FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

I sommersi e i tutelati

Rokkan e Lipset sono nomi ignoti di fuori della cerchia degli interessati di politica, ma le loro acquisizioni teoriche sono fondamentali per la moderna scienza politica. Secondo il modello messo da loro a punto, la genesi dei partiti politici moderni deriva da delle “cleveages” (fratture) sostanzialmente riconducibili a due grandi gruppi; quelle derivanti dalla costituzione degli Stati Nazionali e quelle derivanti dalla Rivoluzione industriale. La prima ha generato le fratture “centro/periferia” e “Stato/Chiesa”, la seconda quella “città/campagna” e “capitale/lavoro”. Gli studi dei due politologi si collocano negli anni 60-70, per cui non potevano tener conto delle conseguenze che la prima pandemia del XXI° avrebbe avuto sulla società e sulla politica. Tali conseguenze si cominciano a delineare nettamente e corrispondono alle acquisizioni teoriche dei due studiosi, confermando la loro ipotesi che tutte le forme partitiche moderne nascano da delle “cleavages”.

A quelle individuate da loro e ormai “classiche”, la pandemia di Covid 19 ne ha aggiunta almeno una: quella “garantiti/insicuri”. Le dure condizioni imposte dal governo per contenere la pandemia hanno fatto emergere una frattura latente nella società italiana: quella tra chi è garantito da un reddito derivante da un impiego molto spesso “pubblico” e tra chi esercita autonomamente una professione priva di garanzie. Era solo questione di tempo prima di veder emergere questa divisione in tutta la sua nettezza, la pandemia ha fatto da accelerante. Nonostante siamo nel terzo millennio, le Istituzioni Italiane per contenere li Covid 19 non hanno saputo far di meglio se non replicare su scala nazionale le misure che la Serenissima Repubblica di Venezia applicava già 500 anni orsono: isolamento e quarantena. Tali misure imposte da un governo nel panico che palesemente non sapeva (sa) più quali pesci pigliare hanno spaccato in due la società.

Da una parte si sono trovati i pasdaran del lockdown. Quelli che vada come vada, al 27 del mese l’accredito sul c.c. lo hanno comunque. Quelli del “Con tutta l’evasione fiscale che c’è in questo paese, di cosa si lamentano esercenti e partite IVA se devono restare chiusi? Tirino fuori i soldi sottratti al fisco”. Loro per la salute pubblica sono disposti a fare il sacrificio supremo di starsene in casa, a leggere e fare all’ammure, tanto non hanno nemmeno bisogno di fare un estratto conto per sapere se il bonifico dello stipendio pubblico sia stato loro accreditato. Soprattutto, quelli per i quali il lockdown è l’occasione di prendersi una rivalsa nei confronti di quella parte della società per la quale hanno sempre covato un fortissimo risentimento sociale, ovvero coloro i quali hanno intrapreso con successo un’attività imprenditoriale e ne hanno ricavato benessere e soddisfazioni personali. Dall’altra ci stanno quelli per i quali il lockdown è stare con un cappio al collo mantenendosi in equilibrio su di uno sgabello, puro e semplice. Il mondo delle PI, degli esercenti, delle piccole imprese e delle professioni per il quale non lavorare o vedersi ridurre drasticamente il fatturato significa la morte economica, con tutte le nefaste conseguenze del caso.
Il primo gruppo, quello del reddito garantito, anziché “leggere e fare all’ammure” pare provare più soddisfazione a passare il tempo in lockdown facendo rampogne moralisticheggianti al secondo gruppo, considerato quello degli irresponsabili scriteriati i quali antepongono l’interesse privato ai supremi fini collettivi.

In mezzo, a governare il paese, c’è la compagine più di sinistra mai stata sul ponte di comando di questo equivoco geopolitico chiamato “Italia”, ovverosia una coalizione composta dal PD, il partito depositario dell’ultima evoluzione dell’idea di socialismo reale in Italia e M5S, formazione populista cresciuta intercettando il disagio degli “Enragés” rappresentato in passato da movimenti come i girotondini, il “popolo viola”, dai giustizialisti del dipietrismo. Movimenti “civili” che la sinistra “istituzionale” per anni ha blandito e tollerato in chiave antiberlusconiana, salvo poi rimanerne ostaggio ed esserne essa stessa vittima.

