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	<title>opinioni &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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	<description>FEDERALISMO &#38; INDIPENDENZA &#124;  Approfondimento Politico</description>
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	<title>opinioni &#8211; LA VOCE DEL NORD</title>
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		<title>…e poi finalmente arriva Ferragosto</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2025/08/15/e-poi-finalmente-arriva-ferragosto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2025 18:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ferragosto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>O forse purtroppo. Resta di fatto uno spartiacque dell’estate. Dopo ferragosto tutti guardano alla stagione calante. E’ un po’ l’inizio della fine del caldo, delle vacanze e del riposo. Ed</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>O forse purtroppo. Resta di fatto  uno spartiacque dell’estate. Dopo ferragosto tutti guardano  alla stagione calante. E’ un po’ l’inizio della fine del caldo, delle vacanze e  del riposo. Ed è proprio l’ozio ferragostano il miglior corroborante della riflessione. Riflessioni anche banali che risentono del periodo forzosamente placido e rilassante. Riflessioni forse spinte dalla necessità di superare proprio la calma piatta apparente, che ormai rappresenta la cifra codificata del periodo.</p>
<p>Può succedere quindi che guardando il mare in una sperduta località del Dodecanneso (proprio per tentare goffamente di mantenere il contatto con la realtà) ed in un raro momento in cui il segnale te lo consenta, di avventurarsi nella lettura pomeridiane di un quotidiano online. Quotidiani che in questo periodo abbondano di notizie funeste ( o forse non capita più solo d’estate). Omicidi efferati, bande giovanili che imperversano nelle città, minori che rubano auto e ammazzano una signora sulle strisce pedonali (con tutto il corollario etno antropologico sul fatto che vivano in un campo rom), ma soprattutto i grandi conflitti.</p>
<p>In particolare il fronte ucraino del conflitto post sovietico che si trascina ormai da anni e che ciclicamente pare ad un passo dalla soluzione che non arriva mai. Ma su tutti quello che maggiormente cattura la mia attenzione è quello  Israelo-palestinese. La vicenda di Gaza fa discutere e fa venire i brividi. Leggere le notizie che arrivano da quel fronte lascia esterrefatti. Limitandomi a leggere alcuni articoli avverto una forma di irritazione che monta nel mio profondo. Mi chiedo se tutto ciò che leggo sia vero e anche se non lo fosse completamente, c’è spazio per indignarsi ed arrabbiarsi con chi perpetra da così lungo tempo una strategia volta apparentemente alla distruzione di un’intera popolazione. Niente da dire in più.</p>
<p>Difficile schierarsi senza tenere conto di tutto ciò. Ma la mia indole normalmente è diversa. Sono un curioso patologico e non riesco a trovare una risposta ad una domanda tanto banale quanto senza spiegazioni logiche: perché ? Sono abbastanza triste ed indignato. Non ho più voglia di leggere rotocalchi (seppur online) che parlino di guerra e di distruzione. Meglio rifugiarsi in qualche lettura più amena, che  meglio si concilii con il mood turistico spensierato classico del periodo. Mi rifugio allora in  una rivista specializzata (stavolta meravigliosamente cartacea) che con un orgoglio un po’ kitsch rivendica la propria vocazione ad analizzare stili di vita. Ovviamente stili di vita di livello considerato alto.</p>
<p>Il ‘bien vivre” direbbero oltralpe. E mi imbatto in uno straordinario reportage su Salonicco. In fin dei conti non molto lontano da dove sto scrivendo. Si parla della rinascita della città dal punto di vista culturale  e turistico. Del luogo che forse più di tutti ha rappresentato il punto più basso delle grande crisi economica ellenica nel recente passato. L’ex grande polo industriale greco massacrato  dalla troika Europea ormai poco più  di un decennio fa, che torna alla ribalta. L’estensore dell’articolo fa una bela analisi di nuovi ristoranti alla moda, nuovi boutique hotel vicini al mare e di sapienti bar tender cnsiderati tra i migliori al  mondo che con grande  maestria affrontano il nuovo culto del cosiddetto mixology (banalmente dalle mie parti in campagna si direbbero: fanno cocktail! E parrebbe anche  di buona qualità). E nel bel mezzo di una analisi apparentemente frivola della città il bravo giornalista si avventura  in alcune analisi sociali ed economiche della stessa e del suo recente passato. Fra queste balza all’occhio un tema ricorrente (oggi spesso declinato al contrario): la città ha avuto per secoli una delle più floride e importanti comunità ebraiche del mondo. Comunità che oggi non  c’è più. Sì perché lo stesso  sostiene nel pezzo che quella che ha rappresentato  una delle più grandi realtà economiche  e forse sociali per secoli, fra il 1915 e la fine del secondo conflitto mondiale è stata sterminata.</p>
<p>Addirittura il 98 percento degli ebrei di Salonicco è stato fisicamente eliminato e il 2 percento di sopravvissuti  alla distruzione etnica, cacciato dal quartiere dove hanno sempre abitato e relegato ad una periferia emarginata e fuori dal circuito del centro cittadino. Tutto ciò nel cuore dell’Europa in un periodo certamente diverso dal nostro, ma nemmeno così temporalmente lontano. Chiudo la rivista e guardo il mare. Plausibile che si siano solo invertite le parti ? Possibile avere una chiave di lettura così certa  e risoluta  da continuare a dividere i buoni dai cattivi senza eccessi di semplificazione? Non ho risposte certe. Ma di certo mi rendo conto di come sia difficile giudicare ciò che sta accendendo oggi senza avere chiaro quanto sia accaduto in passato. Al netto delle semplificazioni del popolo<br />
Degli  eruditi  della rete capire come possa un‘umanità  che ha subito tanto poter immaginare di tutelare la propria incolumità senza incappare (forse) nell’ errore di usare gli stessi metodi e commettere  gli stessi sbagli. Difficile immaginarlo e ancor più difficile elevarsi al rango di giudici di una vicenda che nasce da lontano e che purtroppo è destinata a non risolversi a breve. Perlomeno non in modo pacifico. Con buona pace di tutti coloro che invocano una soluzione  senza essersi chiesti prima per quale motivo sia così difficile da trovare.</p>
<p>Domani inizia la seconda fase delle Estate. Sarebbe bello che qualcuno potesse smentirmi prima dell’arrivo dell’autunno …vedremo…</p>
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		<title>Caro Gianni, bentornato alla politica.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 10:18:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gianni fava]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Indottovi “da un amico recettore di Repubblica”? Non ci credo neanche morto.<br />
Hai un bel dire delle soddisfazioni da palla ovale o di quelle da professione, il problema è la tossicità della politica: una droga alla quale non ci si sottrae.<br />
Se la prendi da giovane te la porti dietro finché rendi l’anima a Dio. Tu sei intossicato: prima o poi l’esigenza della dose diventa irrinunciabile.</p>
<p>E va bene così, dati i tuoi trascorsi: di sicuro meglio tu che la stragrande maggioranza dei nuovi entranti e dei cascami della ex Lega Nord che oggi popolano un altro partito che si chiama Lega per Salvini premier.<br />
