FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Magazine di Approfondimento Politico

Fu vera festa? 21-22 ottobre 1866 con un plebiscito la provincia di Mantova, il Veneto e il Friuli passano sotto il Regno d’Italia.

l 1866 viene presentato come l’anno della terza guerra d’indipendenza, la guerra che doveva “liberare” il Veneto, il Friuli, il Trentino e il Mantovano e annetterli al regno sabaudo.
Per la verità ci furono negoziati segreti con gli austriaci al fine di arrivare alla pacifica cessione dei territori in questione, ma Cavour fu irremovibile:
“Soltanto dai giornali io apprendo che il gabinetto inglese desidera la cessione mediante il compenso e si adopra in questo senso. Finora non s’è fatto verun passo ufficiale. E per mio conto non lo desidero nemmeno. Io bramo la guerra coll’Austria per motivi di ordine interno; senza di ciò sarà più difficile la fusione del Nord col  Sud” scrive Denis Mack Smith nel suo “Il risorgimento italiano”.
E così si arrivò a Berlino con la firma, l’otto di aprile,  del Patto di Alleanza fra l’Italia e la Prussia. Ecco le clausole centrali:
a)      l’Italia si impegna a dichiarare guerra all’Austria non appena la Prussia abbia iniziato le ostilità;
b)      le due parti si impegnano di cedere all’Italia ciò che resta del regno Lombardo-Veneto;
c)      territori equivalenti per popolazione ed estensione dovranno essere ceduti alla Prussia;
d)      l’alleanza scadrà automaticamente se entro tre mesi dalla firma se la Prussia non avrà dichiarato guerra all’Austria.(1)
Il 16 giugno scoppiò la guerra fra Prussia e Austria e quattro giorni dopo, il 20, con il proclama del Re Vittorio Emanuele II, l’Italia dichiarò guerra all’Impero Asburgico.
Il 24 giugno la baldanza degli italiani fu però prontamente smorzata a Custoza (Verona) ove l’esercito tricolore fu sconfitto dagli asburgici.
Fra il 16 e il 28 giugno le armate prussiane invasero l’Hannover, la Sassonia e l’Assia ed il 3 luglio l’esercizio prussiano al comando del maresciallo Von Moltke sconfisse gli austriaci a Sadowa, arrivando a pochi chilometri da Vienna.
Due giorni dopo l’impero asburgico decise di cedere il Veneto, il Friuli e il Mantovano alla Francia (con il tacito accordo che accordo che fosse poi dato ai Savoja) pur di concludere un armistizio.
In Italia furono però contrari a tale proposta che umiliava le forze armate italiane e, viste le penose condizioni dell’esercizio dopo la batosta di Custoza, puntarono sulla Marina per riportare una vittoria sul nemico che consentisse loro di chiudere onorevole (una volta tanto) una guerra.
Gli italiani non potevano certo pensare di trovare sul loro cammino la Marina austriaca nella quale la dimensione Serenissima (Veneti in senso stretto,  istriani e dalmati) era preponderante.
Il 20 luglio si arrivò alla battaglia di Lissa ed al trionfo dell’Ammiraglio Wilhelm Von Tegetthoff a capo della marina austro-veneta nei confronti della flotta tricolore.
Il giorno dopo ci fu l’unica vittoria italiana, a Bezzecca, ad opera di Giuseppe Garibaldi, poco più di una scaramuccia per la verità.
Il 26 luglio Austria e Prussia firmarono un armistizio a Nikolsburg, al quale  fece seguito l’armistizio di Cormons (Gorizia) fra Austria e Italia il 12 agosto.
Si arrivò così alla Pace fra Prussia a Austria firmata a Praga il 23 agosto.
La Prussia si annettè i ducati dello Schleswig-Holstein e l’Hannover, all’Assia-Kassel, a Nassau e a Francoforte, il Veneto venne ceduto alla Francia che poi lo trasferirà ai Savoja.
Una clausola umiliante che testimonia il “prestigio” internazionale dell’Italia: l’Austria si rifiuta di “passare” direttamente il Veneto ai Savoja sconfitti per mare e per terra e pretende l’indizione di un referendum per consultare lo popolazioni interessate.
Tale clausola venne confermata nel trattato di pace fra l’Italia e Austria firmato il 3 ottobre a Vienna nel quale si parla testualmente di  “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”.
Il plebiscito   avrebbe dovuto svolgersi   con il controllo di una commissione di tre membri che “determinerà, in accordo con le autorità municipali, il modo e l’epoca del plebiscito, che avrà luogo liberamente, col suffragio universale e nel più breve tempo possibile”. (2)
Così era stato concertato dall’ambasciatore d’Italia a Parigi Costantino Nigra con il governo francese, che sembrava determinato a svolgere fino in fondo il proprio ruolo di garante internazionale sancito anche dal trattato di pace fra Prussia e Austria.
Il governo italiano invece, e in particolare il presidente  Bettino Ricasoli interpretava pro domo sua i trattati:
Quando si tratta del plebiscito si tratta di casa nostra; non è già che si faccia  il plebiscito per obbedienza o per ottemperare al desiderio di qualche autorità straniera….. La pazienza ha il suo limite. Perbacco!” (3)
E così uno sconsolato generale Le Boeuf scrive a La Valette il 15 settembre:
