FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Educazione sessuale: niente consenso? E se decidesse lo Stato…

È stata lanciata una proposta di referendum contro le norme sull’educazione sessuale nelle scuole volute dal ministro Valditara, che prevedono – comprensibilmente – il consenso informato dei genitori e – un po’ meno comprensibilmente – lo stop agli esperti esterni sino alle scuole superiori.

I proponenti del referendum “sì educazione affettiva e sessuale nelle scuole” evidentemente ignorano quanto sia sostanzialmente liberale la norma approvata dall’esecutivo: personalmente non ero sorpreso dal fatto che avessero inserito il consenso informato, ma non ho potuto fare a meno di notare come avrebbero potuto imporre un’educazione sessuale “di destra”. Se una certa cultura politica spinge così tanto sull’educazione sessuale una ragione c’è: non è una materia meramente neutra e scientifica, ma si porta un bagaglio politico e culturale con sé.

Lasciar scegliere ai genitori se un corso proposto è coerente con la linea educativa che essi sostengono è una soluzione, magari non la migliore, per garantire più libertà educativa possibile, garantendo sia quella degli istituti che delle famiglie. Ma cosa può fare un governo se tale libertà di scelta venisse messa in discussione?

Può prendere carta e penna e stabilire dei “criteri di buonsenso” sui programmi di educazione sessuale ammessi nelle scuole, fondati sulla legge e sui valori comuni.

Per esempio:

  • Rispetto della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio
  • Riconoscimento delle normative vigenti in materia di PMA e di gestazione per altri
  • Accento sull’importanza della prevenzione delle IST e sul controllo delle nascite tramite l’adozione di comportamenti responsabili e non solo tramite l’uso di strumenti (i cosiddetti metodi ABC – abstinence, be faithful, condom – che a differenza dei metodi educativi fondati sulla pura astinenza si sono dimostrati molto efficaci)
  • Parlare della gravidanza in termini scientifici e dell’aborto in linea con la legge 194/78, che non lo considera diritto individuale ma limitata concessione subordinata alla tutela sociale della maternità

È difficile obiettare ad un programma del genere, alla fine si tratta di poche cose condivisibili e radicate nella legislazione vigente e nei dati. Eppure, tanto basterebbe per escludere dall’educazione sessuale molti dei programmi che i proponenti più sfegatati, mentre per i corsi d’area opposta – come il tanto vituperato Teen STAR definito “pro vita” dagli stessi proponenti sfegatati – modificando un paio di slide sarebbero già pronti.

Una cosa va detta: allo Stato conviene un’educazione sessuale stretta, purché non sia così stretta da essere inefficace. L’idea che si possa fare tutto ciò che si vuole tanto c’è la contromisura per ogni evenienza ha il grave problema che queste contromisure non sono efficaci al 100% e che più si creano occasioni di rischio più è possibile che capiti l’infezione o la gravidanza indesiderata, con conseguenti spese per la collettività.  Mentre avere comportamenti più virtuosi, ridurre i partner sessuali e mantenersi fedeli costa zero e riduce effettivamente il rischio, quindi per lo Stato sarebbe meglio insegnare quello rispetto alla totale libertà sessuale purché protetta, che è solo un’opzione migliore rispetto alla libertà sessuale non protetta, e molto spesso si mischia ad essa per tutta una serie di complesse ragioni che andrebbero trattate meglio in futuro.

Più in generale, la domanda è ovvia: con il generale Vannacci che parla di promuovere il patriarcato mediterraneo, davvero volete che possa farlo nelle scuole senza che possiate dire beh?

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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