Dunque parlo con te di politica.<br />
Tutto lascia pensare che la Lega Salvini premier uscirà bastonata dalle europee ma camperà in Parlamento fino al 2027, piena di famigli con poca arte e meno parte, tranne alcuni da tutelare perché competenti anche se non  combattenti: come dice il Manzoni “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Come sai al mondo c’è bisogno di entrambi: i coraggiosi e i competenti.</p>
<p>Alcuni superstiti della vecchia Lega Nord puntano al Congresso Federale per rovesciare il tavolo. Mi sembra una pia illusione: il Congresso, se fatto, sarà vinto da Salvini. Fra espulsi, morti, dimissionari, tessere non rinnovate, declassamenti, i rimasti sono quasi tutti uomini del re.<br />
Se poi vincessero, i dissidenti porterebbero a casa un partito da cambiare in fretta e furia, a cominciare dal nome, con progetti da rivedere, consenso da ricercare: vincerebbero un arnese pernicioso, da rottamare senza incentivi.<br />
Il guscio vuoto della Lega per Salvini premier sui territori sarà evidenziato dai risultati elettorali, oggi alle europee e poi a mano a mano che comuni e regioni andranno al voto: ridimensionamento dei posti al sole, il gruppo degli indigenti non troverà spazi per sfamarsi e come i topi, abbandonerà il Titanic e il Capitano, anche se i topi li ha imbarcati lui.</p>
<p>Rimane un vuoto di rappresentanza a Nord dove i grillini non toccano terra, anzi sono dileggiati e spernacchiati.<br />
Dove il PD della signorina Schlein non trova sintonia né di toni né di progetto. Troppo pragmatica e concreta la maggioranza dei nordici per dare ascolto alle millenaristiche narrazioni della italo/svizzera.<br />
Restano i due partiti alleati, con Forza Italia che recupera proprio i voti ex Lega Nord e FdI che ha già preso il prendibile alla Lega (per Salvini premier che, come i pifferi della montagna era andata per suonare nelle praterie della Meloni e fu suonata dalla stessa).<br />
A urne chiuse e risultato acquisito, cosa farà il famoso Doge Zaia? Cosa faranno l’educato Fedriga e l’esangue Fontana?<br />
Forse qualcosa si decideranno a dire e finanche a proporre. Né è dato sapere quanti dei loro sono disposti a seguirli nel perdurare dell’attendismo.</p>
<p>Potrebbe peraltro nascere qualche nuovo leader: come accade sempre nella storia dell’uomo, il rinnovo delle leadership avviene in momenti di crisi, quasi mai in momenti di tran tran politico.<br />
Al Nord c’è da rappresentare di nuovo il Centro che a queste latitudini vuol dire il ceto medio produttivo che la Lega Nord rappresentava e che mai ha lesinato consenso e voti. Mentre oggi col cavolo che li da a un  partito personalizzato che di tutto si occupa tranne che della impellente ”questione settentrionale” che, per inciso, se non si risolve manda a ramengo tutto l’ambaradan, compreso quello della signora Meloni: il Nord ci mette i soldi ragazzi, gli altri li “ridistribuiscono” con aggiunta di chiacchiere e distinguo.</p>
<p>Se il Nord non ha più i soldi da metterci, dove li trovi?<br />
Certo non nel famelico Sud a prevalente caccia di sussidi e con modeste capacità di produrli, per cultura e per una vocazione coltivata attivamente da tutti i partiti di centro e di sinistra, Lega per Salvini premier compresa (poche storie: il nobile reddito di cittadinanza fu attivato dal Conte 1 a marzo 2019, con la Lega a supportarlo).<br />
Può perfino darsi che qualcosa succeda in Europa, per la quale andiamo a votare oggi, anche se non è chiaro a tutti perché la campagna elettorale è tutta ripiegata sulle vicende interne.<br />
Può darsi che l’onda del rinnovamento, della liberazione dalla cappa che il centrosinistra e l’euro burocrazia, perfino peggiore di quella italiana, hanno steso per decenni sul continente, trovi diverse e migliori soluzioni.<br />
Anche qui bisognerà schierarsi a difesa di cultura, economia, usi e costumi propri.<br />
Insomma sono convinto che ci siano grandi impegni da assumere per salvare il salvabile e sono convinto che questi impegni vedranno in campo anche l’ex onorevole Gianni Fava. E ne sono contento.</p>
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		<title>Tesseramento LEGA (Salvini Premier)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 10:21:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto l’articolo di ieri su La Repubblica, il giornalaccio comprato dagli eredi Agnelli ma permeato dello spirito dei due fondatori, De Benedetti e Scalfari: questa volta però fa parlare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto l’articolo di ieri su La Repubblica, il giornalaccio comprato dagli eredi Agnelli ma permeato dello spirito dei due fondatori, De Benedetti e Scalfari: questa volta però fa parlare i numeri.</p>
<p>Dai ricavi del tesseramento deduce il numero approssimato degli iscritti alla Lega per Salvini premier: non c’è verso, le aziende si giudicano dai margini che producono, i partiti dai voti che raccolgono e dagli iscritti che hanno.<br />
I numeri dicono che la nave affonda nei consensi e negli iscritti, ma l’orchestra suona a Roma, nelle Regioni e nei Comuni capoluoghi di cds: senatori, deputati, consiglieri, assessori, società partecipate e in house.<br />
Pane e companatico sono assicurati ai pochi pensanti sopravvissuti e ai molti famigli, eletti al parlamento italiano (con i preponderanti voti di FdI) e nelle regioni e nei Comuni (con i decisivi voti delle liste dei presidenti e dei sindaci).</p>
<p>In scadenza quelli mandati a Bruxelles, dove hanno preso molti soldi ma poche decisioni: la prossima primavera i due terzi torneranno a casa, a fare quel poco che sanno fare oltre ad essere amici del Capitano.<br />
Giorgia Meloni dovrà stare in guardia: si preannunciano un bel pò di nuovi sottosegretariati da distribuire fra i reduci europei avvezzi ormai a un alto tenore di vita.</p>
<p>Gli attendenti o le domestiche di Salvini hanno piazzato due membri. Per dire, uno a Bruxelles e l’altro a Roma, nel generale silenzio perché in casa Lega per Salvini premier chi parla è perduto.<br />
Ma parlano i numeri. Quelli elettorali molto dolorosi, ora quelli delle tessere: la Lega (per Salvini premier) pare messa peggio del Panda: in via di estinzione però senza alcun WWF che intervenga.</p>
<p>Lo smottamento allarma soprattutto nei territori che erano reame della Lega (Nord): essere ridotti a meno di una quarantina in Basilicata è penoso, ma lo è molto di più perdere 6.000 iscritti in Lombardia, senza parlare del Veneto: i granai dei voti leghisti.<br />
Salvini ha adattato a se stesso il progetto della Lega (Nord) fin da quando ha partorito la prima creatura di cui più nessuno parla: “Noi con Salvini”.<br />
Con essa, non il partito ma Matteo Salvini in proprio, si presentò agli elettori del sud a dicembre 2014: era la prova generale per personalizzare il partito.</p>
<p>Nessuno si oppose all’epoca, per poca voglia o poca intelligenza. Fatto sta che sulla base di Noi con Salvini, lo stesso costruì il partito personale Lega per Salvini premier con cui sostituì l’originale.<br />
Il germe del culto della personalità che già affliggeva la Lega Nord con la santificazione dell’Umberto, si è ingigantito nella Lega per Salvini premier. Del resto chi conosce Matteo ne percepisce la sconfinata autostima.</p>
<p>Da allora ha assecondato:<br />
