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	<title>Stati Uniti &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>Stati Uniti &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>Trump, l&#8217;Europa e i divieti d&#8217;aborto: a tre anni da Dobbs cosa possiamo dire?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non credo proprio che Trump introdurrà un divieto federale dell&#8217;aborto. Non tanto perché mi fido della sua parola ma per il semplice fatto che la sua storia politica non è</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Non credo proprio che Trump introdurrà un divieto federale dell&#8217;aborto</strong>. Non tanto perché mi fido della sua parola ma per il semplice fatto che la sua storia politica non è quella di un ardito pro-life, quanto quella di un moderato che, pur non essendone un grande fan, non ha come priorità la sua proibizione. </p>



<p><strong>Che poi, nella magica landa oltreoceano dove la nostra 194 verrebbe considerata un &#8220;12 week abortion ban&#8221;, pare il sentimento prevalente</strong>: checché ne pensasse Kamala non ci si vince le elezioni, ma gli elettori non sono per il divieto. E parlo di magica landa perché se qui in Italia c&#8217;è una sorta di presunzione che l&#8217;aborto avvenga per gravi ragioni e spesso anche chi si definisce pro-choice non lo considera un bene e guarda con occhio torvo certi movimenti che potremmo definire ultra-abortisti, negli States c&#8217;è chi supporta allegramente il fare l&#8217;iniezione letale al feto di otto mesi senza porsi il minimo dubbio etico, cosa che qui risulterebbe sostanzialmente inaccettabile.</p>



<p>In ogni caso, se Trump con l&#8217;aborto c&#8217;entra poco, abbiamo già visto i pro-life europei abbracciarlo come paladino e i pro-choice, qui e oltreoceano, porsi in difesa delle &#8220;libertà riproduttive&#8221; minacciate, forse wireless, dalla semplice elezione del tycoon. Volendo però fare una riflessione non etica ma politica ho l&#8217;impressione che <strong>il timore non sia tanto che si applichino delle restrizioni all&#8217;aborto, ma che funzionino.</strong></p>



<p>Lasciatemi spiegare: la mia opinione sull&#8217;aborto la conoscete, è un male tipicamente derivante da altri mali (povertà, abusi, sessualità disordinata, manipolazione maschile, e mi si permetta una nota femminista: <strong>se si vuole contrastare l&#8217;aborto bisogna anche contrastare quegli uomini che usano le donne in modo usa e getta, ben dicevano le prime femministe, in un tempo in cui erano strenuamente nel campo pro-life: la donna ha libertà di scelta ed è colpevole, ma l&#8217;uomo che la porta ad abortire è tre volte colpevole!</strong>) ma al momento un approccio di ristretta legalizzazione, come quella attuata in Italia, dove il punto di accesso ad esso è anche punto d&#8217;accesso ad alternative per proseguire la maternità, è una buona soluzione per ridurre i danni sociali a ogni livello, vista la difficoltà nell&#8217;attuare un divieto per una cosa che solitamente viene effettuata in privato con maggiori danni.</p>



<p><strong>Ma cosa accadrebbe se gli Stati Uniti, quindi un paese occidentale moderno e di dimensioni tali da offrire un reale esempio</strong> (non me ne vogliano i microstati europei ma i loro divieti sono poco più che delle dichiarazioni d&#8217;intenti, né me ne voglia la Polonia, che è abbastanza un unicum nella sua zona) <strong>mostrassero che restringere l&#8217;accesso all&#8217;aborto non porta alle conseguenze gravi che crediamo? Nei fatti, salterebbe il tavolo e la mia posizione sarebbe insostenibile o, quanto meno, gravemente ignava.</strong></p>



<p>Quando passò Dobbs era pieno di &#8220;<em>may</em>&#8220;, incertezza totale sulle leggi appena approvate o entrate in vigore automaticamente, le cosiddette <em>trigger laws</em>: tra chi prevedeva decine di migliaia di donne morte per mano degli aborti clandestini e chi invece esultava convinto che fossero la soluzione a tutto. A tre anni i risultati, con una grande incognita che vedremo dopo, smentiscono entrambi i campi.</p>



<p><strong>Le leggi restrittive sull&#8217;aborto adottate negli US hanno certamente grandi problemi per quanto riguarda le eccezioni</strong>, tant&#8217;è che qualcuno nel mentre le ha riviste. L&#8217;assenza in alcuni stati, tra cui il Texas, di eccezioni legate a malattie del feto ha portato ad un aumento delle morti infantili (per quanto bisogna anche dire che, in un&#8217;ottica in cui la vita umana inizia alla concezione, sempre morte è) e, cosa decisamente molto più grave, <strong>leggi vaghe o addirittura restrittive sui pericoli per la salute della donna hanno portato alla morte di alcune gestanti</strong>. Non si può imputare ogni caso di malasanità nei riguardi donna in gravidanza agli abortion ban, cosa che in tutta onestà i media pro-choice amano fare, ma ci sono chiaramente vari casi dove la legge ha portato a ritardi tali da causare la morte della donna, cosa che i media pro-life tendono a minimizzare.</p>



