FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

E Adesso? Intervista a Gianni Fava

Abbiamo chiesto a Gianni Fava, avversario di Salvini all’ultimo congresso della Lega, dove ha rappresentato la corrente “nordista” che si opponeva alla svolta sovranista impressa al partito, di commentare assieme il risultato della tornata elettorale appena trascorsa, le possibili conseguenze per la “Lega Salvini Premier” e la necessità, emersa dalle urne, di ricostruire una rappresentanza seria ed efficace per le istanze del nord, che vada oltre il sovranismo casereccio sonoramente bocciato dagli elettori.

Del risultato elettorale del Veneto, a parte l’affermazione stratosferica del Governatore Zaia, salta all’occhio un dato importante, a mio avviso. E’ stato “l’anno 0” dell’indipendentismo/autonomismo veneto, o almeno di quello al di fuori della Lega. Le due liste dichiaratamente autonomiste che si sono presentate, quella del “partito dei Veneti” e di Simonetta Rubinato, assieme hanno raccolto l’1,4% dei voti. Pare proprio che il tema dell’autonomia sia appannaggio della sola Lega. Una Lega che però ormai ha una prospettiva nazionale. E’ una contraddizione oppure è il segnale che le istanze dei territori del nord sono state solo sottotraccia durante questo interregno nazionalista e ora sono pronte a riprendersi la scena?

Gianni Fava

E’ il motivo per il quale non ho mai lasciato la Lega Nord. Solo la Lega Nord nell’immaginario collettivo viene individuata come lo strumento per arrivare all’autonomia o alla indipendenza.  La gente ne ha metabolizzato messaggio e simboli. In Veneto però per la prima volta la gente ha comunque preferito Zaia alla Lega di Salvini perché Luca ha utilizzato lo stesso linguaggio di sempre della Liga Veneta. Lo ha fatto per calcolo e per senso di appartenenza. E ha tracciato un solco tra lo storico autonomismo identitario Veneto (che si riconosce in lui) e il decotto sovranismo casereccio che in Veneto non è sparito del tutto a causa della presenza “abusiva” del leone alato nel simbolo della nuova Lega salviniana.

In questo senso va letta la battaglia che si sta facendo per l’utilizzo del simbolo storico della Lega? Come ripresa delle tematiche del territorio in cui la Lega è nata e cresciuta?

Proprio così. La battaglia del simbolo va al di là delle apparenze. In quel simbolo ci sono quasi quarant’anni di battaglie. Soprattutto in Veneto ma non solo. C’è tutta l’essenza di una gloriosa tradizione politica autonomista e identitaria. E i simboli non possono essere usurpati. La gente che vota spesso lo fa d’istinto e senza calcoli  ne convenienze particolari. Quegli elettori in buona fede vengono illusi, in questo modo.

Salvini ha dato l’impressione d’essere preso in una sorta di coazione a ripetere in cui tenta in continuazione una prova di forza dalla quale ne esce ogni volta più debole. Ha provato a dare la spallata al governo mixando l’inno nazionale della console del Papetee ed ha fallito. Ha provato a darla con una campagna ossessivamente personalistica in occasione delle elezioni in Emilia Romagna ed ha fallito, ha dichiarato -molto avventatamente- di cercare il cappotto nell’ultima tornata elettorale ed ha fallito ancora. I sondaggi hanno impietosamente registrato questa successione di fallimenti. Conoscendo l’uomo, secondo lei, come proseguirà? L’annuncio del “direttivo” apre a una gestione più collegiale del movimento?

Proseguirà sempre per la sua strada. Si sente infallibile. Comincia a pensare che siano stupidi gli elettori. Il suo ego non gli permette di ammettere di aver sbagliato. Ha smontato la più bella ed avvincente avventura politica dell’ultimo secolo, liquidandone frettolosamente la classe dirigente non disponibile ad essergli asservita. Oggi si trova da solo circondato di personaggi senza spessore e senza credibilità. Lui non cambierà registro. La prossima gestione cosiddetta collegiale sarà ancora una volta una carrellata di fatto di nomi che non gli possano fare ombra né tanto meno muovere critiche. Lui non tollera critiche da nessuno. Nemmeno da chi le fa perché gli vuole bene. In questo senso, in realtà, è uno che sta bene da solo. Confrontandosi con lo specchio.

Una sua opinione sulla politica nel mondo dei social. La bestia di Luca Morisi è stata vista come l’artefice del successo elettorale di Salvini, tuttavia ultimamente pare aver perso i denti. L’impressione è che il grande incremento dei consensi per Salvini ci sia stato nel momento in cui era ministro dell’Interno e passava su tutte le televisioni a reti unificate tutti i giorni. Fallita la spallata del Papetee e chiusa la sua esperienza di governo, la lontananza dai media di massa è coincisa con il declino nei consensi, e questo nonostante i numerosi post. Questo secondo lei ridimensiona un po’ la narrazione del consenso costruito sui social in favore di ritorno della politica concreta sul territorio?

