FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Storie di strani Minotauri e Ircocervi. Quali creature sopravviveranno alla Lega di Salvini

Le riflessioni sullo strano minotauro che è diventata la Lega cominciano ad emergere e di certo non sono riservate solo a questo “magazine”.
Intanto c’è un aspetto nominalistico: La Lega effettivamente nasce come Movimento ma già nel secolo scorso, quando va al governo con Forza Italia, diventa fatalmente partito pur conservando un progetto principale: il federalismo. Progetto che di per sé si colloca ben oltre lo schema di richiesta specifica, tipica dei Movimenti: è un progetto di riforma costituzionale dello Stato.

Si può dire che ridiventa Movimento con l’involuzione, o evoluzione (secondo opinione) dell’indipendentismo padano posteriore alla sua uscita dai governi che seguirono il I° Berlusconi. Quando poi torna al governo del Paese ridiventa fatalmente partito.
Tuttavia nella gente comune (intendo coloro che non si occupano di politica che forse sono colpevolmente oltre il 95% dei compaesani) si era radicato il concetto dell’indipendentismo padano, visto favorevolmente nella Padania, territorialmente indistinta, visto con altrettanto disfavore fuori dalla Padania.

La attuale “Lega per Salvini premier” è sicuramente un partito. Oggi, quando la gente comune parla di Lega pensa a Salvini, tout court: senza indipendenza, senza federalismo, solo Salvini: al progetto si è sostituito l’uomo cui l’elettore affida l’unico obbligo del cambiamento non importa come.
Gli italiani vogliono cambiare a dispetto del blocco di potere che invece vi si oppone, ogni soggetto che promette un cambiamento è visto con favore ed è votato. È capitato con Berlusconi, con la Lega, con i grillini, per citare solo i casi più importanti.

Poi c’è un aspetto semantico: Lega (notoriamente dal verbo Legare) presuppone un accordo fra Stati o persone volto ad ottenere un obiettivo comune. Ma se sono caduti l’indipendentismo e il federalismo, quale rimarrebbe l’obbiettivo comune? Le contingenza hanno indicato l’emigrazione, puntualmente utilizzata, ma il tema non costituisce un progetto: può cessare e quindi scomparire dall’OdG per di più il suo approfondimento può diventare scivoloso soprattutto per l’interdizione da sinistra e dal blocco dei buonisti che la buttano nella caciara razzista. Sembra rimanere quello dell’autonomia, progetto che, pur in termini meno perentori, riporta alle origini, annacquate, della Lega per l’indipendenza della Padania, quindi divisivo, su cui far convergere le attese (addirittura referendarie) di almeno due Regioni del Nord e tutte le Regioni del centro/Sud, manifestamente ostili. Un gioco dall’equilibrio difficile.

Del resto il partito Lega non poteva né può fare a meno di cercare consensi in tutto il territorio italiano e non più solo nel territorio interessato a Federalismo o indipendentismo del Movimento Lega che interessava solo parte del Paese.
Anche qui è evidente il passaggio da Movimento a Partito.
Ma di che partito si tratta? È un partito più subito che amato da parte dei vertici attuali, ovvia conseguenza della personalizzazione delle facoltà decisorie. Nuovi attori che devono garantire soprattutto fedeltà al vertice e disponibilità ad eseguirne gli orientamenti, quali che siano. La “vecchia guardia” azzerata: non parlo tanto del fondatore Bossi, appesantito da malanni di ogni genere e con lucidità politica e capacità di incidere ormai prossime allo zero, parlo invece del “cluster” cresciuto negli enti locali e nelle aule parlamentari. Pochi si sono salvati e hanno dovuto patteggiare, sostituiti da alcuni parvenù della politica e dell’intellighenzia, portatori spesso di bizzarre teorie economiche di sapore statalista neokeynesiano, lontane comunque dallo spirito liberista e libertario che aveva contraddistinto la Lega delle origini. Per di più e come sempre succede è avvenuto anche qui che gli “esarchi” della nuova Lega hanno acquisito il cipiglio e le esigenze del vertice senza averne le capacità.

Con la conseguenza visibile che:
– Oggi il partito Lega è assente all’esterno, il messaggio è affidato per intero alla adorata Rete, che per sua natura non regge progetti ma regge umoralità e cronaca politica. E va bene così perché la maggior parte degli “esarchi” non paiono all’altezza non dico di elaborare ma neanche di capire una strategia politica di lungo respiro.
– Quanto all’interno, con questi attori e in mancanza di un legame ideologico o anche solo progettuale perduto da tempo, la Lega guerreggia per bande locali in difesa del “posto”, che è un altro aspetto molto cogente nelle scelte del vertice; scelgo la debolezza economica dei miei candidati che obbediscono o tornano alle loro umili mansioni precedenti.
– Vi si aggiunge l’imbarcata di portatori di voti nelle regioni di nuova conquista (il Centro/Sud e le isole) con cultura e storia personale e politica dissonante rispetto ai valori un tempo intrinseci alla Lega, meno presenti nei vertici ma ancora vivi nelle strutture inferiori.
– Al livello di vertice mi sembra che il panorama abbia potenzialità latenti ma indisponibili: teste pensanti che per natura o per tattica non hanno alcuna voglia di tirare il vertice per la giacchetta, amministratori consolidati o recenti comunque amati nei loro territori, che non vogliono mettersi in gioco. Nuovi entranti portatori di idee e competenze osteggiati e soffocati dai famelici esarchi.