il sussiego, ora silenziato, dei bauscia dell’economia: le salvifiche ricette monetariste, la salvezza attraverso il ritorno alla lira, qualche ricetta neokeynesiana, una babele dottrinale che provocava gli sbuffi di Giorgetti e di Garavaglia, ma l’entusiasmo di Salvini che di economia ne sa ben poco.<br />
Le “accademie della Politica” affidate a soggetti di dubbia competenza politica e non solo: forse più idonei ad imparare che ad insegnare la politica e non solo.<br />
Gli slogan di Morisi, sensibili ad ogni stormir di sondaggio. Tattica senza strategia.<br />
Il baratto dei voti (provvisori) dai capitani di ventura del meridione con i posti al sole: “prendiamo i voti da chi ce li da”, era il mantra salviniano degli anni ruggenti dal 2015 alla cantonata del maggio 2018 e all’ictus politico dell’agosto 2019.<br />
Peggio di tutto, la complicità con la sciagurata schiera dei grillini. Non so se mi spiego: Bonafede, Toninelli, Di Maio, Iezzi, il capo mandria Conte e tutto il bestiario politico inerente.</p>
<p>La Lega per Salvini premier ne ha di peccati da farsi perdonare dai leghisti veri e dagli italiani buggerati.<br />
Azzardo una previsione: nel 2024 aumenteranno le rovine ma bisognerà aspettare l’approssimarsi della nuova tornata politica per vedere la caduta del salvinismo.</p>
<p>A meno che qualcuno della Lega Nord, confermato dai propri elettori ai vertici di importanti istituzioni, non decida &#8211; come si dice a poker – di “vedere”: c’è ancora qualche soldato disposto a combattere, aspettano un generale che non somigli a Badoglio.</p>
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		<title>Riflessioni post elezioni comunali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2023 13:53:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni comunali]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il voto i cui numeri raccontano la realtà, arrivano i commenti che raccontano i sogni, le speranze, le illusioni. La signora Meloni vince, porta a casa e conserva un</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il voto i cui numeri raccontano la realtà, arrivano i commenti che raccontano i sogni, le speranze, le illusioni.<br />
La signora Meloni vince, porta a casa e conserva un profilo basso. L’unica chiave di lettura che sembra offrire è quella del futuro: i risultati di oggi sono un gradino sulla scala dei maggiori risultati di governo attesi domani.<br />
La signorina Schlein ammette la sconfitta addebitandola a due problemi: &#8211; lei è appena arrivata e non ha avuto il tempo di consolidare il nuovo progetto – i candidati sono stati scelti dalla vecchia segreteria di Letta e non da lei (il che scatena l’immediata reazione dello stesso Letta che aumenta la confusione dentro al già confuso ex partitone).<br />
Berlusconi fa i consueti discorsi ecumenici da padre nobile ma non può certo dirsi felice degli esiti.<br />
Il M5S, mai premiato dagli elettori alle comunali, questa volta è andato ancora peggio perdendo il poco che gli rimaneva (Brindisi).</p>
<p>La Lega (per Salvini premier) ha perso forse più malamente del PD riformato: i numeri, ragazzi, i numeri! Non le chiacchiere e le immaginifiche interpretazioni.<br />
Chi è in grado di fare previsioni sul futuro del PD? La disperazione della nebulosa dei manutengoli traspare prima di tutto dai giornaloni: la Stampa, Repubblica, l’Avvenire, un pezzo del Corrierone, il Messaggero, le testate locali di proprietà dei miliardari, tutti cercano di dare una mano al partito che li ha fatti ricchi e famosi.<br />
Ma gli elettori non ci sentono: né le vecchie testate né la nebulosa delle nuove rivitalizzate dai miliardari per fare gruppo, riescono a convincere.La rinata Unità, il Riformista, il Foglio riformato da Cerasa, perfino Domani dell’ineffabile De Bendetti: tutto inutile. Come si dice in borsa: il cavallo non beve.<br />
L’implosione dell’ex partitone è in corso e la natura culturale della signorina Schlein, la caratteristica certezza di essere nel giusto, “io so’ io e voi non siete un c…o”, non è la migliore ricetta per mediare.<br />
Nuovi orizzonti politici in vista.</p>
<p>Anche in Europa.<br />
Il ribaltone in U.E. è l’oggetto dei sogni e degli incubi. Dopo mezzo secolo di dominio socialisti/popolari (però, come diceva la buonanima di Aldo Moro, popolari che guardano a sinistra), coni noti tic e restrizioni, gli elettori europei sembrano orientati a mandare a Bruxelles una maggioranza diversa provocando il panico delle sinistre e degli euroburocrati un po’ cavalieri serventi e un po’ cavalieri serviti del centrosinistra europeo: la musica europea potrebbe cambiare sottraendo altro potere alle anime belle che sono nel front office e ai miliardari che le supportano dal retrobottega.</p>
<p>New deal internazionale al quale perfino la Cina imperiale guarda con timore.<br />
Quanto alla Lega (per Salvini premier):<br />
Bisogna andare a Massa per trovare un risultato positivo (dal 10 all’11%), altrove sono tutte perdite più o meno vistose: a Brescia dal 24.8 al 7.5%, a Vicenza dal 15.9 al 6.43%, a Pisa da 24 al 10%. A Siena dal 9 al 3.8%, a Ancona dal 12,4 al 2.93%, a Brindisi dal 5 al 2.19%.<br />
Come si vede c’è tutta l’Italia, dalla mitica Padania fino al Sud profondo e ovunque sono legnate secche.<br />
Oggi la Lega (per Salvini premier) presenta le stesse caratteristiche che presentava il M5S nel Parlamento del governo Conte 2: grande rappresentanza parlamentare, sempre più modesta rappresentanza popolare.<br />
Per il M5S lo smottamento si è visto alle prime elezioni disponibili (settembre 2022): dimezzamento dei consensi elettorali nonostante l’esca del Reddito di cittadinanza che valeva grosso modo 4 milioni di voti fra diretti percettori e famigliari annessi.</p>
<p>La Lega (per Salvini premier) non ha neanche questa esca da offrire agli elettori e i risultati sono peggiori.<br />
Se va avanti così (e se ci arriva), nel 2027 molti degli strateghileghisti oggi in Parlamento torneranno al loro modestoISEE, torneranno a proporre rocambolesche ricette economiche e soluzioni monetarie ai quattro disattenti ascoltatori originari.<br />
Il danno è fatto: hanno un bel dire e sperare i “garanti del Nord” e gli altri che intendono condurre “l’ultima battaglia interna”, anche se riuscissero a vincerla resterebbero con un partito esausto e infiltrato da famelici nullatenenti disposti a vendere moglie e figli pur di conservare il posto che gli consente vita agiata e palcoscenici privilegiati. Soprattutto avrebbero per le mani un partito col nome dello sconfitto: Lega per Salvinipremier con una maggioranza anti Salvini.</p>
<p>C’è un altro partito, fottuto dai giudici di Genova e messo in sonno da Salvini: si chiama Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, è l’originale da cui tutto è nato. Forse vale la pena risvegliare il dormiente e riproporlo a tutela di chi produce ricchezza, a tutela dei territori virtuosi, a tutela dei meridionali volenterosi costretti a venire a Nord per esprimere le proprie capacità.</p>
<p>Assieme abbiamo fatto molta strada, poi non è mancata la voglia di proseguire, è mancata la strada, la rotta, il progetto. Ono arrivate le ragazze vincenti che hanno portato a casa i risultati per sé e non per il partito, destabilizzato. È rimasto uno scheletro un osso rosicchiato</p>
