FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

CORONAVIRUS, LA SCUSA PER L’ATTACCO AL SISTEMA DELLE AUTONOMIE

Nel periodo in cui, con la diffusione del Coronavirus, si viene ad attaccare da più parti la globalizzazione (“Dal Coronavirus un nuovo colpo ad una globalizzazione già malata”, si leggeva a metà marzo su “Repubblica”), si è cercato, almeno inizialmente, di dare una risposta al virus con i canti alle finestre dell’inno di Mameli, invocando il patriottismo, ecco che arriva – strano, eh! – l’attacco al federalismo. Addirittura, in tutto questo, c’è anche chi attacca il sistema delle autonomie in Germania (forse dimenticano che la Germania è stata uno Stato federale fin dal 1815, con la forma di stato federale che ha accompagnato i tedeschi in tutte le evoluzioni storiche che si sono alternate fino ad oggi) o in Svizzera (sic!).

Chi fa queste elucubrazioni mentali si dimentica che gli stati nazionali si stanno dimostrando sempre più inadeguati a gestire alcuni settori che tradizionalmente sono stati di loro competenza.

Ci siamo dimenticati delle mascherine “modello Bugs Bunny”, scelte ed inviate dalla Protezione Civile (nazionale!) alle Regioni e che tanta ironia hanno sollecitato tra gli utenti dei social?

Ci dimentichiamo di quanto i territori siano stati costretti ad ingegnarsi per realizzare mascherine, con le regioni ed i comuni costretti a farsi in quattro per ordinarle dall’estero, per far fronte alle mancanze statali?

Ci dimentichiamo dell’ottima gestione messa in campo dalla Regione Veneto nel caso di Vo’, prontamente isolato dopo i primi casi di Coronavirus, o dei provvedimenti assunti dalla Giunta Lombarda?

Ci dimentichiamo di come le nostre regioni abbiano colmato gli spazi lasciati vuoti dall’incapacità dei nostri governanti nazionali, a partire dalle questioni relative ai vuoti normativi degli ormai famosi DPCM?

Voler cancellare l’arruffata riforma del Titolo V della Costituzione – che non voglio certo qui difendere – è un attacco all’intero sistema delle autonomie. Perché? Perché allontanerà sempre di più la possibilità, per ogni regione, di sperare di poter ottenere il mantenimento sul proprio territorio di un’importante quota delle tasse versate dai propri contribuenti, in modo da poter finanziare direttamente il proprio sistema sanitario regionale. Perché allontanerà sempre di più la possibilità di responsabilizzare le singole regioni in materia di spesa sanitaria, migliorandone così l’efficienza.

L’attacco alla falsa riforma del Titolo V della Costituzione è un attacco ad una riforma federalista, voluta dalla Sinistra, in base alla quale lo Stato rimane il titolare del potere impositivo fiscale, applicato uniformemente su tutto il territorio nazionale, senza tener conto delle esigenze delle singole regioni.

Il Sistema sanitario nazionale, nato nel 1978, già disegnava un sistema di governo a più livelli (nazionale nelle garanzie e nell’uniformità di accesso e regionale nella programmazione), anche se in realtà il potere delle singole regioni fu abbastanza circoscritto e limitato. Con la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2000/2001 e la riscrittura dell’art. 117 della Costituzione, alle Regioni è affidata la potestà legislativa esclusiva su assistenza ed organizzazione sanitaria.

Ha senso, oggi, voler tornare indietro, forse come ripicca nei confronti dei Governatori che, giustamente, hanno deciso di seguire vie autonome rispetto all’incapacità dell’azione governativa? Non ci sono già i LEA (livelli assistenziali di assistenza), che rappresentano lo strumento con cui lo Stato nazionale chiede alle regioni di garantire alcuni servizi sanitari ritenuti prioritari per il cittadino?

Figuriamoci se, concretizzandosi una nuova centralizzazione in ambito sanitario, ci sarà più spazio per le autonomie regionali in qualsiasi campo. Che fine faranno, in questo neo centralismo da tante, troppe parti invocato, le richieste di autonomia di Lombardia, Veneto, Emilia e Romagna?

Francesco Giusti
Francesco Giusti nato a Siena il 6 ottobre 1979, impiegato di banca, laureato in Scienze Internazionali all'Università di Siena. Segretario Lega Nord di Siena fino al 2015. Coordinatore nazionale toscano del Movimento Giovani Padani, ha lasciato il Carroccio nel 2017, non prima di essere stato tra i protagonisti della battaglia per denunciare lo scandalo MPS-ANTONVENETA.