FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Cosa direbbe la Thatcher di Salvini?

Mi ritengo un thatcheriano. Chiaramente, riconosco che il Regno Unito nel 1979 non è direttamente paragonabile all’Europa e che la gestione della crisi in Irlanda del Nord, per quanto perfettamente in linea con la gestione laburista, sia stata decisamente un po’ troppo dura.

Ciò nonostante penso che se alcune ricette thatcheriane fossero reimplementate oggi, ad esempio nei campi della spesa pubblica e del commercio internazionale, staremmo tutti un po’ meglio.

Per questo, personalmente, mi sono sentito quasi offeso dalla menzione fatta da Matteo Salvini a Pontida il 15 settembre 2019 alla Lady di Ferro. Per questo metterò su byte un breve confronto tra i principi della Baronessa e quelli del Capitano.

Libero commercio

Maggie Thatcher fu una gran sostenitrice del libero commercio. Sue parole, infatti, furono:

È una forza di pace, libertà e decentramento politico: Pace perché i legami economici tra Nazioni rinforzano la comprensione reciproca; libertà perché il commercio tra individui bypassa gli apparati dello Stato e dà il potere al consumatore; decentramento perché la dimensione dell’unità politica non è dovuta alla dimensione del mercato e viceversa.

Salvini, invece, è dell’idea che il libero commercio sia “un caos totale” che danneggia il Made in Italy, che si debbano mettere dazi su dazi – anche interni all’UE, cosa che la Lady di Ferro avrebbe fortemente disapprovato -, tutto ciò senza contare il pensiero di leghisti come Riccardo Molinari e Lorenzo Fontana, che hanno idee decisamente più a sinistra, tant’è che l’ultimo sostiene che l’Europa proponga una “religione di mercato, l’ultracapitalismo” mentre il primo sostiene che “tra lavoro e mercato starà sempre col primo”.

Paternalismo

Il “nanny state” è quello Stato che ti accompagna, educandoti, dalla culla alla tomba. Uno Stato che Margaret Thatcher combatté durante tutto il proprio mandato, tant’è che disse:

Lo Stato deve essere un servitore, non un padrone. Non ci devono essere tentazioni paternaliste. Il paternalismo è nemico della libertà e della responsabilità. Benché si mostri sorridente e umano, è come tutti gli altri tipi di governo interventista: soffoca gli sforzi di tutti, fiacca le imprese, incoraggia la dipendenza e promuove la corruzione

Salvini? Tutt’altro, vuole addirittura che “lo Stato insegni ai giovani un po’ di educazione che non si impara in famiglia” con la leva obbligatoria. Se i giovani che vede sono quelli che insultano Lerner con “ebreo” potremmo dire che non ha tutti i torti, ma sta di fatto che, come idea, avrebbe fatto inorridire qualsiasi “dry Conservative”

Stato nell’economia

Margaret Thatcher ridusse il peso dello Stato nell’economia britannica dell’economia. Salvini, a parole, dice di voler fare lo stesso ma basterebbe leggere il suo programma per capire che prevederebbe un forte aumento della spesa pubblica.

Ma anche solo guardando alle proposte fatte potremmo ricordare la confisca dei marchi storici italiani, una cosa, come dire, non molto neoliberal-friendly.

È vero che ci sono leghisti più liberisti come Giorgetti, ma la media, purtroppo, farebbe mettere le mani nei capelli alla Lady di Ferro, come Bitonci che disse che il ruolo dell’investimento pubblico dev’essere quello di togliere ogni spazio al privato.

Unione europea

La Thatcher era notoriamente euroscettica. Tuttavia aveva ragioni ben diverse rispetto a quelle sovraniste. Era, infatti, a favore del libero commercio tra nazioni europee e a favore dell’azione comune in alcuni campi, tra cui cose importanti come la difesa. Era, invece, contraria all’accentramento politico.

Come già menzionato, invece, la Lega è soprattutto contro l’Europa quando permette di commerciare liberamente o quando chiede di non fare troppo debito. Un debito che la Thatcher ridusse, in proporzione al PIL. E, in materia debito, la Lady di Ferro ci lascia un avvertimento: “Non ci sarà mai qualcun altro a pagare. Quel qualcuno sarai tu”.

Sovranità monetaria

Il principale problema della sovranità monetaria è che sia il Franco svizzero che il Bolivar venezuelano sono espressione di tale sovranità. Il primo è un bene rifugio, il secondo vale meno della carta igienica.

La Thatcher, nell’opporsi all’Euro, portava ragioni economiche interessanti: Una moneta unica per economie forti come la Germania e inefficienti (parole sue!) come Italia e Grecia avrebbe avuto problemi. La Thatcher, ricordiamolo, aveva come padrino Hayek, lo stesso che scrisse “la denazionalizzazione della moneta”. L’euro, lo sanno tutti, non è una panacea né la valuta perfetta.

I padrini economici della Lega sono invece Borghi e Bagnai, già noto per le conferenze con Marco Rizzo. In sostanza, per la Lega, uscire dall’euro vuol dire avere mano libera sulla stampante e stampare moneta su moneta per pagare debiti, spese e tutto il pagabile. Alla Thatcher, ammiratrice delle politiche di Milton Friedman e paladina della lotta contro l’inflazione, sarebbe venuto un coccolone.

Similitudini

Ad un occhio superficiale le similitudini tra Margaret e Matteo sembrano tante, e il populismo, che è essenzialmente la superficialità fatta programma politico, ci marcia sopra molto bene.

Basta tuttavia la breve analisi mostrata sopra per capire come il Partito Conservatore della Thatcher avrebbe visto nella Lega di Salvini una versione più nazionalista dei Labour e non un alleato.

Esistono comunque alcune piccole similitudini: Ad esempio anche Margaret Thatcher era scettica sui flussi immigratori. Ma, principalmente, l’avvicinarsi alla Thatcher è strumentale perché fu una leonessa contro la sinistra della sua epoca e si vuole vivere di gloria riflessa.

Senza capire però che, per il resto, si è quella sinistra che lei combatteva.

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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