O forse purtroppo. Resta di fatto uno spartiacque dell’estate. Dopo ferragosto tutti guardano alla stagione calante. E’ un po’ l’inizio della fine del caldo, delle vacanze e del riposo. Ed è proprio l’ozio ferragostano il miglior corroborante della riflessione. Riflessioni anche banali che risentono del periodo forzosamente placido e rilassante. Riflessioni forse spinte dalla necessità di superare proprio la calma piatta apparente, che ormai rappresenta la cifra codificata del periodo.
Può succedere quindi che guardando il mare in una sperduta località del Dodecanneso (proprio per tentare goffamente di mantenere il contatto con la realtà) ed in un raro momento in cui il segnale te lo consenta, di avventurarsi nella lettura pomeridiane di un quotidiano online. Quotidiani che in questo periodo abbondano di notizie funeste ( o forse non capita più solo d’estate). Omicidi efferati, bande giovanili che imperversano nelle città, minori che rubano auto e ammazzano una signora sulle strisce pedonali (con tutto il corollario etno antropologico sul fatto che vivano in un campo rom), ma soprattutto i grandi conflitti.
In particolare il fronte ucraino del conflitto post sovietico che si trascina ormai da anni e che ciclicamente pare ad un passo dalla soluzione che non arriva mai. Ma su tutti quello che maggiormente cattura la mia attenzione è quello Israelo-palestinese. La vicenda di Gaza fa discutere e fa venire i brividi. Leggere le notizie che arrivano da quel fronte lascia esterrefatti. Limitandomi a leggere alcuni articoli avverto una forma di irritazione che monta nel mio profondo. Mi chiedo se tutto ciò che leggo sia vero e anche se non lo fosse completamente, c’è spazio per indignarsi ed arrabbiarsi con chi perpetra da così lungo tempo una strategia volta apparentemente alla distruzione di un’intera popolazione. Niente da dire in più.
Difficile schierarsi senza tenere conto di tutto ciò. Ma la mia indole normalmente è diversa. Sono un curioso patologico e non riesco a trovare una risposta ad una domanda tanto banale quanto senza spiegazioni logiche: perché ? Sono abbastanza triste ed indignato. Non ho più voglia di leggere rotocalchi (seppur online) che parlino di guerra e di distruzione. Meglio rifugiarsi in qualche lettura più amena, che meglio si concilii con il mood turistico spensierato classico del periodo. Mi rifugio allora in una rivista specializzata (stavolta meravigliosamente cartacea) che con un orgoglio un po’ kitsch rivendica la propria vocazione ad analizzare stili di vita. Ovviamente stili di vita di livello considerato alto.
Il ‘bien vivre” direbbero oltralpe. E mi imbatto in uno straordinario reportage su Salonicco. In fin dei conti non molto lontano da dove sto scrivendo. Si parla della rinascita della città dal punto di vista culturale e turistico. Del luogo che forse più di tutti ha rappresentato il punto più basso delle grande crisi economica ellenica nel recente passato. L’ex grande polo industriale greco massacrato dalla troika Europea ormai poco più di un decennio fa, che torna alla ribalta. L’estensore dell’articolo fa una bela analisi di nuovi ristoranti alla moda, nuovi boutique hotel vicini al mare e di sapienti bar tender cnsiderati tra i migliori al mondo che con grande maestria affrontano il nuovo culto del cosiddetto mixology (banalmente dalle mie parti in campagna si direbbero: fanno cocktail! E parrebbe anche di buona qualità). E nel bel mezzo di una analisi apparentemente frivola della città il bravo giornalista si avventura in alcune analisi sociali ed economiche della stessa e del suo recente passato. Fra queste balza all’occhio un tema ricorrente (oggi spesso declinato al contrario): la città ha avuto per secoli una delle più floride e importanti comunità ebraiche del mondo. Comunità che oggi non c’è più. Sì perché lo stesso sostiene nel pezzo che quella che ha rappresentato una delle più grandi realtà economiche e forse sociali per secoli, fra il 1915 e la fine del secondo conflitto mondiale è stata sterminata.
Addirittura il 98 percento degli ebrei di Salonicco è stato fisicamente eliminato e il 2 percento di sopravvissuti alla distruzione etnica, cacciato dal quartiere dove hanno sempre abitato e relegato ad una periferia emarginata e fuori dal circuito del centro cittadino. Tutto ciò nel cuore dell’Europa in un periodo certamente diverso dal nostro, ma nemmeno così temporalmente lontano. Chiudo la rivista e guardo il mare. Plausibile che si siano solo invertite le parti ? Possibile avere una chiave di lettura così certa e risoluta da continuare a dividere i buoni dai cattivi senza eccessi di semplificazione? Non ho risposte certe. Ma di certo mi rendo conto di come sia difficile giudicare ciò che sta accendendo oggi senza avere chiaro quanto sia accaduto in passato. Al netto delle semplificazioni del popolo
Degli eruditi della rete capire come possa un‘umanità che ha subito tanto poter immaginare di tutelare la propria incolumità senza incappare (forse) nell’ errore di usare gli stessi metodi e commettere gli stessi sbagli. Difficile immaginarlo e ancor più difficile elevarsi al rango di giudici di una vicenda che nasce da lontano e che purtroppo è destinata a non risolversi a breve. Perlomeno non in modo pacifico. Con buona pace di tutti coloro che invocano una soluzione senza essersi chiesti prima per quale motivo sia così difficile da trovare.
Domani inizia la seconda fase delle Estate. Sarebbe bello che qualcuno potesse smentirmi prima dell’arrivo dell’autunno …vedremo…
