FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Liberland, uno stato nel cuore dell’Europa. Ma nessuno lo sa.

Domenica 25 novembre a Roma in un hotel defilato di via Rebibbia il presidente Vit Jedlicka ha presentato alla stampa e al pubblico la “Libera Repubblica di Liberland”.   Letto così il comunicato mi sono posto subito un quesito: sarà una cosa seria? Ebbene può capitare infatti che in questi ultimi anni di grandi fermenti indipendentisti in giro per l’Europa ci si possa imbattere in una vicenda per certi versi surreale accaduta di recente nel bel mezzo dei Balcani.

Ho scoperto infatti che mentre Slovenia e Croazia si guardano in cagnesco per la questione dell’arbitrato e Montenegro e Kosovo continuano a litigare per il posizionamento delle rispettive frontiere, in una amena località tra Serbia e Croazia  nei pressi del Danubio va avanti una controversa disputa europea.

Si tratta del riconoscimento della cosiddetta – Liberland, micro nazione auto-proclamata nel 2015 dall’intraprendente di origine ceca Vit Jedlicka.  Un personaggio singolare che continua a pubblicare sul web in merito alle attività politiche e diplomatiche di questa parte di mondo collocata appunto sulla sponda croata del Danubio. Si tratta di un territorio esteso per 7 chilometri quadrati  in un’area sostanzialmente disabitata a cavallo fra il fiume e un suo meandro interno, di fronte a Backi Monostor, in Serbia, e Zmajevac, in Croazia. Ovviamente ad oggi nessuno stato ne ha realmente assecondato le aspirazioni ne tantomeno riconosciuto l’autonomia e in ogni caso la Croazia ha deciso di aprire in vero e proprio fronte ostile nei confronti dell’iniziativa cercando di impedirne lo sviluppo, forse preoccupata dal fatto che in realtà stia crescendo il consenso intorno alla stessa. Addirittura l’autoproclamato presidente Jedlicka e’ già stato arrestato due volte negli ultimi tempi e nonostante nessuno lo abbia ad oggi sostanzialmente riconosciuto, già nel 2017 dichiarava di aver ricevuto ben 480.000 richieste di cittadinanza, delle quali addirittura 150.000 parrebbero essere accoglibili e in corso di riconoscimento con tanto di passaporto e conseguenti esenzioni fiscali.  Si perché nel libero stato di Liberland non esiste la tassazione. E pare che esistano al contrario una trentina di uffici di rappresentanza all’estero che accolgono le richieste di cittadinanza. Tutto fantastico nel vero senso della parola, o almeno così parrebbe. Di certo le autorità cominciano a prenderlo sul serio, al punto che a Roma dovrebbe  essere stato sottoscritto il primo accordo internazionale con la Savoia per il reciproco riconoscimento dei due stati.  

Il Piccolo di Trieste lo scorso anno ha avuto modo di intervistare  Jedlicka, che in quell’occasione ebbe modo di definirsi   «statista» e «visionario».  Aggiungendo <<Finora abbiamo conferito la cittadinanza a circa 500 persone», originarie di vari Stati, come Usa, Germania, Cechia, Croazia, Serbia. Sono persone «che vogliono vivere in uno Stato libero». Qual è l’obiettivo di Liberland? Anche quello di «sollecitare altre nazioni a essere più liberali, oltre che a costruire Liberland». Liberland sta preparando anche il lancio della sua «cripto moneta autonoma nel 2018»,  di cui su parla  anche sul sito ufficiale, con l’intento di raccogliere «fino 70 milioni di dollari», da usare per lo sviluppo di Liberland sul Danubio. E per la fondazione di due Liberland gemelle, «una in Africa e una in America centrale», ha annunciato Jedlicka. E sempre domenica intanto la delegazione di Liberland si è recata in visita ufficiale a rendere omaggio alla tomba dell’economista Frederic Bastiat presso la chiesa di San luigi dei Francesi a suggellare con precisione i propri riferimenti sociali ed economici. Non male per una vicenda che spesso viene derubricata a bufala. Se fosse, una bufala ben congegnata. Di certo però sempre lo scorso anno il sedicente Presidente sosteneva che l’atteggiamento della Croazia avrebbe determinato lo sviluppo dell’iniziativa .

«Ci vedono come una minaccia, ma penso che risolveremo la situazione». Che è più complessa – e meno naïf – di quanto sembri. «Sono stato a Liberland quindici volte quest’anno, ma ci sono problemi con la polizia croata, che cerca di impedire che qualcuno si avvicini» al territorio su cui la micro nazione vuole esercitare la sovranità, un fatto «un po’ strano», dato che Zagabria per ora «non ha reclamato quel territorio», disse Jedlicka. E non lo ha fatto neppure la Serbia. Anche su questa mancata presa di posizione si fondano le pretese territoriali di Liberland, facilitate dall’esistenza di un limite non chiaramente definito. Pretese che sono state scandagliate in un articolo sul Chicago Journal of International Law, in cui si ammette che le possibilità di riconoscimento internazionale della micro nazione sono quasi nulle. Ma si legge anche che Liberland «ha molti aspetti legali e politici di uno Stato moderno», tra cui «una Costituzione e leggi», azioni di governo concrete. E appetiti su un lembo che potrebbe essere considerato «terra nullius», la base delle pretese di Jedlicka. Terra di nessuno perché non reclamata da Belgrado, che mira – nell’intricata controversia confinaria serbo-croata – a far riconoscere il Danubio come confine. E da Zagabria, preoccupata che rivendicare solo l’area di Liberland possa ‘legittimare’ il nuovo confine segnato dal corso del Danubio, perdendo diritti su territori ambiti sulla sponda serba. –
Un caso intricato verrebbe da dire. Un caso destinato a far discutere presto. Un caso di autodeterminazione che vale la pena osservare con attenzione
Oggi fa sorridere molto, ma chissà  che un giorno non possa diventare un esempio per tanti.  In ogni caso si tratta di una terra dove si professa la libertà. E forse in questa fase tanto potrebbe bastare per essere presa sul serio

Imprenditore, classe 1968. Per 25 anni impegnato a vari livelli in politica sempre nelle fila della Lega Nord. Dal 1993 al 2002 è sindaco di Pomponesco (Mantova), nel 1996 entra a far parte del Direttivo regionale dell’Anci Lombardia. Nel biennio 1996-1997 Fava è presidente del Consorzio per la depurazione idrica casalasco-viadanese. Per molti anni e’ stato membro elettivo di Upl (Unione provincie lombarde). Dal 2002 al 2007 consigliere comunale a Pomponesco e dal 2009 al 2014 consigliere comunale a Sabbioneta. Dal 2015 al 2018 è stato consigliere comunale a Viadana (città dove attualmente vive). Dal 1997 al 2012 è stato consigliere della Provincia di Mantova e deputato al Parlamento in tre Legislature. Nella XV Legislatura è stato membro della Commissione Attività produttive; nella XVI è stato membro delle Commissioni Difesa, Attività produttive, Politiche dell’Unione europea, Affari sociali e della Commissione Bicamerale d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nonchè Presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Contraffazione. Nella XVII eletto di nuovo alla camera dei deputati ha rassegnato le dimissioni nel maggio 2013 per entrare a far parte della giunta regionale della Lombardia con Presidente Roberto Maroni come assessore all'agricoltura. Appassionato di politica, economia e di sport nel novembre 2018 ha scelto di abbandonare le cariche elettive e la politica attiva in campo istituzionale per dedicarsi alla propria attività imprenditoriale a tempo pieno.

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