FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

La Costituzione “irriformabile”

L’Italia è un paese irriformabile e l’ostacolo maggiore che si frappone sulla strada di chiunque ci tenti è la sua Costituzione, la quale è il componente politico autenticamente reazionario del sistema istituzionale nazionale. Nata da un compromesso tra comunisti, democristiani di sinistra e azionisti, in un momento storico nel quale l’ombra dell’uomo forte si allungava ancora sui destini dello Stivale, ha volutamente prodotto un sistema di governo debole, nel quale il premier non è il leader forte dei sistemi maggioritari anglosassoni, ma una sorta di “primus inter pares” che non può nemmeno allontanare un ministro che abbia perso la sua fiducia. Il suo incipit nell’enfasi di asserire che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” (e non, tanto per dire, sulla “libertà”, ad esempio) richiama le costituzioni post belliche oltrecortina di ferro. Nomina la “proprietà” per la prima volta all’articolo 42 e in un contesto ove se ne dispongono le condizioni per limitarla. Introduce le “Regioni” nell’ordinamento istituzionale, lasciandone in sospeso le attribuzioni di competenze e per 5 di esse prevede, per motivi storico – politici che ora non sono più attuali, una serie di competenze particolari. Essa è il prodotto di una determinata e particolare fase storica che in molte parti mostra inequivocabilmente i segni del tempo. Tuttavia chi la tocca muore.

Ci hanno provato in molti nel corso degli anni. Il CDX a trazione berlusconiana perse clamorosamente la battaglia sulla “Devoluzione” con il referendum del 2006, che vide bocciata dalle urne la sua riforma (blandamente) federalista che passò solo (significativamente) in Veneto e Lombardia. Fu poi la volta di Renzi a schiantarsi nel tentativo di riformare l’architettura costituzionale del Paese, con la bocciatura della sua riforma “decisionista” del 2016. Anche il celebre “ribaltone” del 1994 fu causato da un cortocircuito costituzionale. Scalfaro rifiutandosi di sciogliere il parlamento al venir meno della maggioranza di CDX che aveva vinto le elezioni con un sistema elettorale maggioritario (il “mattarellum”), commise un gesto politicamente inopportuno seppur costituzionalmente corretto, rifiutandosi di prender atto che attraverso la riforma in senso maggioritario del sistema elettorale, gli elettori avevano dato la chiara indicazione della maggioranza di governo, superando di fatto il parlamentarismo sul quale era stata costruita l’architettura istituzionale Italiana. Ma che era ancora in vigore, non essendo stata modificata la Costituzione al fine di recepire i cambiamenti necessari per armonizzare l’architettura istituzionale al sistema elettorale.

Ecco da dove arriva l’illusione di poter riformare istituzionalmente il paese a colpi di leggi elettorali senza modificarne di conseguenza l’architettura istituzionale. E il più grande ostacolo per qualsiasi riforma è la retorica riguardo la “Costituzione più bella del mondo”, la quale è il precario collante che tiene insieme un paese disarticolato. Essa è divenuta una sorta di totem intoccabile. Nata dalla “resistenza” la quale nella retorica nazionale è concepita come un “secondo risorgimento”, narrazione che implicitamente considera fallito il “primo”, (altrimenti perché ci sarebbe bisogno di un secondo?) nei suoi richiami all’egualitarismo – che nella declinazione nazionale è divenuto assistenzialismo – è il minimo comun denominatore che tiene assieme realtà locali che non potrebbero essere più distanti, culturalmente ed economicamente.

Le falangi compatte dei “custodi della costituzione” sono arruolate trasversalmente, da sx a dx, a seconda delle convenienze del momento. I talebani della conservazione si collocano in larga misura a sinistra, nelle sue varie declinazioni e sfumature, ma è assai significativo che il tema della riforma costituzionale che per anni ha tenuto banco nel dibattito politico (con esiti invero assai modesti) sia completamente sparito dai radar del CDX a trazione Salviniana. La risposta molto probabilmente sta nel fatto che ormai l’architettura costituzionale italiana è vista come una casa marcia, si ha il timore che se si interviene su un elemento, a catena finirebbe per crollare tutto l’edificio. Quindi, per non saper né leggere né scrivere (talvolta non solo per modo di dire), si lascia tutto com’è.

Curiosamente, l’unica riforma costituzionale passata indenne dalle forche caudine dei referendum confermativi è quella del Titolo V° della Costituzione del 2001 targata CSX. Zaia da allora ha impiegato 16 anni a realizzare che grazie a quella riforma avrebbe potuto chiedere competenze maggiori su diverse materie legislative. Meglio tardi che mai. Da allora veneti (e lombardi) come dei Godot stanno ad aspettare il loro “Natale più bello”. Fino ad oggi invano.

Luca Comper
Architetto, appassionato di troppe cose da poterle riassumere nello spazio di una schermata del PC, ma in particolare di arte, politica e storia. Ha lo stesso rapporto con il giornalismo di quello che ha uno scafista con la marineria. Indipendentista to the core, il suo motto è "Ho costruito la mia causa in abuso edilizio"