgimento italiano”.<br />
E così si arrivò a Berlino con la firma, l’otto di aprile,  del Patto di Alleanza fra l’Italia e la Prussia. Ecco le clausole centrali:<br />
a)      l’Italia si impegna a dichiarare guerra all’Austria non appena la Prussia abbia iniziato le ostilità;<br />
b)      le due parti si impegnano di cedere all’Italia ciò che resta del regno Lombardo-Veneto;<br />
c)      territori equivalenti per popolazione ed estensione dovranno essere ceduti alla Prussia;<br />
d)      l’alleanza scadrà automaticamente se entro tre mesi dalla firma se la Prussia non avrà dichiarato guerra all’Austria.(1)<br />
Il 16 giugno scoppiò la guerra fra Prussia e Austria e quattro giorni dopo, il 20, con il proclama del Re Vittorio Emanuele II, l’Italia dichiarò guerra all’Impero Asburgico.<br />
Il 24 giugno la baldanza degli italiani fu però prontamente smorzata a Custoza (Verona) ove l’esercito tricolore fu sconfitto dagli asburgici.<br />
Fra il 16 e il 28 giugno le armate prussiane invasero l’Hannover, la Sassonia e l’Assia ed il 3 luglio l’esercizio prussiano al comando del maresciallo Von Moltke sconfisse gli austriaci a Sadowa, arrivando a pochi chilometri da Vienna.<br />
Due giorni dopo l’impero asburgico decise di cedere il Veneto, il Friuli e il Mantovano alla Francia (con il tacito accordo che accordo che fosse poi dato ai Savoja) pur di concludere un armistizio.<br />
In Italia furono però contrari a tale proposta che umiliava le forze armate italiane e, viste le penose condizioni dell’esercizio dopo la batosta di Custoza, puntarono sulla Marina per riportare una vittoria sul nemico che consentisse loro di chiudere onorevole (una volta tanto) una guerra.<br />
Gli italiani non potevano certo pensare di trovare sul loro cammino la Marina austriaca nella quale la dimensione Serenissima (Veneti in senso stretto,  istriani e dalmati) era preponderante.<br />
Il 20 luglio si arrivò alla battaglia di Lissa ed al trionfo dell’Ammiraglio Wilhelm Von Tegetthoff a capo della marina austro-veneta nei confronti della flotta tricolore.<br />
Il giorno dopo ci fu l’unica vittoria italiana, a Bezzecca, ad opera di Giuseppe Garibaldi, poco più di una scaramuccia per la verità.<br />
Il 26 luglio Austria e Prussia firmarono un armistizio a Nikolsburg, al quale  fece seguito l’armistizio di Cormons (Gorizia) fra Austria e Italia il 12 agosto.<br />
Si arrivò così alla Pace fra Prussia a Austria firmata a Praga il 23 agosto.<br />
La Prussia si annettè i ducati dello Schleswig-Holstein e l’Hannover, all’Assia-Kassel, a Nassau e a Francoforte, il Veneto venne ceduto alla Francia che poi lo trasferirà ai Savoja.<br />
Una clausola umiliante che testimonia il “prestigio” internazionale dell’Italia: l’Austria si rifiuta di “passare” direttamente il Veneto ai Savoja sconfitti per mare e per terra e pretende l’indizione di un referendum per consultare lo popolazioni interessate.<br />
Tale clausola venne confermata nel trattato di pace fra l’Italia e Austria firmato il 3 ottobre a Vienna nel quale si parla testualmente di  &#8220;sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate&#8221;.<br />
Il plebiscito   avrebbe dovuto svolgersi   con il controllo di una commissione di tre membri che &#8220;determinerà, in accordo con le autorità municipali, il modo e l&#8217;epoca del plebiscito, che avrà luogo liberamente, col suffragio universale e nel più breve tempo possibile&#8221;. (2)<br />
Così era stato concertato dall&#8217;ambasciatore d&#8217;Italia a Parigi Costantino Nigra con il governo francese, che sembrava determinato a svolgere fino in fondo il proprio ruolo di garante internazionale sancito anche dal trattato di pace fra Prussia e Austria. <a href="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2018/11/la-grande-truffa.jpg?ssl=1"><img data-attachment-id="637" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2018/11/30/veneto-plebiscito-truffa/la-grande-truffa/" data-orig-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2018/11/la-grande-truffa.jpg?fit=319%2C499&amp;ssl=1" data-orig-size="319,499" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="la grande truffa" data-image-description="" data-medium-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2018/11/la-grande-truffa.jpg?fit=192%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2018/11/la-grande-truffa.jpg?fit=319%2C499&amp;ssl=1" loading="lazy" class="alignright wp-image-637 size-full" src="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2018/11/la-grande-truffa.jpg?resize=319%2C499&#038;ssl=1" alt="" width="319" height="499" srcset="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2018/11/la-grande-truffa.jpg?w=319&amp;ssl=1 319w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2018/11/la-grande-truffa.jpg?resize=192%2C300&amp;ssl=1 192w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" data-recalc-dims="1" /></a><br />
Il governo italiano invece, e in particolare il presidente  Bettino Ricasoli interpretava pro domo sua i trattati:<br />