<p><strong>C&#8217;è anche la tematica delle gravidanze a seguito di stupro: trovo molto problematico non riconoscere alla donna violentata quella che, nei fatti, è l&#8217;unica occasione di decidere se avere o meno quella gravidanza.</strong> Alcuni Stati non riconoscono eccezioni nemmeno in quel caso e, seppur le stime siano controverse per metodo, è il classico caso in cui anche una sola volta è troppo.</p>



<p><strong>Tuttavia, nulla di ciò che abbiamo visto di per sé giustifica un ritorno all&#8217;aborto libero e indiscriminato.</strong> Tutti gli articoli che negli Stati Uniti sono stati prodotti per dimostrare come tali leggi siano dannose e vadano abrogate riguardano le eccezioni o si sintetizzano come &#8220;questa coppia voleva abortire. Ora hanno un figlio&#8221;, che non è propriamente una tragedia.</p>



<p><strong>Le eccezioni devono essere tali e non un divieto surrettizio di aborto, come spesso capita negli stati rossi americani</strong>, ma se ci sono donne stuprate che non hanno possibilità di decidere se avere una gravidanza o meno e donne che rischiano la vita perché la legge è troppo stretta e permette di intervenire solo quando sono sul filo del rasoio la soluzione è che <strong>sia legale abortire in caso di stupro o che si possa intervenire in caso di necessità medica senza attendere troppo, non la liberalizzazione totale.</strong> </p>



<p>Facendo un riferimento di cultura dei miei che ben conoscete: stavo guardando qualche tempo fa una puntata di Law and Order SVU dove una ragazzina tredicenne stuprata scappa da uno stato con un duro divieto per andare a New York ad abortire. Mentre fuori dal tribunale c&#8217;erano i due campi, quello dell&#8217;aborto libero sino al nono mese e quello de &#8220;l&#8217;aborto è omicidio&#8221; l&#8217;assistente procuratore newyorkese Carisi, un cattolicissimo italo-americano, va dal procuratore dello stato d&#8217;origine della ragazzina per dirgli che concorda con lui che l&#8217;aborto sia morte, dato che sua madre aveva abortito quando il ginecologo le aveva detto che il figlio avrebbe avuto una gravissima malformazione cardiaca che l&#8217;avrebbe portato alla morte in poche ore, che ma nel caso specifico si stava parlando di una ragazzina violentata. <strong><a href="https://youtu.be/Hh2QINxjnxU">Guardate la scena</a></strong><strong> e ditemi se non è un qualcosa di illuminante, dove la semplicità degli slogan di entrambe le parti si scontra con la triste realtà dell&#8217;esistenza mali fisici, di violenze, coercizioni e coazioni.</strong></p>



<p>Comunque, prima parlavo di un&#8217;incognita: ovviamente <strong>è ancora lecito andare in un altro stato ad abortire</strong>. Se ci fosse un divieto federale è ovviamente impossibile sapere quanti di questi aborti legali diventerebbero aborti clandestini che mettono in pericolo la vita della donna. <strong>Le restrizioni sono state efficaci ad aumentare la natalità negli stati che le hanno adottate, indice immediato di efficacia,</strong> ma ironicamente non si può sapere con certezza cosa accadrebbe senza attuarne uno.</p>



<p>Ma bisogna prestare attenzione anche ad adottare l&#8217;indice della natalità come successo: si cade nell&#8217;idea per cui la limitazione dell&#8217;aborto avviene in ottica di far fare figli alla gente, ma ciò è problematico in ottica di autodeterminazione individuale. Una persona dovrebbe poter scegliere, con mezzi leciti e meno dannosi socialmente, la genitorialità o meno. <strong>Un indice molto interessante sarà quello delle infezioni sessualmente trasmissibili.</strong></p>



<p>Ci sono persone che hanno la tara di misurare tutto secondo le leggi di mercato, di costi e benefici e domanda e offerta, e nel 2002 <a href="https://www.law.gmu.edu/assets/files/publications/working_papers/02-11.pdf">erano arrivati alla conclusione che sì, la legalizzazione dell&#8217;aborto ha portato ad un aumento delle malattie sessualmente trasmissibili misurabile e non ignorabile</a>.</p>



<p>Effettivamente, la gravidanza è uno dei costi più alti che possono derivare da un coito, e non solo per la donna, visto che poi va mantenuto il pargolo se non dato in adozione: se si offre una via rapida per uscirne il costo del sesso cala nettamente e non vi è particolare ragione per contenersi e non adottare comportamenti notoriamente a rischio per la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili&#8230; ciò valeva nel 2003 e ancora di più vale nel 2023, ultimo anno di statistiche, dato che la situazione è in peggioramento da tempo.</p>



<p><strong>Sarebbe sicuramente ironico se tutti gli obiettivi che dovevano essere raggiunti dall&#8217;educazione sessuale venissero raggiunti da leggi più severe sull&#8217;aborto</strong>, è sicuramente possibile: al momento i dati americani sono abbastanza inconcludenti, ma è anche presto per avere dati affidabili. Chi vivrà, vedrà.</p>



