FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Il doppio standard sugli stendardi

Ho sentito Letta dire che, contro i fascismi e a sostegno della CGIL nell’odierna manifestazione, bisogna riunirsi sotto al tricolore. Bene, poi penso anche alle bandiere che sventolavano nella manifestazione di Roma: quasi solo tricolori.

Dobbiamo forse unirci sotto la stessa bandiera dei fascisti? “Certo, è la NOSTRA, non la loro”.

Eppure, molti di quelli che sostengono ciò erano i primi a negare a noi lombardi la stessa possibilità.

Nessuno nega, infatti, che sotto la bandiera della Lombardia siano passate idee e persone poco raccomandabili.

Eppure, invece di sostenere l’idea di unirci tutti sotto i nostri beni culturali comuni, quelli lombardi fanno schifo e sono roba da leghisti che non va toccata nemmeno con un palo lungo dieci metri.

Tutti così? No, sia chiaro, ma onestamente, se andate in una piazza di sinistra in Lombardia da quelli che sventolano la bandiera italiana, quanti sventolerebbero quella lombarda senza problemi? Un 20%? Facciamo un 30%?

Eppure nessuno ha usato la bandiera lombarda per andare a sparare in piazza agli immigrati di colore o per mettere a ferro e fuoco Roma, al massimo per fare qualche battuta idiota a Pontida sui meridionali dopo qualche bianchino di troppo.

Mi ricordo ancora la polemica sollevata dalla sinistra quando la Regione riconobbe la lingua lombarda. L’idea che tra Novara e Ceresara e tra Ledro e Bellinzona non ci sia il vuoto pneumatico ma una serie di idiomi tutto sommato paragonabili non è nuova, tant’è che da tempo si usa il termine “dialetti lombardi” e, come qualsiasi testo di linguistica testimonia, dialetti e lingua son sinonimi (se dico che il fenomeno X esiste in tutti i dialetti inglesi, sto dicendo che esiste in tutta la lingua inglese).

L’unica nota negativa era l’idea che la Lombardia corrispondesse univocamente alla lingua lombarda, ma così non è: esistono zone della Lombardia che non parlano lombardo e zone fuori dalla Lombardia che lo parlano, ma è anche vero che la legge parlava di varietà locali, quindi nessuno sarebbe andato a Suzzara a imporre il dialetto milanese.

Cosa ha fatto il centrosinistra? Ha contestato ciò? No, si è fatto scrivere la letterina di Natale da alcuni storici della lingua italiana (…) in cui dicono – citando i più moderati – che siccome anni addietro non si parlava di lingua lombarda, non si può fare oggi. E menomale che non c’erano storici della lingua latina qualche secolo fa, sennò a quest’ora diremmo di parlare “volgare fiorentino”. Poi qualcuno delirava dicendo che la lingua lombarda è semplicemente l’italiano di Lombardia, che il dialetto è parte dell’italiano e quindi non c’è il problema, nonostante qualsiasi testo di linguistica romanza vi dica che tra Massa e Senigallia passi, quindi tra toscano e lombardo, passi la divisione più importante del mondo romanzo, ma son casi patologici.

E se il PD mantenne un certo livello di istituzionalità, citando dubbi in base a quelle lettere (per quanto non fossero molto attivi nel leggere le risposte a quei dubbi, riportate spesso da loro iscritti, ma magari avevano di meglio da fare…), le liste civiche si diedero alla guerra aperta, ripetendo in loop “ma l’ha detto la Crusca” come i no vax ripetono “ma l’ha detto Montagnier” sul vaccino.

E ciò si potrebbe dire di mille cose: quanti, nel mondo progressista, contrappongono l’identità lombarda (da loro rappresentata come elmo con le corna mentre si beve sul Po, ma guai a fare una qualsiasi battuta moderatamente razzista, di quelle che fanno ridere persino chi verrebbe preso di mira, quello è esser peggio di Hitler) con una non meglio specificata identità progressista europea che è invece tutto ciò che c’è di bello e di buono?

Quanti, se si parla della nostra cultura e della nostra lingua, dicono “sì, ma”, ma darebbero dei razzisti a quelli di destra se usassero lo stesso “sì, ma” per parlare di un’altra cultura?

Ma forse non è essa stessa una forma di fascismo credere che si debba essere orgogliosi di essere italiani nonostante i primi italiani orgogliosi furono i fascisti ma, nel mente, criticare chi è orgoglioso di essere lombardo perché i primi lombardi orgogliosi furono i leghisti?

Questi doppi standard non li capirò mai… specie quando li porta avanti chi vive in Lombardia.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.