FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Magazine di Approfondimento Politico

La grande lezione di Václav Havel sulla secessione

  1. I popoli hanno il diritto di seguire il cammino che li porta, se la maggioranza lo vuole, ad uno Stato nazionale proprio

-V.Havel

Il 18 dicembre 2011 morì, dopo una lunga malattia, Václav Havel, dissidente del regime comunista cecoslovacco, ultimo Presidente della Federazione Ceca e Slovacca e primo Presidente della neonata Repubblica Ceca.

Questa giornata è ricordata in gran parte del Mondo Libero come Havel Day, o per dirla alla ceca Den Václava Havla. Come segno per ricordarla si è scelto di indossare pantaloni più corti del solito o risvoltati, cosa che Havel, non avvezzo agli usi del Castello di Praga, era solito fare.

Ma Havel non aveva solo un’autorità politica: Aveva una forte autorità morale, quale giuda della Rivoluzione di Velluto che riuscì a sconfiggere il comunismo.

Come tutti ben sappiamo la Cecoslovacchia, nel 1993, si dissolse. Ciò che pochi sanno è come ciò avvenne, ossia per decisione parlamentare e con la netta opposizione di Havel, che era unitarista e di Alexander Dubček, il padre della Primavera di Praga eletto poi Presidente del Parlamento federale cecoslovacco.

Tuttavia né Havel né Dubček mandarono soldati o poliziotti a bastonare chi stava lavorando per la secessione: Contestarono nelle sedi opportune, arrivarono a dimettersi come ultima simbolica resistenza ma accettarono la fine dello Stato federale. Come faceva notare Havel lui giurò sulla Costituzione federale ed era suo compito difendere l’integrità del Paese, ma non poteva ignorare il movimento di emancipazione cecoslovacco, scontento di uno Stato dove comunque molte decisioni riguardanti Bratislava erano prese a Praga.

Fu così che il Primo Ministro ceco Klaus e l’omologo slovacco Mečiar decisero, dopo che il Parlamento slovacco dichiarò l’indipendenza, di dividere pacificamente il Paese. Non vi fu nessuna violenza né conflitto tra i due Popoli, e nel 2003 lo stesso Havel, in uno dei suoi ultimi discorsi come presidente ceco e mentre i due Stati erano in procinto di entrare nell’Unione europea, disse:

Cechi e Slovacchi possono essere oggi più vicini che mai. Non c’è odio e sono uniti nei propri fini: partecipare pienamente al processo di integrazione europea e globale e, nei propri interessi, cedere gradualmente un po’ della propria sovranità nazionale in favore di comunità ben più ampie di quanto sono le nazioni.

Viviamo in un mondo interconnesso e noi, Cechi e Slovacchi, camminiamo mano nella mano dentro di esso. E questa, ovviamente, è la cosa più importante.

Se cechi e slovacchi fossero stati forzati, nel nome di un’idealizzata “unità nazionale”, a stare insieme, con una Cechia rabbiosa per i soldi mandati a Bratislava e una Slovacchia insofferente per le decisioni di Praga vi sarebbe stato amore tra questi popoli?

Comunque, ad oggi, in Repubblica ceca parlare di secessione non è un tabù: Klaus, protagonista della secessione, sulla Catalogna commentò che non è necessario un referendum, dato che il Parlamento ha già diritto di dichiarare l’indipendenza, l’attuale primo ministro Babiš ha sponsorizzato la soluzione cecoslovacca come via per le nazioni alla ricerca dell’indipendenza, il Principe Schwarzemberg ha fatto la sua valutazione sui pro e contro di una secessione, quando si parlava di Scozia e la reazione spagnola al referendum catalano ha scandalizzato praticamente tutta la politica ceca.

La lezione di Havel, comunque, è importante: Rispettare il volere della maggioranza e non avere mai dogmi in politica, perché averli quando contrastano col volere della maggioranza crea solo odio e tensioni.

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.