FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Torneremo a fare i conti con la questione irlandese in Europa?

E’ dal lontano aprile del 1991 quando in un mattino di inizio primavera mi fermai in edicola per acquistare come di consueto una copia di “cuore”, che ogni tanto dedico quella mirabolante copertina all’imbelle di turno.


Fu allora che come una sassata nel vetro, tanto improvvisa quanto devastante i redattori dell’epoca, in un periodo politicamente complicato, scelsero di titolare in modo lapidario: hanno la faccia come il culo!
Era appena caduto il governo Andreotti VI, pieno zeppo di personaggi che sarebbero diventati famosi per altre ragioni nel periodo di Mani Pulite, quando il più grande giornale satirico italiano decise di rompere gli indugi e definire in maniera colorita ma efficace la situazione venutasi a creare. Ecco, da allora con una certa cadenza dedico quel ricordo a qualche personaggio pubblico che se ne sia meritato ampiamente i contenuti.


Questa volta tocca ad un soggetto eccentrico e a tratti eccessivo, che in passato in realtà era riuscito anche a risultarmi simpatico a piccole dosi.
Ho letto sulla stampa britannica alcune strampalate dichiarazioni rilasciate dall’ex Sindaco di Londra nonchè ex Ministro degli Esteri del Governo May, il conservatore Boris Johnson, riguardo l’inevitabile messa in stato di accusa per omicidio dei militari britannici responsabili del Bloody Sunday.


Non si sono alzati la mattina con l’intenzione di uccidere e mutilare civili innocenti“, ha scritto il nostro analista storico da pub di second’ordine.
Stiamo davvero proponendo di mandare vecchi soldati a morire in prigione, dopo aver dato a dozzine di terroristi ricercati una carta di esonero dalla prigione tramite l’Accordo del Venerdì Santo? È equilibrato? È giusto?“ non accontentandosi della vastità delle sciocchezze di cui sopra è riuscito a peggiorare la situazione aggiungendo a proposito dei 14 civili uccisi dai paracadutisti britannici: “le morti dei manifestanti potrebbero essere il risultato di “confusione e panico“.
Una prece!
La questione se non fosse a tratti comica in realtà assume contorni tragici se si considera il contesto critico del Periodo sociale e politico attuale in ulster. Nei giorni scorsi Derry dopo anni di apparente tranquillità è tornata palcoscenico di un altro fatto di terrorismo e queste incaute
Dichiarazioni non credo possano far bene ad un delicato equilibrio come quello venutosi a creare in quelle terre, molto probabilmente a causa della vicenda legata alla Brexit
, che tanto appassiona gli inglesi e meno i sudditi della corona gallesi, scozzesi e nordirlandesi, che al contrario in questi anni hanno guardato all’Europa come ad un presidio di garanzie democratiche, che a questo punto verrà a mancare.

Mi è capitato di leggere un articolo molto efficace di Riccardo Michelucci, profondo conoscitore della realtà irlandese, che proprio sull’attentato a Derry, rivendicato dalla “Nuova IRA” ha scritto così :
“Erano sette anni che non esplodeva un’autobomba da queste parti. Per la popolazione di Derry è stato un brusco risveglio: ha fatto svanire di colpo la convinzione che la guerra fosse ormai solo un lontano ricordo. “Sembrava un sabato sera come tutti gli altri, finché non abbiamo ricevuto la chiamata della polizia che ci ordinava di evacuare immediatamente l’edificio”. Ciaran O’Neill è il direttore del Bishop’s Gate Hotel, l’elegante albergo che si trova a poche decine di metri dal luogo dell’attentato del 19 gennaio scorso…..”. Tutto questo nel 2019, Basterebbe questo incipit iniziale per capire quale sia il clima che si respira a quelle latitudini e quanto siano fuori luogo e forse pericolose, le assurde sparate del buon Johnson. Certo non tutti la pensano così.