Non sono del tutto d’accordo. Conosco Luca Morisi da più tempo di Salvini. E’ un uomo abile e molto colto. Ma vive fuori dalla realtà. La gran parte del successo dei suoi messaggi va ascritto ad Swg ed al maniacale ricorso ai sondaggi di opinione su qualsiasi argomento. Quelli hanno dettato per anni l’agenda di chi ha gestito con grande abilità l’informazione.  I problemi sono cominciati quando, dal suo eremo di social media manager, ha cominciato a produrre messaggi politici in proprio. E li è cascato l’asino, come si suol dire. Serve una sensibilità sociale che lui non ha per lanciare messaggi politici efficaci.

Durante questa pandemia abbiamo visto il governo nazionale attaccare duramente la Regione Lombardia e abbiamo sentito di preoccupanti propositi di ri-centralizzazione di funzioni che sono in mano alle regioni. Sono noti i propositi del governo di portare buona parte dei fondi che otterremo dall’Europa verso il sud, l’area del paese meno toccata dalla pandemia. Mai come in questo momento ci sarebbe bisogno di un partito che difende gli interessi del nord. Il partito che in questo momento bisogna dirlo oggettivamente sta facendo tutt’altro. Per dirla come la direbbe Lenin: “Che fare?”

Tenere duro. E provare a far ripartire la battaglia utilizzando lo storico sindacato territoriale del Nord. Allargando la base alle poche forze produttive rimaste in questo paese di parassiti. Conducendo una battaglia per riaffermare principi liberali ormai schifati dalla politica del facile consenso. Tornando  a parlare di economia e di modelli economici.  Di soldi e di tasse in pratica. Smettendola con le stupidaggini  dei rosari esibiti e del finto patriottismo di maniera in un paese morto. Dicendo la verità in pratica, anche quando non paga elettoralmente. Pagherà col tempo.

La velocità della politica moderna non consente di fare previsioni a medio-lungo termine. Alle Europee del 2014 Renzi stava al 40%, nel 2020 è alla guida di un partito con consensi da prefisso telefonico. Così, il consenso della Lega si sta ridimensionando rapidamente. M5S è passato dall’essere il primo partito alle scorse elezioni politiche all’irrilevanza dopo le ultime elezioni regionali. E’ questa la politica del futuro?

Si. I tempi sono sempre più veloci. E le leadership si logorano sempre più in fretta. Per questo deve nascere una forza politica con grandi basi ideali e non ideologiche. Per fare in modo che il progetto politico resista alle meteore dei propri leader. Per questo serve ancora la Lega Nord. Quella è riuscita a sopravvivere a Bossi quando non sembrava possibile, a Maroni quando non sembrava credibile e sopravviverà soprattutto a Salvini che ha cercato di ammazzarla.

Tosi in Veneto, a Verona in particolare, sta tentando di riannodare le fila del centro ormai ridotto al lumicino con un accordo elettorale con Forza Italia che ha portato un suo stretto collaboratore in regione. Può essere un interlocutore per un eventuale dopo Salvini oppure per le istanze del territorio la svolta centrista sta alla svolta sovranista Salviniana?

Personalmente non credo sia necessario un partito di centro se lo si considera la sommatoria semplice di tanti piccoli gruppetti di sfigati che si mettono insieme per sopravvivere.  Mio nonno diceva in dialetto che “sold a fa sold e piõc a fa piöc!”  Sommando sfighe si fanno solo grandi sfighe. Serve qualcosa di nuovo che si allei con il più grande partito identitario che resta la Lega Nord. Questo non sposta il mio giudizio personale positivo su Flavio Tosi. Che è stato un grandissimo amministratore pubblico. Ha commesso alcuni errori politici anche perché ha pensato troppo in grande. Ma gli auguro di tornare a governare Verona presto. Se lo merita lui e se lo meritano i veronesi.

E Gianni Fava? Si gode lo spettacolo o è pronto a scendere di nuovo nell’arena?

Gianni Fava si gode lo spettacolo facendo altro. Non mi rassegnerò mai all’idea che si possa fare politica senza vivere di politica. Ma di politica, di certo, continuerò a parlare finché avrò respiro.

Luca Comper
Architetto, appassionato di troppe cose da poterle riassumere nello spazio di una schermata del PC, ma in particolare di arte, politica e storia. Ha lo stesso rapporto con il giornalismo di quello che ha uno scafista con la marineria. Indipendentista to the core, il suo motto è "Ho costruito la mia causa in abuso edilizio"