<p><strong>Non crediamoci immuni da un&#8217;estremizzazione del dibattito stile americano, anzi, sta già accadendo</strong>: per i giovani sessualmente attivi oggi l&#8217;aborto è parte sana e naturale della propria sessualità, completamente slegata dai suoi naturali effetti, d&#8217;altronde <strong>se fallisce la contraccezione o non la si usa non si può certamente pretendere che un atto riproduttivo abbia effetti riproduttivi</strong>. A loro, anzi, i limiti posti dalla 194 sembrano anche stretti, e dato che nella loro ottica è un diritto (positivo! nemmeno negativo!) non hanno tutti i torti: se è un diritto come mai un medico non dovrebbe prestare la propria mano, perché dovrebbe esserci un&#8217;attesa di sette giorni, perché il consultorio dovrebbe proporre alternative? Se vado a comperare i preservativi o la pillola non fanno queste storie e l&#8217;aborto altro non è che ciò che si usa quando il contraccettivo ordinario non funziona: nulla di quanto (tipicamente poco) viene offerto dallo stato o dalle associazioni farà cambiare idea anzi, è offensivo!</p>



<p>La risposta di chi non condivide questa visione sovente è un rifiuto totale e a prescindere dalla situazione dell&#8217;aborto: avevo visto qualche settimana fa un sondaggio informale su un canale Telegram generalista di news e le due opzioni sostenute dalla maggioranza erano il divieto d&#8217;aborto e la sua legalizzazione sino alla nascita. <strong>Capite che c&#8217;è un grave problema che rischia di scoppiare nei prossimi anni</strong>, quando la memoria delle donne che hanno vissuto i tempi bui in cui spesso la gravidanza era imposta dall&#8217;uomo e l&#8217;aborto l&#8217;unica via d&#8217;uscita scomparirà e saremo divisi tra chi lo ritiene un omicidio inaccettabile in qualsiasi caso e chi, invece, lo ritiene una cosa come un&#8217;altra.</p>



<p><strong>D&#8217;altro canto, però, a una normalizzazione sociale della pratica corrisponde una sempre più inefficacia della 194 come strumento</strong>: non c&#8217;è bisogno di prevenire un qualcosa che non è un male, ma al contempo, <strong>l&#8217;idea che ad un atto sessuale a cui si acconsente sapendo che c&#8217;è una certa probabilità che finisca in gravidanza corrisponda un dovere della collettività di terminare questa gravidanza</strong> a proprie spese e magari usando il proprio potere coercitivo nei riguardi del personale sanitario per farlo <strong>è onestamente velleitaria</strong>. In questo gli Stati Uniti insegnano una lezione importante: Roe e Casey non istituirono un diritto positivo all&#8217;aborto, ma uno negativo, nessuno poteva essere perseguito per aver procurato un aborto entro i limiti stabiliti dalla Corte.</p>



<p>Nonostante tassi di obiezione di coscienza da Sicilia (tra l&#8217;altro ammessa anche in situazioni d&#8217;emergenza) l&#8217;accesso all&#8217;aborto non è mai stato seriamente problematico prima di Dobbs, un po&#8217; perché i limiti erano ben generosi rispetto alle medie europee, un po&#8217; perché un&#8217;organizzazione di mercato cerca di attirare clienti in modo più efficace.</p>



<p><strong>In effetti, chi è preoccupato del &#8220;diritto all&#8217;aborto&#8221; dovrebbe ben guardare al modello americano pre-Dobbs, che grazie all&#8217;assenza di significativa regolamentazione governativa era di sostanziale liberalizzazione</strong>, mentre chi non vorrebbe una grande accessibilità di esso e una certa prevenzione farebbe bene a riapprezzare la 194, chiedendone magari un&#8217;applicazione più integrale, ma stiamo andando off topic.</p>



<p><strong>Quello che gli Stati Uniti mostrano è, a mio parere, che la domanda del bene aborto è molto più flessibile rispetto a cinquant&#8217;anni fa</strong>. Se un tempo era spesso l&#8217;unica via per scegliere se avere una gravidanza o meno, oggi ben più spesso quella scelta si può fare al momento del coito o, addirittura, prima, con determinati tipi di intervento chirurgico. Se un divieto di aborto cinquant&#8217;anni fa portava alla clandestinità, oggi può portare a una revisione dei comportamenti dalle persone, con possibili conseguenze di salute pubblica positive (una vita sessuale più responsabile) o negative (vasectomia e liberi tutti).</p>



<p>Ma ogni caso è a sé e non possiamo sapere quanti casi un divieto eviterebbe, portando a una nascita o a comportamenti più responsabili, e quanti spingerebbe verso la clandestinità. La realtà è che al momento possiamo solo dire che <strong>una revisione restrittiva delle leggi sull&#8217;aborto con tutta probabilità non porterebbe a una strage</strong>, che è sicuramente una buona notizia. Per il resto, tre anni di dati viziati da ciò che ci siamo detti, e in realtà anche di difficile interpretazione per via di numerosi altri avvenimenti contemporanei, sono pochi per trarre conclusioni, non credete?</p>