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		<title>Maufrigneuse su Sciretti</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/05/16/maufrigneuse-su-sciretti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2023 13:05:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apprezzo e condivido la modalità con cui Sciretti approccia gli argomenti: anche lui utilizza la chiave logica galileiana del “tentando e ritentando” nell’esame delle ipotesi. Mi pare che condividiamo alcune</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Apprezzo e condivido la modalità con cui Sciretti approccia gli argomenti: anche lui utilizza la chiave logica galileiana del “tentando e ritentando” nell’esame delle ipotesi.</p>
<p>Mi pare che condividiamo alcune considerazioni riguardanti la Lega per Salvini premier; ho invece qualche dubbio sulla sua recisa e decisa negazione di una via alternativa alla secessione del Nord per le incurabili malattie del Sud Italia: non c’è soluzione autonomista o addirittura federalista che tenga, l’inconciliabilità fra le due anime dell’Italia è conclusiva e ferma nel tempo.</p>
<p>In realtà le diagnosi e i suggerimenti storici, soprattutto le iniziative dirette, normative e formali, vanno tutte nella direzione di questa inconciliabilità. Per memoria: dal 1950, Cassa del mezzogiorno, AGENSUD, IRI, EFIM, ENI, C.D.P., Invitalia per citare solo i più noti (e i più costosi) interventi economici governativi che si sono succeduti fino ad oggi.<br />
Non hanno cavato il ragno dal buco.</p>
<p>Vi si aggiungono gli interventi degli enti locali e per buon peso le anomalie e le informalità: esemplare la rapina compiuta da politici (di sinistra e poi i soliti grillini), sindacati, enti territoriali e governo centrale ai danni della famiglia Riva con la confisca dell’ILVA di Taranto.<br />
Infine la distribuzione del reddito di cittadinanza (70% di percettori a Sud) ha messo il suggello più recente.<br />
Tutto vero.</p>
<p>Tuttavia “tentando e ritentando” la speranza sopravvive perché la mobilità interna dimostra che il concittadino meridionale trasferito a Nord abbandona la mistica dell’assistenzialismo di Stato, investe e rischia, diventa “lombardo” se si trapianta in Lombardia (ma anche nel resto del Nord), o lo diventano i figli.<br />
Sembra dunque che ci sia una sorta di genius loci culturale che blocca le iniziative a Sud negli stessi soggetti che imprendono a Nord. Ci si aggiungono le varie mafie.</p>
<p>Dunque la speranza è l’alfabetismo imprenditoriale di ritorno: c’è in atto un reshoring internazionale (dall’estero alla terra di origine) che riguarda tutto il mondo economico, ma c’è anche un reshoring interno che induce i più dinamici dei giovani nostrani a tornare alle origini natie e a tentarvi la sorte del rischio di impresa: nel turismo, in viticoltura, agricoltura e allevamento (lupi permettendo).<br />
La mia speranza non si spegne.<br />
Quanto allo specifico contenuto dell’articolo di Sciretti:<br />
a me pare che non ci sia mai stato un tentativo di lombardizzare il Sud: il piemontese Cavour costituì la citata Commissione Giulini della Porta per conservare la normativa austriaca in Lombardia, preservandola dal “contagio” delle normative piemontesi. Rattazzi la abolì subito dopo e “piemontizzò” tutti i territori annessi (l’intera Italia) alla dinastia sabauda provocando i danni tuttora esistenti.<br />
Ma rimane il fatto che la Commissioni Giulini della Porta non si occupò specificamente del Sud Italia all’epoca (1859) ancor borbonica.</p>
<p>L’idea che Cavour sembra avesse dell’unità d’Italia era di stampo federalista: morì troppo presto.<br />
Prevalse e fu imposta l’idea centralista di stampo piemontese che, per dirla con G.F. Miglio (vedi “Io, Bossi e la Lega”, Mondadori 1994), fece “indossare a un gigante il vestito di un nano&#8221;. Provocando quello che sempre Miglio chiamava il “cripto federalismo”: di fatto ogni territorio declinava a modo proprio la norma nazionale. Soprattutto in Sicilia avviene tuttora.</p>
<p>La differenza Nord/Sud a me pare schiettamente culturale con radici profonde e remote. Senza voler fare la storia che ha ben altre esigenze che queste due righe, a me pare che quasi trecento anni di dominazione islamica abbiano inserito nei siciliani il demone dell’inshallah. Troppo breve il governo dei normanni: lo stupor mundi (Federico II) non campò abbastanza e non ebbe eredi del suo livello. La parentesi francese degli Angiò fu di pura rapina. I Borboni governarono il Regno delle due Sicilie attraverso un patto di rappresentanza sul territorio del potere regale: il burocrate borbonico non fu mai un civil servant, un soggetto pagato dai tributi dei cittadini e come tale al loro servizio, rappresentava invece il potere del re. Da cui: stipendi bassi, nessuna esigenza di produttività, nessun obbligo a prestare servizi ai cittadini; obbligo di rappresentanza e nient’altro. Quando il cittadino aveva bisogno dell’intervento del pubblico ufficiale doveva pagarselo perché questo sevizio esorbitava dal contratto che governava i rapporti monarca/burocrate.</p>
<p>A me pare che la cultura del pubblico dipendente meridionale abbia conservato molte di queste caratteristiche e la relativa sacralità di intoccabile perché rappresentante del potere.<br />
La speranza sta nella carenza di risorse da investire nel Sud a fondo perso, nella esigenza di produrre ricchezza territoriale sulle “filiere corte”, nel reshoring di ragazzi che hanno imparato a Nord a fare impresa, a pretendere un maggior rispetto dei diritti del cittadino da parte dell’onnipotente burocrate, a non amare le mafie come facevano i loro avi: l’adozione di un po’ di giansenismo lombardo.<br />
Che dici Sciretti, tutte bufale che ha in testa il sottoscritto o c’è un minimo di speranza?</p>
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		<title>PIOGGIA DI ESPULSIONI NELLA &#8220;LEGA PER SALVINI PREMIER&#8221;</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/04/11/pioggia-di-espulsioni-nella-lega-per-salvini-premier/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Apr 2023 14:03:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[lega salvini]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In quanti sanno che ci sono due Leghe? Quella che è al governo oggi e che si chiama Lega per Salvini Premier e quella che era al governo ieri, piena</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In quanti sanno che ci sono due Leghe?<br />
Quella che è al governo oggi e che si chiama <strong>Lega per Salvini Premier</strong> e quella che era al governo ieri, piena di debiti impropri, non vegeta ma viva, che si chiama <strong>Lega Nord per l’indipendenza della Padania</strong>.<br />
La curva di Gauss dice che la Lega per Salvini premier ha smesso di salire un paio di anni fa, oggi si situa all’incirca sullo stesso valore che aveva la Lega Nord ai tempi di Bossi, con trend in discesa, avendo però allargato a tutto il territorio italiano la sua presenza. In pratica raddoppiando il così detto universo di riferimento.</p>
<p>L’esperimento era opportuno e la stragrande maggioranza del partito era concorde nel provarci.<br />
Ma c’era un equivoco di fondo: secondo lo zoccolo storico dei militanti, quelli che avevano fatto per anni la gavetta sulle piazze e nei gazebo del Nord, si trattava di proporre a tutti gli italiani la ricetta leghista: federalismo, sussidiarietà, tutela del territorio, difesa del ceto medio produttivo del Nord e sua estensione al Centro Sud.</p>
