FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

La Voce del Ristoratore: “i contratti non rinnovati non sono carta, ma persone”

I ristoratori sono molto colpiti dalle norme anti-COVID, che sembrano quasi più danneggiare loro che ridurre la diffusione della pandemia. Tra chi vi parla dei ristoratori come degli evasori patologici che si meritano di fallire e che devono far parte di un orchestrato piano governativo per “dare segnali” a chi vi parla di martiri del governo quasi nessuno va a sentire gli interessati.

La Voce del Nord l’ha fatto e ha intervistato Pietro Borghetti, ristoratore lombardo.

Ciao Pietro, presentati ai nostri lettori

Mi chiamo Pietro ed ho 35 anni. Con mio fratello Niccolò, che ne ha 30, gestisco 4 caffetterie/pasticcerie tra le province di Lecco e di Como. 

Tutto è iniziato nel 2012, quando rilevai un’attività storica del lecchese. Avevo lasciato l’università, purtroppo, perchè nello studio non trovavo gli stimoli giusti. A posteriori questa è una scelta di cui mi sono pentito, ma purtroppo non si può tornare indietro nel tempo. Ero alla ricerca di qualcosa che potesse appassionarmi e al contempo in cui vedere possibilità di crescita e quindi feci questa scelta: rilevare un bar pasticceria molto in voga e dedicarmici anima e corpo. Nel corso dello stesso anno mio fratello fece il mio stesso percorso ed entrò in azienda. Da allora lui si occupa della gestione del laboratorio di pasticceria mentre io mi dedico alla vendita e alla gestione dei negozi.

Siamo entrambi autodidatti, non abbiamo frequentato nessuna scuola alberghiera, semplicemente studiato dai libri, frequentato corsi e soprattutto imparato dall’esperienza. Da allora è stato un susseguirsi di soddisfazioni, dopo 5 anni in cui abbiamo quasi raddoppiato il fatturato dell’attività abbiamo deciso di espanderci ed aprire il secondo negozio, poi il terzo ed infine, l’anno scorso, il quarto. La nostra attività è incentrata prevalentemente sulle prime colazioni e, nel periodo invernale, sulle merende. Il nostro marchio di fabbrica sono le brioches, a regime ne producevamo quasi 2000 al giorno, e i grandi lievitati come panettone e colombe.

Prima del COVID la nostra azienda contava 22 persone impiegate compresi noi due, ora purtroppo è cambiato molto.

Parlando di COVID: cos’avete fatto per garantire sicurezza agli avventori dei vostri locali?

Abbiamo immediatamente recepito le disposizioni ministeriali, sanificando i locali, diminuendo i tavoli, mettendo a disposizione della clientela tutti i dispositivi di protezione e sanificazione. Siamo sempre stati molto attenti a contingentare gli ingressi come richiesto, a volte perdendo anche dei clienti che, essendo la nostra attività tipicamente mordi e fuggi (caffè e brioches e via al lavoro) non avevano tempo di aspettare il proprio turno. Abbiamo attivato un servizio di delivery gestito direttamente da noi che copre praticamente tutta la provincia di Lecco e parte della provincia di Como. Abbiamo investito nella creazione di un nostro e-commerce, che stiamo ultimando, per permettere anche a tutti di comprare i nostri prodotti. Avevamo deciso come azienda di mettere a disposizione di tutti i nostri dipendenti il vaccino antinfluenzale, ad oggi non abbiamo ancora avuto risposta dagli organi competenti e credo che a questo punto sia anche inutile.

Che conseguenze economiche hanno avuto sulla tua attività le misure del governo, specie a Natale? 

Il Natale per un’attività come la nostra è senz’altro il periodo dell’anno in cui si lavora di più. Le schizofreniche misure del governo hanno innanzitutto minato la fiducia e l’entusiasmo delle persone. Senza di queste i consumi calano, in qualsiasi campo. Siamo stati obbligati a chiudere, o a lavorare con la ridicola modalità dell’asporto, senza che venisse stanziato alcun tipo di ristoro. Addirittura la cassa integrazione per i dipendenti sarà disponibile soltanto fino a giugno, e addirittura in questi sei mesi si potranno richiedere solo 12 settimane di cassa. Ma se siamo chiusi come faccio a pagare i miei dipendenti, o  a lasciarli in ferie? Sono impossibilitato a licenziare e tutto questo è assolutamente insostenibile. Conosco personalmente colleghi disperati, rovinati economicamente dalle misure di un governo impreparato, cialtrone e nemico del popolo. Amici che si sono visti azzerare il fatturato dell’azienda, ma nonostante questo tasse, scadenze e impegni con le banche sono rimasti. Disperati hanno fatto annunci di ricerca di qualsiasi tipo di lavoro, umiliandosi per poter cercare di sostenere le proprie famiglie. Scrivo purtroppo con la mano tremante dalla rabbia, tutto questo avrà certamente anche ripercussioni psicologiche su tutti noi.

