FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Tanti magistrati questori e prefetti non ci capiscono

Recenti fatti di cronaca nera mi hanno indotto ad alcune riflessioni, che credo condivisibili da coloro che come me appartengono alla categoria dei cittadini comuni. Chi sono i cittadini comuni? Penso a coloro che applicano il principio equanime, giuridico e religioso, di vivere senza arrecare fastidio agli altri, pretendendo in cambio di ricevere lo stesso trattamento. Insomma, vivere e lasciar vivere… “Torero, olé!”.

Quei fatterelli di cronaca nera, che vediamo spesso confinati su una o due colonne nei giornali, sono segnacoli di una sofferenza enorme, della quale i nostri diretti superiori nella gerarchia civile parrebbero non rendersi consapevoli. Furtarelli in casa con sfondamento di porte e finestre, piccole truffe ai danni di anziani, ladri di biciclette, furti di tosaerba nei giardini o di gronde di rame in case isolate o nei cimiteri, o ancora scippi per la strada, graffitari che con la bomboletta spray scarabocchiano i muri delle case appena ritinteggiate, vetri d’auto sfondati per rubare la borsetta da 50 euro… come definirli?

Nei rendiconti annuali delle forze dell’ordine, avallati da questori, prefetti, e persino dai magistrati nelle aule del giudizio, rientrano tutti nella categoria della cosiddetta “microcriminalità”, e da tali stimati al grado zero del crimine, quasi non esistessero nemmeno per computarsi nella classifica aurea del benessere. Una classifica, sia detto, che fa di Mantova — e altre realtà consimili — un’isola felice e città sostanzialmente sicura. Ma questo è l’errore piramidale di una società che ha creato una diffrazione incolmabile tra il potere e chi lo subisce, cioè noi “cittadini comuni”.

In effetti, chiedo, chi ha paura della paletta del carabiniere al posto di blocco? Non certo il microcriminale, ma sempre e solo i cittadini comuni, che presi da mille brighe sbagliano di un mese a rinnovare la patente o a fare la revisione dell’auto; quelli che diventano pericolosi evasori fiscali se non danno o ricevono lo scontrino fiscale nel negozietto, o se compilando la documentazione Isee per la mensa scolastica del cucciolo dimenticano l’estratto conto al 31 dicembre, dove il Cud non basta a documentare uno stato d’indigenza. Il microcriminale di tutto questo se ne frega. Non il questore, non il prefetto, non il magistrato, che si vede spesate persino le bollette e le cure termali del coniuge a carico.

Invece, a pensarci bene, la vera criminalità, la vera “macro-criminalità”, è proprio quella che il cittadino comune subisce senza ricevere risposte e adeguati risarcimenti dalle lontanissime istituzioni del potere. Sai cosa importa mai alla società dei cittadini comuni se la gang della lancia termica apre il bancomat di una banca assicurata; sai cosa gliene pesa dell’evasore totale, o del corriere della droga che va ad alimentare il narcotraffico internazionale, ovvero del racket della prostituzione di cui al più si rende miserevole consumatore; o ancóra delle “lavanderie” di denaro sporco. Niente, proprio niente. Ed è comprensibile che sia così: per i cittadini comuni la vera criminalità è solo quella che crea danni incalcolabili portando via la catenina d’oro del nonno, la bici costata mezzo stipendio, o il tosaerba, o che le imbratta il muro.

Tutto questo il potere, in tutti i suoi addentellati, non lo sa né può capirlo. Il potere si dà stipendi che diremo a prova di quella detta “microcriminalità”, e il furto di una bici non lo considera nemmeno un reato, potendosi permettere all’occorrenza di ricomprare, non la bici, ma l’intero negozio senza sforzo. Quegli stipendi che ormai vengono attribuiti alle postazioni del potere non pagano nemmeno più le responsabilità, visto che nessuna persona di potere ne ha più. Basti dire che nessun questore o prefetto o magistrato paga mai per un proprio errore, se non al più con un simbolico trasferimento. Per questo motivo Platone raccomandava che l’uomo di potere non dovrebbe percepire emolumenti: il potere stesso è il suo stipendio. E se non gli sta bene, lasci quel posto e vada a unirsi ai “cittadini comuni”, così capirà.

Davide Mattellini
E' scrittore e saggista. Cronista politico de "la Voce di Mantova", ha all'attivo una ventina di pubblicazioni. Vive a Marmirolo.

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