FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Quando un popolo non tollera più la satira tutto diventa razzismo. “Terun, Terun. Un inno che fa discutere”


Maledetta stampa faziosa! Ormai tutto può essere strumentalizzato. Sembra quasi che a margine di qualsiasi competizione sportiva i contenuti specifici non interessino più a nessuno (ci eravamo abituati ad infinite discussioni sul modulo ai tempi di Sacchi) e che al contrario le coreografie sugli spalti e a margine degli eventi rappresentino l’unico elemento degno di attenzione.

Così succede che in qualche settimana si riempiano le pagine dei rotocalchi con analisi sconclusionate sul gesto di due calciatori milanisti che sfottono l’avversario laziale con in mano una maglietta. Due semplicemente stupidi (come tanti del resto e il fatto che fossero di colore appare del tutto accidentale), ai quali ha fatto seguito a stretto giro una polemica infinita al contrario, quando pochi giorni dopo i tifosi che si sono sentiti presi per i fondelli, abbiano vendicato a modo loro l’oltraggio sfottendo a loro volta un calciatore ( perché di colore? Perché cretino? Perché antipatico? E chi lo sa…..ma soprattutto chissenefrega!).

Da mesi ormai ad essere diventati intolleranti in realtà sono gli analisti a vario titolo delle vicende sportive del nostro paese che non riescono più a comprendere la forza (che io giudico assolutamente simpatica e a tratti perfino positiva) dello sfottò’.

Già lo sfottò…..una attività vecchia come lo sport al quale si accompagna sistematicamente da secoli. Una pratica per la quale ormai si scomodano giornalisti, opinionisti, psicologi e perché no parlamentari e membri del governo, di un paese dove ovviamente pare non esistano problemi altrettanto seri da catturare l’attenzione dell’opinione pubblica. A questo proposito però l’apoteosi si e’ raggiunta lo scorso primo maggio, quando a fine gara per festeggiare la sospirata promozione in serie A i tifosi del Brescia hanno scelto di intonare quella che per molti è la canzone preferita dagli appassionati della leonessa, il famoso inno : Terroni, Terroni!

Un vero e proprio coro identitario, tanto simpatico, quanto tagliente per gli avversari che inseguono alle spalle e che sicuramente non sono sud tirolesi. Un inno peraltro invocato dagli stessi giocatori che, megafono alla mano, hanno esortato la curva ad intonarlo a squarciagola. Poteva sfuggire agli inutili reporter benpensanti cotale oltraggio? No ovviamente, anzi nel paese di pulcinella una delle principali testate ha titolato con tono grave: “Calcio, il coro razzista dei calciatori del Brescia per la promozione in serie A: “Terùn, terùn”.

Quando ho letto il titolo ho avuto un sussulto. A nulla sono valse le spiegazioni, ormai il processo sommario e’avviato e di fronte ad un fatto così “grave” attendiamo con ansia l’invio dei caschi blu dell’Onu al Rigamonti, a garantire la serenità del confronto civile e democratico in un paese allo sbando. A nulla pare sia valso far notare che ad incitare i tifosi “razzisti” contro i terroni sia stato un calciatore di Caltanissetta (nota località padana nel mondo a rovescio in cui viviamo). A nulla è valso spiegare che dopo 8 anni di attesa una tifoseria calda e appassionata come quella bresciana poteva anche aver voglia di sdrammatizzare sfottendo semplicemente le inseguitrici e che un tizio che si chiama Ernesto Torregrossa, vicecannoniere della squadra con 12 reti, non si possa ritenere un collaborazionista padano al Soldo dei serenissimi che hanno occupato il campanile di San Marco. E’ infatti lo stesso calciatore di San Cataldo a gridare ai tifosi con aria divertita: “La nostra preferita, quella preferita di tutte” sollecitando la fantasia dei molti appassionati festanti che semplicemente avevano voglia di festeggiare.

Razzismo !!!! Questo il verdetto dei nostri raffinati antropologi. Razzismo nei confronti delle inseguitrici Lecce e Palermo (formazioni evidentemente non nordiche) o pungente ironia? La risposta è retorica pura. Ma nn chiedo quando avrà fine questa deriva di stupidità? Immagino che avanti di questo passo qualcuno invocherà il tribunale dell’Aia per processare gli Skiantos. Ricorderete tutti uno dei loro pezzi più famosi: italiano, terrone che amo.

 “Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Con la catena d’oro, la pasta al pomodoro
Tondo basso e moro, di sicuro un uomo vero
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Cordiale e pasticcione, buono e chiacchierone
Tenero e padrone, furbo e intrallazzone

Italiano terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano terrone che amo
Non gli togli:
la pancetta
la vendetta
la cenetta
la pasquetta
l’italietta
la mamma
la pizza
l’insalata
la canottiera… bucata!

Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Generoso, che stravede per i figli
Egoista, non gli cavi il portafogli

Italiano terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano terrone che amo
Non gli togli:
la mazzetta
la michetta
la porchetta
Elisabetta
la macchinetta
il cappuccino
il bicchierino
la sorella
la fidanzata
la maglietta… sudata!
Italiano terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano terrone che amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Italiano terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano terrone che amo. “

Pericolosi razzisti anche i bolognesi, fra i più famosi gruppi di rock demenziale italiano o la satira (e quindi lo sfottò) può utilizzare alcune iperbole per essere efficace?

La seconda ovviamente. Altrimenti a prenderli troppo sul serio rischiamo che vengano inquisiti per pedofilia. Ricordate la loro canzone più famosa? Si intitolava “mi piaccion le sbarbine”. Basta e avanza per aprire un nuovo capitolo nella storia degli sdegnati professionali. Prendetevi tutti una bella tisana e lasciate che la gente si prenda un po’ in giro anche solo per divertirsi!

Imprenditore, classe 1968. Per 25 anni impegnato a vari livelli in politica sempre nelle fila della Lega Nord. Dal 1993 al 2002 è sindaco di Pomponesco (Mantova), nel 1996 entra a far parte del Direttivo regionale dell’Anci Lombardia. Nel biennio 1996-1997 Fava è presidente del Consorzio per la depurazione idrica casalasco-viadanese. Per molti anni e’ stato membro elettivo di Upl (Unione provincie lombarde). Dal 2002 al 2007 consigliere comunale a Pomponesco e dal 2009 al 2014 consigliere comunale a Sabbioneta. Dal 2015 al 2018 è stato consigliere comunale a Viadana (città dove attualmente vive). Dal 1997 al 2012 è stato consigliere della Provincia di Mantova e deputato al Parlamento in tre Legislature. Nella XV Legislatura è stato membro della Commissione Attività produttive; nella XVI è stato membro delle Commissioni Difesa, Attività produttive, Politiche dell’Unione europea, Affari sociali e della Commissione Bicamerale d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nonchè Presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Contraffazione. Nella XVII eletto di nuovo alla camera dei deputati ha rassegnato le dimissioni nel maggio 2013 per entrare a far parte della giunta regionale della Lombardia con Presidente Roberto Maroni come assessore all'agricoltura. Appassionato di politica, economia e di sport nel novembre 2018 ha scelto di abbandonare le cariche elettive e la politica attiva in campo istituzionale per dedicarsi alla propria attività imprenditoriale a tempo pieno.