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	<title>LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
	<lastBuildDate>Sat, 05 Sep 2026 19:11:55 +0000</lastBuildDate>
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	<title>LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>Suicidio assistito: o una legge, o ventuno!</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/09/07/suicidio-assistito-o-una-legge-o-ventuno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 00:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi]]></category>
		<category><![CDATA[Suidicio assistito]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Veneto ha fatto la storia, diventando la prima regione governata dal centrodestra ad approvare una norma sull&#8217;accesso al suicidio assistito tramite il Servizio Sanitario Regionale. Non ha certamente legalizzato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Veneto ha fatto la storia, diventando la prima regione governata dal centrodestra ad approvare una norma sull&#8217;accesso al suicidio assistito tramite il Servizio Sanitario Regionale.</p>
<p><strong>Non ha certamente legalizzato la pratica: quella è legale dal 2019, a determinate condizioni, in virtù della sentenza Cappato-Antoniani della Corte Costituzionale</strong>. Giova ricordare che Cappato non è un medico e che, in linea di massima, nulla obbliga che il suicidio assistito sia medicalizzato, come viene anche notato in un&#8217;<a href="https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2018/207">ordinanza precedente</a> della Corte citata nella sentenza stessa.</p>
<p>È abbastanza chiaro che la Corte Costituzionale preferirebbe una soluzione medicalizzata, ma non può imporla al legislatore: la dichiarazione di parziale incostiuzionalità stabilisce che a occuparsi della verifica dei requisiti e delle modalità d&#8217;esecuzione sia una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale previo parere del Comitato Etico competente, ma non necessariamente che sia il SSN a occuparsi dell&#8217;effettiva fornitura del farmaco letale o dei meccanismi per somministrarlo.</p>
<p>Considerando che dalla sentenza Cappato-Antoniani ad oggi abbiamo avuto tre governi (Conte II, Draghi e Meloni) è abbastanza evidente che &#8211; dato anche l&#8217;esiguo numero di suicidi assistiti richiesti &#8211; la politica romana abbia semplicemente preferito fregarsene, evitando polemiche molto forti per casi molto rari, e lasciare che fossero altri enti, territoriali o non, a occuparsene di volta in volta. <strong>Poi, nel governo Meloni evidentemente convivono più anime, alcune dichiaratamente contrarie al suicidio assistito a prescindere e altre che lo ritengono un diritto positivo: come si possono mettere insieme senza che una legge di compromesso faccia arrabbiare tutti?</strong></p>
<p>Così nasce l&#8217;idea di queste leggi regionali: le Regioni hanno competenze concorrenti con Roma in sanità e possono usarle per normare il fenomeno, ma se parliamo di competenze sanitarie è difficile non applicarle in sanità! D&#8217;altronde, una Regione può ergersi a garante di non punibilità offrendo una sorta di certificazione a un medico esterno al SSN che lo autorizza a praticare il suicidio assistito? Chi metterebbe carriera e libertà personale a rischio sulla base di ciò?</p>
<p>Ma quello può farlo lo Stato, con una bella legge chiara, che mette su carta i casi di depenalizzazione e un procedimento garantito per cui nessuno rischia il carcere se è stato seguito, anche se questo procedimento non avviene, come nella <a href="https://www.lavocedelnord.net/2025/12/31/il-ssn-dovrebbe-occuparsi-di-suicidio-assistito-unalternativa-che-puo-piacere-a-tutti/">Svizzera avanguardista dell&#8217;aiuto alla morte</a>, nella sanità pubblica o a spese dello Stato, cosa tra l&#8217;altro prevista dalla proposta di legge in discussione &#8211; tra molte virgolette &#8211; a Roma.</p>
<p>La strategia di fregarsene che tanto ci pensa l&#8217;ASL o il tribunale poteva funzionare nel 2019, ma ormai i buoi sono ampiamente scappati dal recinto: <strong>o si fa una legge nazionale, assumendosi le responsabilità davanti all&#8217;elettorato delle scelte fatte qualunque esse siano, o sarà sempre un patchwork di normative, ordinanze, decisioni dei tribunali e amministrative</strong>, molte anche opposte alla volontà di chi oggi è al governo a Roma.</p>
<p>Vale la pena ricordarsi che questo è un dibattito molto maturo. Le modifiche &#8220;favor vitae&#8221; del Consiglio Regionale del Veneto sono state ben accolte e nessuno si scandalizza davanti all&#8217;idea che ci possa essere un ripensamento, una scelta delle cure palliative o la volontà di parlare con chi offre una visione alternativa all&#8217;aiuto alla morte. <strong>Tutti vorremmo evitare che la gente si suicidi, ma non sempre ci sono alternative tali da soddisfare in altro modo ciò che la volontà suicidaria otterrebbe.</strong></p>
<p>Vigiliamo in modo che la prima frase sia sempre vera e che <a href="https://www.lavocedelnord.net/2025/02/12/suicidio-assistito-il-prezzo-della-liberta-e-leterna-vigilanza/">non diventi un modo di liberarsi degli indesiderabili, come purtroppo in certi Paesi del mondo accade</a>.</p>
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		<title>Perché Bandera sì e Mladić no?</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/09/02/perche-bandera-si-e-mladic-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 00:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Crimini di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Ratko Mladić]]></category>
		<category><![CDATA[Serbia]]></category>
		<category><![CDATA[Stepan Bandera]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro a questo titolo, ammetto provocatorio, c&#8217;è una considerazione sulla valutazione collettiva di personaggi colpevoli di gravi crimini che penso ci riguardi tutti. Nel vedere le parate a Belgrado e</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dietro a questo titolo, ammetto provocatorio, c&#8217;è una considerazione sulla valutazione collettiva di personaggi colpevoli di gravi crimini che penso ci riguardi tutti</strong>. Nel vedere le parate a Belgrado e Banja Luka in onore del generale condannato per genocidio è facile che salga la rabbia e pensando al fatto che riceverà un funerale di Stato qualcuno propone di escludere la Serbia da qualsiasi negoziato per entrare nell&#8217;UE.</p>
<p>Nello stesso momento, specie negli ambienti diciamo liberali, accettiamo tranquillamente in Ucraina si dedichino strade, monumenti, parate e giornate a Stepan Bandera&#8230; quasi sfottiamo con &#8220;seh vabbè, i nazzistih ucraini&#8221; chi critica tale glorificazione zione del personaggio e della sua compagine.</p>
<p><strong>Eppure non è che ci sia tutta questa differenza tra Ratko Mladić e Stepan Bandera</strong>: sia a Srebrenica che in Volinia e Galizia orientale il progetto era lo stesso, ossia l&#8217;eliminazione &#8211; parziale o totale &#8211; di un popolo da un territorio per aumentare le probabilità che questo rimanesse nel proprio lato della frontiera.</p>
<p>Il fatto che noi, da fuori, siamo disposti ad accettare Bandera ma non Mladić &#8211; o viceversa in ambienti politici dove si urla tutti i giorni ai &#8220;nazisti ucraini&#8221; che includerebbero chiunque dal Presidente alle nonnine uccise dai razzi moscoviti ma le guerre jugoslave son state una biricchinata &#8211; dice più su chi sosteniamo a livello geopolitico, chi tifiamo in un certo senso, e non una reale valutazione morale delle azioni da loro commesse.</p>
<p>In Italia non abbiamo un paragone diretto: ne abbiamo di criminali di guerra con vie, scuole e istituti dedicati, ma si tratta più di un retaggio storico che di un reale sentimento della popolazione. Cosa porta dunque certi popoli a dare questa considerazione a criminali di guerra autori di atti orrendi?</p>
<p><strong>In un certo senso, la sopravvivenza.</strong> I serbi che dicono &#8220;Mladić è un criminale&#8221; senza dire &#8220;ma&#8221; dopo sono una minoranza, come sono una minoranza gli ucraini che dicono &#8220;Bandera è un criminale&#8221; senza un bel &#8220;ma dopo&#8221;. Così come sono una minoranza netta i serbi e gli ucraini che vorrebbero rivedere le azioni criminali compiute contro gli altri popoli, la maggioranza è in una sorta di stato indefinito, che ricorda un po&#8217; il nostrano &#8220;ha fatto le cose buone&#8221;.</p>
