FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Sigarette e porno: come tassare i peccati?

Leggiamo in questi giorni di due petizioni, una d’area sanitaria e l’altra d’area radicale: la prima vuole introdurre una nuova tassa fissa di 5€ su ogni prodotto legato al fumo, la seconda vuole abolire la cosiddetta “tassa etica” su chi produce materiale pornografico (e non solo).

Che il tabacco vada tassato per coprire le spese che causa alla sanità non c’è dubbio: è quasi una sorta di meccanismo assicurativo, ma va detto che è difficile calcolare quanto si spenda per il fumo, dato che anche nei fumatori le malattie non sorgono solo per il fumo e che quando si esce dal campo della spesa sanitaria diretta e si provano a calcolare i costi esterni un calcolo effettivo diventa quasi aleatorio e pochi tengono a mente fattori cinici quali le minori spese date dalla minore durata della vita del fumatore.

Per la pornografia pochi vogliono ammetterlo esplicitamente (i Radicali stessi parlano di “violazione della laicità dello stato”, come tendono a far sempre d’altronde) ma i costi sociali ci sono: basti pensare all’idea che “si debba fare educazione sessuale altrimenti i giovani imparano dal porno che è irrealistico”, erano problemi inesistenti o quasi ai tempi di fazzoletti, sputo e PostalMarket ma molto reali oggi dove qualsiasi dodicenne può trovare, anche inavvertitamente, un bel video di fisting o di qualche altra pratica estrema che lo porterà a credere che sia la normalità e che le donne servono solo ed esclusivamente alla sua soddisfazione sessuale: così com’è giusto che i costi del fumo ricadano almeno in larga parte sul mondo del fumo, è giusto che i costi della pornografia ricadano in larga parte sul mondo della pornografia.

Ma fumo e porno sono anche vizi, sono anche peccati: vanno tassati solo per via del loro costo sociale o lo stato dovrebbe provare a disincentivarli con la leva fiscale? Questa è una domanda filosofica e non politica che vi lascio, ma parliamo di un aspetto più realistico: la tassazione può fallire.

Se oggi un pacchetto di una nota marca costa 6,50€ con un’addizionale flat arriverebbe a 11,50€: ciò porterebbe qualcuno a smettere? Forse, ma tanti altri continuerebbero a pagare il prezzo pieno, specie tra i più poveri che spesso sono quelli che fumano di più (diventerebbe, come quelle sul gioco, un’imposta regressiva) e per chi non lo sapesse ci sono delle persone brutte e cattive che al mercato un pacchetto di sigarette di contrabbando te lo vendono a 4€: potrebbero alzare i prezzi di 2,50€, farle costare come prima e aumentare il proprio profitto, per non parlare del “piccolo contrabbando” possibile al confine, dato che persino in Svizzera le sigarette costerebbero un po’ meno, e non parliamo della Slovenia e dell’Austria.

Si citano come esempi di successo dell’alta tassazione l’Irlanda e la Francia, ma l’Irlanda è un’isola dove è facile controllare il contrabbando e ha visto un calo anche grazie a politiche culturali nette, mentre la Francia ha visto un calo non troppo lontano dal nostro (e sicuramente un Erario più satollo).

La stessa cosa vale per il porno, anzi, vale ancora di più visto che lo streaming su Internet è ancora più libero da vincoli del contrabbando che può finire intercettato dalla Guardia di Finanza: lo Stato italiano può tassare chi sul suo territorio produce materiale pornografico, ma nel momento in cui guadagno abbastanza che tutte le mie tasse normali più la tassa etica diventano troppo alte poco ci vuole a trasferirsi in uno stato dell’UE (o meno) con una tassazione più favorevole, d’altronde il porno italiano con dialogo si fa anche all’estero, e lo Stato ci perde due volte: il materiale pornografico che non vorrebbe fosse prodotto viene prodotto ugualmente e nemmeno incassa le normali imposte sui redditi.

Tra l’altro, in tutta onestà, la videoprostituzione su OnlyFans è probabilmente una delle forme meno socialmente dannose di pornografia, è tipicamente ragionevolmente consensuale e libera da sfruttamenti, sicuramente ci sono dei disperati che sostituiscono relazioni sane e reali con relazioni parasociali sulla piattaforma, ma rispetto a ciò che capita nel mondo della pornografia è quasi nulla.

Possiamo parlare di moralità quanto vogliamo, ma difficilmente il fumo e la pornografia spariranno: si possono ridurre significativamente con divieti di buonsenso (nel caso del fumo, per esempio, quello di fumare al chiuso, nel caso del porno i divieti efficaci per l’accesso ai minorenni, per quanto poi ci siano delle tematiche di privacy) e cambi culturali netti (una visione che pone maggiore attenzione alla salute e alla lotta alle dipendenze nel fumo e una visione che metta al centro il vero amore come scambio tra persone e non come mero uso del corpo dell’altro al fine del proprio soddisfacimento), ma ci sarà sempre qualcuno con il sigaro in una mano e il creapopoli nell’altro.

A questo punto la scelta è più morale che altro: o li riteniamo mali assoluti, da combattere costi quel che costi, o li riteniamo mali tollerabili e prendiamo misure per ridurre i danni che causano e non farli ricadere sulla collettività. Il bilanciamento tra tasse, divieti e regole è un lavoro difficile, talvolta oggetto di tentativi ed errori, per capire il punto che minimizza il danno sociale senza creare illegalità diffusa.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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