FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Riflessioni ucraine

Lo scorso Ferragosto, oltre che dai tradizionali fasti indegni di qualsiasi dietologia civile e da innumerevoli peccati contro il terzo comandamento, ha visto il summit tra Putin e Trump in Alaska, che ha riportato nel dibattito la possibilità che la guerra in Ucraina finisca. E alcune riflessioni vanno fatte.

Il primo tema su cui riflettere è il ruolo ambiguo dell’Europa e, in generale, dell’Occidente: è una guerra un po’ nostra e un po’ no. Abbastanza nostra da sostenere l’Ucraina con armi e aiuti economici, ma non abbastanza da sostenerla mandando uomini sul campo.

Nonostante ciò, pretendiamo quasi che il resto del mondo si allinei a noi. Ci arrabbiamo se l’India compra il gas russo o se la Serbia è ambivalente con Mosca. Ma se siamo i primi a non essere convinti come possiamo pretendere che chi non ha un interesse diretto in questo conflitto stia pienamente dalla nostra parte?

Ma questa tendenza conta anche nelle trattative di pace. Se l’Occidente non vuole un confronto armato con Mosca che garanzie di sicurezza possiamo offrire all’Ucraina? Già nel memorandum di Budapest l’Ucraina ricevette garanzie di sicurezza da Russia, Stati Uniti e Regno Unito in cambio della cessione delle armi nucleari… cos’è stato fatto quando la Russia è entrata in Ucraina nel 2014?

Nulla. Se non vogliamo scontrarci con Mosca, ogni nostra garanzia di sicurezza varrà zero. Ricordiamo anzi che la Russia vorrebbe la cessione di territorio oltre le linee di difesa ucraine, rendendola ancora più vulnerabile. Gliela concediamo, poi tra un anno Putin decide di tornare all’attacco e i Paesi andranno in soccorso dell’Ucraina? L’Italia che propone soluzioni stile “articolo 5” senza voler mandare soldati per un cessate il fuoco che farà?

Sembra che si voglia prendere a calci la lattina nella speranza che un futuro governo russo si ritiri spontaneamente dall’Ucraina o che la Russia collassi permettendo a Kyiv di riprendersi il territorio perduto.

Ma per quanto le sanzioni stiano danneggiando la Russia, e chiunque lo neghi o è cieco o ha visto troppa Russia Today, non la stanno certamente distruggendo. Difficilmente qualsiasi governo russo accetterebbe una ritirata totale, anche Naval’nyj non era totalmente contrario all’annessione della Crimea per esempio, pur condannandone le modalità, e un collasso sembra improbabile.

Passiamo poi al lato umano: rifugiati e coscritti. La crisi dei rifugiati ucraini l’abbiamo creata noi, creando le condizioni per un conflitto ai nostri confini. L’idea della pace petalosa che si fa con gli abbracci e non con una deterrenza efficace, la bassa spesa militare che ha creato eserciti a malapena capaci di fare deterrenza per il proprio stato, un eccessivo affidamento agli Stati Uniti e l’idea che tutto sia meglio della guerra hanno portato a ciò. Putin è uno stronzo, non uno scemo, non avrebbe rischiato uno scontro diretto, specie con l’esercito non ottimale che ha mandato in Ucraina. C’è una ragione se chi è più o meno a libro paga del Cremlino, o sul suo registro dei volontari, è così contro al riarmo europeo.

Sia chiaro, la guerra è male, ma per dirla come Agostino d’Ippona se per l’uomo giusto la violenza difensiva è comunque una triste necessità, sarebbe ben più triste se dei tiranni governassero su degli uomini giusti.

In ogni caso, la questione demografica dei rifugiati ucraini è interessante: alcuni sono istruiti e ben produttivi e, in tempo di crisi demografica, può farci molto comodo questa immigrazione, per di più ampiamente compatibile a livello culturale. Ma rubare tutti i talenti all’Ucraina vuol dire farlo appunto a spese dell’Ucraina, sfavorendo la ricostruzione.

Nel mentre, in tre anni (e chissà quanti altri) le vite cambiano: si formano amori, legami nuovi, ci si ambienta in una nuova città, in una nuova vita… Sarebbe giusto prendere lo studente scappato allo scoppio della guerra appena diplomato, che ha lavorato tutta la sua vita in un altro Paese, magari ha anche trovato la morosa e dirgli “la guerra è finita, torna a casa tua”?

Se c’è un problema dell’accoglienza dei rifugiati ucraini è nella distribuzione, con alcuni Stati che ne hanno accolti in gran numero mentre altri ne hanno accolti meno.

Sul tema della coscrizione va detta una cosa: c’è chi inneggia ad una sorta di “armateli e partite” per cui l’Europa dovrebbe rispedire in Ucraina tutti i giovani in età di leva. Si potrebbero fare varie considerazioni di carattere militare e demografico, dato che se tutta l’Ucraina muore non c’è alcuna Ucraina da ricostruire, ma preferisco farne una umana: è perfettamente comprensibile che qualcuno non voglia rischiare la propria vita in una guerra imposta e senza senso.

Su una cosa hanno ragione i pacifinti: l’Ucraina, da sola, questa guerra imposta e senza senso non può vincerla. Può sperare di sopravvivere, specie con il nostro aiuto, ma ogni giorno questa sopravvivenza costa di più a tutti. Se vogliamo che la vinca, dobbiamo mandare i nostri soldati professionisti, pagati per quello, e accettare anche che possano morire. Dire, dunque, che è una guerra nostra e agire come tale, pagandone anche il prezzo.

Ogni altra alternativa sembra un giocare sulla loro pelle e rischia, sul lungo andare, di aver seminato morte e distruzione per un accordo, che andrà sempre a favore della Russia, che si poteva fare ben prima.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.