<p><strong>Che una riduzione dell&#8217;accessibilità della pratica porti a una riduzione della domanda non ci vuole un genio a capirlo, e in Europa ne abbiamo un buon esempio nella Romania</strong>, dove si è passati da uno dei tassi di abortività più alti d&#8217;Europa ad uno dei più bassi semplicemente perché i medici hanno smesso di praticarlo e lo stato non offre particolari sostegni ad esso. <strong>Ma a tale riduzione è corrisposto anche un aumento dei casi di difficoltà per donne stuprate di accedere a quella che è l&#8217;unica via per decidere se avere una gravidanza o meno</strong>.</p>



<p>Cosa fare, dunque? Non lo so. Non sono qui a fare l&#8217;oracolo di verità ma a descrivere una situazione, una situazione su cui ho speso quasi duemila parole e che tanti liquidano con slogan semplicistici e come se fosse una partita di calcio, quando invece meriterebbe una seria analisi.</p>


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		<title>Corpi morti o incubatrici? Un&#8217;importante domanda di bioetica arriva dalla Georgia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 23:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È nato il figlio di Adriana Smith, donna dello Stato americano della Georgia che, dopo la morte cerebrale è stata tenuta attaccata alle macchine per varie settimane per permettere al feto di raggiungere uno stadio di sviluppo sufficiente a garantire una minima possibilità di sopravvivenza. L&#8217;ospedale, infatti, riteneva di non poter lasciare morire il feto in virtù delle leggi sull&#8217;aborto dello Stato, interpretazione da alcuni condivisa e da altri no.</p>



<p>Poco manca ai tre anni di Dobbs e ne parleremo meglio in un articolo tra qualche giorno, <strong>ma da qualsiasi punto di vista questa situazione è assurda</strong>: che uno stato tuteli un embrione o un feto da un&#8217;aggressione diretta o indiretta come l&#8217;aborto procurato può andare anche bene, ma <strong>qui parliamo di una morte naturale</strong>: la &#8220;morte cerebrale&#8221; come concetto esiste solo perché le nostre capacità di rianimazione sono eccellenti, ma che se muore la madre tristemente muore anche il bambino che è dentro di lei è legge di natura. Si può fare il possibile per evitarlo, come un cesareo d&#8217;urgenza, <strong>ma usare la donna come incubatrice per settimane inizia a sembrare l&#8217;impossibile</strong>, specie date le scarse probabilità di successo.</p>



<p>Se le leggi sull&#8217;aborto talvolta vanno a depersonalizzare il feto, leggi del genere vanno invece a depersonalizzare la donna, a cui non viene data nemmeno la possibilità di una morte serena, per essere usata appunto come mera incubatrice biologica. <strong>Uno stato che d&#8217;imperio prende questa decisione a me fa paura.</strong></p>



<p>Contemporaneamente, non è solo un problema di stato: prima di Dobbs vi sono stati almeno 35 casi dove, su richiesta dei parenti, donne sono state tenute &#8220;in vita&#8221; per permettere al feto di nascere. D&#8217;altronde può anche sembrare l&#8217;opzione migliore, evitare che una morte diventi due morti usando la scienza medica moderna.</p>



<p>Da un punto di vista bioetico laico né la donna morta né il feto sono soggetti, ma oggetti, i cui diritti esistono in relazione solo a quelli di altre persone: sarebbero poche le questioni che sorgono se i parenti desiderassero utilizzare la donna a tale scopo, per quanto non possa essergli imposto come accaduto.</p>



<p>Dal mio punto di vista etico, sicuramente influenzato dalla mia morale personale e dalla religione (ma come lo è anche quello di vari sistemi giuridici, che infatti a questi due oggetti riconoscono uno status particolare in virtù della loro umanità, &#8220;futura&#8221; o &#8220;passata&#8221;), <strong>entrambi hanno uno status di persona umana e bisogna fare un bilanciamento degli interessi in favore della loro dignità</strong>.</p>



<p>Se parliamo di una donna all&#8217;ottavo mese è ragionevole tenerla qualche ora in vita artificialmente per permettere al ginecologo di arrivare e fare un cesareo? Io penso di sì. Anzi, sembra quasi l&#8217;ultimo atto d&#8217;amore di una madre nei riguardi del proprio figlio.</p>



<p><strong>Ma qui parliamo di una sorta di esperimento scientifico: estendere lungamente uno stato innaturale tra la vita e la morte per vedere se riesci a far vivere il bambino. Mi sembra un qualcosa di profondamente irrispettoso nei riguardi della dignità umana, </strong>che non cessa con la funzione cerebrale<strong>, che può essere tollerato se è una richiesta della persona o dei suoi amati, ma certamente non imposto dall&#8217;alto.</strong></p>



<p>Una legge sull&#8217;aborto che fa venire dubbi del genere è, mi sia concesso dirlo, scritta con il culo. <strong>Perché per quanto alcuni temi trattati riguardino anche il dibattito etico sull&#8217;aborto si tratta di tutt&#8217;altro caso: una morte naturale</strong>. Conseguenza triste di un&#8217;altra morte naturale.</p>



