Tutto come previsto.
Il consiglio dei ministri di ieri sera non ha sciolto i nodi relativi alle richieste di autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
A dispetto degli annunci, e della volontà di un passo avanti del Ministro agli affari regionali Erika Stefani, la data dello storico accordo è destinata a slittare ancora.
Come anticipato (leggi l’articolo) nel Consiglio dei Ministri di ieri si è tenuta solo una comunicazione sullo stato delle intese con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e gli incontri tra il premier Giuseppe Conte e i governatori interessati sono slittati a data da definire.
L’altolà dei Cinque Stelle
Poco prima del consiglio dei ministri, i gruppi di Camera e Senato del M5s hanno presentato un dossier molto critico, in cui si sottolinea il rischio che si creino “cittadini di serie A e di serie B” se prima delle intese non saranno definiti Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) da assicurare ai cittadini di tutte le regioni.
Altro focus del dossier pentastellato, l’intenzione della Lega di evitare imboscate al momento del voto delle due camere “blindando” i progetti di legge, rendendoli non modificabili.
Secondo il progetto leghista, infatti, le intese per l’autonomia sarebbero da considerare al pari delle intese – previste dalla costituzione- con le confessioni religiose (articolo 8 ) e quindi non modificabili in aula. (Documento ufficiale della Camera dei deputati)
Secondo il senatore pentastellato Vicenzo Presutto, da sempre contrario al progetto autonomista targato Lega, il modus operandi scelto da Salvini e dalla Lega è incostituzionale: ” La procedura proposta dalla Lega è incostituzionale e i ricorsi alla Consulta sarebbero scontati: perché non si può imporre al Parlamento una semplice ratifica di un’intesa che limita i poteri delle Camere“
Nel loro articolato dossier i Cinque Stelle richiamano la necessità di un altro percorso e rimandano nientepopodimeno che…alla riforma sul federalismo, datata 2001 e firmata dal leghista Calderoli.
Punto Primo: stabilire per legge i livelli essenziali delle prestazioni, da garantire su tutto il territorio nazionale. Punto secondo: fissare i fabbisogni standard ed infine, punto terzo, varare il fondo perequativo.
Una strada molto più lunga -e decisamente più complicata – di quella prevista dal ministro competente e fortemente sostenuta dai leghisti.
Per quanto riguarda le tanto pubblicizzate intese con le regioni, come previsto, i ministri grillini a Sanità e Infrastrutture frenano: non sono disponibili a cedere competenze su temi importanti come la regolamentazione dell’attività libero professionale o la gestione di autostrade e aeroporti.
Le reazioni: nervi tesi
Matteo Salvini è arrivato in ritardo, non si è incontrato con il premier Conte, e la sua irritazione era visibile. “Si tratta di un traguardo storico” aveva dichiarato solo qualche ora prima. Per poi sottolineare: ” Io ultimamente i dossier li vedo sempre in ritardo, quindi chiedete a chi lo ha fatto” E annuncia un vertice politico con Conte e Di Maio.
Erika Stefani colei che ha realizzato le trattative con le regioni ha precisato: ” L’impianto generale e la parte finanziaria delle intese sono chiuse con il via libera del Mef. si riunirà il tavolo del governo sull’autonomia per formulare la proposta definitiva per le Regioni per arrivare alla firma delle intese” e poi ha spiegato: “Ci sarà un confronto in Parlamento prima della firma delle intese con le Regioni, è difficile che i decreti legge siano emendabili dopo l’intesa”.
Riccardo Fraccaro (M5S),ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha assicurato: “Il testo finale sulle autonomie verrà vagliato dalle Camere, che saranno coinvolte in maniera adeguata nell’iter di approvazione, con i modi e i tempi che il Parlamento riterrà opportuno” .
Ostentano ottimismo i governatori di Lombardia e Veneto Attilio Fontana e Luca Zaia.
“Io sono un inguaribile ottimista – ha detto Zaia – sono a disposizione per confrontarmi sui temi che sono rimasti ancora non totalmente condivisi e sono convinto che se dall’altra parte ci sono un Presidente del Consiglio e Ministri che vogliono l’autonomia, credono in essa e soprattutto nel rispetto degli impegni che abbiamo preso coi cittadini, la soluzione si troverà”.
Cosa si diranno Conte, Salvini e Di Maio è un’altra storia ancora tutta scrivere. Per ora resta sul tavolo un’unica certezza: l’autonomia slitta ancora e i Cinque Stelle non esitano a considerarla questione da affrontare dopo le Europee di maggio.
Nota a margine
Non avevamo la palla di cristallo. Che il c.d.m, a dispetto dei grandi annunci, non avrebbe formalizzato le intese era ampiamente prevedibile. Al Ministro Stefani, infatti, era riservata solo una “comunicazione” come previsto dall’ordine del giorno. Lo potete trovare qui
(Tra gli ultimi punti)