<p>Per tanti serbi e ucraini, ma lo stesso discorso si potrebbe fare per tanti popoli in situazioni simili (vengono in mente facilmente i croati con il loro <em>leggerissimo</em> problema di estremismo di destra e il ruolo controverso di Franjo Tuđman nel conflitto bosniaco), indubbiamente Bandera, Mladić e soci più o meno armati hanno commesso azioni difficilmente difendibili, ma c&#8217;erano nel momento del bisogno per il proprio popolo.</p>
<p>Per tanti ucraini, Bandera è colui che ha lottato per l&#8217;indipendenza dell&#8217;Ucraina quando sembrava impossibile, mettendola prima di tutto e collaborando con chiunque potesse ottenerla. Per tanti serbi, Mladić è colui che ha difeso i loro diritti in Bosnia evitando che venissero governati da uno stato a trazione musulmana o che venissero cacciati, ottenendo infine la propria entità all&#8217;interno del Paese. Al lettore è lasciata, come esercizio, l&#8217;estensione di questo ragionamento ad altri casi di suo interesse.</p>
<p><strong>Certamente qualcuno non dimenticherà mai: le vittime di queste azioni</strong>. I polacchi sono comprensibilmente infuriati quando da Kyiv decidono di dedicare un&#8217;unità all&#8217;Esercito Insurrezionale Ucraino, i bosgnacchi sono comprensibilmente indignati, se non spaventati, quando vedono i loro vicini di casa scendere in strada con l&#8217;immagine del loro carnefice.</p>
<p>Io credo nella pace, e penso che non sia la semplice assenza di guerra a tutti i costi (anzi!) ma che sia un processo: a volte bisogna imporre uno stop alla violenza, ma <strong>la vera pace c&#8217;è solo quando c&#8217;è volontà di comprendersi e di lasciare il passato alle spalle imparando da esso</strong>. È importante rendersi conto che raramente l&#8217;ultranazionalismo è un problema di una sola parte e quando sorgono questi conflitti di solito il problema è diffuso: nei Balcani c&#8217;è stato un tutti contro tutti, dove le alleanze quasi erano definite dal chi conveniva ammazzare in quel momento della guerra, e tra Ucraina e Polonia vi erano forti tensioni tra le due comunità, con Varsavia ambivalente verso la minoranza ucraina e colpevole anch&#8217;essa dei suoi bei crimini contro di essa.</p>
<p>Comprendere le ragioni dietro a queste glorificazioni, condannare le azioni criminali senza indugio e offrire alternative che non rendano necessario rifugiarsi nell&#8217;eroe di turno è un grande passo verso la pace ed è un processo che non si può fare a simpatia, condannando duramente il criminale di chi non ci piace ma cantando la canzoncina di propaganda di quello che ci piace quando siamo con gli amici.</p>
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		<title>Battere Vannacci con le idee, non con le paure e gli slogan</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/08/27/battere-vannacci-con-le-idee-non-con-le-paure-e-gli-slogan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 00:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il programma di Futuro Nazionale è, a tutti gli effetti, una montagna russa di proposte molto variopinte, provenienti da diverse estrazioni della destra: alcune più vicine al conservatorismo sociale, altre</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il programma di Futuro Nazionale è, a tutti gli effetti, una montagna russa di proposte molto variopinte, provenienti da diverse estrazioni della destra: alcune più vicine al conservatorismo sociale, altre più nazionaliste, altre più d&#8217;ispirazione sociocattolica, altre ancora generalmente conservatrici&#8230;</p>
<p>Centosette pagine, eppure sui media abbiamo visto sempre gli stessi temi: abolizione del reato autonomo di femminicidio, stop unioni civili e contenuti &#8220;omosessualisti&#8221; in TV, aborto non diritto con piena applicazione della 194 incluse le parti sulla tutela sociale della maternità, niente adozioni a single e coppie gay e niente cambio di sesso pagato dallo Stato.</p>
<p>Ossia il ritorno al Medioevo, letteralmente uguale al regime dei Talebani: addirittura è stata lanciata una petizione al presidente della Repubblica perché dichiari il partito fascista e lo sciolga, con perle del tipo che abolendo il reato di femminicidio &#8211; che ricordiamo è nell&#8217;ordinamento da nemmeno un anno &#8211; si depenalizzerebbero e legittimerebbero contesti d&#8217;odio, come se prima del 17 dicembre 2025 fosse legale andare in giro a sparare alle donne in quanto tali.</p>
<p><strong>La realtà è che se anche Vannacci riuscisse a implementare tutto il suo programma sociale diventeremmo non chissà quale oscura dittatura, ma un paese come la Polonia</strong>, dove d&#8217;altronde le unioni civili non ci sono, il cambio di sesso è a pagamento e quasi mai si danno ormoni ai bambini, dei temi legati all&#8217;omosessualità si parla molto poco e l&#8217;aborto volontario non è considerato &#8220;non un diritto&#8221;, ma è proprio vietato. <strong>Non serve essere fan delle scelte politiche della Repubblica di Polonia né del programma del generale Vannacci per comprendere che c&#8217;è un&#8217;enorme differenza tra la condizione della donna a Stettino e quella della donna a Kabul, è anzi gravemente offensivo nei confronti di chi subisce gli orrendi crimini contro l&#8217;umanità dei barbuti mullah anche solo paragonare lontanamente le due cose, specie per profitto politico.</strong></p>
<p>In centosette pagine di programma politico si trova di tutto: ci sono tante cose ampiamente condivisibili, così come ci sono proposte infattibili senza grandi riforme e tante proposte teoricamente fattibili ma che possono esserci sgradite. <strong>Spieghiamo perché lo sono. </strong>Settimana prossima pubblicherò proprio un articolo per spiegarvi perché non mi trovo d&#8217;accordo con le politiche sul lavoro e sui sussidi di disoccupazione proposte dal partito, partendo da quella che entrambi &#8211; almeno sulla carta &#8211; riteniamo una fonte d&#8217;ispirazione, ossia la dottrina sociale della Chiesa, e lo farò non urlando al fascismo che ritorna, al Medioevo e all&#8217;oscurantismo, ma portando la mia posizione in materia e provando a dimostrare che è migliore rispetto a quella vannacciana.</p>
<p><strong>In generale, non mi trovo d&#8217;accordo con Futuro Nazionale sull&#8217;idea stessa che hanno d&#8217;Italia, da loro collegata in modo a mio parere eccessivo all&#8217;idea di Roma imperiale, dandole chissà quale dimensione spirituale che quasi sembra trascendere la geografia</strong>, mentre per me è poco più che un&#8217;espressione geo-culturale.</p>
<p>Non mi trovo invero d&#8217;accordo con molti punti espressi dal partito di Vannacci, soprattutto quando si parla di soluzioni. La <a href="https://www.lavocedelnord.net/2026/07/12/governare-il-fenomeno-remigratorio/">remigrazione</a> non riesco a digerirla sin dal nome, trovo le loro proposte penali spesso troppo punitive e poco riabilitative (per quanto riconosca che vi sia del buono nel riconoscere alcuni mali del sistema carcerario e volerli risolverli), non sono necessariamente d&#8217;accordo con il divieto di operazioni di cambio di sesso a spese del SSN, la proposta di voto per conto dei figli risulta problematica in un Parlamento (mentre sarebbe consona in una sorta di Consulta Nazionale delle Famiglie, e il tema degli enti intermedi è poco trattato nel programma, specie considerando l&#8217;impianto almeno in parte ispirato alla dottriina sociale) e vi sono vari aspetti un po&#8217; &#8220;boomereschi&#8221;, e <strong>non dimentichiamo anche l&#8217;elefante nella stanza, ossia il fatto che Futuro Nazionale abbia un approccio estremamente mollaccione &#8211; e a mio parere anche incompatibile con i valori espressi altrove &#8211; sull&#8217;Ucraina</strong>.</p>
<p>Tutto ciò, l&#8217;ho espresso senza urlare e penso che sia la cosa migliore da fare: il programma di Futuro Nazionale non è il Mein Kampf o qualcosa di uscito dalle penne del PNF, ma un programma un po&#8217; all&#8217;antica di destra, che in Europa orientale sarebbe tranquillamente sostenuto dal centrodestra. <strong>Dipingere Vannacci come un superestremista rischia di sortire l&#8217;effetto inverso, fondando la critica non sui fatti ma sulle paure</strong> e paradossalmente potrebbe favorire l&#8217;avvicinamento a Futuro Nazionale da parte di chi ne va a leggere il programma e si rende conto che così tanto estremista non è.</p>
<p>C&#8217;è tanto da criticare nel programma e nel partito di Vannacci: facciamolo senza timori e senza panico, usando la razionalità e gli argomenti: la corsa alla paura, la citazione tagliata ad arte e l&#8217;esagerazione sono d&#8217;altronde strumenti tipicamente populisti&#8230;</p>