<p>Il progetto, o forse la speranza, era quello di introdurre nella cultura del Sud il seme dell’impresa, delle attività produttive di ricchezza ma a rischio, dell’indebolimento dello Stato che sovvenziona il nulla facente, della lotta alle mafie che si sostituiscono a Stato, Regioni e agli infinti enti pubblici per efficienza e capacità di interpretare i bisogni immediati della gente piegandoli poi alle loro miserabili mire.</p>
<p>Insomma: non frenare e ingabbiare la spirito produttivo del Nord, ma introdurlo anche a Sud: una operazione che avrebbe finalmente permesso all’Italia di ridurre il differenziale Nord/Sud non solo in termini economici ma anche in termini politici/sociali e perfino culturali, con la nuova vocazione ad autodeterminarsi: un sogno, appunto!</p>
<p>Invece Salvini e i suoi lo interpretarono in altra maniera: la conquista dei voti, non della condivisione del progetto. I meridionali potevano restare tali, con le diversità culturali e i tic che da secoli li distinguono, bastava il voto. Per ottenere il quale bisognava cambiare il progetto, da Lega Nord a Lega “Italia” per Salvini premier.</p>
<p>Prima fu catturata la Destra che concorse a stemperare la parte liberale/liberista del partito e a moderare le esigenze federaliste o almeno autonomiste che diventavano palesemente ostative al nuovo progetto. Ne nacque la deriva sovranista.</p>
<p>Poi fu catturato l’interesse dei leader politici meridionali. A Sud non è come a Nord: il leader locale conta su un gruppo coeso di voti che si porta dietro indipendentemente dal partito su cui va ad approdare volta per volta. I voti seguono la persona, non seguono il progetto. Così i leader meridionali sono soprattutto soldati di ventura politicamente impeccabili, muniti di voti propri che mettono al servizio del partito che di volta in volta offre le migliori condizioni.</p>
<p>Soldati di ventura che condividono il potere ma non il progetto che neanche è materia di condivisione, naturalmente al netto delle declamazioni comiziali che suonano come campane al vento: non fregano niente a nessuno, non sono patti, neanche elettorali, sono solo flatus vocis.</p>
<p>Si levarono dai militanti nordici i primi mugugni, cui furono date risposte drastiche fin dall’inizio: una delle caratteristiche dei salviniani pare essere la poca dimestichezza con le opposizioni, cui pare aggiungersi l’horror vacui, il timore anche delle ombre: l’oppositore va esecutato da bambino, se cresce può dare dei fastidi.</p>
<p>Ne derivò la sostituzione rapida della classe dirigente: niente congressi, solo commissari nominati dalla nomenclatura dei nuovi o dei vecchi ”normalizzati”. Per dirla in termini giocosi, divenne classe digerente, nel senso che fu allevata dal mangime del potere: amici personali stretti e affidabili, possibilmente nulla tenenti e non eccessivamente pensanti: se cambiano orientamento tornano sul marciapiede da cui sono raccolti.</p>
<p>Si capisce: non tutti, solo la maggior parte degli ultimi arrivati. Gli altri, quelli buoni, che pur ci sono, si adeguarono e fecero carriera. Un po’ e un po’: a quelli bravi che si sono allineati gli incarichi impegnativi di governo (che gestiscono molto bene), agli altri gli incarichi istituzionali retribuiti nell’Europarlamento, nel Parlamento, nelle regioni, nei grandi comuni, nelle partecipate cui aggiungere gli incarichi interni al partito: fare numero all’esterno e sostenere la baracca all’interno.</p>
<p>Poi cominciò il declino: da oltre il 30 a meno del 9%. Ma nella divisione dei collegi uninominali fatta a luglio del 22 il peso della lega fu sovrastimato al 18/20% (benedetti sondaggi!) cosicché molti degli amici (ma solo loro) trovarono la allocazione promessa.</p>
<p>Oggi il disagio interno alla Lega per Salvini premier pare aumentare. Nonostante la ferocia dei cani da guardia, qualche congresso provinciale a Nord e nel Centro è stato vinto dalla opposizione. Rimedio? Grandi purghe: chi è percepito come disallineato al Capo e alle sue appendici territoriali è espulso: Tiramani in Piemonte, Pellati in Toscana, Zaffiri nelle Marche, Maturi in Alto Adige, Greco a Cosenza, Tomasi a Ferrara. Per citare solo alcuni degli ultimi che si aggiungono a quelli già allontanati.<br />
Proseguendo la curva di Gauss a parità di condizioni si può prevedere che nel 2027 la Lega per Salvini premier avrà più candidati che voti.</p>
<p>Dove andranno a finire i voti in libera uscita da questa Lega?<br />
Vale la pena che i leghisti della Lega Nord, espulsi o non espulsi, si attrezzino per intercettarli: sono roba loro, e meritano di trovare la difesa e la rappresentanza che la Lega Nord gli offriva e la Lega per Salvini Premier da tempo non gli offre più.</p>
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		<title>CRISTIANI PERSEGUITATI</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/01/30/cristiani-perseguitati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 09:59:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima della tempesta c’è sempre la quiete: le ostilità interne si assopiscono dovunque, tranne che in casa PD in piena campagna congressuale. Fra 16 giorni andranno a votare laziali e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima della tempesta c’è sempre la quiete: le ostilità interne si assopiscono dovunque, tranne che in casa PD in piena campagna congressuale.<br />
Fra 16 giorni andranno a votare laziali e lombardi. I partiti hanno trovato alleanze acrobatiche pur di aumentare i loro voti anche se di differente o antitetica provenienza. Proposte e programmi addio.<br />
Con questi funambolismi il PD ci ha governato per decenni senza aver mai vinto una elezione: vanta grande esperienza e la mette in campo.</p>
<p>M5S ha imparato presto e l’arrivo di Conte ha allargato le maglie oltre il cattivo gusto.<br />
Alleati in Lombardia con mielose dichiarazioni di amore, avversari nel Lazio, con scambi di accuse che sfiorano l’insulto: il cinismo politico di entrambi meriterebbe punizioni che non ci saranno: l’essenziale è vincere, quanto a governare se ne riparla.</p>
<p>Lo strappo della signora Moratti in Lombardia ha trovato casa nel “terzo polo” a sua volta molto disinvolto: alleato nel Lazio al PD, avversario in Lombardia. Neanche qui c’è gran coerenza.<br />
+ Europa lascia il centro sinistra lombardo perché ha inglobato il M5S mentre resta alleato nel Lazio.<br />
Perfino l’esigua sinistra ecologista si spacca: i verdi da una parte, la sinistra dall’altra!<br />
Per l’elettore di centrosinistra non è facile raccapezzarsi in questa confusione che sfiora la famosa ammuina napoletana.</p>
<p>Nel cdx c’è un po’ più di ordine con qualche novità (per me dolorosa): FdI conferma la leadership in Lazio, ma diventa guida anche in Lombardia dove ha sorpassato e poi staccato la Lega.<br />
Berlusconi, più che F.I. conserva il suo margine personale.<br />
Tutti insieme dovrebbero vincere.</p>
<p>Dei 4 consiglieri regionali leghisti dissidenti 3 sono rientrati nel solco della ortodossia e sostengono Fontana: rappresentano il disagio interno alla Lega, il bossiano Comitato del Nord. Uno è approdato alla corte della signora Moratti.  Meglio così: tagliarsi gli attributi per far dispetto a Salvini sarebbe stata una soluzione di puro masochismo.</p>
<p>Il 14 febbraio, a risultati acquisiti, le ferite inferte dal voto scateneranno la resa dei conti interni.<br />