<p>Spero solo che il bambino ora possa stare bene, e certo, vedere un bambino vivo ci fa tanta gioia, sicuro più che pensare alla sua morte a seguito della morte materna. <strong>Non possiamo però dimenticare le circostanze ed è una discussione che dobbiamo fare: soprattutto, quando a prendere queste decisioni non è un caro del defunto, ma l&#8217;autorità pubblica.</strong></p>


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		<title>Aborto sì, ma così? Cos&#8217;è successo con Roe v. Wade?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2022 01:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come sapete sono a favore della legalità dell&#8217;aborto, ho anche proposto soluzioni assicurative per renderlo più accettabile qualora sorgesse un movimento del tipo &#8220;io non voglio mica pagare l&#8217;aborto a</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come sapete sono a favore della legalità dell&#8217;aborto, ho anche <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/02/21/la-soluzione-bismarck-per-laborto/">proposto soluzioni assicurative</a> per renderlo più accettabile qualora sorgesse un movimento del tipo &#8220;io non voglio mica pagare l&#8217;aborto a chi tromba in discoteca, neh!&#8221;.</p>



<p><strong>Abbiamo tutti letto della decisione della Corte Suprema americana sul tema</strong> ma devo dire che, se certe reazioni di gioia di alcuni politici mi hanno urtato (o fatto cadere le palle, alcune erano davvero imbarazzanti), la decisione della Corte è per me assolutamente comprensibile.</p>



<p>D&#8217;altronde, il lavoro di un tribunale è quello di interpretare la legge, non crearla. Questo, almeno, in un sistema di diritto continentale come il nostro, ma anche in un sistema di diritto anglosassone ci sono delle limitazioni, tra queste la Costituzione.</p>



<p><strong>&#8220;La Costituzione americana garantisce un diritto all&#8217;aborto&#8221;</strong>? Questa è la domanda fondamentale. Non se sia giusto che ci sia tale diritto o se non averlo porta a conseguenze peggiori che ad avercelo.</p>



<p><strong>Se sì, c&#8217;è poco da fare, tale diritto resta. Se no, saranno gli Stati, o il Congresso, a decidere.</strong></p>



<p>E il no ha argomenti validi, non è un capriccio trumpiano. D&#8217;altronde, la Costituzione americana è stata scritta più di 200 anni fa, è difficile dire che contenga inequivocabilmente un diritto all&#8217;aborto. Infatti, gli autori di Roe v. Wade, l&#8217;hanno visto come parte di un più ottenibile diritto alla privacy, introducendo un criterio basato sui trimestri, sostituito con la possibilità del feto di vivere fuori dall&#8217;utero con Casey v. Planned Parenthood.</p>



<p>E già questo è un problema: più si va avanti, più la medicina permette di far vivere un feto fuori dall&#8217;utero. È ciò che ha <a href="https://www.businessinsider.com/roberts-supreme-court-went-too-far-overturning-roe-v-wade-2022-6?r=US&amp;IR=T">essenzialmente detto</a> il giudice capo Roberts nella sua <em>concurrence: </em>non ribaltare Roe v. Wade, ma dichiarare costituzionale la legge del Mississippi incriminata per questo criterio.</p>



<p><strong>Ci si può sempre porre la domanda dell&#8217;opportunità, l&#8217;ha fatto Roberts stesso</strong>: specie in un sistema dove la giurisprudenza conta è molto importante il valore del precedente e che resti tale, quindi &#8211; a meno che un qualcosa sia palesemente contrario allo spirito della Costituzione (esempi: le sentenze contro i Testimoni di Geova che non giuravano fedeltà alla bandiera) alle volte è meglio accettare un cattivo precedente che rifare tutto da capo.</p>



<p><strong>Ma se la Corte ritiene sinceramente che la precedente decisione fosse sbagliata, ha fatto bene a rovesciarla</strong>. Perché, appunto, il compito della magistratura non è applicare la legge per come sarebbe bella, ma per come è. Le leggi le fa il potere legislativo, un potere legislativo che per anni ha evitato di fare una legge federale per tutelare l&#8217;aborto. Una scelta derivante probabilmente da convenienze politiche che ora si paga, e carissimo.</p>



<p>Ma leggere attacchi ad una decisione del genere, per quanto impopolare, fa un po&#8217; male alla democrazia. Perché vuol dire che qualcuno preferisce quei tribunali che non applicano la legge, ma che la creano in base alla popolarità, abbandonando l&#8217;obiettività necessaria all&#8217;arbitro della separazione dei poteri.</p>



<p>Certo, sembra bello quando legalizzano l&#8217;aborto, ma non è tanto bello quando vorrebbero dire, a caso, che bruciare la bandiera americana non è coperto dal primo emendamento (tema sul quale <a href="https://youtu.be/nbWADAigxoM">Scalia aveva qualcosa da dire</a>) o, per fare un esempio assolutamente a caso in Europa, che fare prima un decreto amministrativo e poi legittimarlo (anche male) con un decreto legge per chiuderci in casa anche col divieto di fare sport è costituzionale &#8220;per la situazione&#8221;.</p>



