FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

In memoria dei bombaroli tirolesi

L’odiosa retorica nazionalista italiana basata sul sangue, agli attentati dinamitardi tirolesi degli anni ’60, risponde tirando fuori la calcolatrice: “come si fa a parlare di terrorismo buono con un miliardo di danni?!”

Ovviamente, se provate a parlare con un nazionalista dei danni causati dai patrioti italiani vi riderà in faccia, perché in effetti è una cosa ridicola.

D’altronde, vi immaginate un Gandhi che dice di fare uno sciopero generale ma senza esagerare, che sennò gli inglesi perdono soldi? O un Cattaneo che invita a boicottare il tabacco, dicendo però di versare quanto non speso alle casse imperiali, che alla fine vogliamo solo mostrare un po’ di malcontento?

Ecco, sembra quasi che a parlare di sangue versato ai patrioti italiani d’oggi non sia restato sufficiente ossigeno al cervello: anche quelli che appena 100 anni prima volevano unire l’Italia non è che se ne fregassero più di tanto delle finanze degli occupanti, anzi…

I sudtirolesi, all’epoca, erano stati occupati. Per qualche anno, sono stati maltrattati. Poi, per vent’anni, si è perseguita la loro attiva distruzione, obbligandoli a fare scuole-catacombe per portare avanti la lingua tedesca, obbligandoli infine a scegliere se andare a vivere nel Reich tedesco o restare nella propria terra madre rinunciando ad ogni identità che non fosse quella italiana e fascista.

Giunta la democrazia, la “sconfitta ma non troppo” Italia firmò un accordo per l’autonomia. Ma fu una farsa. I sudtirolesi, in Sudtirolo, continuavano ad essere minoranza e Roma la faceva da padrona.

Persino il governo austriaco più cattivo in Italia si dimostrò ben più tollerante dell’esperienza italiana del Sudtirolo. Radetzky non provò mai a eliminare l’italiano dalle scuole del Lombardo-veneto, né a dire ai lombardi “potete scegliere se parlare italiano e andarvene in Sardegna o diventare dei piccoli tedeschi e vivere nella vostra Patria”.

Eppure, ci viene insegnato che Radetzky era un oppressore, che il suo impero oppresse gli italiani, desiderosi in massa di essere redenti, sino all’ultimo giorno della sua esistenza, dedichiamo scuole, asili, vie, aule, parchi e chi più ne ha più ne metta a chi ha lottato contro questo impero, anche con violenza, ma siamo ancora scandalizzati se nel Sudtirolo ricordano con affetto Sepp Kerschbaumer.

Ebbene si, 57 anni fa, a Verona, moriva Sepp Kerschbaumer, tra i fondatori delle BAS e tra gli autori della ben nota Notte dei fuochi di tre anni prima. D’infarto, molto probabilmente dopo le torture degli italiani, visto che è sempre bene ricordare che quando eravamo sotto “l’oppressore austriaco” avevamo Beccaria, mentre dopo che “siamo stati liberati” abbiamo avuto un diritto di livello appena superiore a quello delle tribù non contattate della Polinesia.

Gli italiani dicono, nel loro inno, che l’Austria beveva il sangue d’Italia. Eppure, appena “liberi”, hanno occupato un pezzo di Austria e hanno dimostrato di essere dieci volte peggio dello stato che accusavano di tirannia, in preda ad una furia iconoclasta che potrebbe interessare al regime talebano.

E qualcuno ha preso in mano la situazione e ha iniziato a combattere. Combattere in modo morale, lasciando pochissime vittime civili e concentrandosi su obiettivi militari e infrastrutturali, a differenza dell’Italia che, dello sparare sulle folle di civili, non ha mai avuto paura.

Ma siccome in Italia quando qualcosa non rende più orgogliosi lo si mette sotto il tappeto senza davvero cambiare le cose, se non per il minimo necessario, invece di riconoscere l’eroismo di queste persone, l’errore di diventare oppressori – un errore già menzionato nell’Esodo, ma evidentemente è una lettura difficile – e la necessità di rispettare le minoranze e le autonomie ci si inventa che l’autonomia sudtirolese è arrivata per magia e quelli erano dei cattivoni dinamitardi.

E quindi sì, a 57 anni di distanza, è ora di riconoscere Sepp Kerschbaumer per quello che è: un combattente per la libertà di un popolo oppresso. Anche se vivete fuori dalla provincia di Bolzano.

Soprattutto se vivete fuori dalla provincia di Bolzano, perché se fosse stato il trentino Giuseppe Chiesagrande e avesse lanciato una pietra agli austriaci nel 1907 gli avreste dedicato una scuola. E non c’è oppressione peggiore di quella alla memoria, fatta tramite incoerenze del genere.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.