Sempre Michelucci scrive a proposito dell’ordigno rinvenuto a Derry: “chi l’ha piazzato ha scelto con cura sia il luogo che una data precisa per compiere l’attentato. Eamonn McCann, 75 anni, scrittore e storico attivista politico di Derry, è convinto che la bomba non abbia avuto niente a che fare con la Brexit.

“I repubblicani dissidenti contrari al processo di pace hanno voluto celebrare in questo modo il centenario dell’inizio della guerra d’indipendenza, nel 1919. L’eredità della storia è ancora pesante da queste parti, e alcuni vorrebbero rivivere il passato”, spiega McCann, che nel 1972 fu uno degli organizzatori della marcia che culminò nella strage della Bloody Sunday.
Bishop street, dov’è esplosa l’autobomba, si trova nel cuore del centro di Derry, all’interno delle mura cittadine, in un luogo dal forte valore simbolico. Il piccolo tratto di strada scende verso il Diamond – la piazza centrale -, costeggia la cattedrale anglicana di San Columba ed è adiacente al Fountain, una piccola enclave protestante chiusa dietro a un recinto di grate metalliche. Uno dei tanti muri che continuano a dividere le città dell’Irlanda del Nord”. Questa in estrema sintesi la situazione.
Cercare di giustificare dopo decenni il gesto di alcuni militari che hanno scelto di sparare sulla folla inerme in un giorno infame è un esercizio spericolato e cinico che ci saremmo tranquillante potuti risparmiare. Il fatto che quei militanti oggi siano anziani non è un’attenuante. Anzi semmai un’aggravante per quella che ritengo una delle più grandi e solide democrazie occidentali. Se qualcuno commette un delitto in un paese civile non dovrebbero servire decenni per appurarne la colpa. Quelle povere vittime avevano solo la colpa di essere nel posto giusto nel momento sbagliato.

Almeno il rispetto per quelle vite ingiustamente strappate per mano di uno stato oppressore dovrebbe fermare i gelidi calcoli elettorali di un personaggio in cerca d’autore. Qualcuno è morto perché voleva un mondo diverso. Rispettiamo la storia e facciamo pagare le colpe a chi le ha, garantendo un giusto processo e pene idonee allo stato di salute dei colpevoli. Ma un colpo di spugna su questa storia proprio non ce lo possiamo permettere.
E allora cerchiamo di riderci sopra parafrasando “cuore” e dedichiamo a Boris Johnson il trofeo primavera estate 2019. Sperando che non sia solo l’inizio di una rinnovata stagione del terrore.

Imprenditore, classe 1968. Per 25 anni impegnato a vari livelli in politica sempre nelle fila della Lega Nord. Dal 1993 al 2002 è sindaco di Pomponesco (Mantova), nel 1996 entra a far parte del Direttivo regionale dell’Anci Lombardia. Nel biennio 1996-1997 Fava è presidente del Consorzio per la depurazione idrica casalasco-viadanese. Per molti anni e’ stato membro elettivo di Upl (Unione provincie lombarde). Dal 2002 al 2007 consigliere comunale a Pomponesco e dal 2009 al 2014 consigliere comunale a Sabbioneta. Dal 2015 al 2018 è stato consigliere comunale a Viadana (città dove attualmente vive). Dal 1997 al 2012 è stato consigliere della Provincia di Mantova e deputato al Parlamento in tre Legislature. Nella XV Legislatura è stato membro della Commissione Attività produttive; nella XVI è stato membro delle Commissioni Difesa, Attività produttive, Politiche dell’Unione europea, Affari sociali e della Commissione Bicamerale d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nonchè Presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Contraffazione. Nella XVII eletto di nuovo alla camera dei deputati ha rassegnato le dimissioni nel maggio 2013 per entrare a far parte della giunta regionale della Lombardia con Presidente Roberto Maroni come assessore all'agricoltura. Appassionato di politica, economia e di sport nel novembre 2018 ha scelto di abbandonare le cariche elettive e la politica attiva in campo istituzionale per dedicarsi alla propria attività imprenditoriale a tempo pieno.