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	<title>Gianni Fava &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>Gianni Fava &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>…e poi finalmente arriva Ferragosto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2025 18:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ferragosto]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>O forse purtroppo. Resta di fatto  uno spartiacque dell’estate. Dopo ferragosto tutti guardano  alla stagione calante. E’ un po’ l’inizio della fine del caldo, delle vacanze e  del riposo. Ed è proprio l’ozio ferragostano il miglior corroborante della riflessione. Riflessioni anche banali che risentono del periodo forzosamente placido e rilassante. Riflessioni forse spinte dalla necessità di superare proprio la calma piatta apparente, che ormai rappresenta la cifra codificata del periodo.</p>
<p>Può succedere quindi che guardando il mare in una sperduta località del Dodecanneso (proprio per tentare goffamente di mantenere il contatto con la realtà) ed in un raro momento in cui il segnale te lo consenta, di avventurarsi nella lettura pomeridiane di un quotidiano online. Quotidiani che in questo periodo abbondano di notizie funeste ( o forse non capita più solo d’estate). Omicidi efferati, bande giovanili che imperversano nelle città, minori che rubano auto e ammazzano una signora sulle strisce pedonali (con tutto il corollario etno antropologico sul fatto che vivano in un campo rom), ma soprattutto i grandi conflitti.</p>
<p>In particolare il fronte ucraino del conflitto post sovietico che si trascina ormai da anni e che ciclicamente pare ad un passo dalla soluzione che non arriva mai. Ma su tutti quello che maggiormente cattura la mia attenzione è quello  Israelo-palestinese. La vicenda di Gaza fa discutere e fa venire i brividi. Leggere le notizie che arrivano da quel fronte lascia esterrefatti. Limitandomi a leggere alcuni articoli avverto una forma di irritazione che monta nel mio profondo. Mi chiedo se tutto ciò che leggo sia vero e anche se non lo fosse completamente, c’è spazio per indignarsi ed arrabbiarsi con chi perpetra da così lungo tempo una strategia volta apparentemente alla distruzione di un’intera popolazione. Niente da dire in più.</p>
<p>Difficile schierarsi senza tenere conto di tutto ciò. Ma la mia indole normalmente è diversa. Sono un curioso patologico e non riesco a trovare una risposta ad una domanda tanto banale quanto senza spiegazioni logiche: perché ? Sono abbastanza triste ed indignato. Non ho più voglia di leggere rotocalchi (seppur online) che parlino di guerra e di distruzione. Meglio rifugiarsi in qualche lettura più amena, che  meglio si concilii con il mood turistico spensierato classico del periodo. Mi rifugio allora in  una rivista specializzata (stavolta meravigliosamente cartacea) che con un orgoglio un po’ kitsch rivendica la propria vocazione ad analizzare stili di vita. Ovviamente stili di vita di livello considerato alto.</p>
<p>Il ‘bien vivre” direbbero oltralpe. E mi imbatto in uno straordinario reportage su Salonicco. In fin dei conti non molto lontano da dove sto scrivendo. Si parla della rinascita della città dal punto di vista culturale  e turistico. Del luogo che forse più di tutti ha rappresentato il punto più basso delle grande crisi economica ellenica nel recente passato. L’ex grande polo industriale greco massacrato  dalla troika Europea ormai poco più  di un decennio fa, che torna alla ribalta. L’estensore dell’articolo fa una bela analisi di nuovi ristoranti alla moda, nuovi boutique hotel vicini al mare e di sapienti bar tender cnsiderati tra i migliori al  mondo che con grande  maestria affrontano il nuovo culto del cosiddetto mixology (banalmente dalle mie parti in campagna si direbbero: fanno cocktail! E parrebbe anche  di buona qualità). E nel bel mezzo di una analisi apparentemente frivola della città il bravo giornalista si avventura  in alcune analisi sociali ed economiche della stessa e del suo recente passato. Fra queste balza all’occhio un tema ricorrente (oggi spesso declinato al contrario): la città ha avuto per secoli una delle più floride e importanti comunità ebraiche del mondo. Comunità che oggi non  c’è più. Sì perché lo stesso  sostiene nel pezzo che quella che ha rappresentato  una delle più grandi realtà economiche  e forse sociali per secoli, fra il 1915 e la fine del secondo conflitto mondiale è stata sterminata.</p>
<p>Addirittura il 98 percento degli ebrei di Salonicco è stato fisicamente eliminato e il 2 percento di sopravvissuti  alla distruzione etnica, cacciato dal quartiere dove hanno sempre abitato e relegato ad una periferia emarginata e fuori dal circuito del centro cittadino. Tutto ciò nel cuore dell’Europa in un periodo certamente diverso dal nostro, ma nemmeno così temporalmente lontano. Chiudo la rivista e guardo il mare. Plausibile che si siano solo invertite le parti ? Possibile avere una chiave di lettura così certa  e risoluta  da continuare a dividere i buoni dai cattivi senza eccessi di semplificazione? Non ho risposte certe. Ma di certo mi rendo conto di come sia difficile giudicare ciò che sta accendendo oggi senza avere chiaro quanto sia accaduto in passato. Al netto delle semplificazioni del popolo<br />
Degli  eruditi  della rete capire come possa un‘umanità  che ha subito tanto poter immaginare di tutelare la propria incolumità senza incappare (forse) nell’ errore di usare gli stessi metodi e commettere  gli stessi sbagli. Difficile immaginarlo e ancor più difficile elevarsi al rango di giudici di una vicenda che nasce da lontano e che purtroppo è destinata a non risolversi a breve. Perlomeno non in modo pacifico. Con buona pace di tutti coloro che invocano una soluzione  senza essersi chiesti prima per quale motivo sia così difficile da trovare.</p>
<p>Domani inizia la seconda fase delle Estate. Sarebbe bello che qualcuno potesse smentirmi prima dell’arrivo dell’autunno …vedremo…</p>
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		<title>1984-2024. 40 anni da celebrare, ma nulla da festeggiare!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 17:51:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
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<p>Mi hanno cercato in diversi. Non dico in tanti. Dico alcuni giornalisti in queste settimane alla ricerca di mie dichiarazioni, fin troppo facili e scontate, su quel che resta della gloriosa Lega Nord in occasione del quarantesimo anniversario della fondazione della Lega Lombarda ad opera di Umberto Bossi, Giancarlo Leoni e altri. Alla fine ho ceduto ad un amico recettore di Repubblica che domenica scorsa ha approfittato di un momento di debolezza del Sottoscritto e mi ha convinto a rilasciare una intervista che non si sa per quale motivo ha irritato non poco. Era troppo facile commentare con ironia e sarcasmo a ho cercato di non farlo.</p>



<p>Non si poteva fare perché l’evento in sé merita rispetto. Meno le paradossali celebrazioni a distanza di coloro che oggi bluffando si dichiarano in continuità ideale. Basti pensare che lo stesso giorno in cui con una buona dose di soddisfazione ho visto ripubblicare i vecchi manifesti della Lega Nord che condannavano l’Italia a fine ingloriosa (“Lontani da Roma, vicini all’Europa!”) e contestualmente i 6&#215;3 affissi nelle città di colui che si professa l’erede di Umberto Bossi e della sua storia che invocano il contrario (più Italia &#8211; faccio anche fatica a scriverlo &#8211; e meno Europa). A questo punto sono felice di non aver festeggiato proprio nulla. Semmai riconosco che la ricorrenza non andasse festeggiata, ma di certo solo celebrata. Mi vengono i crampi allo stomaco nel vedere che si fa carne da macello di un messaggio politico chiarissimo e attuale per invocare esattamente l’opposto facendo leva sull’ignoranza dell’elettore medio. Per decenni ci siamo sentiti ripetere che il messaggio bossiano fosse rozzo e semplicistico per approdare quarant’anni dopo a sentirci dire esattamente il contrario con una rozzezza peggiore e immotivata. </p>



<p>Un disastro che spinge sempre più verso il non voto chi ci abbia creduto seriamente e condanna la politica al ruolo di servo sciocco del consenso facile. Ma tutti va al contrario. E così può capitare che a portare avanti il pensiero autentico della Lega siano rimasti soggetti che oggi popolano partiti lontani dalla stessa. Una nemesi assoluta sé si pensa che gli stessi contenuti dei manifesti di era bossiana vengano oggi riproposti da candidati di Forza Italia. O meglio da candidati che dicono di ispirarsi ad una corrente interna al partito denominata in modo suggestivo “Forza Nord”. Corrente interna peraltro animata da molti amici che nel tempo hanno rappresentato la massima espressione politica della vecchia lega Nord in Veneto, Piemonte e Lombardia. </p>



<p>Nomi di certo non secondari come Roberto Cota, Flavio Tosi o Marco Reguzzoni, solo per citare i casi più eclatanti. È come se oggi le istanze della Lega (quella nordista, l’unica vera Lega) trovassero ospitalità altrove. Paradossalmente in un contenitore post berlusconiano che non ha rinunciato ad essere liberale ed europeista appunto. Guarda caso come la prima Lega direte: Già ! Incredibile! E quelli che ne utilizzano impropriamente il simbolo invece di cosa parlano? Parlano ancora di Nord, questione settentrionale, partite iva, di stato canaglia e oppressore, di Europa e di civiltà occidentale? </p>



<p>Giammai! Quelli sono impegnati a parlare di ponte sullo Stretto, di pensioni più rapide e cospicue (a spese dei pochi rimasti a produrre), di stato sociale, di Putin, del modello russo in alternativa a quello occidentale, di proibizionismi vari! </p>



<p>E io piango! <strong>Piango senza soluzione di continuità la morte della grande Lega Nord, la malattia del suo fondatore che non ha più eredi e la fine di un sogno. Un sogno di libertà e di modernità. Libertà da uno stato oppressore e malvagio e modernità che guarda al mondo con occhi diversi</strong>. Mi manca tanto tutto ciò. Vediamo se in qualche modo possa rinascere in un altro contesto. Per ore resto alla finestra con non poche aspettative. Spero non vengano tradite ancora.</p>
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		<title>Lunedì 24 luglio. Barcellona (Catalunya). Il giorno dopo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2023 10:34:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Dal nostro inviato) Sono a cena con alcuni colleghi al Martinez. Una terrazza speciale che domina Barcellona all’uscita dalla teleferica che conduce n mezzo alla natura e sulla vetta del</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><em><br />(Dal nostro inviato)</em> <br />Sono a cena con alcuni colleghi al Martinez. Una terrazza speciale che domina Barcellona all’uscita dalla teleferica che conduce n mezzo alla natura e sulla vetta del Montjuïc.  Mi capita spesso di tornare qui. <br /><br />Adoro questo posto ed ho la fortuna di tornare spesso a Barcellona per lavoro e riscoprire sapori e abitudini che amo. La cucina catalana, il panorama mozzafiato, il locale sobriamente elegante in stile locale e soprattutto le chiacchiere. Copiose chiacchiere che ti inondano la testa da quando entri e soprattutto discussioni animate fra gli astanti. E stasera qua si parla di politica. <br /><br />Difficile ti possa capitare la stessa cosa in Italia, quasi impossibile in Padania, ma qua oggi tutti discutono animatamente di politica!  Avevo dimenticato la sensazione, più del gusto dello spettacolare joselito con pan y tomate, del pimiento del paron o del leggendario arroz negro. <strong>Qua fra le pietanze straordinarie della cucina locale più tradizionale, si parla animatamente di politica.</strong> E lo si fa perché è un giorno speciale questo: il giorno dopo le elezioni. <strong>E a modo suo la Catalunya ha vinto anche stavolta.</strong> Ha vinto perché i 14 deputati indipendentisti (di destra e di sinistra, sette più sette in realtà) saranno determinanti per dare un governo al paese. <br /><br /><img data-attachment-id="15467" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2023/07/25/elezioni-spagna-indipendentisti/attachment/1/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?fit=1024%2C575&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,575" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="1" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?fit=300%2C168&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?fit=800%2C449&amp;ssl=1" loading="lazy" class="aligncenter wp-image-15467 size-full" src="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?resize=800%2C449&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="449" srcset="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/1.jpg?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" data-recalc-dims="1" /><br />E poi quelle di ieri non sono state elezioni “normali”. Sono successe molte cose che provo ad elencare a margine del vivace dibattito serale del Martinez:<br />   ⁃    <strong>sondaggisti cambiate mestiere!</strong> E’ finita per sempre l’era dei sondaggi in Spagna. Anche qua possono dire che i sondaggi elettorali sono un po’ come gli oroscopi. In sostanza si fanno per chi ci crede a prescindere….per il resto avevano predetto una larga vittoria del partito popolare, una crescita impetuosa del movimento populista e neofascista di Vox e il tracollo del partito socialista, costretto dall’afasia del precedente governo a portare il paese ad elezioni anticipate. Bene, un record assoluto: non ne hanno azzeccata una che sia una! La gente dimostra ancora di votare diversamente da ciò  che racconta al telefono alle gentili signorine che lavorano per gli istituti demoscopici. Quasi come se fosse diventato uno sport globale quello di fare cose e dirne altre.<br /><br />   ⁃    <strong>Fascisti e populisti continuate pure così che siete la più grande garanzia per i partiti tradizionali!</strong>  Anche stavolta (e capita da decenni ormai) il vento sovranista soffia nelle urne impetuoso come la ventola di aspirazione di un cesso d’autogrill. Il copione si ripete. Per mesi si riempiono i titoli dei giornali e i commenti di improbabili alleati italioti che gridano al miracolo e poi si vota e tutto svanisce. Sono abbastanza vecchio ormai  da ricordare quello che succedeva in Italia nei favolosi anni ‘80 col partito comunista. In quanti ricordano l’anno del sorpasso e della spallata di Berlinguer al penta partito?  Anche in quel caso come oggi, i partiti che promettono svolte estreme piacciono un sacco quando il voto non conta un tubo. Quando si annunciano orientamenti al bancone pieno di pintxos a Donostia o pieni di tapas a Barcellona. Ma quando il voto diventa utile allora tutto cambia. E proprio in Catalunya dove solo poche settimane fa il partito socialista ha tenuto senza brillare nelle consultazioni amministrative, lo stesso raggiunge il risultato con la crescita maggiore a dimostrazione del fatto che il Psoe qua ha preso una valanga di voti da gente che lo ha considerato il più autorevole argine ai fascisti di Vox. Qua vogliono tutelare almeno l’autonomia che hanno ottenuto faticosamente in attesa di rilanciare la battaglia indipendentista. Molti dei naturali elettori di coloro che portano avanti proposito dichiaratamente indipendentisti hanno privilegiato l’idea di fermare i populisti centralisti che chiedono di riportare la Spagna agli oscuri anni del franchismo.<br /><br /><img data-attachment-id="15466" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2023/07/25/elezioni-spagna-indipendentisti/sanchez/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?fit=683%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="683,1024" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Copertina La Vanguardia" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?fit=200%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?fit=683%2C1024&amp;ssl=1" loading="lazy" class="wp-image-15466 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?resize=350%2C525&#038;ssl=1" alt="Copertina La Vanguardia" width="350" height="525" srcset="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2023/07/sanchez.jpg?w=683&amp;ssl=1 683w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" data-recalc-dims="1" /><strong>  ⁃    Gli indipendentisti tornano ad essere ago della bilancia. </strong>Si apre una fase tutta nuova in quel mondo. Nonostante il fenomeno sopra descritto la forza elettorale del variegato mondo separatista Catalano torna ad essere fondamentale per la nascita di un governo socialista. Ovvio che la parte a destra di <strong>Junts per Catalunya</strong> non può sperare di entrare in un esecutivo col partito popolare, visto che pone come condizione il fatto che si sottoscriva un impegno politico per le celebrazione di un nuovo referendum per l’indipendenza. Condizione difficile da accettare per Alberto Núñez Feijóo, <strong>il leader del Pp non può amare Vox</strong>. E’ pur sempre presidente della Galizia (altra regione con una forte e tradizione autonomista, forse meno esasperata rispetto ai baschi o catalani, ma pur sempre con dei vantaggi innegabili statutari). Come possa coniugare il suo status di garante delle, seppur moderate, istanze autonomiste della regione che governa con gli slogan aggressivi e iper centralisti di Vox resta un mistero. Anche se in politica tutto è possibile penso che questa ipotesi reati ancora remota.<br />Dall’altra parte <strong>Esquerra Republicana</strong> perde  un sacco di consensi e di seggi <strong>a favore del partito socialista nazionale di Sanchez</strong>, ma credo farebbe fatica a sottrarsi alle sirene di poter sostenere un governo che come minimo possa garantire una tregua alla vera e propria oppressione operata in questi anni nei confronti dei militanti indipendentisti catalani. E i socialisti sono gli unici a dare qualche tiepida garanzia in tal senso.<br />Nulla da aggiungere: una partita molto ingarbugliata dagli esiti imprevedibili.<br /><br />Nel frattempo arriva una notizia. <strong>Il partito autonomista conservatore basco del Pnv</strong> ha annunciato che non sosterrà un governo a trazione popolare. Quelli sono sempre i più scaltri di tutti. Hanno annusato l’aria. E non tira buona aria per in designati vincitori del PP. Anzi….<br /><br />Temo di dover tornare presto a Barcellona per riprendere la discussione, sperando che nel frattempo l’attuale stallo apparente non porti dritto il Paese di nuovo alle urne.<br /><br />Nel frattempo nel pomeriggio di oggi è arrivata la notizia che La procura della Corte Suprema spagnola ha chiesto al giudice istruttore Pablo Llarena di emettere <strong>un mandato di arresto e di detenzione e un mandato di arresto europeo e internazionale per l’ex presidente catalano Carles Puigdemont e il suo assessore Toni Comín.</strong> Piove sul bagnato. Tempismo perfetto. Provate a immaginare come la leggono da queste parti? Le reazioni sono ovviamente di grande smarrimento e di rabbia. Il mio amico Joseph, alle prese con delle spaziali crocchette di chuleta gallega vecchia esclama indignato: <em>“….e io cosa avrei dovuto fare? Dovevo scegliere fra un voto di identità ad un partito indipendentista, come avevo sempre fatto nella mia vita, o provare a fermare Vox votando per l’unico vero antidoto esistente: il Psoe!</em> Si perché a queste latitudini quelli erano gli unici che sembrava potessero fermarlo. Ma lo sai cosa hanno fatto a Valencia quelli di Vox? Hanno fatto togliere i testi in catalano dalle librerie! Ci vogliono portare via la nostra lingua. Il più alto elemento di identità. Io a scuola non l’ho potuta studiare perché i franchisti ce lo impedivano. E questi vogliono tornare lì. Non potevo fare altro che votare per i loro più grandi nemici!”  Non sono sicuro della serietà della notizia ma intanto  lo scaltro Pedro Sanchez incassa e ringrazia.<br /><br />Nel frattempo si è fatto tardi, ma qua è normale.  Qui si vive tutto più tardi. E forse più lentamente. Vediamo se i  tempi della politica locale contribuiranno a risolvere  l’intricata questione a breve. Credo di no. Nel mentre  prenoto al Martinez per settembre.  Pronto a riprendere la discussione da dove l’avevo lasciata. Ormai per appassionarmi alla politica devo venire in Catalunya.</p>
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		<title>Riflessioni natalizie</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/12/10/riflessioni-natalizie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2022 14:21:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni regionali]]></category>
		<category><![CDATA[gianni fava]]></category>
		<category><![CDATA[letizia moratti]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[roberto maroni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione doverosa sulla politica lombarda sorge spontanea in questo periodo di fine anno. Sono successe tante cose nel 2022: la fine delle restrizioni dovute alla pandemia, la guerra in Ucraina, la corda alle speculazioni sui mercati internazionali e le elezioni politiche che hanno rinnovato il parlamento e ci hanno consegnato un nuovo governo. Da mantovani e da lombardi il 2023 potrebbe riversarsi un anno con altrettanti cambiamenti e confidiamo nel fatto che siano tutti positivi, ma come sempre lo scopriremo solo vivendo. Di fatto politicamente in questi ultimi giorni non può passare inosservata.</p>
<p>La dolorosa e prematura scomparsa di Bobo Maroni, che lascia un vuoto incolmabile nel variegato universo autonomista lombardo e non solo. Tutti gli tributavano un’autorevolezza istituzionale inconsueta per un esponente della Lega. Per decenni è stata la vera cinghia di trasmissione tra quello che di fatto era un movimento eversivo nell’alveo democratico e lo stato, nelle sue più svariate articolazioni. Oggi ci sono le condizioni per tentare indegnamente di raccoglierne l’eredità politica in una logica nuova da “liberi tutti!”.</p>
<p>Anche per questo credo che si possa facilmente comprendere l’accelerazione che si registra in questi giorni nel dialogo fra buona parte di quel mondo e l’ipotesi di candidatura di un grande movimento civico in Lombardia capitanato da Letizia Moratti. A lei va riconosciuta grande autonomia e l’intelligenza di aver aperto il confronto sulla grande tematica dell’autonomia e del prestigio della regione. “La Lombardia deve ragionare come uno stato! E Milano come una città regione!”  Con queste parole inequivocabili Letizia Moratti si pone idealmente nel solco dell’insegnamento di Roberto Maroni come nessun altro. Nelle prossime settimane torneremo ad interrogarci su quali siano queste prospettive e sono sicuro che uscirà una proposta politica in vista delle regionali di febbraio. Se in questa fase prevalessero il civismo e la spinta a tutelare gli interessi del territorio allora le cose potrebbero assumere un nuovo significato.</p>
<p>Moratti può attrarre elettori che non hanno votato, non ha bisogno di compromessi. Il grande valore della sua candidatura sta nel suo civismo oltre che il prestigio che porta con sé questo tipo di profilo.  Istituzionale appunto, con grandi relazioni e con una propria storia che parla da sola. Credo che lei debba guardare soprattutto a quei milioni di elettori che oggi non votano più perché non trovano un&#8217;offerta politica convincente, piuttosto che ai partiti tradizionali&#8221;. E in quelli la componente autonomista e indipendentista lombarda hanno un peso sostanziale. Moratti oggi ha la forza per arrivare direttamente a quegli elettori senza aver no nessuna necessità di scendere a compromessi con la vecchia politica che potrebbero rivelarsi dannosi. I prossimi mesi ci diranno con precisione come saranno evolute le cose, ma di certo dopo tanto tempo il quadro politico si fa nuovamente interessante e comunque foriero di novità.</p>
<p>Buone feste a tutti.</p>
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		<title>‘Ministero della famiglia e della natalità” quando la disperazione prende il sopravvento</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/10/09/salvini-ministero-famiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2022 16:07:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Ci sono tanti modi per affrontare i momenti difficili nella vita come in politica. E ognuno è legittimamente autorizzato a farlo come crede. Anche in modo scomposto se la disperazione diventa totale. Quante vote nella vita siano stati costretti ad assistere inermi a scene di disperazione e ad ascoltare voci strazianti di soggetti che di straziati dal dolore pronunciassero frasi sconnesse , frutto della perdita di lucidità ?<br /><br />E’ in questo contesto che credo sia logico collocare l’ultima delle sortite del leader della fu Lega Matteo Salvini. Il pittoresco leader del partito col proprio nome in questi anni ci aveva abituato ad una escalation apparentemente senza fine di misticismo da neo crociato. Ma adesso (complice purtroppo per lui la situazione disastrosa in cui è precipitato il suo consenso) ha deciso di fare il salto. <br /><br />Dopo anni di rosari branditi come armi da assalto, invocazioni al cuore di Maria, ed altre amenità degne di un santone televisivo da televendita americana, ecco il nostro ineffabile ex aspirante premier (ora aspirante ministro e forse a breve aspirante bidello) lanciarsi nella più spregiudicata delle campagne mediatiche alla ricerca del consenso perduto: il rilancio della famiglia tradizionale e il sostegno pubblico alla natalità! Boom! <br /><img data-attachment-id="13465" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2022/10/09/salvini-ministero-famiglia/culla-d-giuda/" data-orig-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?fit=1017%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1017,1024" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="culla d giuda" data-image-description="" data-medium-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?fit=298%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?fit=800%2C806&amp;ssl=1" loading="lazy" class="size-medium wp-image-13465 alignright" src="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?resize=298%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="298" height="300" srcset="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?resize=298%2C300&amp;ssl=1 298w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?resize=768%2C773&amp;ssl=1 768w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?resize=188%2C188&amp;ssl=1 188w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/10/culla-d-giuda.jpg?w=1017&amp;ssl=1 1017w" sizes="(max-width: 298px) 100vw, 298px" data-recalc-dims="1" /><br />Finalmente a suo avviso avremo (forse) un ministero che deciderà anche delle sorti del cittadino nell’ambito famigliare, fino ad avventurarsi nelle abitudini sessuali di tutti noi, decidendo cosa sia bene e cosa sia male con criteri che si ispirano ai dettami della santa inquisizione. Probabilmente ricorrendo a metodi repressivi, mutuando pratiche dimenticate tipo la <a href="https://amantidellastoria.wordpress.com/">“culla di Giuda”</a> <em>(immagine)</em> per gli ultimi resistenti liberali e libertari sopravvissuti al delirio statalista. Prendo a prestito quanto scritto dalla sempre brava Elisa Grazioli nei giorni scorsi sul tema condividendone a pieno lo spirito: “Ministero della famiglia e della natalità&#8221;<br /><br /><em>Immagino che ci saranno bonus per chi decide di avere un figlio e chi decide di non averne? Sarà considerato un appestato? Uno che non contribuisce al mantenimento della &#8220;razza&#8221;?</em><br /><em>Pensare che il non avere figli sia legato esclusivamente a un fattore economico, significa essere fuori dalla realtà. Non vedere che il mondo sta cambiando così come la visione delle persone.</em><br /><em>Siamo più di 7 miliardi e la terra non riuscira&#8217; a sfamarci tutti dignitosamente.</em><br /><em>L&#8217;idea di un ministero con la logica dell&#8217;allevamento intensivo è a dir poco demenziale” .<br /></em><br />In poche parole ha riassunto a pieno il mio pensiero. <br /><br />Le politiche per la famiglia (auspicabili) sono perseguite in realtà da molti paesi europei ed in particolare, anche con un discreto successo, dalla Francia. In tutti questi contesti però tutto ciò avviene in modo laico e strutturato, senza le esasperazioni che caratterizzano il semi ragionamento salviniano. Non vengono poste in essere con finalità elettorali, ne tantomeno per garantire la razza bianca. Semplicemente vengono applicate per garantire continuità generazionale in modo armonico. Non esiste nessun paese europeo (salvo che non si consideri realmente Europa l’Ungheria di orban e dei suoi accoliti invasati) che abbia mai immaginato di dedicare un ministero alla natalità. Il fervore e la poca lucidità che hanno accompagnato la Proposta meritano attenzione da parte di chi può decidere. <br /><br />Spero che Giorgia Meloni, che pur essendo una conservatrice di fondo ha dimostrato in questa fase un piglio molto contemporaneo, non si lasci minimamente coinvolgere in iniziative estemporanee del genere che rischiano solo Di riportare le lancette del tempo indietro a periodi bui e senza prospettiva. Sono cresciuto politicamente nella Lega di Bossi, quella della libertà, che ormai purtroppo appare sempre più come un ricordo sbiadito.</p>
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<p><em>Immagine in copertina: L&#8217;ironia del web che colpisce il leader della Lega Salvini Premier (fonte: Twitter) </em></p>


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		<title>La Lega muore al Nord e nasce al Sud</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/09/11/la-lega-muore-al-nord-e-nasce-al-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 10:32:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so sembra incredibile ma i fatti parlano chiaro. E’ stato necessario che Salvini uccidesse la Lega Nord per far e in modo che qualcosa di speculare (in negativo) nascesse a sud. E non è certo il suo tentativo abortito di esportare la sbiadita e caricaturale idea sovranista nel meridione ad aver avuto la meglio. Anzi, al contrario a beneficiarne è staro un altro movimento nato a Nord ma più abile nello sfruttare le debolezze congenite del sud: il Movimento 5 Stelle. Ebbene sì, i sondaggi parlano chiaro e ci dicono che Conte e la sua banda saranno a sorpresa (fino a un certo punto) il primo partito del mezzogiorno. Quasi un quarto degli elettori delle regioni meridionali e delle isole paiono seriamente convinti del messaggio dell’avvocato del Popolo: diritti, diritti, diritti e Stato!</p>
<p>La novella pentastellata ha fatto definitivamente breccia in un elettorato che sognava di sentirsi dire che in fin dei conti lavorare, studiare, impegnarsi e faticare non serve. Che “uno vale uno” ( quella scemenza che ha fatto sì che personaggi del calibro di Toninelli o Taverna siamo arrivati ai vertici delle istituzioni del paese). Che in fin dei conti ci pensa lo Stato a garantire la tua sopravvivenza. Messaggio molto apprezzato in un contesto dove ormai la percentuale di cittadini elettori a carico del sistema supera ampiamente quella di chi produce e paga le tasse.</p>
<p>Messaggio ovviamente più efficace a quelle latitudini dove la tendenza di cui sopra risulta accentuata, a tratti esasperata. E allora contrariamente alle previsioni dei politologi nel Sud Italia non prevale la Meloni col proprio partito da sempre centralista, statalista e meridionalista come tutti si aspettavano, ma coloro che hanno garantito lo status quo. Qualcuno potrebbe obbiettare che questo è accaduto proprio a causa del fatto che lo stesso giorno in cui l’ineffabile avv. Conte sbarcava a Napoli per dare il via alla propria campagna elettorale, Giorgia Meloni abbia annunciato che in caso di vittoria avrebbe cancellato il reddito di cittadinanza. E’ bastato davvero così poco (ammesso che sia poco)? Non lo so dire con certezza. Ma di certo c’è stato un travaso significativo di voti che da destra sono transitati direttamente agli agonizzanti 5 stelle ridando loro nuova vita. Così, come spesso è successo al Sud, in maniera post ideologica, verso chi da più garanzie di mantenimento di pochi miserabili privilegi.<br />
Ma il dato più significativo dal mio punto di vista va rilevato nelle ragioni della novità di questa dinamica. Perché oggi è potuto accadere e non 20 o 30 anni fa? La risposta è semplice: perché prima c’era la Lega Nord. E credo di poterlo dimostrare.</p>
<p>Quello che fu il più glorioso esempio di sindacato territoriale nella storia politica della penisola è sempre servito da termine di paragone ( sia in positivo che in negativo) al resto del paese. Per anni ho sentito parlare dai cittadini meridionali (meno dalla politica meridionale) del modello Lega Nord. Fatto di buona ed efficace amministrazione, di entusiasti militanti e di appassionati giovani. Un modello di efficenza e dedizione che spesso ha fatto da contraltare alla classe politica meridionale che al contrario non ha mai dato la sensazione ai propri cittadini di operare seriamente per il bene comune. Un modello rispettato anche da chi nelle urne sceglieva poi altro, ma che ne riconosceva comunque l’utilità è l’esempio positivo. Oggi tutto questo non c’è più e chi ha sempre prediletto un modello alternativo, cialtronesco e disinvolto non ha più termini di paragone. In sostanza abbiamo legittimato uno schema del tutto libero da remore morali. Uno schema che sempre più somiglia a quella splendida caricatura di Antonio Albanese che porta il nome di “Cetto Laqualunque”.</p>
<p>Una politica fatta di promesse insostenibili a tratti sguaiate ad un elettorato che quasi le pretende e che risponde con giubilo all’appello. In fin dei conti basta dire che le tasse non si pagano, che per vivere non bisogna lavorare, che le pensioni arriveranno molto presto e saranno sempre più ricche, che l’energia sarà garantita dal sole e dal vento e che i rifiuti che produciamo non avranno più bisogno di essere trattati in inutili e fastidiosi impianti, ma che li porteremo tutti in Germania. Già, basta poco per trovare il consenso. Basta dire in sostanza che le cose andranno avanti così ancora per un pezzo. E tutto questo è possibile farlo senza nascondersi perché non esiste più nessuno che dica il contrario.</p>
<p>Perché appunto non esiste un movimento, prima di opinione che politico, che ci ricordi che tutto questo è sbagliato. Che andremo presto a schiantare e che invocheremo la Trojka europea a breve come se fossimo una Grecia qualunque. Nessuno appunto che somigli nemmeno lontanamente a quella che è stata la Lega Nord e la sua funzione principale. E poi qualcuno si chiederà anche perché alla fine di tutto ciò i cittadini perbene di questo paese non sappiano ancora se è per chi andare a votare.</p>
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		<title>Diritti, libertà e meno stato: Qualcuno tornerà a parlarne ?</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/07/24/diritti-liberta-e-meno-stato-qualcuno-tornera-a-parlarne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2022 13:44:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<div><a class="permalink" href="https://www.lavocedelnord.net/2022/07/24/diritti-liberta-e-meno-stato-qualcuno-tornera-a-parlarne/">Leggi </a></div>
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<p style="text-align: justify;">In queste convulse giornate in cui la politica contemporanea ha mostrato tutti i propri aspetti più deleteri, fra gli appassionati di politica vera regna lo sconforto. Sono stato sommerso di messaggi (e ringrazio tutti comunque) dopo aver pubblicato il testo di <em><strong>“E tu stato” di Giorgio Gaber</strong></em>. Messaggi giunti da decine di persone quasi sorprese di tanta geniale spontaneità. Tutto questo mi è servito per ritrovare le regioni che mi spinsero a fare politica ormai trent’anni fa. Un amico è riuscito perfino ad inviarmi un video di quella performance che servì a darmi le giuste motivazioni per l’impegno. Era il 1992 (ebbene sì! 30 anni fa esatti) e Giorgio Gaber si esibì a teatro a Reggio Emilia con uno spettacolo favoloso dal titolo “Teatro Canzone”.</p>
<p>Ero poco più di un ragazzo che si stava appassionando al <strong>messaggio federalista e liberale della Lega Nord.</strong> Quella di Bossi. Quella vera! Quella che era nata per cambiare lo stato e contro lo stato. E le Parole di Gaber catturarono la mia attenzione con modalità ipnotiche:<br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>e tu, Stato</em><br /><em>che tu sia ministro, politico o magistrato</em><br /><em>o al limite impiegato</em><br /><em>comunque pagato inevitabilmente coi soldi del contribuente</em><br /><em>cioè dalla gente.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>che ci chiedi aiuto e che ci corteggi</em><br /><em>coi tuoi soliti imbecilli</em><br /><em>che passano per saggi.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>che hai sprecato, hai sperperato, hai gozzovigliato</em><br /><em>pubblicamente mi hai rovinato</em><br /><em>che se un giorno mi nasce un figlio, povero figlio</em><br /><em>è già indebitato.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>così goffo e impacciato</em><br /><em>che continui a fare i tuoi soliti giochi di potere</em><br /><em>davanti ai cittadini un po’ imbarazzati</em><br /><em>che si domandano stupiti</em><br /><em>perché non sciolgono i partiti.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>così contorto, complicato</em><br /><em>che per riempire un modulo, una scheda, un tabulato</em><br /><em>bisogna essere dei maghi</em><br /><em>è quasi come fare un cruciverba</em><br /><em>di Bartezzaghi.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>così preciso e protocollato</em><br /><em>che per avere un passaporto, un permesso, una licenza</em><br /><em>si sbaglia sempre ufficio</em><br /><em>c’è sempre un’altra stanza</em><br /><em>e se non ci hai un amico o qualche conoscenza</em><br /><em>stai fermo per tre giri e torni al punto di partenza.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>che tu sia dottore che tu sia ingegnere o anche avvocato</em><br /><em>s’intende dello Stato</em><br /><em>che dopo anni di lavoro serio</em><br /><em>e ore e ore di straordinario</em><br /><em>hai risolto scientificamente il sistema più efficiente</em><br /><em>per non far funzionare niente.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>così incosciente e disgraziato</em><br /><em>così compromesso, così invischiato</em><br /><em>e se ancora qualcuno un po’ ingenuo si chiede chi è stato</em><br /><em>ma come chi è stato? Lo Stato!</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>ti vedo un po’ ammosciato</em><br /><em>perdi i colpi, te la vedi brutta</em><br /><em>sei, come dire, un po’ alla frutta</em><br /><em>nel senso che ormai la gente normale</em><br /><em>da un punto di vista morale</em><br /><em>ha assai più rispetto per un travestito o uno spacciatore</em><br /><em>che per un assessore.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>che ti sei sorpreso, ti sei scandalizzato</em><br /><em>per tutti quelli che han rubato</em><br /><em>che per farcelo vedere</em><br /><em>hai riempito le galere delle tue pecore nere</em><br /><em>e noi che lo sappiamo</em><br /><em>lo possiamo indovinare come va a finire</em><br /><em>perché è una cosa delicata e dolorosa</em><br /><em>per cui fra poco</em><br /><em>tutti a casa.