Il 4 novembre ha un problema di iperinclusività: infatti è la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Basta sentire i discorsi per assistere a una totale vacuità di idee, seguita solitamente da qualche proposta di policy che può anche essere sensata.
La giornata ha origine nella fine di una guerra, anzi, un’inutile strage, a cui l’Italia poteva non prendere parte. Ha scelto di sacrificare mezzo milione di vite per un mito nazionalista, per annettere territori periferici e secondari per la storia nazionale, senza nemmeno sapere troppo quanto volessero essere italiani.
Parlare di completamento del risorgimento per poi parlare subito dopo di unità europea, di pace, di convivenza e di come i confini non si debbano cambiare (tranne se la tua capitale è Belgrado, ma dell’incoerenza occidentale su chi può avere l’indipendenza e chi no si potrebbe parlare per giorni) è proprio così apertamente un controsenso che spiega bene la natura del 4 novembre: è tutto ciò che ci piace.
Per chi pensa che “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato” è una festività in cui rimarcare che sì, il risorgimento è veramente finito, non ci venisse in mente di andare in armi in Corsica, Slovenia e Croazia; per chi vuole dire “non passa lo straniero” in funzione anti-immigrazione è l’occasione per onorare chi ha “difeso i confini”; per chi ha un generico orgoglio patriottico è l’occasione di ripetere qualche slogan sventolando bandierine; per i fascisti è occasione di godimento nel vedere lo sdoganamento del “PRESENTE” e per chi pensa che qualunque forma di decentramento sia un attacco all’unità nazionale si può far retorica spicciola sui patrioti cattivi che sfaldano il paese con l’autonomia.
Va detto che come giornata per le forze armate va anche bene, se nel nome di “italiani brava gente” ci siamo dimenticati dei numerosi crimini di guerra commessi dalle nostre forze armate, nella Grande Guerra effettivamente l’esercito italiano si è comportato alla pari degli altri, il che non vuol dire bene, la guerra non è mai un bene, però, nemmeno male.
Però, il 4 novembre l’unità nazionale non è stata certamente completata, anzi, l’idea che non lo fosse è stata importante nell’affermazione del fascismo che, con il suo espansionismo militante, ha ulteriormente ridotto i confini dello stato. Più che una giornata nazionale o una festa, sembra un monito, ma quali valori rappresenta? Vista la confusione pare che nessuno lo capisca…
