FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Magazine di Approfondimento Politico

Our Man in Havana..

Ha fatto molto rumore in questi giorni il pugno chiuso sollevato in aula dal cartonato ministro Toninelli alla approvazione del decreto Genova. Il punto della questione parrebbe essere l’evocazione simbolica alla lotta comunista che nei suoi annali annovera non meno porcherie di quante non vengano additate al ventennio, con la sola differenza che l’indulgenza storica non è stata equamente redistribuita e che da qualche mese il suo contraltare è addirittura diventato reato. Ça va sans dire.
Colpevolmente confesso di non aver fatto caso prima di oggi alla biografia del Ministro, limitandomi a definire famigliare la sua inflessione dialettale, così oggi mi sono persa nei meandri della anagrafe universale di Google scoprendo che il boccoluto Toninelli è cremonese di origine, Soresina per la precisione. Carriera politica folgorante: prima candidato consigliere della provincia di Cremona, poi candidato consigliere comunale di Crema. Nel 2013 eletto deputato nella circoscrizione V Lombardia 4 ed infine eletto senatore nel 2018, candidato nel collegio uninominale di Cremona come capolista. Insomma, un uomo del territorio.


Orbene, our man in Havana due giorni fa ha fatto approvare il decreto Genova, “scritto col cuore”, nel quale è stato inserito così, tra il lusco e il brusco, anche un bel condono edilizio per Ischia. SI, per Ischia, vulcanica isola del golfo di Napoli. Mi sono sforzata a lungo di capire che attinenza avesse un condono in una terra martoriata dall’abusivismo edilizio con l’urgenza di ricostruire un ponte crollato a Genova, ma non l’ho trovata. Al contrario mi è balzato nella mente un più facile accostamento con il nostro ponte di Casalmaggiore.

Il ponte sul Po di Casalmaggiore ha compiuto qualche mese fa il suo primo compleanno dalla chiusura. Il rischio che crollasse, dopo anni di ignorata manutenzione, ha spinto gli amministratori provinciali a impedirne l’attraversamento. Tragedia evitata per loro, numerosi problemi per i cittadini che quotidianamente lo attraversavano per lavoro o per studio, o anche solo per andar a trovare i genitori o la fidanzata. Chi non fosse pratico di geografia padana deve sapere che Casalmaggiore dista a meno di 60 km dalla Soresina del caro Toninelli, nella medesima provincia di Cremona, quella provincia che lo ha eletto nella propria circoscrizione.

Casalmaggiore – Immagine ©Voce di Mantova  http://www.vocedimantova.it/

Ed è qui sorge il problema. L’uomo del territorio, eletto con i voti di questo territorio, cresciuto all’ombra del torrazzo e formato nella operosa Brescia, ha sentito il dovere morale di condonare gli abusi edilizi napoletani invece di rimettere in sesto il ponte di casa, costruito rispettando le regole ma abbandonato dalla sciatteria della politica. Siamo, quindi, sicuri che il problema di Toninelli sia il pugno alzato? No! Il problema è che siamo alle solite: un territorio operoso inascoltato e non rappresentato. Questa fetta di terra che ha un residuo fiscale spaventoso nei confronti dello stato centrale, che elegge un figlio che poi diventa un ministro della repubblica, che ha attribuito la maggioranza dei propri voti a un partito che si chiamava Lega Nord, è come al solito dimenticata, reietta, snobbata. Grazie-prego. Spremuti dalle velleità nazionalistiche di un partito nato al Nord e morto a Roma, dalle amnesie di qualche creatura politica locale, fiaccati dalle carenze infrastrutturali e dell’occupazione che qui fatica a riprendere restiamo noi, con la nostra scheda elettorale buona per soffiarsi il naso, con le tasche sempre più leggere e le casse sempre più vuote. E allora l’altro giorno in Parlamento avrei voluto ci fosse uno dei nostri nonni, uno di quelli che han ribaltato la terra stagione dopo stagione, messo mattone su mattone nella propria casa, nella propria azienda, uno di quelli che è rimasto attaccato con le unghie e coi i denti a questo territorio; avrei voluto vederlo salire tra i banchi del governo e tirága an bel sciafón in dal cúpen di guareschiana memoria, di quelli che non fanno male ma riportano alla realtà, alla nostra realtà, che non se ne fa niente nè dei pugni alzati, nè dei condoni edilizi e che merita quella attenzione e rappresentanza che da un po’ non si vede più a queste latitudini.

Sara Malagola
Medico, millenial, genoma Lombardo-Veneto. Liberale di formazione, autonomista per definizione. Sedotta dalla politica ma cresciuta dallo sport, curioso nei meandri dell’essere umano convinta della unicità di ciascuno. La libertà è il mio metronomo. Ancora troppo in divenire per una biografia degna di questo nome.

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