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>così giusto e imparziale</em><br /><em>col tuo onesto sistema fiscale</em><br /><em>s’intende demenziale</em><br /><em>che affronti i problemi più urgenti</em><br /><em>con tasse nuove</em><br /><em>geniali e stravaganti</em><br /><em>ancora non mi è chiaro</em><br /><em>cosa ci fai del mio denaro</em><br /><em>non vedo né ospedali, o tribunali</em><br /><em>ma solo allegri e spiritosi</em><br /><em>i servizi sociali</em><br /><em>generalmente</em><br /><em>se uno paga e non ha indietro niente</em><br /><em>se non è proprio idiota</em><br /><em>rivuole indietro la sua quota.</em><br /><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>inginocchiato e impaurito</em><br /><em>sempre più incerto e cupo</em><br /><em>che gridi disperato ‘al lupo! al lupo!’</em><br /><em>sempre più depresso, sempre più codardo</em><br /><em>te la sei fatta addosso</em><br /><em>per colpa di un balordo lombardo.</em><br /><em>E tu, Stato</em><br /><em>che tu sia ministro, politico o magistrato</em><br /><em>ci avete castigato</em><br /><em>mettendoci di fronte</em><br /><em>ad una tragedia inaspettata e sconvolgente</em><br /><em>e noi che lo vediamo</em><br /><em>come vi agitate per far pagare a noi</em><br /><em>quarant’anni di cazzate.</em><br /><em>Ma la sola vera riforma delle istituzioni</em><br /><em>è che ve ne andiate tutti fuori dai coglioni.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la declinazione culturale di in pensiero politico che mi aveva affascinato. In queste parole c’erano le ragioni di una scelta decisa di campo. Il passaggio poi che tagliò la testa al toro fu la parte più irriverente della canzone nei riguardi proprio di Umberto Bossi che ne certificava la forza politica:<br /><br /><em>“E tu, Stato</em><br /><em>inginocchiato e impaurito</em><br /><em>sempre più incerto e cupo</em><br /><em>che gridi disperato ‘al lupo! al lupo!’</em><br /><em>sempre più depresso, sempre più codardo</em><br /><em>te la sei fatta addosso</em><br /><em>per colpa di un balordo lombardo”.<br /><br /></em><img data-attachment-id="12921" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2022/07/24/diritti-liberta-e-meno-stato-qualcuno-tornera-a-parlarne/img_1945/" data-orig-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/07/IMG_1945.jpg?fit=250%2C336&amp;ssl=1" data-orig-size="250,336" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1658668730&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="IMG_1945" data-image-description="" data-medium-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/07/IMG_1945.jpg?fit=223%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/07/IMG_1945.jpg?fit=250%2C336&amp;ssl=1" loading="lazy" class="size-medium wp-image-12921 alignleft" src="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/07/IMG_1945.jpg?resize=223%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="223" height="300" srcset="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/07/IMG_1945.jpg?resize=223%2C300&amp;ssl=1 223w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/07/IMG_1945.jpg?w=250&amp;ssl=1 250w" sizes="(max-width: 223px) 100vw, 223px" data-recalc-dims="1" />Già ! Il “balordo lombardo”. L’unico della storia di questo sciagurato paese ad essere riuscito realmente a spaventare lo “stato” nelle sue articolazioni più conservatrici ed illiberali.  Bastava questo per capire la forza dell’uomo e del suo messaggio. E dovrebbe bastare anche per comprendere il senso di frustrazione che avverto dopo aver lottato civilmente per trent’anni contro questo stato e scoprire che tanti dei miei compagni di viaggio in questa storia oggi chiedono “più stato”. <br />Al pari di post fascisti e post comunisti, anche i post leghisti contemporanei chiedono a gran voce l’intervento dello stato su quasi tutte le questioni che riguardano la società. Uno stato che dirige l’economia, che si occupa dell’etica stabilendo cosa sia giusto e sbagliato a prescindere dal merito, dalla libertà e spesso da decenni di conquiste sociali. Uno stato che interviene nello sport e nella cultura e perché no che possa intervenire sopperendo alle carenze dei cittadini stessi, spesso create da quest’ultimi impunemente. <br />Uno stato che distribuisca reddito, pensioni, sanità a sbafo per cittadini con tanti diritti e nessun dovere. Uno stato che controlla tutte le attività del cittadino come minimo valore di scambio in virtù delle prebende restituite. <strong>In poche parole tutto il contrario di quello per il quale ho sempre lottato e che avrà l’effetto di relegarmi  d’ufficio nel novero della maggioranza silenziosa ormai dedita in modo rassegnato alla democratica pratica del non voto.</strong> E allora mi sono posto il problema di capire se esistesse la possibilità di svolgere l’esercizio al quale sono abituato da decenni. <strong>Ci sarà qualcuno da votare che voglia vivere come me in un paese libero, liberale, laico aconfessionale e federalista? Un paese dove le autonomie possano essere esercitate non come un privilegio ma come un diritto? Un paese dove chi produce abbia titolo per e</strong><strong>ssere</strong><br /><strong>Rispettato e chi lavora altrettanto ? Un paese c</strong><strong>he non abbia 5 milioni  e mezzo di dipendenti pubblici e una popolazione inattiva di gran lunga superiore a quella attiva ?</strong> <br /><br />Di sicuro con le ricette dei partiti che vanno per la maggiore le mie sono aspettative da squilibrato.<br />Qualcosa si sta muovendo all’orizzonte però e vedremo se ci saranno i tempi affinché si materializzi una proposta seria e fuori dagli schemi che vada nella direzione auspicata. Lo spazio politico c’è e la gente che aspetta di poterlo riempire col proprio voto anche. Per ora mancano i contenitori. Vedremo se i prossimi due mesi saranno sufficienti per convincermi a tornare alle urne. Mi dispiacerebbe molto il contrario, ma non mi sento un montanelliano in questa fase. <em><strong>Non ho intenzione di turarmi ancora il naso!</strong><br /></em></p>
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		<title>Ritorno al Nord: Sarà la volta buona?</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/07/06/ritorno-al-nord-sara-la-volta-buona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2022 11:41:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[salvini premier]]></category>
		<category><![CDATA[sindaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho trovato sinceramente curiosa la notizia di un gruppo di amministratori e di segretari della Lega di Salvini che improvvisamente scoprono di essere in balia del vento. Chiedere un cambio</p>
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<p style="text-align: justify;">Ho trovato sinceramente curiosa la <a href="https://www.adnkronos.com/lega-il-nord-chiede-cambio-di-passo-a-salvini_7BETlG0viysuB6VV0k6ZSR">notizia</a> di un gruppo di amministratori e di segretari della Lega di Salvini che improvvisamente scoprono di essere in balia del vento. <br /><br />Chiedere un cambio di passo  a Salvini pretendendo scelte collegiali e democrazia nel partito fatto a sua immagine e somiglianza, a tratti risulta quasi tenero. <br /><br /></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo conosco molti di questi militanti e la maggior parte di loro è composta da brave persone, oneste e generose. Gente che spesso ha dato tutto ad un movimento (la Lega Nord) che non è quello di oggi. <br />Fingere che non sia cambiato nulla rasenta il paradosso. <br /><br />Ho combattuto a mani nude per anni per ribadire il principio che in questo modo, forse si sarebbero ottenuti facili consensi, ma si sarebbero buttati alle ortiche almeno 30 anni di battaglie e conquiste politiche, figlie di un non sempre semplice percorso democratico. <br /><br />E allora mi chiedo: <strong>ma tutte queste brave persone che oggi capiscono che il partito nuovo sta schiantando e che non rimarrà nulla della nostra gloriosa storia autonomista ed indipendentista, dove sono stati in questi anni?