FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

LO SCIAME

Il campo del CDX italiano post “mani pulite” ha avuto una serie di fasi egemoniche. A partire da quella berlusconiana, iniziata con la “discesa in campo” nel 1994 e terminata di fatto con le dimissioni del governo “Berlusconi IV” nel novembre del 2011 e “de iure” nel 2013 con la condanna di Berlusconi nel procedimento Mediaset. Successivamente, dopo l’interregno dei governi tecnici e di CSX si è aperta la (brevissima) fase di egemonia leghista, iniziata con le elezioni politiche del 2018, nelle quali a livello nazionale superò per la prima volta FI, e chiusasi nell’estate del 2019 con la “crisi del Papeete”. A posteriori è facile ora osservare come dopo il Papeete per la Lega salviniana sia iniziata una stagione caratterizzata da una serie di prove di forza tentate e fallite dalle quali Salvini usciva ogni volta indebolito politicamente, seppur sempre ben saldo sul ponte di comando del partito, per ragioni che non stiamo a esaminare in questa sede.

Tra poche settimane, in occasione delle elezioni politiche anticipate, si aprirà la fase egemonica targata Fratelli d’Italia. Le rilevazioni demoscopiche, pur non essendo ancora voti, danno il partito della Meloni leader tra i movimenti di CDX e in testa nelle preferenze di voto degli italiani, con la possibilità di compiere un clamoroso sorpasso sulla Lega proprio nelle regioni del nord che ne furono la roccaforte. Banale osservare come ad ogni aumento della percentuale di consenso di FdI corrisponde un calo dei consensi della Lega. Il bacino di utenza è il medesimo e senza ipotizzare improbabili transumanze di voto dal PD o da M5S in direzione dell’ultimo brand della destra post missina, è facile rendersi conto di come i consensi che stanno arrivando al partito della Meloni provengano in massima parte dal movimento di Salvini e, in misura minore, da FI. Come in fisica, anche in politica nulla si crea e nulla si distrugge. Tutto si trasforma.

Per capire appieno la situazione in cui si trova la destra italiana occorre fare qualche passo indietro, e tornare al marzo del 2009, quando FI e AN si fondono nel “Popolo della Libertà” andando a costituire quello che nelle intenzioni del suo promotore Silvio Berlusconi avrebbe dovuto essere il partito unico di CDX in Italia. In quel momento, salvo formazioni residuali (e marginali), la destra in Italia si trova priva di un partito che la rappresenti. La fusione però è “fredda” e già nel 2010 Fini esce dal PdL per fondare la fallimentare esperienza di “Futuro e Libertà”. Ma i tormenti nel CDX non erano finiti e nel 2012 dall’ormai agonizzante PdL esce anche Giorgia Meloni la quale, con un gruppo di ex AN fonda Fratelli d’Italia.

La destra Italiana all’epoca era priva di un movimento di riferimento e cercava di uscire dall’abbraccio di un berlusconismo ormai in declino. Solo un anno dopo, nel dicembre del 2013, Salvini diventa segretario di quella cha allora si chiamava ancora Lega Nord. Il giovanotto milanese prende in mano un partito devastato dalla malagestione del crepuscolo di Bossi, sconvolto dalla contestazione della “notte delle scope”, ridotto ai minimi termini per quanto riguarda i consensi e, soprattutto, che dopo anni di governo non ha ottenuto assolutamente nulla per quanto riguarda il federalismo, la sua bandiera. A quel punto il giovanotto milanese ha un’intuizione, non si sa bene se casuale (come il prosieguo della sua carriera politica lascia sospettare) o meditata. Per far sopravvivere la Lega, consapevole che dopo anni di fallimenti non era più possibile raccontare la favola del federalismo ai suoi elettori, decide di trasformarla in un partito di destra nazionalista/sovranista/identitaria, andando ad occupare lo spazio politico lasciato (momentaneamente) libero dalle convulsioni della destra post missina la quale, come abbiamo visto, in quegli anni stava cercando di aprirsi una strada tra il berlusconismo ormai al tramonto e la necessità di preservare uno spazio ideale momentaneamente sguarnito. Il piano inizialmente funziona benissimo, e la Lega cattura tutti i voti “identitari” (aka: “di destra radicale”) disponibili, complice la momentanea fase riorganizzazione della destra.

Ma alla lunga la macchina acchiappaconsensi di inceppa, sotto la spinta di due fattori: il fallimento della leadership di Salvini il quale dopo la crisi del Papeete non ne azzecca più una e il riorganizzarsi dei consensi della destra nazionalista attorno al movimento della Meloni, nel frattempo diventato adulto. Del resto, quali sono le differenze tra due movimenti, entrambi sedicenti “identitari” e “nazionalisti” come la Lega e FdI, i quali entrambi hanno più o meno i medesimi slogan? Tuttavia, a parere di chi scrive il successo (per ora solo virtuale) che il brand della destra post missina sta riscuotendo nelle intenzioni di voto ha solo in parte a che fare con il logoramento del leader della lega o con la riserva di credibilità alla quale FdI può attingere essendo rimasto all’opposizione, unico partito del CDX, durante tutta la legislatura. Questi fattori hanno sicuramente avuto un peso, ma l’influenza più grande che ha gonfiato in questi mesi il consenso per FdI deriva dal comportamento “a sciame” dell’elettorato attivo. Distrutti i partiti tradizionali, svilita la militanza da parte di leadership che guidano i movimenti più con l’arma del commissariamento che con il confronto congressuale, archiviata la partecipazione reale fatta di persone e di riunioni di sezione in favore di quella virtuale fatta di “like” sui post social, morte e sepolte le ideologie in favore di un “pensiero” debole che alle Idee sostituisce le narrazioni, l’elettorato si ritrova privo di punti di riferimento stabili, e si comporta come uno sciame di insetti che vola all’impazzata, posandosi di volta in volta sul “prodotto” politico più accattivante rispetto alle sue preferenze contingenti.

La politica 2.0 è il regno del consenso liquido. L’elettorato è divenuto volubile, privo di saldi riferimenti, non fidelizzabile e reagisce, svolazzando come uno sciame appunto, agli slogan offerti come la pubblicità dal mercato politico, che seguono tendenze più simili alle mode contingenti della stagione che a saldi programmi politici. Chiedere per conferma a Renzi o allo stesso Salvini che fine hanno fatto in pochissimo tempo i loro consensi vicini al 40%. Esaurita per manifesta incapacità la stagione dell’egemonia Salviniana e fuorigioco Berlusconi per motivi anagrafici, alla destra in Italia non resta che il sovranismo “ben temperato” (come il clavicembalo di Bach) dall’ammiccare verso Bruxelles della Meloni. Saprà offrire allo sciame un prodotto sul quale potersi soffermare a lungo? Oppure sarà solo una stazione di passaggio. Quel che si può dire è che fino a ora i precedenti giocano a favore della seconda ipotesi.

Luca Comper
Architetto, appassionato di troppe cose da poterle riassumere nello spazio di una schermata del PC, ma in particolare di arte, politica e storia. Ha lo stesso rapporto con il giornalismo di quello che ha uno scafista con la marineria. Indipendentista to the core, il suo motto è "Ho costruito la mia causa in abuso edilizio"