Temo che la Lega sarà fra i partiti a maggiore turbolenza: il Comitato del Nord, le ipotesi di Gianni Fava, lo scontento della base, le repressioni dei pretoriani, la perdita di consenso che il partito registrerà fra l’indifferenza di chi oggi lo guida e l’intolleranza verso chi propone e richiede un cambio del modello salviniano. Gli “scontenti” di varie regioni hanno indetto incontri e assemblee post elettorali: la tempesta dopo la quiete?</p>
<p>Invece la attuale quiete prima della tempesta induce a mettere il naso in qualche problema di fondo della società occidentale che le vicende interne, quelle che ci riguardano a livello personale, ci fanno dimenticare o ci inducono a minimizzarne il significato e rinviarne l’esame.<br />
Una di queste è la persecuzione dei cristiani nel mondo.</p>
<p>Benedetto Croce ha chiarito nel suo opuscolo del 1942 che noi europei “non possiamo non dirci cristiani”. Nel mio piccolo sono come lui: laico ma consapevole che i miei valori sono quelli cristiani. La persecuzione dei cristiani riguarda anche me.</p>
<p>L’ala socialista, che guidava il parlamento europeo, rifiutò nei primi anni del 2000 di riconoscere le radici ebraico/cristiane della nostra civiltà non inserendole nella Costituzione europea che peraltro non fu approvata. In altri termini, rifiutate le radici cristiane, gli europei si trovano sradicati.<br />
Sembra che questa rinuncia li esima da ogni reazione per le persecuzioni che 350 milioni (stima CEI) di cristiani subiscono nel mondo ad opera prevalente delle due culture avverse: il materialismo marxista dove ancora applicato e la ferocia islamica.</p>
<p>In coerenza, di fronte a stragi e assassinii di cristiani, la U.E. non fa una piega, i governi occidentali non fanno una piega, il Vaticano, pur Stato cattolico, non fa una piega, il Papa e le gerarchie ecclesiastiche pur depositarie del verbo di Gesù, non fanno una piega.<br />
Oggi è triste giornata dedicata al genocidio ebraico: nel ricordare le barbarie naziste non dimentichiamoci che oggi i cristiani muoiono nel generale disinteresse.</p>
<p>Non così i mussulmani &#8211; che non muoiono per mano dei cristiani bensì subiscono aggressioni dai cinesi, dai birmani e si accoppano fra di loro &#8211; hanno convinto l’ONU a stabilire il 15 marzo &#8220;Giornata internazionale per combattere l&#8217;islamofobia&#8221; perché nell’anno 2019 di tale giorno l’australiano Brenton Tarrant ha ucciso 51 e ferito 40 fedeli mussulmani in due moschee della Nuova Zelanda.<br />
Si tratta dell’unico episodio di violenza degli ultimi 30 anni contro fedeli islamici in un luogo di culto.<br />
Tarrant è stato condannato all’ergastolo da una corte australiana, la riprovazione del suo gesto è stata unanime da parte di tutti i cristiani.</p>
<p>Nel frattempo cosa accade ai cristiani nel mondo negli ultimi 12 anni?<br />
&gt;&gt;&gt; Indonesia (24 dicembre 2000): terroristi musulmani bombardano diverse chiese facendo 18 vittime e oltre 100 feriti.<br />
&gt;&gt;&gt; Egitto (6 gennaio 2010): uccidono sei cristiani mentre uscivano dalla loro chiesa.<br />
&gt;&gt;&gt; Iraq (31 ottobre 2011): fanno esplodere i loro giubbotti suicidi in una chiesa di Bagdad: 60 cristiani morti, tra cui donne, bambini e neonati.<br />
&gt;&gt;&gt; Nigeria (25 dicembre 2011): giorno di Natale, fanno esplodere tre chiese: 37 persone uccise e 57 ferite<br />
&gt;&gt;&gt; Egitto (1 gennaio 2011): bombardano una chiesa ad Alessandria, almeno 21 cristiani uccisi. Secondo testimoni oculari, alcuni musulmani hanno iniziato a calpestare parti dei corpi sparsi sulla strada e a inneggiare slogan come &#8220;Allahu Akbar!&#8221;.<br />
&gt;&gt;&gt; Pakistan (15 marzo 2015): attentatori suicidi uccidono 14 cristiani in attacchi a due chiese.<br />
&gt;&gt;&gt; Pakistan (27 marzo 2016): bombardano un raduno di cristiani: 70 morti, per lo più donne e bambini.<br />
&gt;&gt;&gt; Francia (26 luglio 2016): sgozzano il parroco 84enne, don Jacques Hamel, mentre stava celebrando la Messa.<br />
&gt;&gt;&gt; Germania (19 dicembre 2016): Berlino, un musulmano alla guida di un camion travolge una processione cristiana: 13 morti e 55 feriti.<br />
&gt;&gt;&gt; Egitto (9 aprile 2017): bombardano due chiese uccidendo 45 e ferendo più di 100 cristiani.<br />
&gt;&gt;&gt; Egitto (29 dicembre 2017): sparano in una chiesa al Cairo uccidendo nove persone.<br />
&gt;&gt;&gt; Egitto (dicembre 2016): attentato suicida islamico contro due chiese: morti 29 cristiani e 47 feriti.<br />
&gt;&gt;&gt; Russia (18 febbraio 2018): un musulmano con un coltello e un fucile uccide in chiesa 5 donne e ne ferisce altre 5.<br />
&gt;&gt;&gt; Indonesia (13 maggio 2018): bombardano tre chiese provocando 13 vittime e decine di feriti.<br />
&gt;&gt;&gt; Filippine (27 gennaio 2019): bombardano la cattedrale uccidendo 20 cristiani e ferendone più di 100.<br />
&gt;&gt;&gt; Nigeria (20 aprile 2019): danno alle fiamme una chiesa gremita di fedeli, 150 dei quali uccisi.<br />
&gt;&gt;&gt; Sri Lanka (21 aprile 2019): bombardano tre chiese e tre hotel, uccidendo 359 persone e ferendone più di 500.</p>
<p>L’elenco riguarda gli episodi più gravi e tralascia un numero molto più lungo di delitti “spiccioli”.<br />
L’elenco comprende solo gli assassinii di cristiani per mano mussulmana avvenuti nei luoghi di culto, non comprende le mattanze di laici in mezzo a strade, piazze, stadi, uffici, discoteche: in luoghi non di culto.</p>
<p>Non comprende gli assassinii di uomini e donne non cristiani, comprese le innumerevoli vittime islamiche che non solo i gruppi del terrore ma anche i regimi che governano gli Stati islamici hanno inflitto alle loro comunità: basta vedere l’Afganistan e occuparci con un po’ più di attenzione di quanto sta accadendo oggi in Iran</p>
<p>È indicativa la provenienza da nazioni molto diverse dei terroristi che massacrano i cristiani: Nigeria, Iraq, Filippine, Pakistan, Egitto, etc..<br />
Sono di razze diverse, parlano lingue diverse, vivono lontani uno dall’altro, hanno condizioni socio-economiche diverse. L&#8217;unica cosa che li induce ad uccidere i cristiani sembra essere la loro religione che nella loro cultura è regola di vita e di comportamento.</p>
<p>Prendiamo atto che siamo tutti loro potenziali obiettivi.</p>
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		<title>C’è da ringraziare la DC&#8230;</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2023/01/16/ce-da-ringraziare-la-dc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 14:41:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[DC]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è da ringraziare la D.C. (e la maggioranza degli italiani che l’hanno sostenuta) per averci consegnato un Paese immune dal comunismo e dai fanatismi teocratici islamici. Penso con orrore a</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è da ringraziare la D.C. (e la maggioranza degli italiani che l’hanno sostenuta) per averci consegnato un Paese immune dal comunismo e dai fanatismi teocratici islamici.<br />
Penso con orrore a come sarebbe la vita mia e delle mie figlie se vivessimo in Iran o in uno qualunque degli altri Paesi islamici. Dovunque regna la sharia e dunque le limitazioni al vivere civile: Afghanistan, Arabia Saudita, Yemen, Sudan, Pakistan, e così di seguito: non c’è uno Stato islamico in cui vivrei.</p>
<p>Però neanche vivrei in Corea del Nord o in Cina o a Cuba o in Venezuela e da qualche tempo neanche in Nicaragua.<br />
