FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Son sceso in piazza per le aperture (e vi spiego anche perché nascono le dittature)

Ho fatto una cosa che fino a un mese fa nemmeno avrei immaginato: andare ad una protesta di #ioapro. E ci sono andato con mio padre, barbiere chiuso dal “governo dei migliori” senza nessunissima ragione.

E perché ci sono andato? Per la ragione che traspariva da ogni singolo intervento di ristoratori, artigiani, barbieri e gestori di palestre: la disperazione.

Mentre il governo, nella sua bolla del salario fisso, continua a dire (falsamente) di seguire la scienza e che a decidere sono i dati, le aziende chiudono, i negozi falliscono e c’è gente che deve prostituirsi per mangiare. Ecco, quando ho letto quella notizia ho deciso che sarei sceso in piazza, pure con Marco Rizzo, se ci fosse stata una qualche manifestazione.

Devo dirlo: un gran clima di diversità, con tanto rispetto. Vi dico solo che c’era un (piccolo ma rumoroso) drappello di Italexit con annesse bandiere con accanto un signore con la mascherina con la bandiera europea. Alla fine, come ha detto giustamente una parrucchiera sul palco, “mettiamo da parte le bandiere, perché ne va del nostro futuro”.

Segnalo anche un ampio rispetto delle regole: forse un 5% era senza mascherina, e conto anche un omino della nettezza urbana che aveva deciso che era meglio tenerla sotto al naso.

I discorsi di chi lavorava erano struggenti e anche molto sensati: il tempo è chiaramente finito per molte attività che non possono aspettare e si deve tornare a lavorare. Punto. Forse una puntina eccessiva di patriottismo in alcuni, però comprensibili dopo un anno di totale mancanza di rispetto, specie da parte delle donne con P.IVA, abbandonate sia come lavoratrici autonome che come donne, spesso costrette a rinunciare al lavoro per badare ai figli.

Ah, è intervenuto anche Paragone, ecco perché il drappello. Onestamente avrei evitato un politico, per ovvie ragioni di opportunità, ma non posso negarlo: è stato molto lucido, quando non parlava di Europa e finanza, e ha fatto considerazioni parecchio condivisibili sul tema del lavoro e delle riaperture.

In ogni caso, sentire persone che stanno chiudendo, che non riescono a pagare le bollette, che son cadute in depressione e tante altre amenità, oltre a fare stringere il cuore, è una botta di realtà in un mondo in cui ogni giorno viene sciorinato il bollettino dei morti, con storie struggenti, mentre 400’000 lavori persi vengono brevemente menzionati nella pagina di economia.

Tra l’altro, due piccole note interessanti: alcuni carabinieri lì presenti erano palesemente d’accordo con quanto dicevano gli organizzatori e annuivano non poco e almeno due interventi hanno avuto dentro pesanti “dissing” contro la Lega e Salvini, cosa che ha portato un esponente della Lega Giovani lì presente a mollare la manifestazione agli inizi, andandosene a testa bassa.

Onestamente, non so come finirà. Spero che dall’8 aprile vi sia la tanto promessa disubbidienza di massa, con aperture in sicurezza fregandosene dell’ennesima leggina e ascoltando veramente la scienza, ma ne dubito seriamente e credo che l’Italia sia destinata al declino. Ma, almeno, quando i miei figli mi chiederanno perché hanno il passaporto italiano nonostante siano nati all’estero gli potrò dire che, a provare a creare un futuro per loro, c’ero. Alla fine, come diceva un tal Burke, “perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”.

E cosa c’entra con la dittatura, di grazia?

Ottima domanda, ma vi assicuro che c’entra eccome.

In primo luogo, se le dittature sorgono è perché la gente accetta tranquillamente di rinunciare alle proprie libertà in cambio di sicurezza, spesso spacciata per grandezza nazionale o simili.

Nell’Occidente democratico pensavamo di essere vaccinati contro il totalitarismo ma, evidentemente, non subendo richiami dal 1991, sbagliavamo ed è bastato il virus per farci accettare pesanti (e spesso inutili) limitazioni delle nostre libertà nel nome di una presunta sicurezza.

Quelli che oggi fanno le foto a chi sta fuori sarebbero stati informatori sotto il regime di Stalin, quelli che dicono che “se non rispettiamo i DPCM non ne usciamo più” avrebbero sostenuto lo sforzo nazista per rendere la Germania di nuovo grande e quelli che segnalano il vicino barbiere che taglia i capelli a un amico a casa avrebbero avuto un passato come informatori della Stasi.

Ma c’è anche un secondo elemento: com’è possibile che, spesso, a contribuire alla nascita delle dittature siano persone moderate, democratiche e anche liberali? Molto semplice: la già citata disperazione.

Non c’è grande differenza, a livello teorico, tra il Giolitti che candida Mussolini e il me che va a sentire Paragone: in questo momento siamo nello stesso fronte, per una battaglia giusta, ma esiste anche il rischio che la componente più estrema, quella no-vax e complottista, prenda il comando del movimento per le aperture.

Ovviamente non penso che ci troveremo nel 2031 ad assistere alla parata per il decimo anno della fine del lockdown, con le truppe della Forza di Liberazione Sanitaria che salutano il presidente Paragone che nel suo discorso loda le truppe degli “Arditi di #ioapro” che hanno effettuato la missione per eliminare il ministro della salute, ma è dovere di tutti noi, che semplicemente non reggiamo più l’attuale situazione economica e la malagestione sanitaria e che siamo animati da valori di libertà, di amore per il lavoro e di rispetto per quest’ultimo fare in modo che la sovracitata minoranza, per quanto rumorosa, resti minoranza e non prenda il sopravvento su un movimento che, decisamente, non rappresenta solo estremisti e negazionisti ma vuole solo fare in sicurezza ciò che l’Italia ha dichiarato come proprio fondamento e che lo Stato non può sostituire: il lavoro.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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