FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Che codice Ateco ha la mafia?


Laureato e dottorato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nel 2008, nel 2010 entra in SVIMEZ come ricercatore, nel 2018 viene nominato vice direttore.”

Tenete bene a mente questo curriculum.

Nelle regioni settentrionali oggi ha suscitato un certo disappunto (diciamo così…) l’intervista apparsa sul “Corriere della Sera” al ministro piddino per il sud Provenzano (Quale nome più adatto? Finalmente un incarico assegnato non attraverso lo spoil system), il quale rispondendo a una domanda precisa dell’intervistatore che chiedeva come durante la crisi del coronavirus si sarebbe tutelato il reddito di chi nel meridione lavora in nero, ha candidamente risposto che nel caso di un suo prolungamento saranno da mettersi in atto misure “universalistiche” di assistenza anche per chi lavora in nero.

Il ministro Provenzano è un giovanotto di 38 anni, con molto candore e un pizzico di ingenuità gli è scappato fuori quello che un politico più esperto e scaltro di lui, tipo qualcuno della tanto vituperata “Prima Repubblica”, pur pensandolo e mettendolo pure in pratica, non avrebbe detto pubblicamente manco sotto tortura. Ma tant’è, rischi del “nuovo che avanza”.

A questo punto c’è molta curiosità di sapere come il buon ministro Provenzano abbia intenzione di mappare le attività “in nero”, le quali essendo appunto “in nero” dovrebbero sfuggire a qualsiasi registrazione e soprattutto all’occhio avido del fisco. Salvo non pensare male, ovverosia che in realtà l’economia sommersa del meridione non è poi così tanto sommersa e se si avesse la volontà si potrebbe inciderne il bubbone attraverso le raffinate tecniche di controllo incrociato che lo Stato ha a disposizione. Ma magari la si lascia in quiescenza con un tacito patto di “non aggressione” per motivi di consenso sociale, salvo poi essere costretti a sovvenzionarla per le medesime ragioni, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo.
Inoltre, una larga parte dell’economia sommersa del sud è gestita in maniera diretta o indiretta dalle mafie, e siccome gli estorsori della camorra o della ‘ndrangheta non sono soliti rilasciare ricevuta ai taglieggiati, trovare il modo di garantir loro il sussidio sarà un po’ complicato.
Forse sarà il caso che il ministro Provenzano assegni un codice Ateco pure alla mafia. Sarà molto interessante poi sentire nei prossimi giorni quali saranno le reazioni di M5S, partner di governo del ministro, che sulla narrativa della “legalità” ha costruito la loro narrazione. Tuttavia, dando un occhio disincantato alla distribuzione locale del voto, il fatto che 2/3 dei consensi per M5S vengano da Roma in giù, lascia supporre che le reazioni delle cheerleaders della legalità saranno assai blande, se non addirittura nulle.

La proposta del ministro Provenzano ha tuttavia un grandissimo valore, perché ci dice due cose importantissime, una esplicitamente, l’altra implicitamente,

Esplicitamente (pure troppo) ci dice che vaste parti di economia e società di questo paese sono contenute in ambiti di illegalità e che lo Stato che della legalità dovrebbe essere garante, oltre che detentore, ne prende atto. E’ un’autocertificazione di morte, se non vi è chiaro.

Implicitamente ci dice che la coesione di una nazione che nazione non lo è mai stata come l’Italia si basa essenzialmente su politiche clientelari e assistenzialistiche. Altrimenti detto: non esistendo un mito fondativo nazionale, la fedeltà allo Stato si compra con prebende, ammortizzatori sociali mascherati, dazioni clientelari. Talmente fondamentali per la stessa esistenza dello stato che quest’ultimo è disposto a riconoscerle pure ad ambiti di illegalità pur di mantenersi coeso.

Sarà infine molto interessante capire quali saranno le reazioni alle parole del ministro Provenzano della spina dorsale economica dello Stato Italiano, quel nord che sta pagando un prezzo altissimo per questa pandemia. Di tutte quelle partite iva che perderanno lavoro e clientela e si sono viste riconoscere un’elemosina che basta a mala pena per un paio di spese al supermercato e che non chiedono altro se non essere messe in condizione di lavorare e produrre. Se questo disastro entro cui stiamo camminando servisse a molti per trarre le dovute conclusioni circa la permanenza all’interno di uno stato che, riconosciamolo francamente, non ha ragione d’essere, allora tutto questo non sarebbe stato vano.

Vi ricordate il curriculum all’inizio di quest’articolo? Era quello del ministro Provenzano. Lui fa parte di quelli che dovrebbero essere “gli intelligenti”, “gli studiati”, quelli che non sbagliano i congiuntivi come Di Maio. Quelli che, in un paese civile, dopo aver detto quello che ha detto Provenzano, dovrebbero dimettersi dopo tre minuti e scappare nel deserto nutrendosi di locuste per sopravvivere.

Luca Comper
Architetto, appassionato di troppe cose da poterle riassumere nello spazio di una schermata del PC, ma in particolare di arte, politica e storia. Ha lo stesso rapporto con il giornalismo di quello che ha uno scafista con la marineria. Indipendentista to the core, il suo motto è "Ho costruito la mia causa in abuso edilizio"