Ma l’Iran è un caso a parte. Si chiamava Persia e da millenni la Persia fa parte del nostro orizzonte: Ciro il Grande, le sconfitte di Serse in Grecia che permisero la sopravvivenza della cultura occidentale, la Anabasi, Alessandro Magno, i Parti che si opposero all’impero Romano. Da ultimo Mossadeq e Mattei, lo Shia e Soraya, i loro tentativi di modernizzazione, il loro esilio con l’avvento della forza oscura: gli ayatollah e il balzo all’indietro di secoli con la applicazione della sharia. Per oltre 40 anni e fino ad oggi.</p>
<p>Difficile contare i morti lasciati per strada dall’oscurantismo degli Ayatollah supportato dalla fascia fanatica dei laici sempre presente in ogni Paese ma qui particolarmente attiva e beneficata. È un patto infernale che miete vittime di ogni genere e per motivi diversi.<br />
I ragazzi mandati a sminare i campi minati, a decine di migliaia, dall’Ayatollah Khomeini nella guerra contro l’Iraq, le repressioni nel corso dei 40 anni di dominio, anzi di abominio, fino ai 176 passeggeri del volo PS 725 delle linee aeree ucraine abbattuto l’8 gennaio 2020 da un missile dei pasdaran. La tracotanza di questi cialtroni, gli intrecci geopolitici e la debolezza delle democrazie occidentali non permettono di punire i colpevoli delle stragi accumulate in 40 anni di ferocia.</p>
<p>Fra le vittime il popolo Curdo, sparso fra Turchia, Iraq, Siria e Iran. Perseguitato da tutti ma in grado di difendersi e di procurare mal di pancia ad Al Qaeda, ad Assad, ai turbantoni iraniani, al satrapo turco Erdogan. Di credo sunnita, scuola Sciafeita: una delle meno arcaiche e meno intolleranti fra il ginepraio delle innumerevoli desinenze dell’islamismo. In prevalenza filo occidentali. Sui Curdi si abbatte l’onda delle repressioni dello sciita Khamenei: il regime coglie l’occasione per fare un po’ di pulizia etnica e religiosa, tanto mille più, mille meno, nel mucchio dei cadaveri che accatasta si notano poco.</p>
<p>Le proteste questa volta non si fermano ai ragazzi e alle ragazze che per la terza volta vanno sulle piazze rischiando letteralmente la pelle solo perché gridano “libertà”. Questa volta hanno coinvolto persiani di ogni ceto, età, mestiere: una deriva prerivoluzionaria che potrebbe concludere la parabola diabolica degli Ayatollah e dei loro complici.<br />
I rivoltosi invocano le nostre democrazie aperte, quelle che noi difendiamo con svogliatezza e negligenza: siamo disattenti, siamo cretini.</p>
<p>La questione non si ferma all’interno dell’Iran, riguarda una bella fetta di geopolitica: Una vittoria della rivoluzione sospenderebbe la vendita di droni alla Russia, rivedrebbe il programma atomico che tanto impaurisce il mondo libero: la bomba atomica in mano a questa gentaglia è davvero un incubo, destabilizzerebbe gli Hezbollah che opprimono il Libano e minacciano Israele. L’unico Stato che potrebbe sostituire l’Iran per mantenerli potrebbe essere il solito Qatar sempre a mezzo col suo PIL di oltre 200 miliardi di $ distribuito in giro per il mondo per corrompere e coltivare le megalomanie di questo gigante energetico, nano politico, cinico pericolo.<br />
Trova ascoltatori attenti, di ogni provenienza: il campionato del mondo di calcio in un paesino che neanche sa se la palla sia tonda o quadrata. Ma lo stesso in Africa, fino a Bruxelles: anime belle in vendita, compratore con il portafoglio gonfio: affare fatto!</p>
<p>Per questo la rivoluzione è difficile, i riti delle nostre democrazie, il vizio costante di “toccarselo con la camicia”, il politicamente corretto, il rituale stracciamento di vesti, clamoroso ed eloquente, seguito dal nulla successivo: sono evidenti freni tanto che in Italia solo i radicali chiamano la gente a protestare in piazza, gli altri partiti fanno qualche comunicato di mugugno e poi i pesci in barile, i giornaloni mettono in diciassettesima pagina gli scarni resoconti della vicenda, le televisioni mandano qualche immagine “di repertorio”, le radio continuano con le cantilene e le percussioni afro americane in una allegra polifonia come sul Titanic, incuranti se la nave affonda, il Papa non ha detto una parola, in nome del dialogo fra le fedi come da disegno dell’irenismo di Assisi (risultato: tu accoppi i cristiani nel mondo, io prego e non ti condanno).</p>
<p>I ragazzi iraniani continuano a protestare e a morire, in piazza, in prigione, nella casa del boia. La corda è molto tesa, spero che si rompa e che i Paesi occidentali trovino la sufficiente durezza di attributi per ritirare i propri ambasciatori in Iran e cacciare gli ambasciatori iraniani: nulla abbiamo da spartire con i delinquenti.<br />
C’è da chiedersi che cosa nasconda la svogliatezza dell’informazione, la timidezza delle condanne, l’assenza di ritorsioni che hanno lasciato sole le ragazze iraniane costringendole per mesi a mettersi nel consapevole rischio di morire impiccate o bastonate o stuprate.</p>
<p>Duole registrare il mortale silenzio delle organizzazioni della sinistra militante, femminista o LBGeccetera, così enfatica nel pretendere diritti sempre più ampi in Patria. Duole registrare l’assenza della U.E. Duole registrare il disinteresse del passato governo. C’è da sperare che il nuovo si scuota e prenda le distanze dai cialtroni col turbante. Duole registrare l’inerzia di tutti i partiti e i gruppi politici: neanche la Lega ha qualcosa da dire in argomento?</p>
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		<title>Riflessioni natalizie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Fava]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2022 14:21:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni regionali]]></category>
		<category><![CDATA[gianni fava]]></category>
		<category><![CDATA[letizia moratti]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
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		<category><![CDATA[Regione Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[roberto maroni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione doverosa sulla politica lombarda sorge spontanea in questo periodo di fine anno. Sono successe tante cose nel 2022: la fine delle restrizioni dovute alla pandemia, la guerra in Ucraina, la corda alle speculazioni sui mercati internazionali e le elezioni politiche che hanno rinnovato il parlamento e ci hanno consegnato un nuovo governo. Da mantovani e da lombardi il 2023 potrebbe riversarsi un anno con altrettanti cambiamenti e confidiamo nel fatto che siano tutti positivi, ma come sempre lo scopriremo solo vivendo. Di fatto politicamente in questi ultimi giorni non può passare inosservata.</p>
<p>La dolorosa e prematura scomparsa di Bobo Maroni, che lascia un vuoto incolmabile nel variegato universo autonomista lombardo e non solo. Tutti gli tributavano un’autorevolezza istituzionale inconsueta per un esponente della Lega. Per decenni è stata la vera cinghia di trasmissione tra quello che di fatto era un movimento eversivo nell’alveo democratico e lo stato, nelle sue più svariate articolazioni. Oggi ci sono le condizioni per tentare indegnamente di raccoglierne l’eredità politica in una logica nuova da “liberi tutti!”.</p>