Infine c’è il principio di realtà che ci mostra alcuni trend:
– La vicenda del contagio ha messo in luce un “sovranismo regionale” del tutto nuovo: i vari presidenti hanno agito in proprio e spesso in palese contrasto con le normative governative: la difesa degli interessi territoriali ha prevalso su quelli statali. Molti sindaci hanno fatto lo stesso: il sentimento del Pese potrebbe essere in fase di cambiamento favorevole alle autonomie, da cui nasce il visibile fuoco di sbarramento della centrale romana con i suoi epigoni sparsi dappertutto nei posti che contano.
– L’erosione costante dei consensi Lega soprattutto a favore di FdI che oggi pare disporre di una migliore classe dirigente e di un progetto di lungo periodo più definito e meglio spiegato.
– La vicenda delle prossime elezioni regionali che daranno sentenze severe e potrebbero appannare la figura del vertice convincendo chissà chi a mettersi in gioco: ne uscirebbe un partito molto più democratico (cosa che per la verità la Lega Movimento o la Lega Partito non è mai stato) e aperto al confronto di idee, in grado di aggiornare i vecchi progetti e riproporli, possibilmente usando personale politico migliore degli esarchi attuali.
– L’involuzione del M5S che ha molti meno programmi, molti più difetti della Lega e che paga il pegno di aver messo molti più cretini (politici) al comando del Paese.
– I nuovi atteggiamenti della U.E., soprattutto della Germania che è disposta a finanziare gli italiani con soldi comuni con la ragionevole ipotesi che il pacco di miliardi destinato all’Italia ritorni per intero in Germania attraverso le vendite agli italiani di prodotti tedeschi: il pacco di miliardi è un investimento tedesco su uno dei suoi mercati principali, altrimenti come farebbero gli italiani a comprare, per esempio, le Mercedes e le BMW? Li compreranno con i soldi garantiti dai 27 Stati della U.E. In caso di insolvenza la Germania ci rimetterebbe al massimo il 18% (la sua quota in U.E.) ma porterebbe a casa il restante 82%, che è ben più dello zero derivante dalla mancanza di export in Italia: fatemi dire che vi sfido a trovare un attuale politico italiano che abbia questa capacità di visione.
– Il disastro economico all’orizzonte che costringerà comunque a qualche innovazione vera: la ricchezza va prima di tutto creata e solo dopo, quando è disponibile, va distribuita. L’alternativa è la miseria sovietica o, ai giorni nostri, venezuelana o coreana (del Nord): non si scappa.
Questi nuovi trend potrebbero avere riflessi rapidi e decisivi anche nella gestione del partito Lega (con o senza Salvini premier).

Qui si aprirebbe un discorso totalmente diverso e molto impegnativo: interpretare il futuro! Meglio lasciar perdere e uscire e goderci quel po’ di ritrovata libertà dopo mesi di domicilio coatto.

Maufrigneuse
Un uomo saggio che ha dedicato tutta la vita all’attività imprenditoriale con grande successo e che oggi guarda ai fatti di questi tempi con apprensione e sincera preoccupazione. La politica è stata la grande passione della vita da alternare al lavoro. E le passioni si sa non muoiono mai. “Un giorno un uomo ricevette la visita di alcuni amici. “Vorremmo tanto che ci insegnassi quello che hai appreso in tutti questi anni,” disse uno di loro. “Sono vecchio,” rispose l’uomo. “Vecchio e saggio,” disse un altro. “In fin dei conti, ti abbiamo sempre visto pregare durante tutto questo tempo. Di cosa parli con Dio? Quali sono le cose importanti che Gli dobbiamo chiedere?” L’uomo sorrise. “All’inizio, avevo il fervore della gioventù, che crede nell’impossibile. Allora, mi inginocchiavo davanti a Dio e gli chiedevo che mi desse le forze per cambiare l’umanità. “A poco a poco però, mi sono accorto che era un compito superiore alle mie forze. Allora ho cominciato a chiedere a Dio che mi aiutasse a cambiare ciò che mi circondava.” “In tal caso, possiamo garantirti che il tuo desiderio è stato esaudito in parte,” disse uno degli amici. “Il tuo esempio è servito per aiutare molta gente”. “Ho aiutato molta gente con il mio esempio; ma sapevo, comunque, che non era la preghiera perfetta. Solo adesso, alla fine della mia vita, ho capito qual era la richiesta che avrebbe dovuto essere stata fatta fin dall’inizio.” “E qual è questa richiesta?” “Che io fossi capace di cambiare me stesso”!