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		<title>Crimea e Kosovo: non troppo diversi (e Kyiv lo sa)</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/08/24/crimea-e-kosovo-non-troppo-diversi-e-kyiv-lo-sa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 00:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un paio di settimane fa Zelens&#8217;kyj è andato a Belgrado e ha affermato di riconoscere il Kosovo come parte della Serbia e le reazioni sono state molto curiose, tra albanesi</p>
<div><a class="permalink" href="https://www.lavocedelnord.net/2026/08/24/crimea-e-kosovo-non-troppo-diversi-e-kyiv-lo-sa/">Leggi </a></div>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di settimane fa Zelens&#8217;kyj è andato a Belgrado e ha affermato di riconoscere il Kosovo come parte della Serbia e le reazioni sono state molto curiose, tra albanesi che hanno strappato le proprie bandiere ucraine e russi che incazzati neri per l&#8217;allontanamento della Serbia inneggiavano al riconoscimento del Kosovo.</p>
<p>Quand&#8217;ero andato io a Belgrado, in una missione certamente meno importante di quella del presidente ucraino ma &#8211; almeno secondo i miei amici &#8211; non meno pericolosa, avevo notato che, tra le tante tshirt scioviniste in vendita quasi ovunque, ce n&#8217;erano alcune che sottolineavano la comunanza tra la causa del Kosovo serbo e quella della Crimea russa. All&#8217;epoca non ci avevo prestato particolare attenzione, ma riflettendoci è ben normale che l&#8217;Ucraina abbia riserve sull&#8217;indipendenza kosovara che vanno oltre la semplice opposizione che molti stati con movimenti secessionisti attivi, come Spagna, Romania o Cina, portano comunemente.</p>
<p><strong>Infatti, sia la Crimea che il Kosovo hanno in comune l&#8217;avere una popolazione storica indigena trovatasi in minoranza per migrazioni avvenute sotto governo straniero</strong>. Nel caso del Kosovo, la popolazione slava è stata in larga parte soppiantata dalla popolazione albanese, nel caso della Crimea sono stati gli slavi, principalmente russi ma anche ucraini, a sostituirsi ai tatari, che ricordiamolo sono strenuamente pro-Ucraina.</p>
<p>Ciò pone Kyiv davanti ad una questione semplice: <strong>se si riconosce la secessione del Kosovo, si dà forza alla causa della secessione della Crimea.</strong> Mosca stessa è caduta in questa contraddizione, appellandosi al precedente dell&#8217;intervento armato in Kosovo per giustificare il proprio in Crimea, ma un conto è intervenire militarmente per porre fine a massacri e ripristinare la legalità e la pace (che è bene e dovremmo farlo più spesso), un altro conto sfruttare la situazione per cambiare i confini in modo potenzialmente permanente, magari a proprio vantaggio. Non che ci aspettassimo troppa coerenza da Mosca, che l&#8217;indipendenza dei suoi due staterelli in Georgia la riconosce eccome.</p>
<p>Ovviamente, non esiste una risposta oggettivamente corretta alla domanda &#8220;a chi appartiene un territorio?&#8221;, è questione aperta di filosofia del diritto, e lo scrivente notoriamente vede con simpatia il modello Liechtenstein, <a href="https://www.lavocedelnord.net/2020/08/15/auguri-liechtenstein-mille-di-questi-stati/">dove ogni comune è libero di andarsene</a>. <strong>Tuttavia è apprezzabile un approccio coerente, che guardi a questi temi sì riconoscendone le specialità locali ma non applicando un semplice criterio di simpatia, per cui se il secedente è nostro amico è bello e bravo ma se è amico del nostro nemico è brutto e cattivo.</strong></p>
<p>Infine, una cosa cupa dobbiamo dirla: non sappiamo (se, purtroppo) e come l&#8217;Ucraina libererà la Crimea, né sappiamo quanti russi ci saranno nella Penisola dopo l&#8217;auspicata liberazione. <strong>La classica scusa per cui la secessione kosovara sarebbe giustificata mentre le altre no sono i crimini di guerra serbi</strong>: dico scusa perché è un criterio applicato volutamente &#8220;sui generis&#8221; &#8211; anche perché nei Balcani tutti dovrebbero poter secedere da tutti secondo questo criterio &#8211; e guarda caso gli stati che generosamente ci vendono il gas a buon prezzo e si dimostrano nostri alleati <a href="https://freedomhouse.org/article/new-report-azerbaijani-regime-ethnically-cleansed-nagorno-karabakh-according-international">vengono cortesemente perdonati dei loro peccatucci</a> invece di trovarsi la capitale bombardata. Nulla giustifica i crimini di guerra serbi oggettivamente avvenuti, come dicevo poco sopra magari si intervenisse più spesso contro evidenti abusi, ma è ben discutibile che tali azioni debbano portare, per com&#8217;è vista oggi l&#8217;integrità territoriale di uno stato, alla sua lesione e non ad esempio all&#8217;imposizione di un sistema di autonomie garantite e posto sotto la sorveglianza internazionale.</p>
<p>Ecco, se anche il ripristino della sovranità ucraina, ampiamente desiderata dai tatari, ripulisse etnicamente la penisola dai russi che si fa? Se i russi ormai autoctoni messi alle strette da un bombardamento del ponte di Crimea e da un&#8217;interruzione dei collegamenti terrestri fondassero un loro UÇK e l&#8217;Ucraina agisse contro di loro con un po&#8217; troppa determinazione? Improvvisamente i russi di Crimea avrebbero il diritto di secedere dall&#8217;Ucraina? <strong>Kyiv semplicemente non può permettersi un precedente del genere perché non sa come andrà la guerra.</strong></p>
<p>Diritto internazionale, molto spesso, &#8220;è quando potenze fischia&#8221;: prima si fanno le cose, poi si trovano le giustificazioni, e si supportano o meno certe azioni in base al campo in cui si è e alla propria situazione geopolitica. Persone ben più competenti di me discutono se sia possibile un&#8217;alternativa più certa o meno, ma <strong>nel mentre riconosciamo la situazione per quella che è e proviamo a giudicare le situazioni secondo giustizia, qualunque essa sia per i nostri criteri, e non a simpatia.</strong></p>
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		<title>Educazione sessuale: niente consenso? E se decidesse lo Stato&#8230;</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/08/14/educazione-sessuale-niente-consenso-e-se-decidesse-lo-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 11:55:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata lanciata una proposta di referendum contro le norme sull&#8217;educazione sessuale nelle scuole volute dal ministro Valditara, che prevedono &#8211; comprensibilmente &#8211; il consenso informato dei genitori e &#8211;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stata lanciata una proposta di referendum contro <a href="https://www.lavocedelnord.net/2025/10/31/educazione-sessuale-ok-il-consenso-ma-perche-no-agli-esperti-alle-medie/">le norme sull&#8217;educazione sessuale nelle scuole volute dal ministro Valditara</a>, che prevedono &#8211; comprensibilmente &#8211; il consenso informato dei genitori e &#8211; un po&#8217; meno comprensibilmente &#8211; lo stop agli esperti esterni sino alle scuole superiori.</p>
<p>I proponenti del referendum &#8220;sì educazione affettiva e sessuale nelle scuole&#8221; evidentemente ignorano quanto sia sostanzialmente liberale la norma approvata dall&#8217;esecutivo: personalmente non ero sorpreso dal fatto che avessero inserito il consenso informato, ma non ho potuto fare a meno di notare come avrebbero potuto imporre un&#8217;educazione sessuale &#8220;di destra&#8221;. <strong>Se una certa cultura politica spinge così tanto sull&#8217;educazione sessuale una ragione c&#8217;è: non è una materia meramente neutra e scientifica, ma si porta un bagaglio politico e culturale con sé.</strong></p>
<p>Lasciar scegliere ai genitori se un corso proposto è coerente con la linea educativa che essi sostengono è una soluzione, magari non la migliore, per garantire più libertà educativa possibile, garantendo sia quella degli istituti che delle famiglie. Ma cosa può fare un governo se tale libertà di scelta venisse messa in discussione?</p>
<p><strong>Può prendere carta e penna e stabilire dei &#8220;criteri di buonsenso&#8221; sui programmi di educazione sessuale ammessi nelle scuole, fondati sulla legge e sui valori comuni.</strong></p>
<p>Per esempio:</p>
<ul>
<li>Rispetto della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio</li>
<li>Riconoscimento delle normative vigenti in materia di PMA e di gestazione per altri</li>
