FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Perché il Nord deve guardare a Margaret Thatcher

Margaret Thatcher è un nome controverso nel mondo indipendentista e autonomista per via della sua intransigente gestione dell’indipendentismo nell’Irlanda del Nord. Se è nota come Lady di ferro e non di burro c’è, infatti, un motivo, ed è proprio la convinzione con cui Lady Thatcher portò avanti le sue politiche, anche quando sembravano fallimentari.

Negare la disumanità del trattamento riservato a Bobby Sands e compagni sarebbe un errore, ma ricordiamoci sempre che nel 1981 Stati come la Francia abolivano la pena di morte, che esisteva ancora nel blocco orientale e in Italia il tavolaccio venne sostituito dalla cella d’isolamento solo dodici anni prima. In pochi anni la morale è divenuta molto più tollerante e aperta al perdono e giudicare fatti di guerra civile del 1980 con il metro del 2010 sarebbe un enorme errore di valutazione.

Inoltre la detenzione di Sands ben si differenziava da quella, ad esempio, di Oriol Junqueras: Nel caso dei prigionieri politici catalani si tratta di processi per reati inesistenti nello stesso codice penale spagnolo, commessi senza violenza alcuna mentre nel caso dell’IRA la violenza c’era eccome. E, soprattutto, la maggioranza nordirlandese voleva restare nel Regno Unito.

Le politiche della Thatcher erano mirate alla tutela della maggioranza ma, al contempo, iniziò le trattative con l’Irlanda che portarono all’accordo anglo-irlandese e poi, sotto Blair, all’accordo del Venerdì Santo: Politiche sicuramente più furbe rispetto a quelle attuate da altri politici europei in risposta all’indipendentismo di un territorio.

Sciolte le riserve sul parlare della Thatcher su un sito indipendentista diciamoci chiaramente: Perché guardare a lei, ovviamente con spirito critico e capacità di adattamento?

Partiamo da un presupposto: La questione settentrionale è semplicemente una sottoquestione della più ampia questione individuo vs collettività.

L’Italia l’hanno fatta i liberali e i federalisti come Cavour e Cattaneo ma poi l’hanno governata i cattolici, che hanno idee oggi tipiche del socialismo come la redistribuzione. All’epoca, infatti, i socialisti di Turati erano fortemente settentrionalisti: Fu uno dei primi a teorizzare l’indipendenza dello Stato di Milano e ancora nel 1913 i movimenti sindacali chiedevano l’indipendenza della Lombardia. Bisogna comunque ammettere che il socialismo italiano dell’epoca aveva elementi di liberalismo non indifferenti nella propria ideologia, culminati con la creazione del socialismo liberale di Rosselli.

Comunque, la normalità divenne considerare l’Italia come un blocco unico dove non era necessario far produrre tutti ma bastava far lavorare duramente alcune regioni e redistribuire ad altri: Un vero e proprio socialismo dei territori, attuato anche da partiti scarsamente inclini al socialismo personale. Come la Thatcher faceva notare ai deputati laburisti che livellare verso il basso il divario tra ricchi e poveri mai avrebbe creato benessere sufficiente per servizi sociali di qualità è doveroso far notare che se il Sud fosse liberato dalla morsa dello statalismo sì il Nord ci guadagnerebbe in termini di tasse minori ma soprattutto il Sud guadagnerebbe in termini di libertà e di responsabilità.

Ad oggi tutta la politica parlamentare italiana si schiera contro le responsabilità individuali e la libertà economica: Abbiamo un vicepremier che chiede a gran voce dazi per orientare le scelte degli italiani e la leva obbligatoria per insegnare ai giovani la generosità, confondendo la legge con il catechismo, e un altro che vorrebbe praticamente far guidare l’economia allo Stato. Alcuni son meno collettivisti di loro, sia chiaro, ma non c’è alcun partito realmente individualista e liberista nel nostro spettro politico. C’è il meno peggio, ma noi necessitiamo del meglio.

Ed è qui che dobbiamo guardare a Margaret Thatcher e ispirarci alle sue politiche: Dobbiamo trasformare l’Italia da uno Stato “siedi e aspetta” a uno Stato “prendi e fai” e dobbiamo privatizzare tutti i carrozzoni pubblici, ottimi per la politica che può comprare con essi gli elettori ma dannosi per chi produce e con il risparmio tagliare le tasse, mostro collettivista al servizio delle clientele politiche, e offrire servizi sociali migliori.

A tal fine è doveroso uscire dalla visione collettivista di conservatorismo, legata al concetto di cattolicesimo esasperato e di tradizionalismo, per tornare alla vera destra conservatrice, quella individualista: Conservatorismo non vuol dire voler imporre il modello “Dio, Patria, Famiglia” a tutti, vuol dire garantire a tutti libertà e responsabilità e pensare che prima di qualunque altra cosa venga la libertà, che dev’essere in ogni modo conservata, da qui il termine conservatore.

Se al Nord vogliamo parlare di libertà ci serve un’agenda spiccatamente Tory, che metta responsabilità e libertà al primo posto, perché se per il futuro del Nord vogliamo una piccola Italia che ci dice come vivere e come spendere i nostri soldi tanto vale tenerci l’Italia e risparmiare tempo prezioso. Ricordiamoci che la libertà porta ad altra libertà e la porta per tutti.

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.