FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Cosa dice la legge anti omofobia dell’Emilia-Romagna?

Onestamente mi fa veramente ridere vedere la campagna elettorale della Borgonzoni. E veramente molto, sembra un teatro dell’assurdo con continui errori sulle città, proposizione di misure già adottate da Bonaccini e soprattutto una presenza quasi nulla della candidata stessa, quasi a fare supporre che in caso di vittoria se ne esca qualche youtuber a dire “è un prank”.

Tra le proposte della Lega c’è, tra l’altro, l’abolizione della legge anti-omofobia, col chiaro obiettivo di fare felice quel pubblico che odia i gay, li chiama “froci” e però si diverte la sera sulla categoria “lesbian” di YouPorn.

Ma l’atteggiamento della sinistra sulla proposta è francamente esagerato, poiché sembra che senza tale legge in Emilia-Romagna possa diventare legale andare a caccia di gay, magari con la licenza da trentamila euro proposta da Più Europa.

La legge in questione è, diciamocelo, una mera dichiarazione d’intenti. Serve ai partiti progressisti per stimarsi e dire di fare qualcosa per l’uguaglianza e a quelli tradizionalisti per dire di volere abolirla. Non credete alle mie parole, andate a leggerla.

L’articolo uno è essenzialmente una lunga lista di documenti che dicono che l’omofobia è sbagliata, dice che la Regione supporta chi cambia sesso – senza specificare come – e che riconosce il diritto di tutti ad accedere ai servizi regionali senza distinzioni di orientamento. Ma ciò è già facilmente desumibile dall’ordinamento nazionale ed europeo.

L’articolo due dice che i dipendenti pubblici non dovrebbero usare termini offensivi e diffondere stereotipi, ma che è comunque loro diritto farlo. Prevede anche dei non meglio specificati progetti per assistere chi viene discriminato nella ricerca di lavoro o nella formazione professionale, e verrebbe da chiedersi una cosa qui: è davvero necessario?

I gay non hanno un handicap. Se un datore di lavoro non li assume per l’orientamento il primo a perderci è il datore di lavoro stesso, specie in una regione a bassa disoccupazione come l’Emilia-Romagna.

L’articolo tre è un’estensione del due e dice che anche i docenti dovrebbero essere formati in tal senso e anche a riconoscere e combattere il (ciber)bullismo di matrice omofoba. Idea lodevole, per carità, ma i docenti non dovrebbero forse combattere tutti i fenomeni di bullismo? Vi è anche una piccola sezione sullo sport che è essenzialmente un rimando ad un’altra legge regionale.

L’articolo quattro dice che la Regione può finanziare eventi in favore della cultura non discriminatoria.

Gli articoli cinque e sei si possono trattare insieme ed essenzialmente dicono che anche il SSR si impegna a fare informazione e che la Regione finanzia anche servizi di aiuto alle vittime di omofobia. Cosa lodevolissima, diciamocelo, ma non dovrebbe essere obiettivo del servizio di assistenza alla persona quello di tutelare le vittime di violenze in generale?

Alla fine se il sistema è fatto bene e ti accoglie qualunque violenza tu abbia subito una disposizione del genere è superflua, se il sistema ha bisogno di una legge specifica per ogni categoria che può subire violenza e se non sei nella legge non vieni assistito, beh, il sistema va fortemente revisionato.

Gli articoli sette e otto prevedono una sorta di vigilanza: Il primo dice che c’è un osservatorio regionale già esistente che, senza ulteriori spese, terrà conto delle discriminazioni omofobe mentre il secondo dice al CORECOM di vigilare sulle emittenti locali per segnalare messaggi contrari al codice di autoregolamentazione, cosa che, tra l’altro, è un classico compito del CORECOM.

Gli articoli dal nove al dodici sono finezze legislative come la possibilità per la Regione di costituirsi parte civile e i fondi per la legge. Tra l’altro la legge vieta alla Regione di finanziare le associazioni che sono legate alla surrogazione di maternità.

Ora, onestamente io non ho visto alcuna norma che possa avere un vero effetto sull’omofobia in questo testo. E non è nemmeno colpa dell’Assemblea Legislativa: semplicemente lo Stato o chi per lui non può proprio in pratica influenzare certi comportamenti.

È certamente compito del settore pubblico prevenire e reprimere ogni tipo di violenza così com’è bene che le comunità locali assistano chi è stato vittima di violenza.

Ma una legge non elimina i comportamenti umani. Quello lo fa l’evoluzione sociale e sta anche funzionando bene visto che ormai, fortunatamente, quei pochi omofobi ci indignano e pure tanto mentre il loro pensiero, giusto una quarantina d’anni fa, era la media della società.

Tuttavia i politici amano fare finta di mettere ordine nelle interazioni spontanee con una legge. Che siano i sentimenti, l’economia, le scelte o altro “serve una legge“, così se va come previsto si può ringraziare la saggia mano del legislatore, se va male ci si può arrabbiare perché la gente non ha seguito la legge.

Se di solito leggi del genere sono dannose possiamo vedere un merito nella legge anti-omofobia: Non fa male a nessuno.

Ma chi lotta pro o contro di essa sappia una cosa: si tratta di una legge bandiera, non di una legge che effettivamente combatte l’omofobia.

Perché quello possiamo farlo solo noi, cittadini, non loro, politici.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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