<li>Accento sull&#8217;importanza della prevenzione delle IST e sul controllo delle nascite tramite l&#8217;adozione di comportamenti responsabili e non solo tramite l&#8217;uso di strumenti (i cosiddetti metodi ABC &#8211; abstinence, be faithful, condom &#8211; che a differenza dei metodi educativi fondati sulla pura astinenza si sono dimostrati molto efficaci)</li>
<li>Parlare della gravidanza in termini scientifici e dell&#8217;aborto in linea con la legge 194/78, che non lo considera diritto individuale ma limitata concessione subordinata alla tutela sociale della maternità</li>
</ul>
<p>È difficile obiettare ad un programma del genere, alla fine si tratta di poche cose condivisibili e radicate nella legislazione vigente e nei dati. <strong>Eppure, tanto basterebbe per escludere dall&#8217;educazione sessuale molti dei programmi che i proponenti più sfegatati</strong>, mentre per i corsi d&#8217;area opposta &#8211; come il tanto vituperato Teen STAR definito &#8220;pro vita&#8221; dagli stessi proponenti sfegatati &#8211; modificando un paio di slide sarebbero già pronti.</p>
<p>Una cosa va detta: <strong>allo Stato conviene un&#8217;educazione sessuale stretta, purché non sia così stretta da essere inefficace</strong>. L&#8217;idea che si possa fare tutto ciò che si vuole tanto c&#8217;è la contromisura per ogni evenienza ha il grave problema che queste contromisure non sono efficaci al 100% e che più si creano occasioni di rischio più è possibile che capiti l&#8217;infezione o la gravidanza indesiderata, con conseguenti spese per la collettività.  Mentre avere comportamenti più virtuosi, ridurre i partner sessuali e mantenersi fedeli costa zero e riduce effettivamente il rischio, quindi per lo Stato sarebbe meglio insegnare quello rispetto alla totale libertà sessuale purché protetta, che è solo un&#8217;opzione migliore rispetto alla libertà sessuale non protetta, e molto spesso si mischia ad essa per tutta una serie di complesse ragioni che andrebbero trattate meglio in futuro.</p>
<p>Più in generale, la domanda è ovvia: <strong>con il generale Vannacci che parla di promuovere il patriarcato mediterraneo, davvero volete che possa farlo nelle scuole senza che possiate dire beh?</strong></p>
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		<title>La tortura era onesta, il carcere no</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/08/08/la-tortura-era-onesta-il-carcere-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 00:53:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto penale]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fino a qualche secolo fa andava di moda la tortura: chi era condannato per un reato, o talvolta anche solo inquisito, veniva fisicamente punito, spesso anche in pubblico. L&#8217;idea era</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a qualche secolo fa andava di moda la tortura: chi era condannato per un reato, o talvolta anche solo inquisito, veniva fisicamente punito, spesso anche in pubblico. L&#8217;idea era che far vedere a tutti che delinquere porta se va bene alla gogna, se va male a cose peggiori, e favorire l&#8217;obbedienza dei sudditi alle leggi.</p>
<p>Oggi la società evoluta ha abolito le pubbliche piazze, ma ha mantenuto i suoi luoghi di tortura, nascosti dietro alte mura: le carceri.</p>
<p><strong>Il risultato è, nel bene o nel male, un&#8217;astrazione della pena</strong>. Se un contadinotto medievale sapeva benissimo qual era la punizione per il reato, noi no. Possiamo immaginare, ma di solito al di fuori di pochi aneddoti o notizie non vi è idea di cosa sia realmente il carcere: è roba per delinquenti.</p>
<p>Ma, piaccia o meno, siamo tutti più vicini al carcere di quanto si creda, complici anche certi magistrati, a cui gli italiani hanno purtroppo concesso quasi assoluta fiducia in un referendum pochi mesi fa, noti per fare retate che portano decine o centinaia di persone in carcere delle quali ne vengono condannate, se va bene, dieci.</p>
<p>In quel caso, il copione è sempre quello: forze dell&#8217;ordine a casa di notte, portati via in manette, spogliati e perquisiti in modi che &#8211; senza il bollo d&#8217;approvazione dello stato &#8211; sarebbero se va bene violenza privata e se va male violenza sessuale, in cella d&#8217;isolamento o in sei dove dovrebbero starcene tre, bollente d&#8217;estate, gelida d&#8217;inverno, con la compagnia di animali domestici come blatte, cimici e topi, con diritti umani fondamentali come quello alla salute fortemente ristretti.</p>
<p><strong>E vale per tutti: dai presunti innocenti ai condannati in via definitiva,</strong> dal mafioso al ladruncolo all&#8217;omicida pietatis causa di novantasette anni che ha sparato alla moglie malata.</p>
<p>Ci crediamo superiori al &#8220;medioevo&#8221; dove torturavano per avere confessioni senza riguardo per la verità, ma che effetto potrà fare sulla psiche di una persona veramente innocente, magari <em>latistante</em> sulla rubrica telefonica di un boss, passare mesi o anni di totale deumanizzazione? <strong>C&#8217;è da ringraziare se non si suicida, altro che confessione pur di uscirne!</strong></p>
<p>Il fatto paradossale è che, nel Medioevo, un ladruncolo sarebbe stato messo alla gogna per qualche ora, al massimo tutto il giorno, e poi se ne sarebbe tornato a casa. Nel sistema odierno certamente si fa di tutto per non mandare in carcere il ladruncolo, ma se qualcosa va storto e la pena va eseguita, magari anche solo per pochi mesi, si torna al copione sopra descritto.</p>
<p>Ovviamente questo non è un contenuto a favore del ripristino della tortura: mica sono il governo di Singapore! <strong>Tuttavia, nel momento in cui in certi casi la pena medievale era complessivamente più consona e meno deumanizzante di quella che offre la democrazia liberale bisogna ammettere che un problema c&#8217;è.</strong></p>
<p>Il carcere è sostenibile solo perché, appunto, è lontano da noi. È nascosto da alte mura e filo spinato. Quando ci viene posto davanti uno scorcio della realtà carceraria dobbiamo tapparci le orecchie &#8211; e la coscienza &#8211; al grido di <strong>&#8220;cosa si aspettavano, l&#8217;albergo cinque stelle&#8221; &#8211; come se non esistessero detenuti in attesa di giudizio, innocenti ingiustamente condannati e, soprattutto, se l&#8217;aver compiuto qualche reato giustificasse l&#8217;essere trattati peggio delle bestie. </strong></p>
<p><strong>Se il carcere fosse pubblico come lo era la tortura, non riusciremmo a sopportarlo e ci stomacherebbe</strong>, ci farebbe repulsione, andrebbe contro tutto ciò in cui crediamo. Quelle mura non servono solo a impedire le fughe, ma anche a farci credere che vi sia una cesura netta tra noi, fuori, e loro, dentro, e a nasconderci la realtà dei fatti di decine di migliaia di persone che vengono private non solo della libertà, ma della dignità e dei diritti più fondamentali per mano dello stato.</p>
<p><strong>La giustizia antica una cosa l&#8217;aveva capita: una punizione unica non può andare bene per tutto</strong>, per alcuni reati basta la gogna, per altri bisogna fustigare e per altri ancora più gravi bisogna giustiziare. Il carcere, al tempo, era l&#8217;eccezione, il luogo dove si tratteneva la persona in attesa di ricevere la pena.</p>
<p>Non serve voler ripristinare gogna, tortura e forca per rendersi conto che questo limbo d&#8217;attesa come unica pena è crudele e inefficace, perché <strong>è proprio sbagliata l&#8217;idea che la conseguenza generale della violazione della legge debba essere la perdita della libertà</strong>.</p>
<p>Sia chiaro, non sono un sostenitore dell&#8217;abolizione del carcere: in certi casi una struttura residenziale detentiva dove il condannato per certi reati viene costretto a stare è necessaria. <strong>Ma non può essere la soluzione generalizzata e soprattutto non può essere una sorta di magazzino per criminali dove ogni dignità umana viene archiviata all&#8217;ingresso. </strong>Dovrebbe essere un luogo di riabilitazione o, al massimo, di isolamento dalla società con cui non si può convivere, non di deumanizzazione lontana dai riflettori sociali.</p>
<p>Il paradigma del carcere nasce con le migliori intenzioni, ma ha più di 200 anni. Bisogna iniziare a costruire l&#8217;alternativa, perché è sempre meno efficace, sempre più devastante verso gli onesti che per loro sfortuna ci capitano, ma sostanzialmente inutile con i criminali di carriera. Produce criminali, non riabilita e trasforma chi vi capita per piccolezze in un delinquente incallito o in un peso per la società.</p>
<p>Se non esistesse da tutto questo tempo e qualcuno proponesse di inventato, verrebbe rinchiuso lui. In manicomio, però. <strong>Non basata nascondere la crudeltà e la sofferenza perché cessi di essere tale e, soprattutto, perché cessi di essere inumana.</strong></p>