</strong> <br /><br />Dov’erano mentre gli ulema del cosiddetto capitano radevano al suolo ogni tiepido cenno di dissenso rispetto  alla linea folle e spregiudicata del loro capo? Erano solo distratti o davvero non  avevano capito cosa sarebbe successo ? <strong>Dove erano mentre venivano annientate intere sezioni ed espulsi decine di militanti, altrettanto per bene che avevano solo il torto di aver sostenuto la mia candidatura quale alternativa al nulla?</strong> Dove erano quando venivano definitivamente superate le ragioni fondanti della Lega Nord? Quando appunto spariva la missione di sindacato del Nord del movimento ?<br /><br />Perché nessuno ha mai alzato un dito per difendere queste persone e oggi ci si sveglia accorgendosi che le scelte sono state verticistiche e non condivise  ? Solo perché oggi appare chiaro a tutti quanto fossero sbagliate? <br /><br />Troppo facile farlo adesso. Il coraggio serviva averlo quando a dire come sarebbe finita eravamo in pochi, ghettizzati ed emarginati. Spesso non solo politicamente. <br /><br />Però non tutti i mali vengono per nuocere. Almeno in questo caso qualcuno ci darà la possibilità di uscire una volta per tutte dall’equivoco. <strong>In fin dei conti questa gente sta solo chiedendo che torni la Lega Nord e certificando di fatto che questo singolare contenitore acefalo, senza ideali e squisitamente nato con finalità elettorali non è la Lega Nord, per la quale tutti noi abbiamo combattuto per decenni.</strong> <br /><br />Che sia la volta buona ?</p>
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		<title>Le carte del Nord nelle mani di Matteo Salvini</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/04/24/le-carte-del-nord-nella-mani-di-matteo-salvini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2022 14:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Chi mi conosce sa bene che mi piace sempre sorprendere i miei pochi e affezionati lettori e sono certo che questa mia riflessione, che giunge dopo un lungo silenzio</p>
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<div class="mceTemp" style="text-align: justify;"> </div>
<p style="text-align: justify;">Chi mi conosce sa bene che mi piace sempre sorprendere i miei pochi e affezionati lettori e sono certo che questa mia riflessione, che giunge dopo un lungo silenzio su questa testata, farà discutere e irriterà non poco coloro che vivono di dietrologie o di letture superficiali della sciagurata vicenda politica di questo paese. <br /><br /><strong>Siamo al punto di svolta. Un processo iniziato ormai quasi 10 anni fa si sta concludendo ed è arrivato il momento di trarre delle conclusioni.</strong> <br /><br /><img data-attachment-id="11885" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2022/04/24/le-carte-del-nord-nella-mani-di-matteo-salvini/pi/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/04/pi.jpg?fit=224%2C225&amp;ssl=1" data-orig-size="224,225" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="pi" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/04/pi.jpg?fit=224%2C225&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/04/pi.jpg?fit=224%2C225&amp;ssl=1" loading="lazy" class="size-full wp-image-11885 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/04/pi.jpg?resize=224%2C225&#038;ssl=1" alt="" width="224" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/04/pi.jpg?w=224&amp;ssl=1 224w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/04/pi.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2022/04/pi.jpg?resize=188%2C188&amp;ssl=1 188w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" data-recalc-dims="1" />Nel decennio salviniano, iniziato con la sua ascesa alla segreteria della gloriosa Lega Lombarda e completato con l’ultimo congresso di Parma della <em>Lega Nord per l’indipendenza delle Padania</em>, oggi siamo giunti alla fine di un percorso con la nascita di una cosa che pare si chiamerà <strong>“Prima l’italia”</strong> (<em>faccio persino fatica a scriverlo,  ma è così</em>). <br /><br />A Parma Salvini ha vinto non solo contro di me in modo netto, ma soprattutto contro un’idea. L’idea di una Lega che fosse sindacato territoriale. Espressione politica di una entità geografica ben definita e con una identità al contrario tutta da costruire. La Lega che amavo era soprattutto territorio. <strong>Un contenitore europeista, federalista, liberale e post ideologico, che si opponeva alla deriva statalista e centralista dilargante e che non si preoccupava tanto dei numeri del proprio consenso, ma di portare avanti gli interessi dei propri cittadini.</strong> <br /><br />Un movimento popolare che puntava a rappresentare tutti coloro che lo votavano quanto quelli che non lo facevano, ma che ne riconoscevano il ruolo e l’importanza strategica. Tutto quello che oggi non è rappresentato nell’offerta politica attuale e che ha spinto molti di quegli elettori a scegliere la strada dell’astensione. Un vero leghista oggi che non voti per il partito di Salvini, non può votare per nessun altro. Questa è la drammatica realtà. <br /><img data-attachment-id="1652" data-permalink="https://www.lavocedelnord.net/2019/04/27/abolizione-prefetture/bossi-maroni-lega-nord/" data-orig-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2019/04/bossi-maroni-lega-nord.jpg?fit=800%2C590&amp;ssl=1" data-orig-size="800,590" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="bossi maroni lega nord" data-image-description="" data-medium-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2019/04/bossi-maroni-lega-nord.jpg?fit=300%2C221&amp;ssl=1" data-large-file="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2019/04/bossi-maroni-lega-nord.jpg?fit=800%2C590&amp;ssl=1" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-1652 alignright" src="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2019/04/bossi-maroni-lega-nord.jpg?resize=300%2C221&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="221" srcset="https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2019/04/bossi-maroni-lega-nord.jpg?resize=300%2C221&amp;ssl=1 300w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2019/04/bossi-maroni-lega-nord.jpg?resize=768%2C566&amp;ssl=1 768w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2019/04/bossi-maroni-lega-nord.jpg?resize=105%2C77&amp;ssl=1 105w, https://i2.wp.com/www.lavocedelnord.net/wp-content/uploads/2019/04/bossi-maroni-lega-nord.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /><br />I coraggiosi e romantici tentativi di organizzare elettoralmente quell’area ad oggi non hanno generato alcun effetto degno di nota. E questo anche per merito di Salvini che è riuscito fino a qua a polarizzare l’attenzione su se stesso e ad impedire (anche coi un pizzico di fortuna che non gusta mai) la nascita di un contenitore alternativo che potesse intercettare quel tipo di sensibilità. <strong>Senza dubbio è stato molto abile a capitalizzare un equivoco colossale, in virtù del quale fino a pochi mesi fa molti dei tradizionali elettori leghisti, nel dubbio che potesse essere solo tattica, hanno continuato a dargli fiducia nonostante le parole d’ordine del cosiddetto Capitano, fossero decisamente antitetiche rispetto agli obbiettivi politici di chi lo sosteneva.</strong> <br /><br />Ma oggi l’equivoco volge al chiarimento. La metamorfosi è compiuta e non ci sono più dubbi. Gli elettori che come me votavano quell’idea oggi non hanno più una casa politica, strutturata seriamente, alla quale approdare nel famigerato segreto dell’urna. E allora che fare? Rassegnarsi eternamente al non voto? Seguire la frammentazione dinamica di partitelli self service imbottiti di rancorosi ex in cerca di vendetta? Seguire le sirene di ex potenti che improvvisano movimenti nuovamente leghisti (dopo anni di complice silenzio)? <br /><br />Personalmente credo nessuna delle ipotesi sopra indicate sia quella che potrebbe appassionarmi. <br /><br />E qui arriva la mia provocazione che scatenerà molto benpensanti: <strong>il futuro politico della Lega Nord può passare solo attraverso Matteo Salvini!