FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Roma sbaglia, Roma accentra

C’era un tale di Predappio che diceva che lui, il fascismo, non l’aveva inventato ma l’aveva tratto dall’inconscio degli italiani. E più vedo l’Italia più mi convinco che sia vero.

Pensate alla recente diffusione del coronavirus SARS-CoV-2: il governo centrale aveva assicurato che l’Italia fosse libera dal virus, che avevamo le misure di sicurezza più dure d’Europa e diceva che, in sostanza, gli altri Stati europei fossero degli incoscienti. Le poche misure ulteriori proposte dalle Regioni del Nord venivano tacciate come inutili e paranoiche.

A tal punto viene da dirsi: visto che la Regione non ha alcun controllo sui confini e sulle politiche sanitarie in essi può fare due cose: fidarsi dello Stato o non fidarsi e avviare un programma di screening. Nell’ultimo caso, probabilmente, avrebbero accusato le Regioni per settimane di sprecare i soldi pubblici per controlli che lo Stato aveva già dichiarato non necessari, tra l’altro spingendo il Veneto, in effetti, a ridurli nettamente.

Le Regioni invece si sono largamente fidate di Roma. Alla fine se chi si occupa di sanità a livello centrale ti dice che quel virus in Italia non c’è, oh, non c’è. Se ti arriva una persona con la polmonite, specie se ha già problemi pregressi, vai a pensare a tutto fuorché a un virus che, per il governo, in Italia non c’è.

Solo quando una persona ha manifestato un quadro a rischio, ossia contatti con la Cina, la Regione Lombardia ha smentito il governo centrale e ha scoperto che in Italia, il coronavirus, circolava.

Sicuramente il Sistema Sanitario di Regione Lombardia qualche errore l’ha fatto. È proprio statistico, sicuramente tra i vari casi ne sarà esistito qualcuno dove un buon avvocato troverebbe gli estremi per parlare di malasanità. Ma vi invito a rileggere i grassetti dell’articolo: sono tutti gli errori del governo centrale. Probabilmente se il “paziente uno” non avesse parlato dei contatti con la Cina o se, per pura coincidenza, avesse sviluppato una semplice influenza e non la polmonite oggi il coronavirus girerebbe per mezza Italia, si parlerebbe di “picco influenzale” i morti sarebbero in qualche anonima statistica degli assessorati e via così.

E qual è la soluzione proposta dal premier Conte? Fare dimettere il suo ministro della Salute che aveva definito questo sistema “uno dei migliori al mondo”? Lavarsi il capo con la cenere per aver fallito qualunque misura preventiva?

No, il vecchio vizietto che unisce praticamente tutta la politica italiana, dal Partito Comunista di Rizzo a CasaPound passando per Renzi: ricentralizzare la sanità. Poco importa che, guardando proprio alle statistiche, le migliori sanità d’Europa che si basano sul pubblico siano fortemente decentrate.

Eppure, come fa ben notare l’amico nordista Andrea Pradelli in Italia abbiamo già l’immagine di ciò che il Servizio Sanitario centralizzato vorrebbe dire ed è la scuola pubblica.

Tutta gestita da Nord a Sud dalle menti savie del MIUR. E infatti fa schifo, è il fanalino di coda d’Europa e ha semplicemente diffuso pure al Nord le pratiche della mala amministrazione romana, facendo degradare il livello dell’istruzione generale, mantenendo però nel calo tutte le disegualianze precedentemente esistenti.

Vogliamo anche affidare la nostra sanità che tutto sommato funziona a tale degrado inevitabile?

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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