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		<title>Islamista attenta al pride: qualcuno pensi alle destre!</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/07/27/islamista-attenta-al-pride-qualcuno-pensi-alle-destre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 12:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un islamista ventunenne libanese ma cittadino tedesco, tale Abdul Ballout, noto alle cronache giudiziarie per aver provato ad unirsi all&#8217;ISIS e rilasciato dopo una detenzione giovanile nelle altrimenti rispettabili galere</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un islamista ventunenne libanese ma cittadino tedesco, tale Abdul Ballout, noto alle cronache giudiziarie per aver provato ad unirsi all&#8217;ISIS e rilasciato dopo una detenzione giovanile nelle altrimenti rispettabili galere tedesche, ha deciso di compiere un attentato contro la parata lesboomobitransinteressuale della capitale tedesca, uccidendo una persona e ferendone una trentina.</p>
<p>La stessa parte sociopolitica che ad ogni aggressione &#8211; <a href="https://www.lavocedelnord.net/2026/06/29/quando-un-gay-viene-ucciso-i-pride-ballano/">o peggio</a> &#8211; ai danni di un omosessuale in poche ore ha già fatto primo grado, appello e Cassazione, deciso i moventi e decretato quali misure la società deve intraprendere sulla base delle caratteristiche dell&#8217;aggressore è stranamente silente: la polizia sta indagando, non si conosce il movente e quasi non importa chi sia l&#8217;aggressore e perché l&#8217;abbia fatto. <strong>D&#8217;altronde, è ben possibile che volesse dimostrare il proprio grande amore per la comunità LGBTI con un carro artigianale del quale ha perso il controllo per l&#8217;euforia di essere finalmente nell&#8217;amata parata.</strong></p>
<p>Di questo attentato si parla poco, relativamente parlando: <strong>se un TIR fosse piombato su una normale piazza facendo gli stessi numeri ci sarebbe una mobilitazione molto maggiore tra tutta la società civile</strong>. D&#8217;altronde, si tratta di un ritorno di una forma di terrorismo che credevamo archiviata in un periodo più buio della nostra storia.</p>
<p>Nei fatti, sembra che sia diventata una questione interna alla comunità sociopolitica associata al pride: <strong>la priorità diventa come ottenere maggior consenso politico dalla tragedia senza che però che il fatto che un allogeno islamista l&#8217;autore della strage possa favorire il consenso della destra.</strong></p>
<p>Se è vero che non tutti i musulmani son terroristi e non tutti i terroristi son musulmani, l&#8217;attitudine media islamica nei riguardi dell&#8217;omosessualità è ben più dura di quella dell&#8217;europeo medio, anche conservatore. <strong>Per esempio, ci dicono i sondaggi, non pochi musulmani in Europa sarebbero favorevoli a criminalizzare l&#8217;omosessualità. </strong>Perché non dovrebbero, d&#8217;altronde? La criminalizzazione dell&#8217;omosessualità &#8211; soprattutto passiva &#8211; è un qualcosa di diffuso in tantissime culture, forse una delle poche cose a mettere d&#8217;accordo governi islamici, cristiani, pagani e comunisti atei, e molti sostenitori illuministi della depenalizzazione lo erano non tanto perché ritenevano che &#8220;love is love&#8221;, ma perché credevano fosse meglio tenere tutto sotto silenzio ed evitare pubblici scandali che avrebbero anzi aumentato il numero di atti, ritenuti a lungo scandalosi e ripugnanti dalla società umana. <strong>L&#8217;idea che ciò che fanno adulti consenzienti nel proprio letto non è affar nostro è assolutamente recente e non certamente un valore universale</strong> e per chi viene da una cultura tradizionalista il pride è pura e semplice degenerazione, esempio del perché lo stato dovrebbe usare la propria forza per contrastare queste condotte.</p>
<p>Ci si trova davanti a un evidente paradosso: se io sostengo, come l&#8217;umanità ha sempre sostenuto fino a pochi anni fa, che alla base del matrimonio vi è la diversità del sesso dei coniugi sono un intollerante omofobo, ma se dico che forse dovremmo valutare le conseguenze di accogliere chi pensa che il comportamento consensuale di due adulti nel proprio letto sia d&#8217;interesse generale e da reprimere con l&#8217;azione penale sono un intollerante islamofobo.</p>
<p>Qualcuno prova a buttarla in caciara sostenendo che estrema destra e islamisti siano uguali, in base a elementi etici secondari quali la contrarietà ad aborto, eutanasia e gay pride. Tralasciando che l&#8217;islam non vieta in ogni caso l&#8217;aborto, il diritto assoluto alla vita è una concezione radicalmente cristiana, io <strong>conosco persone da un paese che non ha né aborto, né eutanasia né una visione troppo tollerante dell&#8217;omosessualità: la Polonia</strong>, e anche amici che partecipano alla locale parata del pride &#8211; decisamente più rispettabile delle nostre dove <a href="https://www.lavocedelnord.net/2024/06/28/andare-al-pride-con-questi-programmi-ci-penserei-due-volte-e-vannacci-non-e-la-soluzione/">si manifesta per la qualunque dalla poligamia alle zone 30</a> &#8211; si farebbero due grasse risate ad essere paragonati all&#8217;Iran dove gli omosessuali vengono appesi dalle gru.</p>
<p><strong>La realtà è che il nostro conservatorismo è, appunto, nostro, e vive nella nostra scala dei valori</strong>. Come facevo notare <a href="https://www.lavocedelnord.net/2026/07/12/governare-il-fenomeno-remigratorio/">parlando di remigrazione</a> è vero che l&#8217;esteuropeo medio è generalmente più conservatore dell&#8217;europeo occidentale medio, ma lo è nel nostro sistema valoriale, dato dalla storia comune europea. <strong>Mentre invece la cultura islamica si è sviluppata su un altro binario</strong>, con morale e leggi differenti, spesso con una grande ostilità storica nei nostri riguardi: anche i paesi islamici secolarizzati &#8211; come Turchia, Tunisia o Marocco &#8211; lo sono in modo diverso da noi, con una forte ostilità verso l&#8217;omosessualità che spesso sfocia in repressione penale, o elementi legislativi completamente incompatibili con i nostri.</p>
<p>Ratzinger, che dal punto di vista politico è un gigante dell&#8217;europeismo filosofico, diceva correttamente che <strong>l&#8217;Occidente odia sé stesso in modo patologico</strong>. Davanti alla violenza islamista c&#8217;è sempre chi commenta &#8220;eh ma le Crociate&#8221;, ignorando che &#8211; con tutti i problemi che hanno avuto &#8211; senza quelle guerre staremmo tutti sotto il dominio di qualche califfato. <strong>Così come davanti al normalissimo conservatorismo europeo, che guarda con nostalgia l&#8217;Europa di cinquant&#8217;anni fa, si urla &#8220;Talebani&#8221;, mentre davanti ai veri Talebani si urla &#8220;accoglienza&#8221;, &#8220;no islamofobia&#8221; e &#8220;stop intolleranza&#8221; se ci si fa due domande</strong>. Penso di non offendere nessuno se dico che in questa parte sociopolitica tanti odiano l&#8217;Occidente in modo patologico, e qualunque cosa è buona per smantellarlo, che sia il nonbinarismo di genere o l&#8217;islamismo radicale, anche quando il secondo butterebbe giù il primo dai grattacieli.</p>
<p>Concludo notando la tristezza della reazione all&#8217;attentato: se solitamente c&#8217;è quantomeno il momento di silenzio prima dello sciacallaggio, qui invece si è partiti in pompa magna, tra la comuinità sociopolitica arcobalenista che, quasi <a href="https://x.com/Inevitablewest/status/2081464152162193917">dispiaciuta che l&#8217;attentatore non fosse un cristiano europeo</a>, si è subito messa in moto per spiegarci che comunque <strong>è colpa dell&#8217;uomo bianco europeo conservatore omofobo e della destra intollerante</strong>, e che anzi dobbiamo sentirci quasi dispiaciuti per il povero attentatore, non sufficientemente integrato e discriminato nella cattiva Germania che non sostiene abbastanza la Palestina, e quella di destra che non ha perso occasione per sfottere i pride per sventolare la <a href="https://www.lavocedelnord.net/2025/06/17/sulle-bandiere-israeliane-e-palestinesi-al-pride/">bandiera palestinese</a>: <strong>se è vero che chi al pride gridava &#8220;globalize the intifada&#8221; non si aspettava di essere globalizzato sotto un camion, si può essere contrari al macello compiuto da Netanyahu pur non sostenendo le politiche omofobe di Hamas e delle autorità cisgiordane.</strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.lavocedelnord.net/2026/07/27/islamista-attenta-al-pride-qualcuno-pensi-alle-destre/">Islamista attenta al pride: qualcuno pensi alle destre!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.lavocedelnord.net">LA VOCE DEL NORD</a>.</p>
