FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Perché Calenda sbaglia sull’istruzione tecnica e professionale

Nella mia bolla Azione, il partito di Calenda, raggiunge tranquillamente il 25% o il 30%: d’altronde è una delle principali piattaforme che si rivolgono ad un pubblico più o meno liberale.

Proprio per questo non posso esimermi dal commentare l’ultima uscita del segretario che, devo dirlo, ha causato scalpore anche tra gli iscritti al suo partito:

Tutti i ragazzi, di qualsiasi condizione sociale, devono fare il liceo. Gli studi tecnici e professionali devono essere rinviati a dopo il liceo. Prima dobbiamo formare l’uomo e il cittadino

Carlo Calenda, via Ultim’ora Politics

Ci sono perle di notevole pregio nella sua intervista, ad esempio sostiene che “ragazzi andrebbero sottratti alle famiglie e messi a scuola anche il pomeriggio”, ma non voglio infierire ulteriormente: vi basti sapere che le sue posizioni son state particolarmente apprezzate da comunisti e sinistre scolastiche varie, ossia non propriamente i più furbi del mondo.

Calenda procede poi a dire a mancare nella formazione tecnica e professionale sarebbero “arte, storia, musica e cultura”, cose che renderebbero gli italiani “più competitivi” e, tanto per rincarare, dice che tale soluzione sarebbe ottimale, poiché eviterebbe che qualcuno faccia cinque anni di studi per poi avere un diploma in un settore che non apprezza.

Onestamente, viene da chiedersi in quale universo parallelo viva Calenda e se è cosciente dei programmi scolastici attualmente in vigore.

Prima di tutto, le cose sul “formare l’uomo e il cittadino” si sentono da decenni, specie durante gli open day dei licei, ma non hanno alcun senso logico: perché “renderebbe uomo e cittadino” conoscere la storia dell’arte e della filosofia e non, ad esempio, conoscere la matematica, il diritto e la scienza? A che pro essere “uomo e cittadino” conoscendo Platone se poi credi nel microchip nel vaccino perché non hai l’educazione tecnica per capire perché non è realistico e vai dietro a quelli dei Minibot e del debito eterno perché non hai gli strumenti per capire perché dicono idiozie?

Lo vogliamo dire che gli “uomini e cittadini” filosofi sono i primi disinformatori in vari temi, dai vaccini alla guerra in Ucraina?

Nel 2022 la disciplina che rende cittadini consapevoli è la scienza, con sua derivazione la tecnica. La filosofia è obsoleta, superata dal metodo e dalla cultura scientifica, la cui conoscenza è necessaria per essere cittadini consapevoli e non essere gabbati.

Proprio sulla scienza Calenda è stranamente silente: non ha nulla da dire sul fatto che i licei – scientifico a parte – ne sono carenti o che in molti istituti tecnici e professionali si limitano le scienze naturali ai primi due anni.

Tra l’altro, ci tengo a sottolineare che l’assenza di storia e cultura negli istituti tecnici e professionali è un classico esempio di BREAKING NEWS: Man invents fictional scenario and then gets angry about it: sia gli istituti tecnici che quelli professionali hanno storia per cinque anni, hanno letteratura italiana e hanno diritto ed economia, alcuni per due altri per cinque anni. E il livello formativo in queste materie è assolutamente accettabile.

Un istituto tecnico è assolutamente in grado di formare un cittadino. Può migliorare? Certo, d’altronde è stato vittima di varie riforme licealiste, ma non è inseguendo il liceo che lo farà.

Nelle dichiarazioni di Calenda non posso non notare un certo classismo, fondato sull’idea che la cultura umanistica, poiché tipicamente studiata da chi vive in condizioni agiate, sia superiore a quella tecnica, quando così non è: sono di pari livello, e in realtà conviene anche evitare queste discussioni, perché solitamente finiscono molto male per i fautori della superiorità umanistica quando si ricorda che la stragrande maggioranza del progresso dell’umanità dopo la rivoluzione industriale non deriva dalla filosofia o dall’arte ma dalla scienza e dalla tecnica.

Io, da tecnico, sono anche offeso dalle dichiarazioni di Calenda, cosa che ovviamente terrò in considerazione alle urne. Dicendo che la cultura del liceo è da preferire a quella tecnica ha sminuito le mie conoscenze e competenze, lo dico chiaramente.

