FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Si scioglie la Lega Nord: muore il sogno del federalismo. Anzi NO.

Oggi, 21 dicembre 2019, dopo oltre 25 anni di presenza muore quello che era il partito più vecchio nella politica italiana: muore la Lega Nord. Quello che, semplicemente, verrà ratificato, dal Congresso Federale in un Hotel a Nord di Milano, senza alcun dibattito interno e confronto tra le varie (se esistono) posizioni all’interno del partito è la nascita del partito-personale di Matteo Salvini. Un partito sovranista di estrema destra costruito a sua immagine e somiglianza: a suo uso personale.

Con straordinario cinismo e quasi genuina freddezza nei confronti della gloriosa storia della Lega Nord, il Congresso – fantasma come è stato definito da molti mezzi di informazione nei giorni scorsi – manderà al macero la fu Lega Nord, dando vita alla nuova creatura voluta dal “Capitano coraggioso”. Un partito che con il vecchio Carroccio nulla avrà a che vedere e che nazionalizzerà una forza politica da sempre allergica al centralismo statale. Perché, cancellando la parola Nord, non solo muore il partito, ma muore – soprattutto – un’idea, l’ideale che ha mosso gli animi di tante persone, tra cui il sottoscritto: muore un sogno. Muore ciò per cui centinaia di migliaia e, in alcuni momenti, milioni di cittadini, hanno creduto: il federalismo.

La nascita delle Leghe autonomiste, progenitori della Lega Nord

Ricordiamo, per chi non avesse mai sentito parlare di certi nomi e di alcune idee e posizioni, come sia nata la Lega Nord – che oggi muore – e che cosa ha cercato di realizzare in questo Paese. Un po’ di storia serve per comprendere meglio un partito che, volenti o nolenti, ha cambiato la storia di questo Paese.

Per capire a fondo la Lega Nord dobbiamo volgere lo sguardo a quei movimenti regionali che nacquero circa 30-35 anni or sono nel Nord Italia. Sul finire degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta del secolo scorso nascono, nelle Regioni del Nord, la cosiddetta Padania, delle formazioni politiche che si richiamavano direttamente ai valori del localismo, alla difesa della cultura e della tradizioni popolari, alla riscoperta del concetto di autonomia da contrapporre all’invasivo strapotere della politica centralista di Roma che si sviluppa in ogni settore ed in particolar modo all’interno della Pubblica Amministrazione. Depauperamento economico (eccessivo prelievo fiscale) e massificazione culturale (scuola statale centralizzata) sono dunque i due strumenti principali attraverso i quali Roma impone la sua volontà, cercando di schiacciare con ogni mezzo il desiderio di identità e di autodeterminazione dei popoli del Nord. Non si trattava – perché oggi questa spinta è stata mortificata e soffocata proprio da Matteo Salvini – quindi di rivendicazioni egoistiche o qualunquiste, come venero etichettate semplicisticamente dai partiti e dai media, bensì di una articolata accusa contro la gestione dello Stato e della cosa pubblica, accompagnata da una innovativa – ed alternativa – proposta politica, tesa a cambiare radicalmente la condizione di  completa sudditanza alla quale erano (anzi, sono ancora) costretti i popoli del Nord sin dal tempo dell’unità d’Italia. Come retroazione al forte statalismo e al centralismo burocratico dello Stato italiano nascono, quindi, le leghe regionali. La madre di queste formazioni, che agli albori hanno un carattere  quasi prettamente culturale, è la Liga Veneta, che partecipa già alle elezioni del 1979, pur non essendo ancora ufficialmente fondata.

Quasi contemporaneamente in Lombardia nasce un altro movimento autonomista: la Lega Lombarda. La sua fondazione ufficiale avviene nel 1984. Un anno dopo, nel 1985, essa riesce a conquistare i primi seggi in diversi comuni del varesotto. Alla Lega Lombarda e alla Liga Veneta, si affiancano poi altri movimenti autonomisti padano-alpini che, con gli stessi ideali politici, cercano di conquistare l’elettorato delle Regioni del Nord. Nel 1986 avviene l’apertura storica della prima sede della Lega Lombarda a Varese.

Proprio dall’unione di queste leghe regionali nasce la Lega Nord, e cioè il movimento politico che più di ogni altro in questi ultimi due decenni si è fatto assertore, nel panorama politico nazionale ed anche su scala europea, della trasformazione dello Stato italiano in uno Stato federale, accogliendo dunque come principio ispiratore della propria strategia politica il federalismo. Prima di allora, infatti, esisteva solo un partito che era ufficialmente e politicamente attivo per il federalismo: l’Union Valdotaine, partito regionalista e francofono della Valle d’Aosta.

La Lega Nord nasce ufficialmente nel 1989, per opera di dieci rappresentanti di sei movimenti autonomisti: Piemont Autonomista, Lega Lombarda, Liga Veneta, Union Ligure, Lega Emiliana-Romagnola, Alleanza Toscana.