Hai dovuto lasciare a casa qualcuno, quindi?

In questo anno il governo ha bloccato la possibilità di licenziare (scelta stupida dopo i primi mesi, che semplicemente prolungherà l’agonia di un settore allo sfascio), mi sono trovato però obbligato a non rinnovare alla scadenza 3 contratti a tempo determinato, e a rinunciare a 4 contratti a chiamata nei weekend. Contratti che non sono carta, ma persone. Qualcuno è stato fortunato ed ha trovato lavoro, la maggior parte no. Ho avuto anche una ragazza che all’alba del secondo lockdown autunnale, si è licenziata spaventata a morte dall’idea del ripetersi dell’agonia di marzo-aprile, rinunciando a un contratto a tempo indeterminato nella nostra azienda per firmarne uno determinato, a condizioni precarie, nella GDO. L’organico è passato dalle 22 persone dello scorso gennaio alle 14 di adesso. Nessuno dei miei collaboratori lavora 40 ore la settimana, come da contratto, chi ne fa di più arriva a 30 scarse, la maggior parte ne fa molte meno.
La cassa integrazione è ferma a settembre a causa di assurdi ritardi dell’INPS di Como, nonostante la richiesta da noi sia stata mandata all’inizio di ottobre.

Qualcuno dice che i ristori sono sufficienti ma i ristoratori non li ricevono perché evadono e quindi dichiarano poco: è vero?

Mi viene da ridere, per non piangere. Questa primavera non abbiamo ricevuto un euro, nemmeno i famosi 600€ di bonus tanto sbandierati dal governo. In autunno ci è arrivata un’elemosina pari a circa il 3-4% del fatturato di un mese. Quei soldi sono bastati giusto a pagare le bollette della corrente. I ristori di Natale sono ancora un mistero. Nell’aria ci sono ulteriori chiusure anche oltre la metà di gennaio, ma soldi per le aziende non ce ne sono più, non verremo sostenuti in alcun modo, è ora di smetterla di credere alla bugie di quei figuranti a Roma. Ci obbligano a chiudere, ma le tasse le dobbiamo pagare lo stesso (o meglio dovremmo pagarle se avessimo i soldi per farlo) e ristori non ce ne sono. La situazione è già oltre il limite. Ci sono tantissimi colleghi che non riapriranno più. E non siamo soltanto noi a rimetterci, ma tutto l’indotto. Questo è un settore azzerato. Sopravviveranno i grandi gruppi, e chi era abbastanza solido, magari con immobili di proprietà e senza impegni con le banche.

Tra l’altro, per riuscire a sopportare questa crisi, queste chiusure, ci siamo ulteriormente indebitati. Abbiamo dato fondo ai nostri risparmi privati. Gli unici provvedimenti che ha messo in atto il governo (i ristori li giudico ridicoli) sono stati la proroga a fine marzo di alcuni contributi. Praticamente questa questa primavera ci troveremo ad affrontare ciò che non abbiamo potuto pagare prima, ma sicuramente non potremo pagarli nemmeno poi, visto che non abbiamo praticamente lavorato.

L’unica cosa che avrebbero dovuto fare, azzerare qualsiasi tipo di tassa per gli operatori del settore, non è stata minimamente presa in considerazione. Prorogano, si prorogano la morte di tutti noi.

Cosa avresti fatto tu, se fossi stato ministro, per rendere sicura la ristorazione?

Io credo che tutto sommato le misure che ci erano state indicate questa estate fossero sensate ed efficienti. Sanificazione, distanziamento, mascherine. Tutto ciò che avviene in qualsiasi altra azienda. Saremmo riusciti a sopravvivere in attesa di tempi migliori. Siamo però stati scelti come capri espiatori, abbiamo pagato colpe non nostre, siamo stati additati all’opinione pubblica come degli untori.

Le chiusure non sono più sostenibili, in nessun modo. Questo è un messaggio che deve essere chiaro all’opinione pubblica. Siamo disperati per noi, le nostre aziende, le nostre famiglie e quelle dei nostri collaboratori. Non c’è più alcun modo per andare avanti, siamo agli sgoccioli. Se questa situazione si protrarrà per un altro mese, o peggio per più tempo, assisteremo alla distruzione irreversibile di un settore economico e produttivo che è sempre stato uno dei fiori all’occhiello dell’Italia, con tutte le conseguenze del caso, economiche e sociali.

Avatar
Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.