&#8220;<em>Quando si tratta del plebiscito si tratta di casa nostra; non è già che si faccia  il plebiscito per obbedienza o per ottemperare al desiderio di qualche autorità straniera&#8230;.. La pazienza ha il suo limite. Perbacco!</em>” (3)<br />
E così uno sconsolato generale Le Boeuf scrive a La Valette il 15 settembre:<br />
&#8220;Nutre inquietudini per l&#8217;ordine pubblico: le municipalità fanno entrare le truppe italiane o si intendono col re, che governa una gran parte: egli deve lasciar fare. Il plebiscito non si potrà fare che col re e col governo&#8221;.<br />
Altro che controlli, altro che garanzie internazionali!<br />
Lo stesso generale Le Boeuf annunciava il 18 ottobre a Napoleone III che ha protestato contro il plebiscito decretato dal re d&#8217;Italia: Napoleone gli dice di lasciar perdere. (4)<br />
La Francia  praticamente rinuncia al proprio ruolo di garante internazionale e consegna il Veneto e il Friuli ai Savoja in una stanza dell’Hotel Europa lungo il Canal Grande, il 19 ottobre, due giorni prima delle votazioni.<br />
Il generale francese Leboeuf  li consegnò a tre notabili: il conte Luigi Michiel, veneziano, Edoardo De Betta, veronese, Achille Emi-Kelder, mantovano.<br />
Questi, a loro volta, li &#8220;deposero&#8221; nelle mani del commissario del Re conte Genova Thaon di Revel e il giorno dopo sulla &#8220;Gazzetta di Venezia&#8221; apparve un anonimo trafiletto:<br />
&#8220;Questa mattina in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto&#8221; (5)<br />
Una truffa, una vera e propria truffa!<br />
I Savoja hanno poi la strafottenza di scrivere il tutto sulla Gazzetta Ufficiale del Regno!<br />
Ecco quanto scrive  la “Gazzetta Ufficiale  del Regno d’Italia” stampata  a Firenze il venerdì 19 ottobre 1866:<br />
Al Presidente del Consiglio dei Ministri è pervenuto oggi alle ore 10 ¾  antimeridiane il seguente dispaccio da Venezia:<br />
“La bandiera Reale italiana sventola delle antenne di piazza San Marco, salutata dalle frenetiche grida della esultante popolazione. Generale Di Revel”<br />
Il Presidente del Consiglio dei Ministri rispose immediatamente con questo dispaccio:<br />
“Alla rappresentanza municipale di Venezia:<br />
Il Governo del Re saluta Venezia esultante mentre la bandiera nazionale italiana sventola dalle antenne di Piazza San Marco simbolo di Venezia restituita all’Italia, dell’Italia restituita finalmente a se stessa.   Ricasoli”<br />
Due giorni dopo domenica 21 e lunedì 22 ottobre la nostra gente andò a votare quando tutto era già stato deciso, fra mille intimidazioni, fra minaccie e brogli inenarrabili. E cosi’ si raggiunse la “quasi” unanimità: nella lapide del Palazzo Ducale di Venezia si parla di &#8220;Pel SI  voti 641.758&#8221;, &#8220;Pel NO voti 69&#8221;, &#8220;Nulli 273&#8221;.<br />
Nella provincia di Mantova, secondo quanto riportato nel volume “La cessione del Veneto” di Genova Thaon di Revel, generale, Commissario Regio, uomo di fiducia dei Savoja:<br />
nel distretto di Mantova ci furono 16994 voti favorevoli, nessun contrario, e 13 voti nulli; nel distretto di Revere ci furono solo voti favorevoli, 5503, nel distretto di Gonzaga ci fu un voto contrario a fronte di 5405 voti favorevoli, in quello di San Benedetto ci furono solo voti favorevoli, 2633, e nell’ultimo di Sermide ci furono 4649 SI, 1 voto contrario e ben 23 voti nulli, per un totale della provincia di 37.000 voti favorevoli, 2 soli voti contrari e 36 voti nulli.<br />
La somma dei voti dei singoli distretti non coincide con il dato complessivo (a casa ho la copia originale del volume di Thaon di Revel) ma gli storici italioti dicono che va bene così …<br />
In un manifesto datato 25 ottobre 1866 il Commissario del Re Guicciardi “porta a pubblica notizia il risultato”: a Mantova Città ci sarebbero stati 6088 SI e 11 nulli, nessun no; nel distretto 1 di Mantova i SI furono 10590, nessun NO, voti nulli 2; nel distretto di Ostiglia i voti favorevoli furono 12321, tutti pel SI … in questo caso hanno rinunciato a fare la somma… meglio evitare figuracce …<br />
E qui c’è da fare un’ultima denuncia da fare: tralasciando ogni considerazione di carattere storico, culturale, sociale, politico, sociologico, geografico e soffermandoci alla sola questione statistica, chiunque abbia una minima cognizione di quella che è una scienza esatta ci può confermare che è impossibile che su una massa di quasi 700.000 votanti ci sia il 99,99 per cento di voti favorevoli; è ma-te-ma-ti-ca-men-te impossibile che ci sia un risultato del genere.<br />
E quindi è un dato palesemente falso; falso ma non per tutti: gli immarcescibili storici del regime continuano indefessi a difenderlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>1       Arrigo Petacco, “Storia d’Italia dall’unità ad oggi”  Curcio editore.<br />
2 M.A.E., Corr. pol., Consults Autrische, vol 27, pagg. 225-229<br />
3 Bettino Ricasoli, “Lettere e documenti del Barone Bettino Ricasoli”, a cura di<br />
Tabarrini e Gotti,   Firenze  1888<br />
4 M.A.E.,  Corr. pol., Consults Autrische, vol 27, pag. 284<br />
5 Thaon di Revel Genova &#8211; La cessione del Veneto &#8211; Firenze 1906</p>
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