Il sogno del federalismo: riforma federale per cambiare il Paese

Grazie alla Lega – Nord – il  federalismo divenne un tema con cui ogni partito dovette, prima o dopo, confrontarsi. Quello che il Carroccio, grazie alle geniali intuizioni politiche di Umberto Bossi e al pensiero del grande Gianfranco Miglio, cominciò a propugnare era, semplicemente, un’idea di giustizia sociale e di riscatto di un’area del Paese costretta a subire una ormai ingestibile tassazione che serviva (serve) a foraggiare un Mezzogiorno arretrato ed improduttivo. Il federalismo era – per me lo è ancora e lo sarà sempre – la risposta all’eccesso di centralismo che, in un crescendo negativo, ha caratterizzato, soffocandola, la vita del Paese, del Nord in particolare.  

Il federalismo è, secondo quello che diceva la vecchia Lega Nord, né più né meno, un nuovo modo di intendere la Politica. Una Politica che, grazie proprio al federalismo, potrà essere maggiormente in grado di risolvere i problemi quotidiani dei cittadini. Una Politica con la P maiuscola. Una Politica che significa operare per il bene dei cittadini e della propria Comunità. Politica che, per questo, si traduce in spirito di sacrificio, unicamente orientato al bene dei cittadini, della collettività.  

Il federalismo della Lega fu Nord aveva in sé tutti i concetti che la storia ha passato come i princìpi dell’idea federalista: l’autogoverno (self-rule), le sovranità distinte ed il mantenimento in capo allo Stato centrale delle poche competenze legislative generali di interesse unitario: difesa, moneta, politica estera, giustizia nazionale e standard minimi di politica sociale. Ciò che avviene in ogni vero Stato federale esistente al mondo.

In generale, comunque, gli obiettivi che ci si prefigge di realizzare attraverso una riforma in senso federale dello Stato possono essere riassunti in:

  • favorire la partecipazione politica ed il senso civico dei cittadini mediante l’autogoverno locale;
  • sviluppare il senso di responsabilità degli eletti e la necessità per gli stessi di tener conto del loro operato;
  • rendere più semplice ed efficiente la Pubblica Amministrazione (semplificazione e sburocratizzazione);
  • fare in modo che una certa quota delle tasse pagate dai cittadini resti su quel territorio (federalismo fiscale e autonomia finanziaria delle Regioni e degli Enti Locali);
  • valorizzare le identità regionali e locali.

Federalismo vuol dire arrivare, finalmente, ad una nuova cultura finalizzata a riavvicinare l’economia alle persone e al corpo sociale adeguando lo sviluppo produttivo e le risposte del mercato alle necessità dei cittadini e delle loro condizioni di vita. Dal punto di vista prettamente economico il federalismo è l’unico modello politico proponibile per superare (e abbandonare, quindi) l’economia finanziaria fondata sulla carta e sulle oscillazioni di borsa e tornare all’economia reale.

Per la Lega Nord federalismo significa poter decidere e gestire in, in maniera autonoma, quali sono le politiche più adatte per un determinato territorio. Ogni Comunità, quindi, una volta realizzato il federalismo, potrà decidere liberamente del proprio destino.

La libertà di decidere e il rapporto diretto che si crea tra la cittadinanza e il territorio è una delle conseguenze della più forte autonomia che il federalismo crea. Che ne sa la politica centralista delle esigenze di quel determinato territorio se non vive in quel contesto? Solo chi vive in quell’ambiente, in quel territorio, può avere la sensibilità e la cognizione giusta per sapere che cosa richiede la comunità locale, quali sono le priorità di quella terra. Ecco, dunque, perché la scelta federalista appare – ovviamente dal punto di vista di un vero federalista – quella maggiormente in grado di dare autonomia e libertà di decidere delle proprie questioni alle realtà territoriali e alle comunità che lì abitano.  Il federalismo di cui parlava Bossi e la sua Lega Nord esaltava il pluralismo e le diversità, da intendere come espressione della ricchezza identitaria territoriale; come espressione di quella libertà che si sostanzia nell’autonomia e nell’autogoverno.

La fine di un sogno, un sogno però intramontabile

Oggi tutto questo scomparirà, verrà cancellato con una semplice alzata di mano che sarà unanime: senza dibattito, senza confronto, senza contrapposizione di idee e posizioni diverse, anime della democrazia. Oggi Salvini verrà incoronato Segretario della Lega Salvini Premier, leader di una destra sovranista, reazionaria e soprattutto allergica al federalismo. La fine di trent’anni di storia gloriosa dell’unica forza politica che davvero voleva fare la rivoluzione.

Oggi muore la Lega Nord. Ma mai morirà quello spirito di libertà e di autogoverno delle Regioni del Nord, della Padania. Non morirà mai l’orgoglio di sentirsi federalisti: nello spirito e nelle azioni quotidiane. Oggi Salvini cancellerà con la penna un sogno; quel sogno che però non potrà mai morire ed infatti non morirà mai, perché eterno ed intramontabile, in quei cuori puri che sognano la libertà: nei federalisti che non si arrendono.

Io sarò sempre federalista e riconoscerò sempre un solo Capo: Umberto Bossi.

Roberto Marraccini
Roberto Marraccini, classe 1974, ha lavorato per 13 anni (dal 2002 al 2015), come funzionario di partito nella Segretaria Politica Federale della Lega Nord, occupandosi sempre di temi legati al federalismo, alle autonomie locali e all’Unione Europea. Oggi è un funzionario pubblico in un ente locale. Continua a sognare un’Italia Federale ed ha come modello di riferimento la Svizzera.