I Paesi Bassi hanno da qualche giorno un nuovo ministro presidente: Rob Jetten, che è anche omosessuale dichiarato. Personalmente non penso che l’orientamento sessuale di un individuo ne determini le capacità di governo, però non posso non notare che all’Aia nel 2002 poteva esserci un premier omosessuale, Pim Fortuyn.
Peccato che sia stato freddato da un estremista di sinistra.
Fortuyn era una figura estremamente pragmatica e interessante: proprio per via della sua omosessualità non era vicino alla destra per la famiglia tradizionale e criticava duramente l’estrema destra di Le Pen padre e il suo antisemitismo, ritenendosi più simile a Berlusconi che a qualsiasi estremista.
Io e lui probabilmente avremmo potuto essere nello stesso partito e parlare per ore e ore del tema dei valori, scornandoci davanti a una bella birra e a un sigaro: per lui cristianesimo ed ebraismo passarono per l’illuminismo divenendo fattori positivi e alla crisi di valori figlia degli anni ’60 bisognava rispondere con un costante reinventare l’identità occidentale tramite l’istruzione.
In effetti il fatto di non poter definire l’identità in termini positivi lo portò a definirla in termini di contrapposizione e trovò la perfetta antitesi ai valori dell’occidente nell’islam. D’altronde, se nel nostro angolo di mondo si discute se l’unione tra due omosessuali possa essere definita matrimonio o meno, capita spesso che nel mondo islamico si deve ringraziare se si finisce solo in galera per omosessualità e non alla forca.
Fortuyn temeva particolarmente l’esistenza di una legge islamica d’ispirazione teocratica, concetto sostanzialmente inaudito nel mondo cristiano, e proponeva una radicale riforma migratoria, con una sanatoria, previa accettazione dei valori olandesi sui diritti umani, seguita da una moratoria di nuovi arrivi dai paesi islamici.
Per il resto, pensava quello che pensava: voleva una riduzione del ruolo del governo, era a favore di droga ed eutanasia legale, della repubblica e della democrazia diretta, aveva un sano euroscetticismo e difendeva come valore assoluto la libertà di parola, ammettendo persino il poter essere chiamato “porco” da un imam per via della sua omosessualità, purché non incitasse direttamente alla violenza.
Per il grave crimine di aver negato la società girotondo scalzo dove tutti viviamo bene insieme venne ucciso da un estremista animalista il 6 maggio del 2002, con l’obiettivo dichiarato di difendere i musulmani dalla sua retorica.
Eppure, a ormai quasi 24 anni dal delitto Fortuyn, possiamo vedere come Fortuyn tutti i torti non li avesse: l’omicidio van Gogh sempre nei Paesi Bassi, i numerosi attacchi terroristici islamisti, i fenomeni di isolamento e odio per l’Occidente nei quartieri a maggioranza islamica in paesi come Belgio, Paesi Bassi e Francia (ma ormai anche in Italia, i maranza spesso quello sono) con annesse radicalizzazioni, bande criminali e chi più ne ha più ne metta.
Ma anche da parte di chi, appunto, “vuole uccidere l’occidente”, si nota un impazzimento generale, tra chi definisce la realtà a slogan, chi simpatizza a prescindere con i nostri nemici e chi invece pensa che chiunque non la pensi come lui sia meritevole di morte e violenza.
Volessimo essere fortuynisti e definire la nostra identità in termini di contrapposizione, probabilmente, dovremmo definirla contrapponendoci a loro.