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		<title>Governare il fenomeno (re)migratorio</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/07/12/governare-il-fenomeno-remigratorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 00:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Remigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Remigrazione&#8221; è un termine ormai sulla bocca di tutti, che si impone nel dibattito politico sempre più, tant&#8217;è che ormai quando si parla di immigrazione lo si fa in ottica</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Remigrazione&#8221; è un termine ormai sulla bocca di tutti, che si impone nel dibattito politico sempre più, tant&#8217;è che ormai quando si parla di immigrazione lo si fa in ottica remigrazione sì/remigrazione no.</p>
<p>&#8220;Remigrazione&#8221; è anche un termine che vuol dire molto poco: per qualcuno è l&#8217;espulsione degli irregolari che si sono macchiati di gravi reati, per altri è una politica migratoria più stretta, per altri ancora è la proposta di un assegno sostanzioso per tornare al proprio Paese d&#8217;origine, sufficiente a vivere una vita dignitosa lì ma comunque meno dispendioso di una vita di welfare qui&#8230;</p>
<p>Questa indeterminatezza è un problema, perché <strong>il termine nasce in ambienti sostanzialmente nazisti</strong> che ritengono necessaria un&#8217;unità razziale della comunità e vorrebbero mandare via chiunque sia del colore sbagliato&#8230; è molto facile dunque che si usi una &#8220;remigrazione ragionevole&#8221; che dice &#8220;mandiamo solo via chi è un pericolo e chi è venuto qui per vivere di sussidi&#8221; come cavallo di Troia per rendere accettabile una deportazione di massa su base razziale.</p>
<h2>I meriti del movimento per la remigrazione</h2>
<p>Non si può negare, a meno di leggere <em>Topolino</em> al posto della cronaca e di non aver mai visitato una grande città europea che un problema con l&#8217;immigrazione, riguardante quasi esclusivamente determinate nazionalità, ci sia, e che non pare esserci una soluzione nel paradigma migratorio che l&#8217;Europa ha sempre immaginato.</p>
<p>Nei fatti, quando l&#8217;Europa ha aperto le sue porte si aspettava che tutti gli immigrati fossero persone di buona volontà in grado e desiderosi di integrarsi senza problemi né dubbi &#8211; coronando tale processo con la cittadinanza &#8211; e anzi con piacere, portando a un vantaggio reciproco. E ciò è successo con tante comunità, soprattutto europee: vogliamo parlare dei rumeni in principio dipinti come diavoli che venivano in Italia a compiere chissà quali nefandezze mentre oggi sono membri assolutamente integrati della società italiana e con tassi di delinquenza paragonabili a quelli delle regioni italiane più povere?</p>
<p><strong>Ma per tante altre, sembra che ghettizzazione, mantenimento dei propri valori incompatibili con i nostri e desiderio se va bene di poter fare quello che si vuole e se va male di dominazione regnano sovrani</strong>: l&#8217;Europa ha visto l&#8217;arrivo di violazioni dei diritti femminili impensabili nella nostra culturali quali l&#8217;infibulazione e il ritorno di pratiche che si credevano archiviate da secoli nei paesi più progrediti e da decenni in quelli meno, come il matrimonio forzato o il delitto d&#8217;onore.</p>
<p><strong>Il fatto che ora si possa far notare queste banali realtà</strong>, che l&#8217;identità non sia un pezzo di carta, che si può nascere in Europa e avere un passaporto europeo ma se si cresce in un quartiere che ricorda una casba di Fez o un villaggio rurale vicino Karachi europei difficilmente si è e che banalmente <strong>non tutte le culture sono uguali</strong>, dato che alcune condividono valori fondamentali simili ai nostri e possono effettivamente integrarsi e produrre un arricchimento culturale e sociale mentre altre sono incompatibili e bisogna rinunciare ad essere per essere assimilati nella nostra <strong>non sia più tabù che porta ad essere tacciati di razzismo è un&#8217;ottima cosa</strong>: è lecito chiedersi se il movimento per la remigrazione sia stato strumentale nello sdoganare una retorica sull&#8217;immigrazione che non sia strettamente egalitarista &#8211; dunque più fondata su un desiderio che su una realtà &#8211; o se è semplicemente un fenomeno contemporaneo dato dal vedere le conseguenze dell&#8217;immigrazione di massa da spazi culturalmente e antropologicamente differenti dal nostro.</p>
<h2>Il paradosso del &#8220;razzista con la moglie dell&#8217;Est&#8221;</h2>
<p>Qui una nota va fatta: nella stesura di questo articolo ho chiesto consiglio a dei miei amici che hanno relazioni con ragazze straniere, principalmente dell&#8217;Europa orientale, io stesso ho avuto un&#8217;esperienza del genere che, portandomi a fare numerose domande sul ruolo di identità, nazionalità e cittadinanza, ha nettamente influto su come vedo il tema dell&#8217;integrazione e della migrazione.</p>
<p><strong>Che esponenti politici che vogliono una riforma restrittiva dell&#8217;immigrazione, proposte che ben spesso vengono accolte da certe parti politiche al grido di &#8220;razzismo&#8221;, abbiano mogli straniere, specie dell&#8217;Est Europa, non ha nulla di strano</strong>. Con una nota di sarcasmo qualcuno direbbe che hanno solo da imparare dalle proprie compagne di vita, infatti le società esteuropee sono tipicamente molto etnicamente omogenee e le loro posizioni su molti temi relativi alla migrazione e alla diversità qui vengono considerate forme di razzismo.</p>
<p><strong>Il fatto è che i valori fondamentali del popolo rumeno o ucraino o polacco sono sostanzialmente identici ai nostri</strong>: magari guardiamo perplessi certe loro abitudini alimentari &#8211; devo ammettere che anche io non ritenevo edibili certi pesci tipici dell&#8217;Est Europa prima di provarli &#8211; o certi loro costumi, come la stretta politica &#8220;shoes free&#8221; in vigore in molte case esteuropee, ma si tratta appunto di usi e costumi, non di valori.</p>
<p>Ci può essere una varianza su come vengono interpretati questi valori: per esempio, il polacco medio sull&#8217;aborto la pensa come la frangia pro-vita più estrema in Europa occidentale, ma questa frangia appunto esiste anche qui, non è un qualcosa di esterno al sistema valoriale. Così com&#8217;è possibile che determinati fenomeni, ritenuti da ambo le parti negativi, siano più diffusi &#8211; e talvolta anche più tollerati &#8211; in certe società che in altre.</p>
<p>Detta in termini molto semplici: se un croato viene in Italia con la famiglia vivendo da croato è affare suo, se un afghano viene in Italia vivendo da afghano è affare per le procure della Repubblica e delle forze dell&#8217;ordine.</p>
<p><strong>Chi contesta una relazione tra un sostenitore di politiche migratorie più strette e uno straniero molto probabilmente ha una visione idealizzata del fenomeno migratorio, più radicata appunto in propri desideri e pregiudizi (da intendersi proprio in senso etimologico) che nella realtà dei fatti</strong>. Qualcuno ci vedrebbe anche del razzismo represso, ma secondo me non è il caso se non raramente.</p>
<h2>I problemi della remigrazione</h2>
<p><strong>In primo luogo il collettivismo</strong>: il fatto che sia generalmente vero che il sistema valoriale di un paese musulmano osservante sia sostanzialmente incompatibile con il nostro non toglie che ci possano essere persone che individualmente questa compatibilità ce l&#8217;hanno e che anzi hanno forte desiderio di vivere secondo il nostro stile di vita, che ritengono preferibile rispetto a quello del Paese d&#8217;origine.</p>
<p><strong>In secondo luogo, la netta semplificazione dei concetti di compatibilità e incompatibilità</strong>: il mondo raramente è binario e l&#8217;influenza culturale europea è diffusa in tanti luoghi, per non parlare del fenomeno delle seconde generazioni, divise tra chi ha una forte integrazione valoriale e chi va in giro col coltello a fare il maranza per puro odio verso la società in cui è cresciuto. Penso di non scandalizzare nessuno se dico che la cultura che ha portato all&#8217;omicidio di Saman Abbas dovrebbe starsene ben lontana dai confini dell&#8217;Europa, ma credere che le grandi città turche o marocchine siano tali e quali a un villaggio pachistano è un grave errore. <strong>Ciò a maggior ragione rende necessaria una valutazione individuale, in cui si deve tenere conto della nazionalità d&#8217;origine ma che non può essere l&#8217;unico fattore.</strong></p>
