FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Michele Usuelli: un processo contro una verità scomoda

Michele Usuelli è un ex consigliere regionale lombardo d’area radicale, finito a processo per aver affermato, nel 2019, che durante il Congresso mondiale delle Famiglie di Verona era stata ospitata una deputata ugandese, Lucy Akello, promotrice di una legge, poi approvata nel 2023, che prevede per alcune fattispecie di omosessualità la pena di morte.

Quanto detto da Usuelli è sostanzialmente corretto, per quanto con qualche imprecisione: all’epoca della prima legge anti-omosessuali l’Akello non era ancora deputata, per quanto fosse nel giro di chi quella legge – poi dichiarata incostituzionale per ragioni procedurali – l’ha voluta, e si diceva contraria alla pena di morte, pur avendo poi votato la nuova versione della legge, anch’essa con all’intero la pena capitale nei casi di “omosessualità aggravata”. Se questa è diffamazione, qualsiasi titolo di giornale che deve riassumere i fatti è parimenti diffamazione.

In un paese normale questo processo non sarebbe nemmeno iniziato e il querelante sarebbe stato condannato a risarcire le spese sostenute da Usuelli, ma si sa che l’Italia, come molti paesi europei, troppo normale non è e non vede la verità come scriminante assoluta della diffamazione.

Questo uso della diffamazione è strumentale e pericoloso, e basta immaginarlo usato sulle nostre idee per capirlo. Chiunque può fare cose controverse, noi possiamo farlo notare e lui ci querela perché nell’aver detto la verità abbiamo offeso il suo onore e ci troviamo la fedina penale sporca. Molto comodo.

La cosa che preoccupa è che Usuelli potrebbe tranquillamente venire condannato: Silvana De Mari venne condannata per diffamazione per aver affermato che Mario Mieli fosse “cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia” – anche questa cosa fattuale e nota – e insinuato in modo esplicito che i membri del circolo di cultura omosessuale dedicatogli non condannassero queste idee.

Se un giudice vedesse nelle parole di Usuelli la medesima intenzione, la condanna potrebbe assolutamente arrivare.

Eppure, io penso che le istituzioni dovrebbero prendersi la responsabilità delle persone a cui si associano. Se non si vuole avere alcuna associazione con chi è complice della persecuzione legale degli omosessuali, non lo si inviti al proprio congresso. Se non si vuole essere associati a chi sostiene che “possiamo desiderarli [i bambini] eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro” non si dedica il proprio circolo a chi fa queste affermazioni. Lanciare il sasso e poi querelare chi si chiede perché sia stato lanciato è un po’ troppo comodo…

Attaccare chi dice la verità è una minaccia, perché tutti possiamo esserlo: a questo punto è lecito chiedersi se ha senso che la libertà d’espressione sia penalmente ristretta da una norma che tutela l’onore, scritta in un’epoca in cui esso era persino attenuante per l’omicidio.

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Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.