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	<title>Lingua emiliana &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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		<title>Amici lombardisti, non abbiate paura della lingua emiliana!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 01:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Lingua emiliana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mia posizione &#8211; penso condivisa dalla gran parte del mondo identitario &#8211; sull&#8217;Emilia è ben nota: il Po è una divisione importante, ma da ambo i lati del Po</p>
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<p><a href="https://www.lavocedelnord.net/2022/02/06/il-nodo-emiliano/">La mia posizione</a> &#8211; penso condivisa dalla gran parte del mondo identitario &#8211; sull&#8217;Emilia è ben nota: il Po è una divisione importante, <strong>ma da ambo i lati del Po è Lombardia</strong>. L&#8217;Emilia, d&#8217;altronde, è dichiaratamente un&#8217;invenzione post-unitaria, così ben pensata che avrebbe dovuto includere originariamente anche la Romagna: <strong>difficile identificarsi con una costruzione del genere se si tiene davvero alle identità locali</strong>, se non in forma molto blanda e subordinata ad un&#8217;identità di dimensione minore: non penso sia un mistero che <strong>l&#8217;identità emiliana sia largamente legata a cucina e istituzioni regionali</strong>. Si possono discutere alcune cose, ma se persino la storiografia italiana si riferisce all&#8217;Emilia dei Ducati come &#8220;Emilia lombarda&#8221;, qualcosa vorrà pur dire.</p>



<p>Tuttavia, noto nel movimento culturale lombardista, da ambo i lati del Po, una tendenza che non apprezzo: <strong>lo sminuire l&#8217;esistenza della lingua emiliana, provando a dire che si tratta solo di un &#8220;dialetto lombardo meridionale&#8221;, di sottoporla ad ogni costo al sistema linguistico presente al di qua del Po </strong>(letteralmente, &#8220;Lombardia al di qua del Po&#8221; era il modo di definire la Lombardia odierna, con l&#8217;Emilia che era la &#8220;Lombardia al di là del Po&#8221;).</p>



<p><strong>Ma così non è: <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/11/14/lingua-lombarda-se-ne-parla-prima-che-dellitaliano/">la lingua lombarda</a> di dimensione regionale è l&#8217;<a href="https://patrimonilinguistici.it/la-lingua-lombarda-esiste/">opzione più sensata</a></strong>, visto che ci sono vari fenomeni unificanti che distinguono chiaramente questo insieme di dialetti da quelli vicini: si può disegnare un confine abbastanza realistico tra dialetti lombardi e veneti, tra dialetti lombardi e piemontesi, tra dialetti lombardi e ladino/romanci e tra dialetti lombardi ed emiliani. Esisteranno sempre realtà confusionarie, ma più si studia, più si raccolgono dati e più si applicano tecniche matematiche ai dati raccolti, meno saranno.</p>



<p>Tra l&#8217;altro, ne approfitto per analizzare anche questo argomento: <strong>l&#8217;Adda non è un confine linguistico</strong>. Lombardo occidentale e orientale sono macrodialetti della stessa lingua, ma l&#8217;Adda è decisamente permeabile: guardate <a href="https://www.facebook.com/geografialombard/">queste cartine</a>: quante volte Bergamo segue Milano e quante volte ci sono dialetti indubbiamente occidentali che, però, van dietro a Bergamo? Persino Wikipedia ha delle idee <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_lombardo_orientale">abbastanza semplicistiche </a>su ciò che caratterizza il lombardo orientale: molti dialetti bergamaschi, ancora di più se andiamo indietro nel tempo, conservano eccome la &#8220;i&#8221; al posto della &#8220;e&#8221;, e, in altri dialetti, vi sono anche segni di un&#8217;evoluzione comune a vari altri dialetti occidentali: pensate a dove si dice &#8220;proeuma&#8221; per &#8220;prima&#8221;. Ecco, in alcuni dialetti occidentali c&#8217;è stata la medesima evoluzione, ma non c&#8217;è mai stata la trasformazione di /y/ in /ø/.</p>



<p>Mentre invece, studiando in maniera scientifica e metodica, <strong>è possibile trovare un confine non indifferente che corre vicino al Po</strong>: <a href="https://federicopani.com/2021/12/24/dialetti-toscani-e-dialetti-emiliani-lintervista-a-daniele-vitali/">così ha fatto Daniele Vitali</a>, uno dei massimi esperti di dialetti emiliani e romagnoli. </p>



<p><strong>Insomma, a Reggio &#8211; un tempo di Lombardia &#8211; non si parla la stessa lingua di Milano, ma nemmeno a Piacenza</strong>, per quanto non pochi piacentini si identifichino di più con ciò che c&#8217;è a Nord che a Est.</p>



<p><strong>E ciò è un problema? No, assolutamente no!</strong></p>



<p>Pensate a cechi e slovacchi: sono popoli più diversi di quanto siano lombardi &#8220;transpadani&#8221; ed emiliani eppure sono diventati indipendenti insieme, hanno convissuto per anni, hanno utilizzato in contemporanea le loro lingue e si sono separati non per volontà popolare, ma politica. Nonostante la divisione politica restano popoli fratelli, ricordano i momenti &#8211; belli e brutti &#8211; vissuti assieme e sono ancora culo e camicia, per dirla in modo onesto.</p>



<p>Viene da chiedersi, quindi, perché concentrarsi su un&#8217;assimilazione culturale non necessaria &#8211; che può avere come effetto solo il rafforzamento delle identità regionali che tanto fanno comodo alla narrazione italiana del &#8220;20 (circa) identità regionali figlie di Roma e ottomila campanili, ma una sola patria&#8221; quando basterebbe parlare in modo sincero e onesto della nostra storia e della nostra vicinanza culturale, sociale, culinaria, architettonica e tanto altro per rafforzare i nostri legami e rendere il Po sempre più permeabile?</p>
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