“Nutre inquietudini per l’ordine pubblico: le municipalità fanno entrare le truppe italiane o si intendono col re, che governa una gran parte: egli deve lasciar fare. Il plebiscito non si potrà fare che col re e col governo”.
Altro che controlli, altro che garanzie internazionali!
Lo stesso generale Le Boeuf annunciava il 18 ottobre a Napoleone III che ha protestato contro il plebiscito decretato dal re d’Italia: Napoleone gli dice di lasciar perdere. (4)
La Francia  praticamente rinuncia al proprio ruolo di garante internazionale e consegna il Veneto e il Friuli ai Savoja in una stanza dell’Hotel Europa lungo il Canal Grande, il 19 ottobre, due giorni prima delle votazioni.
Il generale francese Leboeuf  li consegnò a tre notabili: il conte Luigi Michiel, veneziano, Edoardo De Betta, veronese, Achille Emi-Kelder, mantovano.
Questi, a loro volta, li “deposero” nelle mani del commissario del Re conte Genova Thaon di Revel e il giorno dopo sulla “Gazzetta di Venezia” apparve un anonimo trafiletto:
“Questa mattina in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto” (5)
Una truffa, una vera e propria truffa!
I Savoja hanno poi la strafottenza di scrivere il tutto sulla Gazzetta Ufficiale del Regno!
Ecco quanto scrive  la “Gazzetta Ufficiale  del Regno d’Italia” stampata  a Firenze il venerdì 19 ottobre 1866:
Al Presidente del Consiglio dei Ministri è pervenuto oggi alle ore 10 ¾  antimeridiane il seguente dispaccio da Venezia:
“La bandiera Reale italiana sventola delle antenne di piazza San Marco, salutata dalle frenetiche grida della esultante popolazione. Generale Di Revel”
Il Presidente del Consiglio dei Ministri rispose immediatamente con questo dispaccio:
“Alla rappresentanza municipale di Venezia:
Il Governo del Re saluta Venezia esultante mentre la bandiera nazionale italiana sventola dalle antenne di Piazza San Marco simbolo di Venezia restituita all’Italia, dell’Italia restituita finalmente a se stessa.   Ricasoli”
Due giorni dopo domenica 21 e lunedì 22 ottobre la nostra gente andò a votare quando tutto era già stato deciso, fra mille intimidazioni, fra minaccie e brogli inenarrabili. E cosi’ si raggiunse la “quasi” unanimità: nella lapide del Palazzo Ducale di Venezia si parla di “Pel SI  voti 641.758”, “Pel NO voti 69”, “Nulli 273”.
Nella provincia di Mantova, secondo quanto riportato nel volume “La cessione del Veneto” di Genova Thaon di Revel, generale, Commissario Regio, uomo di fiducia dei Savoja:
nel distretto di Mantova ci furono 16994 voti favorevoli, nessun contrario, e 13 voti nulli; nel distretto di Revere ci furono solo voti favorevoli, 5503, nel distretto di Gonzaga ci fu un voto contrario a fronte di 5405 voti favorevoli, in quello di San Benedetto ci furono solo voti favorevoli, 2633, e nell’ultimo di Sermide ci furono 4649 SI, 1 voto contrario e ben 23 voti nulli, per un totale della provincia di 37.000 voti favorevoli, 2 soli voti contrari e 36 voti nulli.
La somma dei voti dei singoli distretti non coincide con il dato complessivo (a casa ho la copia originale del volume di Thaon di Revel) ma gli storici italioti dicono che va bene così …
In un manifesto datato 25 ottobre 1866 il Commissario del Re Guicciardi “porta a pubblica notizia il risultato”: a Mantova Città ci sarebbero stati 6088 SI e 11 nulli, nessun no; nel distretto 1 di Mantova i SI furono 10590, nessun NO, voti nulli 2; nel distretto di Ostiglia i voti favorevoli furono 12321, tutti pel SI … in questo caso hanno rinunciato a fare la somma… meglio evitare figuracce …
E qui c’è da fare un’ultima denuncia da fare: tralasciando ogni considerazione di carattere storico, culturale, sociale, politico, sociologico, geografico e soffermandoci alla sola questione statistica, chiunque abbia una minima cognizione di quella che è una scienza esatta ci può confermare che è impossibile che su una massa di quasi 700.000 votanti ci sia il 99,99 per cento di voti favorevoli; è ma-te-ma-ti-ca-men-te impossibile che ci sia un risultato del genere.
E quindi è un dato palesemente falso; falso ma non per tutti: gli immarcescibili storici del regime continuano indefessi a difenderlo.

 


Note

1       Arrigo Petacco, “Storia d’Italia dall’unità ad oggi”  Curcio editore.
2 M.A.E., Corr. pol., Consults Autrische, vol 27, pagg. 225-229
3 Bettino Ricasoli, “Lettere e documenti del Barone Bettino Ricasoli”, a cura di
Tabarrini e Gotti,   Firenze  1888
4 M.A.E.,  Corr. pol., Consults Autrische, vol 27, pag. 284
5 Thaon di Revel Genova – La cessione del Veneto – Firenze 1906

Ettore Beggiato
Ha aderito alla Liga Veneta nel 1980, e' stato assessore regionale veneto dal 1993 al 95, autore di "1866:la grande truffa", "1809: l'insorgenza veneta", "Lissa, l'ultima vittoria della Serenissima", "Questione veneta" e "La Repubblica Settinsulare"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi