FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Serve la Lega Nord. Serve come non mai


“ Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.

In queste frase di Nelson Mandela c’è il succo di un ragionamento che da anni come un tarlo martella il mio cervello.
In realtà il sogno si stava materializzando molti anni fa e a tratti abbiamo pensato in tanti di esserci arrivati molto vicini. Perlomeno c’era un contenitore politico che per decenni aveva rappresentato nel bene e nel male la necessità di dare identità ad un’area che a lungo aveva sofferto l’oppressione   asfissiante    dello stato centrale.
Un tenace sognatore ne era diventato il condottiero ed era nata e cresciuta una creatura politica  che meglio di tutte incontrava le esigenze di un popolo che si era riscoperto.
Così nacque e prosperò la Lega Nord: un movimento post Ideologico, liberale e moderno.
Un movimento che aveva come obbiettivo quello di dar voce ad un popolo che non si riconosceva più nei rigidi e datati schemi ideologici della politica del dopoguerra. Un vero sindacato territoriale che non discriminava su base etnica, religiosa o ideologica.
Un contenitore trasversale che voleva solo difendere gli interessi della parte più progredita e più tartassata del vecchio continente.
Europeista a favore dell’Europa dei popoli contro quella degli anacronistici stati sovrani.
Un movimento che voleva affamare lo stato ed eliminare i parassiti che si nutrivano alle spalle dei ceti produttivi. Che stava dalla Parte del mercato e delle imprese.

In poche parole per circa 30 anni c’è stata la Lega Nord.
E forse c’è ancora. Non tanto come organizzazione politica stabile, ma sicuramente resiste ancora nella testa della gente. Di numerosi cittadini che l’hanno votata e in tantissimi (forse addirittura di più) che non l’hanno mai fatto.
Poi qualcuno si è reso conto che in questo paese i parassiti hanno numericamente superato quelli che producono ricchezza.
Che forse valeva la pena andare ad intercettarne il consenso cambiando parole d’ordine e connotati del movimento che faticava ad intercettare i favori del pubblico, in una fase dove era cambiata la comunicazione politica. E allora si è cominciato a parlare di sovranismo ( un termine peraltro incomprensibile), a rilanciare una stanca e immotivata deriva nazionaliste e statalista, a predicare l’uscita prima dall’Euro e poi dall’Europa, a sventolare tricolori e a cercare le responsabilità delle sciagure italiche sempre individuando cause esotiche.
I negri, l’Islam, i barconi, la Merkel, i comunisti, Bibbiano e chi più ne ha più ne metta. Tutto tranne la realtà.
Il vero responsabile di tutto da tanto tempo e’ questo stato canaglia e la sua struttura irriformabile. Che ovviamente non può essere modificata da chi predica restaurazione e conservatorismo. Di tutto c’è bisogno tranne che di più stato e meno libertà economica. E questa  crisi terribile esacerbata dalla pandemia altro non ha fatto che accelerare quello che era evidente a tanti da tempo, ma che la politica ha scelto da ignorare per spirito di sopravvivenza.

Mai come in questa fase storica si è avvertita la necessità di un presidio politico in rappresentanza del Nord. E purtroppo non c’è stato.
Mai abbiamo rischiato così grosso in materia di diritti fondamentali e democratici. Mai come in questi tempi abbiano avuto la sensazione netta di essere stati non solo sfruttati, ma mal sopportati, se non addirittura odiati, dal resto del paese e del sistema centralista romano.
Ma la Lega Nord esiste ancora. E’ stata ibernata e messa in condizioni di non nuocere. Chi doveva governarne la naturale evoluzione politica ha scelto di fondare un altro partito. Ha deciso, senza colpo ferire, di farla commissariare da un signore di cui nessuno conosceva l’esistenza e di evitare che chiunque potesse portarne avanti le finalità per la quella era nata e per anni aveva alimentato le speranze di molti cittadini.
Cittadini che oggi ne chiedono a gran voce un ritorno sulla scena politica. Ma la Lega Nord per l’indipendenza della Padania non può rimanere commissariata in eterno. Se non altro per onorare gli impegni nei confronti dello stato tiranno che ingiustamente reclama cifre impressionanti a titolo risarcitorio.
Chi ha deciso di abbandonarla alla deriva nel mare della politica e ha scelto di immolarsi nel tricolore lasci la Lega Nord a chi chiede solo di portarne avanti le battaglie più genuine e autentiche.
Si celebri alla svelta un congresso e si individui democraticamente una nuova governance politica del movimento.
Come richiederebbe in un paese normale un qualsiasi meccanismo democratico.
Lascino la Lega, con la sua storia, i suoi simboli, i suoi guai e anche tutti i suoi debiti a chi sia disposto ad onorarli tutti.
Se ne vadano coloro che hanno dimostrato di non amarla e di non volerla difendere.
Lascino gestire la Lega Nord a chi volendo continuare a sognare senza arrendersi potrebbe un giorno vincere a sorpresa la propria partita.

Imprenditore, classe 1968. Per 25 anni impegnato a vari livelli in politica sempre nelle fila della Lega Nord. Dal 1993 al 2002 è sindaco di Pomponesco (Mantova), nel 1996 entra a far parte del Direttivo regionale dell’Anci Lombardia. Nel biennio 1996-1997 Fava è presidente del Consorzio per la depurazione idrica casalasco-viadanese. Per molti anni e’ stato membro elettivo di Upl (Unione provincie lombarde). Dal 2002 al 2007 consigliere comunale a Pomponesco e dal 2009 al 2014 consigliere comunale a Sabbioneta. Dal 2015 al 2018 è stato consigliere comunale a Viadana (città dove attualmente vive). Dal 1997 al 2012 è stato consigliere della Provincia di Mantova e deputato al Parlamento in tre Legislature. Nella XV Legislatura è stato membro della Commissione Attività produttive; nella XVI è stato membro delle Commissioni Difesa, Attività produttive, Politiche dell’Unione europea, Affari sociali e della Commissione Bicamerale d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nonchè Presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Contraffazione. Nella XVII eletto di nuovo alla camera dei deputati ha rassegnato le dimissioni nel maggio 2013 per entrare a far parte della giunta regionale della Lombardia con Presidente Roberto Maroni come assessore all'agricoltura. Appassionato di politica, economia e di sport nel novembre 2018 ha scelto di abbandonare le cariche elettive e la politica attiva in campo istituzionale per dedicarsi alla propria attività imprenditoriale a tempo pieno.

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