FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Altro che diritti: “My Voice, My Choice” vuole una vacanza che fa ridere i pro-lli

Che si sia pro-vita, pro-scelta o qualcosa nel mezzo siamo tutti cittadini europei e possiamo dircelo: che il Parlamento europeo debba votare l’iniziativa “My Voice, My Choice” è imbarazzante, ed è ancora più imbarazzante che lo prenda sul serio.

L’aborto è una questione dove, esclusi rarissimi casi, si applica la sussidiarietà: non compete all’Europa, ma agli stati. Caso chiuso, sembra.

Se li seguiamo sui social, dove hanno creato una vera Bestia 2.0, per chi ricorda i tempi in cui Salvini contava qualcosa, la loro petizione sembra una riedizione del Credo, a cui manca solo la promessa di vita eterna e un amen, ma in verità poco dicono della loro proposta e di cosa effettivamente contenga, preferendo fare engagement col pubblico americano parlando con disinvoltura di temi d’oltreoceano portando a surreali discussioni nei loro commenti in cui gli europei contrari al finanziamento pubblico della pratica (e come spiegai anni fa ci sono buone ragioni per esserlo) vengono insultati da americani che dicono che è già così grazie all’emendamento Hyde.

Non mancano, tra l’altro, numerosi svarioni: secondo loro il Lichtenstein (sic!) è uno dei Paesi dell’UE dove l’aborto è a pagamento, quando in realtà è uno stato fuori dall’UE dove è proprio vietato al di fuori di rari casi, la loro è l’unica iniziativa dei cittadini UE ad essere stata discussa e sostenuta dal Parlamento UE, quando in realtà l’Eurocamera ne ha già votata almeno una, tra l’altro a me molto cara: il Minority SafePack… per non parlare dell’uso della cattolicissima Giovanna d’Arco nel loro materiale di propaganda.

La ragione per cui poco parlano dei loro obiettivi è semplice: fanno ridere i polli. La loro proposta è, sostanzialmente, che utilizzando delle competenze sussidiarie che l’UE ha in materia di sanità – tra l’altro in modo che non tutti ritengono corretto – si può istituire un fondo rigorosamente volontario in cui gli stati UE più pro aborto possono finanziare i viaggi di chi vuole abortire da loro e che, se l’UE vuole, può ringraziarli finanziariamente per il disturbo.

Nell’UE nessuno stato vieta l’aborto quand’è necessario per salvare la vita della donna, per quanto a Malta tale eccezione ci sia solo dal 2023, e Malta è anche l’unico stato a proibirlo in caso di stupro. Ma come in ogni caso dove la normativa è restrittiva c’è il rischio che il medico, per paura, non agisca o lo faccia troppo tardi, cosa che è anche capitata, per fortuna molto raramente. Ma a una donna polacca o maltese che sta rischiando di morire su un tavolo operatorio perché il medico teme la legge questa iniziativa cosa cambia?

Nulla, perché non è certamente possibile farla salire sul primo volo per l’Italia o per la Germania, farla salvare lì e poi mandare alla Commissione europea le ricevute per il rimborso: farebbe in tempo a morire.

L’unico caso medico che si può immaginare dove una misura del genere può aiutare è nei casi in cui c’è una situazione che si sa che si concluderà con una minaccia grave per la vita della donna ma non lo è ancora, e dunque la legge di un paese non permette di intervenire: si può andare in un altro paese più permissivo e farlo. Sono casi che potenzialmente esistono ma sono rari, e nemmeno si risolve il problema descritto nel paragrafo precedente.

E chi dice, tra l’altro, che un fondo del genere si debba limitare a Malta e Polonia? I proponenti hanno criticato più volte la Romania (con annesse immagini di The Handmaid’s Tale) perché l’aborto è costoso e dunque difficilmente accessibile, e anche Ungheria, Croazia, Italia, Bulgaria, Germania, Austria, Portogallo e persino la SPAGNA (sì, quella di Sanchez che è a favore dell’iniziativa) hanno subito le critiche dell’associazione perché, pur con aborto legale e talvolta anche gratuito, esso non è abbastanza accessibile, non si può fare in tutti gli ospedali, ci sono gli obiettori di coscienza e chi più ne ha più ne metta.

Viene dunque da chiedersi quale dovrebbe essere il criterio europeo per assegnare le borse per abortire: solo a chi viene da un paese dov’è vietato? Oppure qualunque paese dove esista una qualche difficoltà? Secondo i proponenti la loro petizione dovrebbe risolvere i problemi di Italia, Romania e di tutti i paesi citati, possiamo supporre dunque che anche le italiane avranno accesso a tali viaggi?

Alla fine, come dicevo, non è questione di essere pro, contro o indifferenti: il punto è che qui si stanno proponendo dei viaggi per non si sa chi, verso non si sa dove e pagati da non si sa chi, e si faccia finta di combattere per chissà quale diritto, quando l’Unione europea, proprio banalmente, quelle competenze non ce le ha se non di striscio.

E quel poco di capitale politico che c’è, francamente, sarebbe meglio spenderlo per fare in modo che i casi di donne che per timore della legge, o direttamente per leggi scritte male, vengono curate troppo tardi tendano a zero e non per campagne del genere che promettono tutto ma, alla fine, sono molto fumo e quasi zero arrosto.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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