<p><strong>Alle volte i tribunali devono anche dare una svegliata al legislativo, sia chiaro</strong>. Ma il fatto che per quasi 50 anni la politica di uno Stato, una superpotenza per di più, sull&#8217;aborto sia stata delineata non dai rappresentanti eletti dal Popolo ma dalla magistratura non indica che il problema sia la Corte Suprema, ma che sia la classe politica.</p>



<p>Una classe politica che, essenzialmente per paraculismo, non ha mai voluto mettere nero su bianco questo diritto, utilizzando l&#8217;esistenza di Roe v. Wade come scusante. Poi, quando cambia la dottrina giuridica, si scopre che, guarda caso, il legislatore poteva &#8211; e doveva &#8211; far qualcosa&#8230; </p>


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		<title>Il vero paradosso americano sulle armi</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/05/26/il-vero-paradosso-americano-sulle-armi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2022 01:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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<p>Gli Stati Uniti hanno un problema con le armi? Certo, gente che non dovrebbe averne, proprio per legge, riesce ad averne, quindi c&#8217;è qualche falla nel sistema. Pensate se ogni giorno dessimo la patente a 100 persone e 10 andassero a schiantarsi contro l&#8217;albero davanti alla motorizzazione, magari vorremmo rivedere l&#8217;esame pratico?</p>



<p><strong>Al contempo, le armi non sono il problema degli Stati Uniti. Il loro problema è ben più profondo a livello sociale</strong>: esistono comunemente sacche segregate che in Europa sono un&#8217;estrema rarità, zone dove essenzialmente le autorità mollano prima di provarci e creano scuole dove si parcheggiano gli studenti e dove, di media, non si ha alcuna vera speranza, la violenza viene glorificata, le divisioni sono tante e diventano sempre più profonde ogni giorno, la repressione per molte cose fa impallidire, ci son dinamiche familiari sconosciute oltreoceano&#8230;</p>



<p><strong>Cosa ancor peggiore, altre zone degli States sono dinamiche e non poco</strong>, quindi una persona può vedere i propri concittadini uscire dalla povertà, addirittura diventare ricchi, mentre lui è condannato ad una vita di merda e, probabilmente, ad un duro regime carcerario per anni per reati, tutto sommato, banali.</p>



<p>In condizioni del genere sviluppare risentimento per la società non è l&#8217;eccezione, ma la normalità. E, insieme al fatto che la sanità mentale è inaccessibile per molti e le scuole sono, come già detto, malgestite capita che qualcuno impazzisca e spari.</p>



<p>Ma diciamoci chiaramente, gente del genere sarebbe pericolosa in qualsiasi Paese: in Europa, spesso, diventano terroristi, ma comunque, anche se fosse proprio impossibile (e mai lo è) procurarsi un&#8217;arma da fuoco troverebbero altri modi di nuocere. Abbiamo ben visto che basta un camion per far strage.</p>



<p>Detto ciò, il vero paradosso è la colpa che viene data e da chi.</p>



<p><strong>Il mondo repubblicaneggiante e filo-US tende a sminuire le problematiche della società americana</strong>. Eppure, quando avviene una strage, non sanno a chi dare la colpa, iniziano a balbettare, a parlare di &#8220;attaccante solitario&#8221; e cose del genere, come se uno si svegliasse la mattina e, dopo aver tirato fuori la V60 per fare il caffè decidesse &#8220;mah, oggi è una bellissima giornata per giocare a Duck Hunt in una scuola&#8221;.</p>



<p><strong>Al contempo, il mondo democrateggiante e critico degli US parla tranquillamente dei problemi sociali nel Paese</strong>, delle diseguaglianze, dei servizi scadenti in determinate zone e anche delle problematiche storiche che il Paese si porta dietro da prima dell&#8217;indipendenza, senza parlare poi della crisi degli psicofarmaci e degli oppioidi, legata alle ben note problematiche sanitarie della Federazione, ma quando c&#8217;è da dare le colpe è sempre colpa delle armi.</p>



<p>Con una valutazione esterna, specie se non si ragiona con la mentalità dell&#8217;europeo occidentale che ha paura delle armi e vive in totale sudditanza mentale nei confronti dell&#8217;America, sembrano entrambi dei coglioni, perché lo sono, sono politici, non possiamo pretendere consistenza logica.</p>



<p>Al contempo, per un osservatore esterno, sembra ovvia la soluzione a cui puntare: fare in modo che il John Doe medio possa avere un&#8217;arma, evitando al contempo che il matto di turno possa avercela, magari nel mentre evitando che escano fuori così tanti matti di turno dalle scuole.</p>