</strong>  Solo se Salvini si renderà conto che c’è ancora bisogno della Lega Nord (e credo l’abbia già capito da un pezzo ma che sia vittima del personaggio che ha costruito e del suo impianto strategico ben definito ormai) ci potrà essere la reale possibilità che molti trovino di nuovo uno spazio politico che li rappresenti. <br /><br />Salvini lo sa bene e sa bene che il primo ad avere interesse che ciò accada sia proprio lui. Del resto la storia lo insegna. Quasi 30 anni fa un’intuizione geniale fece nascere il Polo della libertà al Nord e il Polo del buongoverno al sud. Con quella formula Umberto Bossi riuscì a giustificare un’alleanza con la destra statalista e centralista allora incarnata da Gianfranco Fini, con la benedizione di Silvio Berlusconi che all’epoca incarnava più di tutti l’anima liberale molto diffusa a Nord. Entrambi i blocchi non persero un voto e l’elettorato premiò questa scelta in modo inequivocabile. Oggi siano in una situazione molto simile.  <br /><br />A destra c’è sovraffollamento con Salvini, l’eterno Berlusconi e Giorgia Meloni. Il centro è sostanzialmente sparito e la sinistra contemporanea continua a non dare segni e evidenti di apertura nei confronti delle istanze del Nord. C’è lo spazio e ci sono le condizioni per riproporre quello schema. Ma per renderlo vincente, al contrario  di allora, <strong>manca la Lega Nord.<br /><br /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Salvini dimostri coraggio e ne rilanci l’attività. Permetta al contenitore che sta tenendo in naftalina da anni (ma che esiste ancora) di tornare ad assumere un ruolo nella politica di questi territori. Faccia un gesto generoso che potrebbe rivelarsi vincente e favorevole prima di tutto per se stesso. Avrebbe il vantaggio di veder tornare alle urne un elettorato che non gli è pregiudizialmente ostile ( a parte qualche vecchio arnese che in questo modo verrebbe isolato automaticamente) e avendo abbandonato il sogno legittimo, ma a mio parere strampalato, di fare il premier, potrebbe comunque contare su una base elettorale  più ampia senza la necessità di continuare ad essere ostaggio di Berlusconi (come peraltro aveva ampiamente detto di voler fare proprio in quel congresso che lo ha visto trionfare contro di me). <br /><br /><strong>La Lega Nord esiste ancora formalmente come partito politico e sostanzialmente come corpo elettorale.</strong> E’ arrivato il momento di una tregua sul fronte del Nord. E che piaccia o no, l’unico che può dare le carte in questa partita resta Matteo Salvini.</p>
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		<title>“L’oratorio chiude! Consegnare i palloni!”</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2021/10/19/loratorio-chiude-consegnare-i-palloni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 08:37:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Così negli anni &#8217;70 si concludevano le nostre giornate. Era la voce del parroco a scandire la moratoria quotidiana dei giochi e a ricordarci che si doveva tornare a casa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Così negli anni &#8217;70 si concludevano le nostre giornate. Era la voce del parroco a scandire la moratoria quotidiana dei giochi e a ricordarci che si doveva tornare a casa. Alle nostre famiglie, alla realtà quotidiana, Più o meno felice di ognuno di noi. Era una voce metallica che risuonava severa in un megafono collegato agli altoparlanti. La tecnologia era quello che era, ma il messaggio era efficace e non ammetteva interpretazioni diverse dal copione. Queste parole sono risuonate nelle mie orecchie quarant’anni dopo questo pomeriggio. Per un attimo ho sognato, ho sognato che ero il povero <strong>Salvini</strong> al quale non venivano concessi altri appelli. Il pomeriggio spensierato e divertente si interrompeva improvvisamente. Non che non ci fossero state avvisaglie della cosa. Il sole cala molto prima d’autunno e le prime ombre della sera si captavano ormai da tempo. Ma solo quando arrivava il laconico messaggio del parroco realmente sull’oratorio piombava cupa la minaccia del giorno spensierato che si concludeva. E stavolta il prete di campagna dei miei ricordi ha assunto le sembianze di una grossa fetta di elettorato che ha chiuso prima del previsto un’esperienza inutile forse durata anche troppo. Gli elettori hanno decretato con forza la fine del <strong>“salvinismo”</strong>. Il cosiddetto “salvinismo” è stato quel fenomeno in virtù del quale l’ormai non più giovanissimo leader di se stesso, come un novello Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccava. E così è successo che negli ultimi anni molti inutili idioti (solo in quanto “salviniani” o “salvinisti”, che dir si voglia) siano stati trasformati in novelli statisti.</p>
<p>Bastava in tocco sulla spalla o più prosaicamente un selfie col giovanotto milanese per trasformare delle perfette nullità in sindaci, assessori, parlamentari, consiglieri o presidenti, senza che nessuno di costoro avesse minimante nemmeno idea di cosa si apprestassero a fare e senza nemmeno che nessuno di costoro dovesse raccontare di aver dimostrato alcunché nelle proprie inutili esistenze. Ebbene qui sta la grande differenza. Oggi non bastano più nemmeno i candidati credibili. Se è vero come è vero che sono stato maciullati candidati seri e preparati come quelli di Torino o di Varese. Gente preparata e motivata che ha fatto i conti con un elemento di novità (che in realtà non è proprio nuovissimo): il tocco di Salvini funziona al contrario. Re Mida non trasforma più in oro. Anzi. Distrugge anche quel poco che luccica di proprio. La gente non ha votato contro i suoi candidati. Bensì ha votato proprio contro lui. Quello che sembrava impossibile solo un paio d’anni fa oggi è drammatica realtà. E quindi cosa fare per cambiare le cose? Semplice! Nell’ordine basta dare la colpa alla magistratura, alla Lamorgese, ai giornalisti e per ultimo ai cittadini che non hanno capito. E il gioco è fatto. Anzi no! Bisogna rilanciare. E allora via con le proposte. Faremo i congressi della Lega Salvini Premier! Adesso? Premier di cosa? E perché? Non sono mai serviti quando le cose andavano bene. Perché dovrebbero servire adesso? Per dar la parola alla “ggente”! Alle categorie! Per ascoltare!</p>
<p>Semplice, ammettendo implicitamente che prima ascoltare potesse non servire. Che prima i parametri fossero definiti dagli algoritmi della rete e dalle urla sguaiate di qualche perfetto imbecille figlio delle peggiori pulsioni della stessa rete e dei suoi frequentatori seriali. Prima non serviva ascoltare il grido di allarme che veniva da un Nord abbandonato e privo di rappresentanza politica ? Un universo di persone semplici e per bene che avevano bisogno<br />
Solo di essere rappresentate da qualcuno che ha preferito inseguire il lucroso e facile consenso dei vari no vax, No euro, no Tav, terrapiattisti misti ad anti abortisti, proibizionisti e negazionisti di ogni sorta. Tutto ciò che non serve ad un popolo stremato ed impaurito. Tutto ciò che oggi vorrebbe vedersi cancellato con un colpo di spugna lanciando inutili proclami nuovi. Parlando di ascolto e di categorie. Rendendo il contesto ancor più buffo e meno credibile. E sullo sfondo il tutto è scandito dal metallico messaggio un po’ roco di chi crede che sia stato concesso sufficiente tempo al gioco e allo svago. A chi crede sia ora di tornare a fare le cose serie che la vita ci impone. Alle scelte economiche, ai corretti rapporti internazionali, alla lotta quotidiana per la libertà. Insomma le cose che contano realmente nella vita. E quella voce in modo secco ci ricorda che <strong>“l’oratorio chiude (aggiungerei caro Salvini). Consegnare i palloni!</strong>”</p>
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