Diffidenti nei confronti della libertà economica al punto tale da definire gli imprenditori “prenditori”, sono adepti distratti e superficiali delle strampalate idee della “decrescita felice” propagandate da uno dei loro riferimenti culturali preferiti, l’economista francese Serge Latouche. Il movimento del “Reddito di cittadinanza” e dell’assistenzialismo di Stato, per il quale la frattura che abbiamo sommariamente descritto sopra è funzionale alla creazione di consenso.
Entrambi i partiti componenti la coalizione di governo trovano il loro bacino elettorale tra chi vive di lavoro dipendente in genere, sia pubblico (soprattutto) sia privato, tra i pensionati e in quelle fasce sociali disagiate che vivono di assistenzialismo. In questo senso, i provvedimenti presi per attenuare le conseguenze economiche e sociali del Covid sono una specie di attuazione del loro programma elettorale, essendo basati essenzialmente su una politica assistenzialista di “bonus” a pioggia che coprono praticamente ogni aspetto della vita umana, dal matrimonio (bonus nozze) alla mobilità (bonus monopattino). Cogliere l’occasione per limitare le inefficienze dello Stato e tagliarne i rami secchi, costosi e improduttivi, ovviamente manco a parlarne.

Questo, unito al voler tener in “ibernazione” forzata il tessuto economico della società attraverso il divieto di licenziamento continuamente reiterato, sembra avere come obiettivo quello di creare una società governata completamente dal “pubblico” ove il consenso sia mobilitato attraverso una politica assistenziale a debito, fatta di “bonus” e di “incentivi”. Una società di sussidiati e dipendenti da pubbliche prebende ove tutte le differenze vengano “riequilibrate” dalla paterna(listica) mano dello Stato. Una società di sommersi, chi vive di lavoro autonomo, e di salvati, chi campa di (o al ) soldo dello Stato. Del resto, politicamente è coerente che una compagine di governo privilegi con le sue politiche il proprio bacino elettorale. Tanto peggio per chi in questi anni non ha saputo che rivolgersi a un’alternativa alla sinistra che predicava che “lo Stato deve tornare a far lo Stato” La compressione delle libertà civili con il pretesto della lotta alla pandemia è un corollario della compressione delle libertà economiche in favore dell’apparato statale, sempre auspicata sia dal PD che da M5S, ai quali la pandemia fornisce il meraviglioso assist per attuare i propri propositi con il pretesto dell’eccezionalità del momento. “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”, avrebbe detto Alfredo Rocco, il teorico dello Stato Mussoliniano. Se aumentano i contagi è colpa dei cittadini irresponsabili, se diminuiscono è merito dei provvedimenti del governo.

L’assistenzialismo però è una pistola puntata alla tempia della libertà, perché consente al “pubblico”, ovvero alla politica, di creare consenso decidendo come e chi beneficiare, escludendo alcuni gruppi in favore di altri. E’ un’arma di ricatto e allo stesso tempo una soave blandizia.
Una società di assistiti è una società tenuta alla catena. Una società sotto ricatto, questo va detto in maniera chiara e senza compromessi.

Federalismo e libertà sono inscindibili e non è un caso che questo governo coltivi l’idea di ridurre pure i minimi spazi di libertà rimasti agli enti locali, avanzando pretese di ridefinizione delle competenze statali ai danni di quelle regionali. Tutto questo nel momento in cui il nord si trova privo del partito che per anni è stato lo stakeholder dei suoi interessi. L’auspicio è che la situazione possa essere da stimolo per le forze politiche e sociali dei territori del nord che ritengono imprescindibile il federalismo per poter formulare una nuova proposta politica, dato per scontato che ormai la vecchia non è più fruibile.

Luca Comper
Architetto, appassionato di troppe cose da poterle riassumere nello spazio di una schermata del PC, ma in particolare di arte, politica e storia. Ha lo stesso rapporto con il giornalismo di quello che ha uno scafista con la marineria. Indipendentista to the core, il suo motto è "Ho costruito la mia causa in abuso edilizio"

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