FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Magazine di Approfondimento Politico

Tel chi el Terun. La metafora artistica del panino con melanzane e ‘nduia

“L’arte è fatta per disturbare, la scienza per rassicurare” così diceva Salvador Dali’ lo scorso secolo.

E partendo da questo assunto vorrei commentare il dibattito vivace che ha scatenato un’iniziativa che giudico assolutamente artistica. E cosa altro sarebbe se non un gesto artistico, la divertente provocazione di questi giorni da parte di una catena di paninoteche lombarda che  ha inserito nel proprio menù il panino “Terun”, utilizzandolo per altro come testimonial di una azzeccata campagna pubblicitaria, con decine di cartelloni affissi in diversi comuni della Brianza. E forse qualcuno pensava  che il codazzo classico di polemiche da parte dei soliti lagnosi napoletani non fosse stata messa in preventivo dal brillante pubblicitario che ha ideato la cosa ?

Eppure nonostante la provocazione fosse evidente, la tentazione di piagnucolare e di gridare allo scandalo discriminatorio era troppo forte per gli ingenui complici della grande trovata  mediatica, cercate e ottenuta, da chi ha inventato questa azzeccata modalità promozionale. Ed ecco la reazione del Sud concentrata in un aberrante comunicato giunto da Napoli dove, a sentir loro, sarebbe  partita una vera e propria rivolta, capeggiata da un’emittente locale, Radio Marte: “Siamo nel 2019. È ora di smetterla. Sdoganando queste espressioni l’unico risultato è dare forza a chi si riempie la bocca di offese ed epiteti razzisti”. E “questa è la prova del clima di discriminazione territoriale che si respira nel Paese”. Amen.

Non so se siano più cretini o vittime seriali costoro. Hanno di fatto avallato un dibattito a tutto tondo che è arrivato a coinvolgere le alte istituzioni lombarde, scese in campo a difendere i produttori del sandwich “Terun”.

Ci ha pensato un consigliere regionale, padanista di lungo corso, a difendere la linea di chi definisce in tal modo i mangiatori di ‘nduia. Andrea Monti da Lazzate (città padana per antonomasia) ha tuonato a sua volta. “Il razzismo non c’entra nulla e chi lo invoca ha solo voglia di finire su qualche giornale: l’idea di chiamare un panino in quel modo è naturalmente ironica ed è anche con l’umorismo che si può raccontare le diversità dell’Italia e del mondo, che rappresentano la vera ricchezza della terra in cui viviamo”.
Infine, spiega Monti, “Sembra che gli imprenditori in questione stiano ricevendo attacchi ignobili e per questo motivo, e per la voglia di dare sfogo a ironia e creatività, intendo candidare il panino ‘il Terùn’ al Premio Rosa Camuna della Lombardia”, istituito dalla Giunta Regionale per riconoscere ogni anno, l’operosità, la creatività e l’ingegno di coloro che si sono particolarmente distinti nel contribuire allo sviluppo economico, sociale, culturale e sportivo della Lombardia. Tutti in piedi e applausi a
Scena aperta! Fine delle ipocrisie.

Le differenze fra Nord e Sud esistono eccome e riconoscerle significa essere realisti e non razzisti.  Tanto più che in una vera e propria escalation di colpi di scena scopriamo che ad inventare panino e slogan in Brianza non è stato il solito Brambilla o Fumagalli Carulli, bensì i titolari di Pane&Trita, la catena di paninoteche che hanno candidamente ammesso le proprie origini meridionali (sono in tre e rispettivamente nell’ordine, un siciliano, un calabrese e un napoletano), che vivendo a nord e avendo le idee chiare sul fatto che dando del terrone a qualcuno non si ha di certo l’intenzione di offenderlo, replicando alla benefica gazzarra inscenata dai propri conterranei hanno scritto in un comunicato su Facebook che ‘Il Terun’ ha l’obiettivo di “esorcizzare anni di umiliazioni e di prese per i fondelli” con l’arma dell’ironia e che “un panino non fomenta l’odio, ma solo l’appetito”.  Un capolavoro vero di comunicazione e non altro.

Una forma d’arte di buon livello. E l’arte si sa è fatta per disturbare. Per rassicurare i nostri lagnosi meridionali del fatto che un panino con melanzane grigliate, mozzarella e ‘nduiq non poteva essere definito in modo migliore, probabilmente servirà uno scienziato.

Ma non è detto che basti ai professionisti del lamento dello stivale che senza odio a queste latitudini continueranno ed essere definiti “Terun”.

Imprenditore, classe 1968. Per 25 anni impegnato a vari livelli in politica sempre nelle fila della Lega Nord. Dal 1993 al 2002 è sindaco di Pomponesco (Mantova), nel 1996 entra a far parte del Direttivo regionale dell’Anci Lombardia. Nel biennio 1996-1997 Fava è presidente del Consorzio per la depurazione idrica casalasco-viadanese. Per molti anni e’ stato membro elettivo di Upl (Unione provincie lombarde). Dal 2002 al 2007 consigliere comunale a Pomponesco e dal 2009 al 2014 consigliere comunale a Sabbioneta. Dal 2015 al 2018 è stato consigliere comunale a Viadana (città dove attualmente vive). Dal 1997 al 2012 è stato consigliere della Provincia di Mantova e deputato al Parlamento in tre Legislature. Nella XV Legislatura è stato membro della Commissione Attività produttive; nella XVI è stato membro delle Commissioni Difesa, Attività produttive, Politiche dell’Unione europea, Affari sociali e della Commissione Bicamerale d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nonchè Presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Contraffazione. Nella XVII eletto di nuovo alla camera dei deputati ha rassegnato le dimissioni nel maggio 2013 per entrare a far parte della giunta regionale della Lombardia con Presidente Roberto Maroni come assessore all'agricoltura. Appassionato di politica, economia e di sport nel novembre 2018 ha scelto di abbandonare le cariche elettive e la politica attiva in campo istituzionale per dedicarsi alla propria attività imprenditoriale a tempo pieno.

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