FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Magazine di Approfondimento Politico

Il Liberismo è di Destra o di Sinistra?

Mi sento liberista. Liberista, non liberale. Perché liberale nei decenni è diventata una parola abusata anche da gente che liberale non è (vedi i liberal americani).  Vuole dire tutto e il contrario di tutto, pur facendo riferimento ad una parola, libertà, che dovrebbe rappresentare il cardine di ogni carta costituzionale, ancora più del diritto al lavoro.

Liberista, invece, ha una accezione decisamente più specifica. Rappresenta l’applicazione, in ambito economico, delle idee liberali, in deciso contrasto con le teorie stataliste che vedono in Keynes il loro alfiere.  Il mio nume tutelare, invece, è Friedrich von Hayek, per cui democrazia vuole dire anche libertà economica. Insomma, è il mercato stesso che se lasciato libero evolve spontaneamente verso la struttura più efficiente possibile, massimizzando la soddisfazione di produttori e consumatori (Adam Smith nella Ricchezza delle Nazioni, il mio manifesto politico-economico).  Scriveva Von Hayek: Lo stato deve intraprendere azioni per consentire la concorrenza, parola dannosa. Insomma, l’inflazione è sempre un fenomeno monetario.

Tutta questa lunga premessa mi serve per chiarire entra quali confini si muove il liberismo (di cui il monetarismo è parte integrante).  Detto questo, l’ispirazione di questo intervento mi è venuta leggendo giorni fa un editoriale sul Corriere firmato da Alesina e Giavazzi, “ECCO IL LIBERISMO CHE SERVE AI DEBOLI”,  che segue anni dopo un libretto da loro scritto intitolato “il liberismo è di sinistra”.

Ho (avevo?) grande stima per i due economisti, che da anni si battono per un effettivo ed efficace taglio della spesa pubblica, e per consolidare i valori del libero mercato, a mio avviso ingiustamente messi in discussione da alcuni oggettivi aspetti deteriori della globalizzazione (vedi il “problema” cinese suddetto). Ma sono trasecolato alla lettura delle loro motivazioni. Provo (umilmente) a smontare le loro asserzioni.

1) Innanzitutto, qualcuno più ferrato di me in storia o in economia mi spieghi qual è la sinistra che nella storia ha applicato politiche liberiste. Me ne dica una! Tony Blair? Ma lui ha (purtroppo solo in parte) mantenuto in vigore quanto attuato in oltre un decennio da Margaret Thatcher, puntando sulla cosiddetta flexsecurity che nel tempo ha mostrato tutte le sue pecche strutturali! Bill Clinton? Sapete cosa ha fatto? Ha si’ riportato il bilancio federale in attivo dopo decenni di deficit, ma ha fatto in modo che disavanzo del settore pubblico venisse sostituito da quello del settore privato, il che ha creato le premesse per gli accessi “easy” verso forme di finanza allegra o bolle speculative, come quella immobiliare. Ma questo non è una deviazione del liberismo signori: questa è un incongrua reazione di classi sociali eterodirette verso forme di inevitabile crescita esponenziale del debito privato, con tutte le conseguenze fino alla crisi del 2008. E in Italia? Qualcuno parla del pacchetto Treu; furono sì in parte liberalizzazioni, con facilitazioni creditizie per i co.co.co e gli interinali, ma senza alcun intervento strutturale su corso del lavoro e indici di produttività. Sul jobs act renziano in termini di efficacia stendiamo veli pietosi.

2) Alesina e Giavazzi sostengono che per sinistra si deve intendere attenzione ai più deboli e all’equità. Ma dove sta scritto? E in ogni caso: la meritocrazia cardine del liberismo cozza con il concetto in voga di equità. Mica siamo tutti uguali, di cervello, di cultura, di competenze. Dire queste cose è di “sinistra? Perchè dire che premiare il merito è di sinistra? E poi; quale sinistra lo ha mai messo in atto?

3) Altra asserzione: liberalizzare il mercato del lavoro per favorire la mobilità verso la parte più produttiva è di sinistra. Ma su quale base economica e su quale riscontro storico? Sono meccanismi che richiedono drastici interventi su burocrazia e spesa pubblica, mentre la sinistra ha sempre agito per favorire la crescita sulla leva della spesa pubblica corrente e per investimenti, che nulla hanno a che vedere con manovre di tipo liberale.

4) Chi, se non la sinistra mondializzata, ha lavorato sempre contro lo spostamento di risorse da settori meno produttivi a quelli più produttivi per aumentare la “torta” come la chiamano i nostri Soloni. Chi ha sempre difeso aziende decotte? Oh certo, anche la Destra in Italia ha ignobilmente per dirne una difeso il carrozzone Alitalia, ma quanti salvataggi di banche, enti, aziende municipalizzate sono venute da mani socialiste?

 5) Chi ha sempre osteggiato, a differenza da quanto loro ritengono, una giusta valorizzazione anche monetaria e di crescita carrieristica del mondo pubblico? Quali ascensori sociali (che sono alla base del vero liberismo: si parte tutti dallo stesso punto, chi è bravo arriva) ha attivato nella storia la gestione economica condotta dalla sinistra? Chi ha moltiplicato le leggi a dismisura per accrescere esponenzialmente il numero di burocrati con il risultato di soffocare un giusto “laissez faire” (nel rispetto delle regole of course). Chi ha ostacolato le privatizzazioni di Eni, Enel, ecc. favorendo una sana concorrenza? Una sola cosa del paper della strana coppia la condivido: la crescita del commercio internazionale ha ridotto come non mai la povertà nel mondo, e la anche la disuguaglianza. Ma questo cos’è se massimo effetto del liberismo!

Ultima domanda (retorica): ma se si parla di liberismo si pensa subito a Thatcher e Reagan, tra l’altro ispirato dal signor Milton Friedman, ci sarà un motivo! E se guarda caso, le due economie britannica e nordamericana presentano tassi di crescita persistentemente elevati, con tassi di disoccupazione bassi, indici di produttività concorrenziali, pur con il succedersi dei governi politici, perché porsi l’amletico dubbio del titolo? No, signori Alesina/Giavazzi, non ci siamo.

Ultima chiosa: ma che sarebbe del nostro Nord se liberato dai lacci e lacciuoli del nostro statalismo ( e aggiungo centralismo) imperante potesse esprimere in pieno le proprie potenzialità? Solo il liberismo a mio avviso può associarsi ad una giusta (sottolineo GIUSTA) difesa delle istanze del territorio. Insomma, AAA cercasi Thatcher disperatamente….

Enrico Bardelli
57enne, medico, curioso e poliedrico, liberista in economia, liberale di cultura, sportivo con risultati variabili, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Antistatalista, antiburocratico, con grandi speranze per le capacità creative e imprenditoriali del nostro territorio

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