<p>In terzo luogo, la fattibilità: al netto de &#8220;la costiuzione non lo permette&#8221; (ma una costituzione che permette Molenbeek va emendata!) e &#8220;e allora chi va a fare lo schiavo nei campi?&#8221; (magari nessuno) le espulsioni di massa non sono facili da fare, e gli stati europei fanno fatica ad espellere chi è veramente un pericolo per l&#8217;ordine pubblico, basta leggere il giornale per rendersene conto. <strong>Le risorse sono quelle che sono e vanno concentrate, tenendo a mente anche che se si punta ai grandi numeri è ben più facile puntare a chi è irregolare ma non è un pericolo per la società che a chi ti usa violenza contro o si nasconde, come si nota anche dall&#8217;opera dell&#8217;ICE negli Stati Uniti.</strong></p>
<p>In ultimo luogo: <strong>la considerazione per lo straniero. A destra si parla solo di più doveri per loro, cosa a cui la sinistra solitamente risponde con la naturalizzazione facile</strong>. <a href="https://www.lavocedelnord.net/2025/06/09/il-diritto-di-essere-stranieri/">Ma la condizione dello straniero, in Italia, è oggettivamente problematica</a>, ed è lo stato spesso a renderla tale, con una burocrazia lenta e disfunzionale, che obbliga a lunghe code in uffici di dubbia qualità e utilità, con assurdità degne di un film di Fantozzi come i permessi di soggiorno che arrivano già scaduti.</p>
<p><strong>Oltre che per una banale questione di giustizia, la vessazione gratuita degli stranieri non è una cosa moralmente corretta, è anche nel nostro interesse avere un sistema competitivo</strong>: con l&#8217;attuale sistema l&#8217;Italia è anticompetitiva e lo straniero ci pensa due volte prima di trasferirsi qui o di rimanerci, conosco studenti che si laureano in Italia con borsa di studio, vorrebbero anche rimanerci ma davanti alla burocrazia più semplice di stati dove magari il salario è anche un po&#8217; più alto rispetto al nostro scelgono di espatriare. Come biasimarli, ma soprattutto come non biasimare noi stessi per aver perso questi talenti?</p>
<p><strong>Inoltre, ci si dimentica spesso che non tutte le migrazioni sono volontarie:</strong> quando Ratzinger &#8211; oltre che distinto pontefice grande ideologo di un&#8217;idea di Europa radicata nelle sue tradizioni e nella giustizia &#8211; parlava di &#8220;diritto di non emigrare&#8221; intendeva che in molti casi cambiare paese non è una scelta, per quanto appetibile, ma una necessità. <strong>Chi scappa da una guerra d&#8217;aggressione, dalla persecuzione o da una povertà affamante e senza prospettive non ha opzioni e avrebbe preferito sicuramente poter rimanere nella propria patria in condizioni di giustizia</strong>, condizioni che possiamo e dobbiamo creare: nutrire gli affamati, formare i lavoratori, commerciare coi produttori, proteggere gli oppressi e armare gli aggrediti sono cose giuste e necessarie.</p>
<h2>Governare il fenomeno (re)migratorio</h2>
<p>Da qui, il titolo provocatorio: <strong>le riforme non si dovrebbero fare pro o contro l&#8217;immigrazione, ma per avere un&#8217;immigrazione che funziona</strong>. L&#8217;immigrazione è naturale e per certi versi necessaria, ma va regolata in modo che il Paese che accoglie non si snaturi, non diventi un surrogato della Caritas (per quanto esistano anche obblighi morali e giuridici in materia di assistenza che vanno rispettati, ad esempio nei confronti di chi fugge da guerre e persecuzioni) e nemmeno un campo di battaglia: va fatto a beneficio di tutti e si può certamente fare.</p>
<p>Mentre per la remigrazione&#8230; si possono condividere alcune istanze del movimento per la remigrazione. Anzi, ammettere che è necessaria una riforma <span style="text-decoration: underline;">per certi versi</span> restrittiva del sistema migratorio è paradossalmente il primo punto per sgonfiarla: davanti all&#8217;assurdo delle frontiere aperte l&#8217;elettore medio sceglie la remigrazione &#8211; forse complice anche la scarsa propensione dei neofascisti a girare col coltello e fare rapine nelle città &#8211; dunque <strong>serve la ragionevolezza, serve una proposta alternativa concreta fondata non sull&#8217;odio, ma sull&#8217;amore e sulla verità, che possa tenere testa alla remigrazione</strong>.</p>
<p><strong>&#8220;Remigrazione&#8221;: un termine che, per via della sua origine, non posso che respingere: io non cerco una comunità razzialmente uniforme </strong>&#8211; sono anzi un grande <em>traditore della razza</em> per certi versi &#8211; e sono anzi ben contento che ci siano alcune comunità straniere che mantengono i propri usi e costumi qui, portandoci un arricchimento culturale. Ma sono anche dell&#8217;idea che quando questo arricchimento culturale avviene a coltellate, atti di delinquenza, violenza domestica, odio per la società che ci circonda e infibulazione qualcosa andrà pur fatto&#8230;</p>
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		<title>Michele Usuelli: un processo contro una verità scomoda</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/07/05/michele-usuelli-un-processo-contro-una-verita-scomoda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 17:25:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Usuelli]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Verità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Michele Usuelli è un ex consigliere regionale lombardo d&#8217;area radicale, finito a processo per aver affermato, nel 2019, che durante il Congresso mondiale delle Famiglie di Verona era stata ospitata</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Michele Usuelli è un ex consigliere regionale lombardo d&#8217;area radicale, finito a processo per aver affermato, nel 2019, che durante il Congresso mondiale delle Famiglie di Verona era stata ospitata una deputata ugandese, Lucy Akello, promotrice di una legge, poi approvata nel 2023, che prevede per alcune fattispecie di omosessualità la pena di morte.</p>
<p>Quanto detto da Usuelli è sostanzialmente corretto, per quanto con qualche imprecisione: all&#8217;epoca della prima legge anti-omosessuali l&#8217;Akello non era ancora deputata, per quanto fosse nel giro di chi quella legge &#8211; poi dichiarata incostituzionale per ragioni procedurali &#8211; l&#8217;ha voluta, e si diceva contraria alla pena di morte, pur avendo poi votato la nuova versione della legge, anch&#8217;essa con all&#8217;intero la pena capitale nei casi di &#8220;omosessualità aggravata&#8221;. Se questa è diffamazione, qualsiasi titolo di giornale che deve riassumere i fatti è parimenti diffamazione.</p>
<p>In un paese normale questo processo non sarebbe nemmeno iniziato e il querelante sarebbe stato condannato a risarcire le spese sostenute da Usuelli, ma si sa che l&#8217;Italia, come molti paesi europei, troppo normale non è e non vede la verità come scriminante assoluta della diffamazione.</p>
<p>Questo uso della diffamazione è strumentale e pericoloso, e basta immaginarlo usato sulle nostre idee per capirlo. Chiunque può fare cose controverse, noi possiamo farlo notare e lui ci querela perché nell&#8217;aver detto la verità abbiamo offeso il suo onore e ci troviamo la fedina penale sporca. Molto comodo.</p>
<p>La cosa che preoccupa è che Usuelli potrebbe tranquillamente venire condannato: Silvana De Mari venne condannata per diffamazione per aver affermato che Mario Mieli fosse &#8220;cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia&#8221; &#8211; anche questa cosa fattuale e nota &#8211; e insinuato in modo esplicito che i membri del circolo di cultura omosessuale dedicatogli non condannassero queste idee.</p>
<p>Se un giudice vedesse nelle parole di Usuelli la medesima intenzione, la condanna potrebbe assolutamente arrivare.</p>
<p>Eppure, io penso che le istituzioni dovrebbero prendersi la responsabilità delle persone a cui si associano. Se non si vuole avere alcuna associazione con chi è complice della persecuzione legale degli omosessuali, non lo si inviti al proprio congresso. Se non si vuole essere associati a chi sostiene che &#8220;possiamo desiderarli [i bambini] eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l&#8217;amore con loro&#8221; non si dedica il proprio circolo a chi fa queste affermazioni. <strong>Lanciare il sasso e poi querelare chi si chiede perché sia stato lanciato è un po&#8217; troppo comodo&#8230;</strong></p>