Per di più, la sua critica è a livello de “il liceo artistico è per i fattoni”, basata su pregiudizi e aneddoti e non su fatti: va bene se la fai al bar dell’ordine dei Periti Industriali dove si sfotte qualsiasi cosa che si muova e non abbia un diploma tecnico, ma non può essere la parola di un leader di partito, nonché potenziale programma, poiché non ha alcuna base nei fati.

Sul tema competitività si nota il “wishful thinking” di Calenda: francamente, sono pochi gli stati che puntano così tanto sulla cultura come la vede lui e tra di essi non ci sono quelli più competitivi: le scuole superiori americane sono incolte per i nostri standard, eppure fanno uscire dai college, e in realtà anche da formazioni molto più semplici, gente molto competente e che viene pagata bene.

Siete sicuri di poter competere nel mondo tecnologico con gli Stati Uniti dove un ingegnere di rete non laureato ma certificato a 23 anni può guadagnare davvero bene quando un informatico italiano sarebbe appena uscito dalla triennale, dove devono insegnargli le basi assolute perché non ha potuto studiarle prima? E non tiro in ballo l’India perché non ho voglia di scrivere altri dieci paragrafi.

Trovo anche assurdo l’argomento

E se poi te ne penti?

Prima di tutto perché, sorprendentemente, i licei in Italia esistono eccome e vengono scelti dalla maggioranza degli studenti, insomma, questa emergenza periti costretti a studiare l’elettrotecnica quando volevano solo, bontà loro, studiare Cicerone non c’è, sicuramente ci sono persone che si pentono, ma ci son pure nei licei eh, e la soluzione comunque non è abolire 2/3 del sistema scolastico italiano ma fare orientamento bene invece che limitarsi a un banale “chi è bravo al liceo, chi è bravino al tecnico e chi è un caprone al professionale”.

In secundis, non sarebbe comunque corretto obbligare decine di migliaia di persone che hanno le idee chiare a farsi cinque anni parcheggiati a imparare roba non di loro interesse, iniziando a studiare ciò che importa loro con cinque anni di ritardo, per colpa di qualche indeciso.

Io ho amato l’informatica, non mi sono mai pentito della mia scelta scolastica, ho appreso varie cose utili durante il mio percorso, per quanto ho pur sempre un diploma post-Gelmini purtroppo, e aspettare cinque anni per poter apprendere anche le basi della disciplina sarebbe stata una cosa decisamente noiosa, così noiosa che forse avrei mollato per andare a fare un IeFP, decisamente meno formativo in termini generali ma più formativo per la parte informatica, oltre che dannosa per le mie prospettive lavorative.

E proprio sul tema lavoro voglio concludere: Calenda stesso, il primo maggio, parlava dei fondi agli ITS, ossia gli Istituti Tecnici Superiori: ma che senso ha avere degli istituti tecnici superiori se non hai tecnici usciti da quelli inferiori da formare? Siamo davvero sicuri che bastino due anni per formare un tecnico utile all’industria?

Sempre il primo maggio parlava tanto di occupazione giovanile, e secondo lui il modo migliore per alzarla è eliminare scuole che danno una buona formazione, permettono di accedere alla svelta al mondo del lavoro con posizioni utili ma permettono anche di andare avanti, magari lavorando nel mentre così da fare un po’ di soldi e esperienza nel settore in favore di scuole lavorativamente inutili, che ti fanno arrivare maggiorenne senza alcuna posizione spendibile, obbligandoti ad andare all’università o a fare un lavoro umile?

Il modello “high school” può funzionare in Paesi ricchi dove il lavoro te lo tirano dietro, come la Svizzera o gli Stati Uniti, ma considerando che in Italia manca il lavoro e mancano figure professionali mettere minimo due anni, e molto più probabilmente 3 o 4, di formazione aggiuntiva per poter fare le stesse cose sarebbe un problema per i giovani, che inizierebbero a guadagnare più tardi, e per il mondo del lavoro stesso.

Oggi come nel 1920 l’istruzione tecnica e professionale è un sottile filo che ci salva da un grande baratro. Vogliamo davvero tagliarlo?

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.