FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Tutti i problemi della polizia a casa di chi insulta Di Maio

Potete andare in piazza il 25 aprile quanto volete ma la civiltà giuridica di un Paese non si mostra sventolando una bandiera (basta che non sia NATO, sennò l’ANPI si arrabbia) ma si mostra con le leggi e le autorità e nei tribunali.

Leggere notizie come questa mi fa venire il dubbio di essermi svegliato in un regime sudamericano, poi vedo che lo Stato sta buttando i soldi dei contribuenti nel cesso e mi rendo conto che no, sono in Italia.

“Muori male, magari per mano del popolo” non è una minaccia, è un vago augurio, una speranza al massimo. In Italia (oserei dire stranamente, visto il livello dei legislatori) non esiste il reato di malocchio, visto che ovviamente un augurio non ha influenza su ciò che accade, cosa che ha fatto notare nientepopodimeno che la Corte di Cassazione.

Esiste il reato di minaccia, ma deve rispettare delle specifiche condizioni: il danno ingiusto prospettato dev’essere tale da limitare la libertà psichica della vittima e, soprattutto, dev’essere prospettato come azione dell’agente.

Chiaramente la morte per linciaggio è un danno ingiusto, ma è prospettato? Non pare proprio. Magari una forma del tipo “un giorno noi popolo ti prenderemo e [danno ingiusto]” avrebbe dato quantomeno elementi sufficienti per un’indagine, ma così siamo davvero a livelli che un buon avvocato non consiglierebbe nemmeno di denunciare per diffamazione.

Idem per “Non ci sono parole per descrivere, vai solo buttato nel rusco”: dire a un politico che va buttato nella pattumiera è una minaccia? Non so, poi arrestiamo chi dice che il politico taldeitali “va buttato nel cesso”? E “speriamo che uno di quelli che ha rovinato lo mandi a fare in culo” cos’è, istigazione a delinquere?

Letteralmente, si chiama dibattito politico, finché non si arriva a robe estreme la magistratura è sempre stata tendenzialmente molto calma anche nell’interpretazione della diffamazione.

“Si dai, armateci e decideremo poi a chi vogliamo sparare” è davvero al limite e forse l’unica che valga davvero un’indagine, per quanto c’è da dire che sin dall’affermazione stessa c’è una cosa messa come “possibilità improbabile”: vedetela così, scrivere a un politico corrotto “se fossimo al governo noi voi verreste impiccati” dovrebbe essere reato o è un’espressione politica, per quanto deprecabile?

Soprattutto, secondo voi, se qualcuno scrivesse a me “muori male” dite che la polizia si muoverebbe o, improvvisamente, si ricorderebbe della giurisprudenza e me la ricorderebbe?

Sia chiaro, augurare ad una persona di morire male non è certamente educato, anzi, ma il diritto non si occupa di educazione, soprattutto quello penale.

Ergo, la polizia a casa di chi insulta un ministro sembra quasi una misura di forza, per far capire chi comanda: non capita solo con Di Maio, ovviamente: capitò a Salvini (con affermazioni ben peggiori, archiviate), Draghi, Bonaccini e cito solo i primi che escono con una ricerca Google.

Sembra il tipico caso di Paese dove chi ha il potere non può essere insultato, sennò ti fa passare i guai, mentre il resto della popolazione può letteralmente subire tutti gli insulti che vuole e quasi sempre, anche se ricadenti nell’ingiuria o nella diffamazione, non conviene nemmeno andare in giudizio visto che il tempo e i soldi spesi son spesso superiori a qualsiasi possibile guadagno.

A me questa cosa ricorda più un regime autoritario che un paese veramente democratico.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.