<p>Attaccare chi dice la verità è una minaccia, perché tutti possiamo esserlo: a questo punto è lecito <strong>chiedersi se ha senso che la libertà d&#8217;espressione sia penalmente ristretta da una norma che tutela l&#8217;onore, scritta in un&#8217;epoca in cui esso era persino attenuante per l&#8217;omicidio.</strong></p>
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		<title>Quando un gay viene ucciso i pride&#8230; ballano?!</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2026/06/29/quando-un-gay-viene-ucciso-i-pride-ballano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Brian Sciretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 11:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pride]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il delitto di Camaiore è, ovviamente, una tragedia. Tuttavia non sappiamo ancora veramente cosa sia successo, e da un punto di vista penale poco conta: un duplice omicidio pluriaggravato come</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il delitto di Camaiore è, ovviamente, una tragedia. Tuttavia non sappiamo ancora veramente cosa sia successo, e da un punto di vista penale poco conta: <strong>un duplice omicidio pluriaggravato come questo altra pena non può avere se non l&#8217;ergastolo</strong>.</p>
<p>Sicuramente era una famiglia lacerata, dove l&#8217;omosessualità del figlio non era accettata dal padre, ma dove erano presenti tanti altri problemi d&#8217;ordine economico e sociale: decidere che si tratta di delitto omofobo è al momento una supposizione, anche rischiosa, dato che è ben possibile che tale fattore non sia stato determinante nell&#8217;omicidio. <strong>Si rischia di fare una figura come quella su Filippo Turetta, giudicato nei primi giorni dopo l&#8217;orrendo delitto Cecchettin &#8220;il bravo ragazzo dimostrazione che tutti gli uomini possono essere femminicidi&#8221;</strong> salvo poi scoprire che aveva più <em>red flags</em> di una parata militare dell&#8217;Esercito sovietico a indagini fatte.</p>
<p><strong>Come per ogni notizia di cronaca nera, si è visto dello sciacallaggio</strong>. In primis quello ordinario degli anti-armi e degli anti-caccia, per cui ogni omicidio compiuto con arma da fuoco, per di più da un cacciatore, è indice di chissà quale americanizzazione è che la soluzione è disarmare il cittadino lasciando le armi solo alle forze dell&#8217;ordine, che finché stanno lontane dal boschetto di Rogoredo sono le uniche di cui possiamo fidarci. Ma anche da parte più conservatrice, tra chi prova a giustificare il padre perché il figlio &#8220;ha fatto un TSO&#8221; a chi invece direttamente sostiene che se l&#8217;avessero &#8220;curato&#8221; dall&#8217;omosessualità &#8211; cosa tra l&#8217;altro impossibile &#8211; questa tragedia non sarebbe successa, e nel mentre qualcuno accusa la &#8220;rossa Toscana&#8221; del delitto e fa insinuazioni sulla conseguente rossaggine politica della famiglia.</p>
<p><strong>Ma ce n&#8217;è uno ancor più paradossale ed è quello della&#8230; comunità LGBT militante e della politica che tra essa pesca voti!</strong> Sia chiaro, non è che qualunque considerazione relativa alla necessità di accettare la sessualità dei propri figli e alla gravità di dire al proprio che è meglio vederlo morto che gay è woke o sciacallaggio, altrimenti dovremmo <a href="https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/meglio-morto-che-gay-dietro-la-tragedia-di-camaiore-quellamore-gratuito-cosi-difficile-da-imparare_110175?fbclid=IwY2xjawSrf9pleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR72a3qPKOzl9ZSEyfVzjgD8NG5VYWLsi4IA0i1WN2cOPW1Oq3pe7nal-n4JGg_aem_vI_tW7s1CPt8_DBdP6tcfA">accusare persino l&#8217;Avvenire</a> di ciò, ma c&#8217;è differenza tra invitare all&#8217;accettazione e alla tolleranza, tra dire che &#8220;serve una Legge&#8221; per cambiare il mondo e tra il riproporre il programma del pride di turno e accusare chiunque non lo condivida di avere le mani sporche di sangue.</p>
<p>Eppure l&#8217;ultima opzione è quella che alcuni pride e attivisti hanno seguito. Una slide o un paragrafo di testo sul turpe crimine e dieci slide di pretese tutte derivanti dal programma del pride. Di chi è la colpa del delitto? Del padre? No, della &#8220;cultura patriarcale&#8221;, di chi pensa che il matrimonio sia tra uomo e donna e di chi non vuole che il primo scappato di casa &#8211; che lo mandi l&#8217;assocazione bigottissima contraria persino al Natural Family Planning e che vuole &#8220;figliare come conigli&#8221; o l&#8217;associazione promiscuissima per cui uno può cambiare partner sessuale ogni giorno e lo stato deve pagare preservativi e PrEP &#8211; a insegnare educazione sessuale nelle scuole senza che i genitori abbiano voce in capitolo.</p>
<p>E la soluzione? Rafforzare i servizi sociali e psicologici? Capire se c&#8217;è qualcosa che si poteva fare e non è stato fatto? Nossignori: adozioni e utero in affitto per tuttə, poliamore nel codice civile e <a href="https://www.lavocedelnord.net/2024/06/28/andare-al-pride-con-questi-programmi-ci-penserei-due-volte-e-vannacci-non-e-la-soluzione/">le solite cose da programma del pride</a>. <strong>È brutto a dirsi, ma nei fatti quando un omosessuale viene aggredito o ancora peggio ucciso questi movimenti hanno un raro momento di rilevanza che vada oltre l&#8217;aspetto festoso/carnevalesco della parata, e lo sfruttano per promuovere il loro programma politico.</strong></p>
<p>Questa cosa la denunciai già ai tempi del DDL Zan: l&#8217;Italia poteva avere una legge contro l&#8217;omofobia, ma ad averla affossata sono state principalmente le <a href="https://www.lavocedelnord.net/2021/10/28/a-che-serve-il-ddl-zan-allora/">questioni politiche e identitarie interne alla comunità LGBT</a>. Fa più comodo tenere il mondo LGBT dipendente così che ti voti, convincendolo che è sotto costante attacco dal nemico di turno, che essere realisti, riconoscere che <strong>ormai l&#8217;uguaglianza formale c&#8217;è da tempo</strong>, l&#8217;unica piccola discriminazione legale è il fatto che l&#8217;unione civile non preveda l&#8217;obbligo di fedeltà, ma notare che l&#8217;uguaglianza sostanziale è un cammino più lungo, che incontra ostacoli sia da parte sociale (l&#8217;omofobia esiste) sia da parte statale (si pensi alla difficoltà ad accedere ai percorsi di cambio di sesso nel SSN) e che si debba fare un percorso verso questa uguaglianza.</p>
<p>Non è una situazione dissimile da quella delle donne: lungamente discriminate, le azioni eclatanti hanno sicuramente favorito l&#8217;ottenimento della parità legale, poi ci si è resi conto che <strong>la parità formale non è quella sostanziale e il raggiungimento di essa è un procedimento ancora in corso e che, in tutta onestà, non sappiamo nemmeno se finirà</strong>. Nonostante ciò è lecito criticare iniziative ritenute a favore di questa parità, un esempio recente è il <a href="https://www.lavocedelnord.net/2025/03/08/reato-di-femminicidio-se-la-destra-riesce-a-fare-peggio-di-zan/">reato di femminicidio</a> criticato anche da tante giuriste, e le manifestazioni femministe sono spesso oggetto di critica per i modi e, al di fuori dei circoli incel, nessuno ritiene che esse rappresentino &#8220;le femministe&#8221; in toto o addirittura tutte le donne, cosa che invece è differente per il pride, che viene assunto a &#8220;la comunità LGBT&#8221; e la cui critica è sostanzialmente atto politico che in certe aree è visto come forma di blasfermia.</p>
<p>Sta di fatto che, escludendo pochi esempi lodevoli, basta leggere molti dei post melensi sul caso Camaiore per rendersi conto quanto poco si parli della tragedia o delle aspirazioni spezzate del ragazzo e della madre, e di quanto tanto invece si propongano programmi politici triti e ritriti, con scarsa correlazione con l&#8217;avvenuto e con l&#8217;obiettivo di farne promozione, spesso anche accusando chi non li condivide di essere complice di delitti del genere: <strong>considerando il già citato ruolo del mondo LGBT militante nell&#8217;affossare il DDL Zan, è forse un&#8217;ammissione di colpa?</strong></p>
<p>In ogni caso, tra chi davanti a una tragedia del genere inizia a immaginare come poterla usare per aver la maggior risonanza possibile e chi invece giustifica il padre perché tutto sommato se la gente fingesse di non essere omosessuale queste cose non succederebbero, <strong>l&#8217;opinione più moderata, condivisibile e che non richiede supposizioni spacciate per verità assolute è arrivata dal quotidiano dei vescovi. </strong></p>
<p>Come cambiano i tempi.</p>
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