<p>Ma, si sa, la politica è il suo mondo, che non guarda all&#8217;efficienza ma allo slogan, guardando alle prossime elezioni e al babau del momento che polarizza l&#8217;elettorato&#8230;</p>
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		<title>Le cinquanta stelle della libertà</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/04/25/le-cinquanta-stelle-della-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 01:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri vari cittadini canadesi, scontenti delle restrizioni contro il Covid e della leggerezza con cui la polizia arresta chi le viola, si son trovati al confine con gli Stati Uniti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ieri vari cittadini canadesi, scontenti delle restrizioni contro il Covid e della leggerezza con cui la polizia arresta chi le viola, si son trovati al confine con gli Stati Uniti e, esponendo la loro bandiera al rovescio, che nella tradizione navale indica una situazione di grave pericolo, e facendo un SOS in codice Morse verso la frontiera.</p>



<p>A Hong Kong, nel mentre, ricordiamo tutti le scene in cui i manifestanti sventolavano la bandiera americana cantando &#8220;The Star Spangled Banner&#8221; contro il totalitarismo cinese.</p>



<p>Io, lo ammetto, non sono un grande fan dell&#8217;American Way of Life, né della loro concezione draconiana di giustizia, per cui le condanne sono lunghissime, senza alcuna prospettiva di rieducazione e con una privazione sostanziale dei diritti, né della loro società che esclude alcuni settori, anche se innegabilmente l&#8217;opportunità viene loro data. Mi dà quasi fastidio vedere gente che loda il modo di vivere americano, va in giro con la t-shirt con la bandiera USA e poi crede che la capitale sia New York e che Thomas Jefferson sia il frontman di qualche band&#8230;</p>



<p>Eppure, innegabilmente, gli Stati Uniti sono ancora la stella della libertà mondiale: &#8220;vita, libertà e ricerca della felicità&#8221; sono ancora parole potenti che portano centinaia di migliaia di persone, ogni anno, a provare ad emigrare nel Paese.</p>



<p>E la bandiera a stelle e strisce è ancora un forte simbolo di libertà nel senso occidentale del termine, sventolata da tanti che vivono in sistemi più o meno oppressivi e che vedono negli Stati Uniti, seppur coi loro tanti difetti, un sistema migliore e a cui ispirarsi.</p>



<p>Per questo, in occasione del 25 aprile, mi sento di ringraziare chiunque abbia combattuto per la libertà, sia italiani che stranieri, venuti a sradicare un regime oppressivo, rischiando la propria vita, con un solo desiderio nel cuore: creare un mondo un po&#8217; più libero.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p>Possa anche quest&#8217;anno questa canzone simboleggiare la libertà di milioni di persone, non restate né sotto il dispotismo nazionalsocialista né passate sotto il dispotismo comunista, possa simboleggiare la libertà di chi si è liberato dal giogo dell&#8217;URSS diventando più libero e possa simboleggiare nei prossimi anni sempre più libertà nel mondo.</p>



<p>E a chi dice che l&#8217;Italia non è libera son d&#8217;accordo: a differenza dei nostri amici americani non abbiano il diritto di bruciare la nostra bandiera, ad esempio, né di possedere e portare armi. E forse, rispetto a loro, avremmo ben più motivi di farlo&#8230;</p>
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		<title>Siamo davvero migliori di quella polizia americana?</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2020/05/30/siamo-davvero-migliori-di-quella-polizia-americana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2020 18:36:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le immagini le abbiamo viste tutti e difficilmente riusciremo a dimenticarle: una persona uccisa crudelmente da un poliziotto negli Stati Uniti. Non il primo caso. E così ho visto tante</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le immagini le abbiamo viste tutti e difficilmente riusciremo a dimenticarle: una persona uccisa crudelmente da un poliziotto negli Stati Uniti.</p>



<p>Non il primo caso. E così ho visto tante persone vantarsi del &#8220;nostro modello di civiltà&#8221;, dire che &#8220;l&#8217;Europa è il faro di civiltà, non gli Stati Uniti&#8221; e così via.</p>



<p>Non so come sia la situazione nel resto d&#8217;Europa ma, vivendo in Italia, so che non siamo nemmeno così diversi. Anzi, forse siamo messi ben peggio dell&#8217;America su vari livelli.</p>



<p><strong>I nostri bei casi di gravi abusi di polizia li abbiamo visti eccome. Uva e Cucchi ad esempio, per citare quelli che hanno condotto a decessi. Per non parlare della Diaz.</strong></p>



<p>Senza andare nei morti potremmo parlare tranquillamente dei numerosissimi abusi compiuti dalle forze dell&#8217;ordine durante il lockdown, in cui in sostanza la parola d&#8217;ordine era &#8220;multe a caso&#8221;.</p>



<p>Tutti così? No, per carità, ho visto di prima mano la professionalità della polizia locale milanese, ad esempio. Ma c&#8217;è omertà, nessuno si schiera apertamente contro chi abusa del proprio potere.</p>



<p>Negli Stati Uniti sì, invece. C&#8217;è addirittura un ex poliziotto, repubblicano, che ha detto che lui <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CUKZfwWwa_Q">darebbe la pena di morte al poliziotto in questione</a>. Immaginatevi una frase del genere pronunciata in Italia&#8230;</p>



