FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Autonomia e federalismo non sono un ministero a Milano

La Lega propone di istituire due ministeri decentrati: quello dell’innovazione a Milano e quello del mare in Sicilia. La Russa si oppone, dicendo che sarebbe fondamentalmente un casino e Iezzi gli risponde dicendo che il ministero sarebbe una grande opportunità e che “certe nostalgie per il passato sono dure a morire”, probabilmente riferendosi al centralismo missino (o peggio).

Ma chi la dice giusta? Miglio mi perdoni se gli dò ragione ma… La Russa!

Non è, infatti, decentrando i ministeri che si fa il decentramento o, ancora meglio, le autonomie o il federalismo. Un ministero romano a Milano o a Palermo è sempre un ministero romano, che decide per i poteri romani, con i poteri romani, su questioni romane ma lo fa bevendo il caffè in Duomo o sul Lungomare siculo, non lo fa certamente pensando agli interessi locali!

Qualcuno può argomentare che se hai le imprese più innovative al Nord e il Sud è un hub mediterraneo ha senso tenere lì i ministeri, così che i ministri possano essere più a contatto con il mondo che devono rappresentare, ma:

  1. È facile argomentare, al contrario, che mettere un dato ministero in una città voglia dire influenzare lo sviluppo in modo dirigista: un ministro del mare in Sicilia rappresenterà gli interessi romagnoli? E quello dell’innovazione a Milano rappresenterà l’innovazione in Basilicata?
  2. Soprattutto, molto più importante, un ministro del genere dovrebbe essere costantemente a Roma, per prendere decisioni collegialmente coi colleghi o riportare su quando vede. Avremmo un ministro che spende la maggioranza del tempo su un treno o su un aereo invece che a lavorare come ministro.

Se esistono le città capitali una ragione c’è: la vicinanza tra gli enti che decidono li rende più efficienti, permette di riunirsi alla svelta, di scambiarsi documenti e di fare incontri con rappresentanti di settori tutto in un unico posto.

Vero, alcuni Paesi hanno più capitali, magari una legislativa e una esecutiva, ma, appunto, i singoli poteri, come l’esecutivo, il legislativo e il giudiziario, restano in una città: il governo decide a Governopoli poi fa 200 km una volta ogni tot per andare a Parlamentograd e far passare le leggi, non ha un ministro qui, uno lì, uno là e un altro ancora lì.

È molto difficile sostenere che il relativo vantaggio di una maggiore vicinanza territoriale non venga superato dagli ampi problemi di avere un ministro pendolare o in DAD, che deve costantemente correre da una zona all’altra, insieme a consulenti, assistenti e segretati.

Persino la Svizzera, faro del federalismo, ha una città federale e basta: Berna. Poi ci sono misure per coinvolgere tutta la Confederazione come le sedute extra muros e i tribunali sparsi (Lucerna, San Gallo, Bellinzona), ma il nocciolo è quello, se il governo deve decidere come eseguire la legge lo fa a Berna, con uffici a Berna. E quando deve riferire in Parlamento lo fa a Berna, senza circhi itineranti.

Il vero decentramento non è spargere lo Stato centrale sul territorio, ma è togliere competenze al centro per darle alla periferia. Invece di spostare un ministero a Milano togliamo quelle competenze a Roma e le diamo a Milano, ma anche a Palermo, a Torino, a Trieste e a Perugia, così che per i lombardi decida un lombardo, per i siciliani un siciliano e così via.

Ma le poche competenze in mano al governo centrale siano amministrate da un centro, che possa agire in modo efficiente, non da tanti centri sparsi, magari con una punta di clientelismo (dite che un ministero decentrato non diventerà un centro per nuove assunzioni politicamente comode?), con inefficienze dovute alla distanza e, magari, a un po’ di competizione politica non molto sana.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.