FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Crimea e Kosovo: non troppo diversi (e Kyiv lo sa)

Un paio di settimane fa Zelens’kyj è andato a Belgrado e ha affermato di riconoscere il Kosovo come parte della Serbia e le reazioni sono state molto curiose, tra albanesi che hanno strappato le proprie bandiere ucraine e russi che incazzati neri per l’allontanamento della Serbia inneggiavano al riconoscimento del Kosovo.

Quand’ero andato io a Belgrado, in una missione certamente meno importante di quella del presidente ucraino ma – almeno secondo i miei amici – non meno pericolosa, avevo notato che, tra le tante tshirt scioviniste in vendita quasi ovunque, ce n’erano alcune che sottolineavano la comunanza tra la causa del Kosovo serbo e quella della Crimea russa. All’epoca non ci avevo prestato particolare attenzione, ma riflettendoci è ben normale che l’Ucraina abbia riserve sull’indipendenza kosovara che vanno oltre la semplice opposizione che molti stati con movimenti secessionisti attivi, come Spagna, Romania o Cina, portano comunemente.

Infatti, sia la Crimea che il Kosovo hanno in comune l’avere una popolazione storica indigena trovatasi in minoranza per migrazioni avvenute sotto governo straniero. Nel caso del Kosovo, la popolazione slava è stata in larga parte soppiantata dalla popolazione albanese, nel caso della Crimea sono stati gli slavi, principalmente russi ma anche ucraini, a sostituirsi ai tatari, che ricordiamolo sono strenuamente pro-Ucraina.

Ciò pone Kyiv davanti ad una questione semplice: se si riconosce la secessione del Kosovo, si dà forza alla causa della secessione della Crimea. Mosca stessa è caduta in questa contraddizione, appellandosi al precedente dell’intervento armato in Kosovo per giustificare il proprio in Crimea, ma un conto è intervenire militarmente per porre fine a massacri e ripristinare la legalità e la pace (che è bene e dovremmo farlo più spesso), un altro conto sfruttare la situazione per cambiare i confini in modo potenzialmente permanente, magari a proprio vantaggio. Non che ci aspettassimo troppa coerenza da Mosca, che l’indipendenza dei suoi due staterelli in Georgia la riconosce eccome.

Ovviamente, non esiste una risposta oggettivamente corretta alla domanda “a chi appartiene un territorio?”, è questione aperta di filosofia del diritto, e lo scrivente notoriamente vede con simpatia il modello Liechtenstein, dove ogni comune è libero di andarsene. Tuttavia è apprezzabile un approccio coerente, che guardi a questi temi sì riconoscendone le specialità locali ma non applicando un semplice criterio di simpatia, per cui se il secedente è nostro amico è bello e bravo ma se è amico del nostro nemico è brutto e cattivo.

Infine, una cosa cupa dobbiamo dirla: non sappiamo (se, purtroppo) e come l’Ucraina libererà la Crimea, né sappiamo quanti russi ci saranno nella Penisola dopo l’auspicata liberazione. La classica scusa per cui la secessione kosovara sarebbe giustificata mentre le altre no sono i crimini di guerra serbi: dico scusa perché è un criterio applicato volutamente “sui generis” – anche perché nei Balcani tutti dovrebbero poter secedere da tutti secondo questo criterio – e guarda caso gli stati che generosamente ci vendono il gas a buon prezzo e si dimostrano nostri alleati vengono cortesemente perdonati dei loro peccatucci invece di trovarsi la capitale bombardata. Nulla giustifica i crimini di guerra serbi oggettivamente avvenuti, come dicevo poco sopra magari si intervenisse più spesso contro evidenti abusi, ma è ben discutibile che tali azioni debbano portare, per com’è vista oggi l’integrità territoriale di uno stato, alla sua lesione e non ad esempio all’imposizione di un sistema di autonomie garantite e posto sotto la sorveglianza internazionale.

Ecco, se anche il ripristino della sovranità ucraina, ampiamente desiderata dai tatari, ripulisse etnicamente la penisola dai russi che si fa? Se i russi ormai autoctoni messi alle strette da un bombardamento del ponte di Crimea e da un’interruzione dei collegamenti terrestri fondassero un loro UÇK e l’Ucraina agisse contro di loro con un po’ troppa determinazione? Improvvisamente i russi di Crimea avrebbero il diritto di secedere dall’Ucraina? Kyiv semplicemente non può permettersi un precedente del genere perché non sa come andrà la guerra.

Diritto internazionale, molto spesso, “è quando potenze fischia”: prima si fanno le cose, poi si trovano le giustificazioni, e si supportano o meno certe azioni in base al campo in cui si è e alla propria situazione geopolitica. Persone ben più competenti di me discutono se sia possibile un’alternativa più certa o meno, ma nel mentre riconosciamo la situazione per quella che è e proviamo a giudicare le situazioni secondo giustizia, qualunque essa sia per i nostri criteri, e non a simpatia.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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