<p>Poliziotto arrestato pochi giorni dopo dal fattaccio, paragonatelo all&#8217;Italia dove se si arriva ad una condanna leggera dopo anni è un qualcosa che stupisce.</p>



<p>E la politica? Condanna praticamente unanime. &#8220;Omicidio volontario&#8221; per i repubblicani ma anche per i democratici e, per chi segue il filone, per i libertari.</p>



<p>Mica come qui in Italia dove c&#8217;è sempre quella parte di politica che non ha mai dimenticato il ventennio e che difende sempre, a prescindere, la polizia pure se è palesemente colpevole e se viene dichiarata tale basta non fare il post su Facebook e il gioco è fatto. Uno lo abbiamo avuto anche ministro.</p>



<p>E, sempre in America, <a href="https://www.immoderati.it/qualified-immunity-la-giurisprudenza-che-copre-la-police-brutality-americana/?fbclid=IwAR1nGC4JCsxKasPBZik-ITI-nNivZQsdei3Ld-_hgAs8z0SDNaCaPoAhEsA">la dottrina giurisprudenziale che spesso copre i pubblici ufficiali</a> è sempre più criticata sia da destra che da sinistra.</p>



<p><strong>Mentre in Italia non c&#8217;è politico che non si debba sottomettere alla causa del militarismo e dello strizzare l&#8217;occhio alle forze dell&#8217;ordine a prescindere.</strong> </p>



<p>Soprattutto, e questo è il vero punto di forza che mi rende ancora fiducioso in quella bandiera a stelle e strisce, è che loro per fortuna hanno il primo emendamento.</p>



<p>In sostanza loro possono dire quello che vogliono. Sempre. Possono essere feroci nelle critiche al loro apparato di polizia senza temere, possono persino scendere in piazza, ovviamente distanziati, e nessuno può dirgli nulla.</p>



<p><strong>In Italia, dove c&#8217;è la costituzione che secondo qualcuno sotto pesanti stupefacenti è la più bella del mondo, invece, sei libero finché la legge non ti toglie la libertà,</strong> e spesso la legge risale ai tempi del Duce, devi pesare ogni parola per non commettere vilipendio.</p>



<p>E così se vi dicessi da New York che il problema comune delle forze dell&#8217;ordine americane e italiane è l&#8217;addestramento e il fatto che &#8220;peschino&#8221; non tra chi effettivamente vuole lavorare nel campo della pubblica sicurezza ma tra persone spesso poco qualificate e che cercano un modo di sfuggire alla disoccupazione, non nascondiamocelo: molti di quelli che oggi sono nelle forze dell&#8217;ordine se fosse uscito prima il bando per diventare bidelli sarebbero diventati bidelli, e che, alla fine, non è colpa loro se sia il governo italiano che la gran parte dei governi americani puntino sulla quantità e non sulla quantità, nessuno potrebbe dirmi nulla: il primo emendamento me lo consentirebbe. </p>



<p><strong>Ma visto che lo scrivo da Milano rischio che qualche zelante magistrato mi denunci per aver vilipeso &#8220;un&#8217;istituzione della Repubblica&#8221;.</strong></p>



<p>E, improvvisamente, tra un sistema dove l&#8217;abuso è legge dello Stato e dove c&#8217;è estesa omertà e impunità e uno dove è abuso che alle volte viene &#8220;graziato&#8221; in base a dottrine giurisprudenziali che si vogliono superare (poi, ovviamente, nei paesi di common law c&#8217;è sempre il fatto che una giuria può votare per assolvere una persona anche se colpevole, ma quanti lo farebbero in casi del genere?) il secondo inizia ad essere molto più ragionevole.</p>



<p><strong>Ciò non significa di certo che gli Stati Uniti siano perfetti,</strong> lasciamo tali convinzioni a qualche influencer che va a viverci e poi scappa quando vede gli americani comperare armi o scopre che con l&#8217;assicurazione del discount non può andare fuori dallo Stato di residenza a farsi curare. </p>



<p>Tuttavia è paradossale criticare l&#8217;America dal paese dove abbiamo avuto il ministro che, tutto sommato, così contrario all&#8217;idea della violenza della polizia non era e dove tra agenti c&#8217;è <a href="https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/Botte-abusi-e-omerta-Se-carabinieri-e-polizia-diventano-un-clan/">un&#8217;omertà </a>che ricorda quella di un clan ma non puoi dirlo troppo forte o la procura manda le camicie nere, o i loro legali successori ora che l&#8217;esecutivo fascista è scomparso, ma ahinoi non la sua legislazione, a fare &#8220;una visita di cortesia&#8221;.</p>



<p>Il come riformare la polizia americana, poi, lasciamolo agli americani. Sicuramente dovranno anche analizzare questioni sociali, che in Europa non è che non ci spariamo perché è bello ma perché non abbiamo quelle enormi sacche di degrado che in America, per varie ragioni, esistono.</p>



<p>Solo che alle volte è meglio stare zitti e dare l&#8217;impressione di essere scemi che aprire bocca e confermarlo.</p>
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