FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Parisi e la sindrome di Benigni

Personalmente sono meno atlantista e legato alla storia e alla cultura ebraica di lui, quindi non condivido la critica di Stefano Parisi alla marcia dei sindaci in cui si è cantato Bella Ciao: Comprendo la sua posizione, ne capisco l’origine ma la ritengo semplicemente non necessaria: La marcia non era specificatamente sul tema Olocausto ma più in generale sull’odio e in solidarietà a Liliana Segre. Sì è citato l’argomento, sia chiaro, pertanto la critica di Parisi non è campata in aria ma è un po’ piccata, e valutando i fischi alla Brigata Ebraica ogni santo 25 aprile posso anche comprenderlo pur non condividendo.

Fine dell’articolo, vi ringrazio per la preferenza accordataci, andate in pace.

Aspettate un attimo. Guardiamo un attimo alle reazioni che ha scatenato. Tante persone hanno attaccato Parisi perché ha osato fare una cosa che in Italia è sconveniente: ricordare che gli Stati Uniti d’America hanno avuto un ruolo nella liberazione dei campi di concentramento.

La chiamo la Sindrome di Benigni, perché ogni santa volta che viene trasmessa “La Vita è Bella” dobbiamo sorbirci le geremiadi di chi “eh, ma il carro armato americano! Auschwitz l’hanno liberata i russi! Non gli ameriCani”.

Perché ovviamente il campo del film non potrebbe essere Mauthausen, liberato dagli americani. Dev’essere per forza Auschwitz, perché va bene alla narrazione politica di chi voleva essere dall’altra parte della Cortina di Ferro e non ha ancora digerito che, per colpa dei cattivissimi Stati Uniti d’America, ci siamo fatti 70 anni con cose brutte come le elezioni, la libertà di espressione e il piatto in tavola.

Sconfitti dalla storia si rifugiano nell’attacco di chi osa ricordare che anche gli altri hanno avuto un ruolo, tra l’altro delegittimandosi: Se a Parisi fossero arrivati duemila messaggi come quello con cui ho iniziato il post state sicuri che avrebbe espresso in modo diverso quell’idea, mentre così fanno solo la figura degli intolleranti che piangono quando vedono qualcosa che non coincide con la loro visione politica.

E, personalmente, mi sento di aderire alla difesa degli Stati Uniti d’America. Non sono perfetti, per carità, e noi non siamo nella situazione di cantare “The Star Sprangled Banner” come simbolo della libertà perché vediamo nell’America “the Land of the Free” come i ragazzi di Hong Kong. Ma fan parte della nostra storia e obiettivamente dobbiamo ringraziarli per non esserci fatti 50 anni a prendere ordini da Mosca coi tank a Roma alla minima disubbidienza. Anzi, ci siamo potuti permettere di puntare i mitra della VAM alle Delta Force e fare passare il tutto con un “Dear Bettino”.

Ecco, io l’inno americano lo canterei, insieme a quello inglese e a Bella Ciao, un 25 aprile. Così come canterei anche l’Andreas Hofer Lied in onore dei Dableiber dell’Alto Adige, sia chiaro.

Solo che se mi va bene verrei preso a sputi, se mi va male a legnate. Perché una certa sinistra, non giriamoci attorno, sul monopolio della Resistenza ci marcia eccome.

Quindi, prima di attaccare Parisi fatevi un esame di coscienza: Avete mai provato a sminuire il ruolo della resistenza non rossa? Avete mai usato Bella ciao come canzone di partito contro “il fascismo” quando “il fascismo” voleva dire solamente “non pensarla come me”? Avete mai insultato qualcuno perché ricordava i valori della Resistenza pur non pensandola come voi? Avete mai sminuito l’importanza delle azioni degli Alleati propriamente detti in favore di quelle dell’Unione sovietica, magari dimenticando colpevolmente quando Molotov e Ribbentrop si spartivano la Polonia? In tal caso non dovreste parlare nemmeno visto che avete contribuito a disaffezionare i moderati dal ricordo della Resistenza per il vostro tornaconto personale o di partito, aprendo tra l’altro, in parte, la strada a quella destra che moderata non è.

E tutto ciò è forse il più grande tradimento alla Resistenza che si possa fare, cioè toglierle l’attributo di “italiani per la libertà contro il fascismo, al netto delle nostre opinioni”.

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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