In Kansas si consuma l’ennesimo attacco ai transessuali negli Stati Uniti d’America, che si sono visti la patente revocata qualora il sesso su di essa fosse difforme da quello di nascita, il tutto in un paese dove spesso la patente è anche l’unico documento che si può usare per varie operazioni della vita quotidiana, tra cui il voto.
Mentre in Italia l’assicazione Pro Vita e Famiglia, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ha pubblicato dei manifesti che si limitano a riportare la definizione di donna da dizionario, riproposti poi anche in forma di t-shirt da varie influencer della stessa area politica.
Va detto che le definizioni da dizionario sono limitate perché definiscono l’uso e non per forza danno una definizione scientifica, ma l’idea che una donna sia un essere adulto di sesso femminile non dovrebbe essere particolarmente controversa.
Spero di non scandalizzare nessuno dicendo che tra una donna e una transessuale, ossia una persona nata uomo che però assume l’aspetto esteriore di una donna vivendo socialmente come tale, c’è una certa differenza e che, al contempo, varie delle sfide che caratterizzano l’essere donna si applicano anche a chi si sente tale e si mostra come tale. Per non parlare delle enormi sfide che derivano proprio dalla disforia di genere, testimoniate anche da un drammatico tasso di suicidi.
Va detta però una cosa: è tutta una lotta ideologica. A parte qualche frangia minoritaria estrema lo sappiamo tutti che c’è una differenza tra la donna e l’uomo e la/il transessuale. Dovremmo mettere prima la persona dell’ideologia: che sia quella per cui il genere te lo scegli al mattino insieme alla camicia tra una lista che viene cambiata ogni sei mesi o che sia quella che vuole usare una definizione da dizionario per fingere che non esista la disforia di genere.
Ci sono persone che non si sentono appartenere al proprio sesso biologico: certamente se si vestono come se fossero dell’altro genere e anche se fanno interventi plastici per rassomigliarvi non saranno mai dell’altro sesso, e questa è una verità generale che non possiamo certo censurare. Ma ripetere che donna è solo quella che nasce tale non cambierà il fatto che queste persone continueranno a non sentirsi del proprio sesso biologico e rischia anche di lasciarle in una situazione giuridica indeterminata.
Non bisogna scadere nella visione per cui ogni cosa che non sia supina accettazione della lettera del momento dell’alfabeto che finisce con “+” sia l’inizio di un cammino che porta a genocidi mladićiani, ma è sempre lecito chiedersi, anche quando qualcuno afferma una verità, perché lo fa.
Quale sarebbe la ragione per dire a una persona che non può guidare perché un qualcosa che ha lecitamente cambiato sul documento, ininfluente a qualsiasi fine, non piace alla politica di turno? Pensiamoci…