<p>Anche per questo credo che si possa facilmente comprendere l’accelerazione che si registra in questi giorni nel dialogo fra buona parte di quel mondo e l’ipotesi di candidatura di un grande movimento civico in Lombardia capitanato da Letizia Moratti. A lei va riconosciuta grande autonomia e l’intelligenza di aver aperto il confronto sulla grande tematica dell’autonomia e del prestigio della regione. “La Lombardia deve ragionare come uno stato! E Milano come una città regione!”  Con queste parole inequivocabili Letizia Moratti si pone idealmente nel solco dell’insegnamento di Roberto Maroni come nessun altro. Nelle prossime settimane torneremo ad interrogarci su quali siano queste prospettive e sono sicuro che uscirà una proposta politica in vista delle regionali di febbraio. Se in questa fase prevalessero il civismo e la spinta a tutelare gli interessi del territorio allora le cose potrebbero assumere un nuovo significato.</p>
<p>Moratti può attrarre elettori che non hanno votato, non ha bisogno di compromessi. Il grande valore della sua candidatura sta nel suo civismo oltre che il prestigio che porta con sé questo tipo di profilo.  Istituzionale appunto, con grandi relazioni e con una propria storia che parla da sola. Credo che lei debba guardare soprattutto a quei milioni di elettori che oggi non votano più perché non trovano un&#8217;offerta politica convincente, piuttosto che ai partiti tradizionali&#8221;. E in quelli la componente autonomista e indipendentista lombarda hanno un peso sostanziale. Moratti oggi ha la forza per arrivare direttamente a quegli elettori senza aver no nessuna necessità di scendere a compromessi con la vecchia politica che potrebbero rivelarsi dannosi. I prossimi mesi ci diranno con precisione come saranno evolute le cose, ma di certo dopo tanto tempo il quadro politico si fa nuovamente interessante e comunque foriero di novità.</p>
<p>Buone feste a tutti.</p>
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		<title>Previsioni e whishful thinking</title>
		<link>https://www.lavocedelnord.net/2022/10/31/previsioni-e-whishful-thinking/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maufrigneuse]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 11:33:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Governo quasi fatto (mancano i sottosegretari e gli incarichi nelle grandi imprese a partecipazione pubblica), programma governativo fluido, situazione liquida e di difficile governo da parte di un singolo Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Governo quasi fatto (mancano i sottosegretari e gli incarichi nelle grandi imprese a partecipazione pubblica), programma governativo fluido, situazione liquida e di difficile governo da parte di un singolo Paese.</p>
<p>La Ragazza ha spaesato le opposizioni che guerreggiano fra di loro. L’unica via che gli si profila è quella della piazza: è certo che la percorreranno a breve, secondo la immutata logica delle urne vuote e piazze piene.<br />
I paludati commentatori del “sistema” (che si accreditano a vicenda e a vicenda si garantiscono pane e companatico) non sanno che pesci pigliare e fanno un po’ pena e un po’ ridere nelle loro “previsioni” sul futuro del governo: gli anglofoni le chiamano whishfull thinking, i colti le chiamano BIAS. Fatto sta che secondo loro “la maggioranza è divisa al suo interno”. “il governo durerà poco per le inconciliabilità dei suoi componenti”, “la coalizione si scioglierà molto presto”: parlando di BIAS, sono alla “fase del sogno”, come dice Cristopher Booker, tutto lascia prevedere che si sveglieranno alla “esplosione della realtà”.</p>
<p>Il sistema si accorge di essere a rischio, si accorge che non sono più sufficienti le rappresentazioni oniriche, il dirittismo, le bufale sul pericolo fascista, sulla negatività del sovranismo: la gente che va a votare pare averne le scatole piene del “sole dell’avvenire” proposto in salsa moderna.<br />
Le “opposizioni” si dividono e si combattono, i commentatori del regime in affanno non si pongono l’elementare domanda: con chi e con che cosa sostituire la attuale maggioranza se la stessa si dissolve?<br />
Il loro problema è l’analisi pelo per pelo delle “divisioni” nella maggioranza senza alcun interesse a esaminare le siderali distanze nelle opposizioni.</p>
<p>Per di più un pezzo di “opposizione” è palesemente disponibile a diventare maggioranza senza chiedere grandi mutazioni programmatiche: Renzi e Calenda sono a bordo campo, più che in panchina.<br />
In politica estera il governo si posiziona stabilmente con la NATO, a fianco degli USA, contro l’orso russo e diffidente verso Cina e alcuni Paesi islamici. Lungi dall’uscire dalla U.E. ne chiede una migliore integrazione.<br />
Per fare un esempio, la consorteria esprime unanime condanna di Polonia e Ungheria, due Paesi che hanno assaporato le delizie della dominazione comunista, indicati come cattivi esempi di sovranismo sconfinante col fascismo di ritorno, mentre decanta le virtù di Olanda e Germania che si oppongono al tetto sul prezzo del gas perché alla chetichella una paga il gas di Gazprom un terzo del nostro, l’altra detiene il TTF, il mercato che fa giornalmente il prezzo del gas, dalle cui transazioni trae notevoli benefici economici.</p>
<p>Questo misterioso TTF ha due caratteristiche che meritano di essere note:<br />
&#8211;	 il suo maggiore operatore è Gazprom!<br />
&#8211;	il TTF tratta una parte dei consumi, ma il prezzo fissato vale per l’intera quantità consumata in Europa.<br />
Ciononostante Orban e Morawiecki no, invece Rutte e Scholz si che sono virtuosi, non sovranisti, disposti a sacrificare gli interessi del loro Paese alle migliori fortune della U.E.  Ma mi faccia il piacere!<br />
Parafrasando Garibaldi viene da dire “qui si fa l’Europa o si muore” (dal freddo oppure di miseria).<br />
Questa Europa per decenni ha avuto due partiti dominanti: i popolari e i socialisti. Oggi vede farsi largo la destra/centro, da ultimo vincente non solo in Italia, ma anche in Svezia, Paese “benchmark” per i sinistri non marxisti (i socialdemocratici del Nord Europa).<br />
In Svezia hanno governato per decenni tassando pesantemente per finanziare un welfare generoso. In tempi più recenti hanno aggiunto al programma di governo femminismo, uguaglianza (uno vale uno), opposizione a qualsiasi tipo di “discriminazione” e di “razzismo”.<br />
La generosità del welfare ha provocato crisi economiche insopportabili. Soprattutto per la loro originaria base elettorale: gli operai sindacalizzati, da cui sono stati abbandonati.<br />
Come in Italia, ne esce sconfitto l’improbabile liberalismo sociale: l’onirico minotauro ideologico che tanto piace alle “anime belle”, ma soprattutto all’establishment dei potenti che lo sostengono assai più per convenienza che per convinzione.</p>
<p>Il punto di svolta nei consensi sono stati gli immigrati: “risorse” anche per i socialdemocratici svedesi.<br />
Qui gli immigrati sono in maggioranza mussulmani. Favoriti dal lassismo politico, lungi dall’accettare le regole e lo stile di vita del Paese ospitante, hanno importato il proprio modello nelle periferie delle grandi città crescendo i figli (la fatale seconda generazione che afferma “certo che siamo nati a Rosengaard ma questa non è casa nostra”) con le tolleranti leggi e il ghiotto welfare svedese (il tasso di disoccupazione degli immigrati raggiunge a Malmo l’86%) ma con la aggressività della cultura islamica. Esito: nel quartiere di Rosengaard di Malmo bande di giovani criminali che si fronteggiano, inadeguatezza della normativa svedese, tasso di omicidi due volte più elevato della media europea (maggiore di quello del nostro meridione che in termini di criminalità organizzata e da cani sciolti non scherza davvero!).</p>
<p>Così la Svezia felix si è svegliata dopo 50 anni di cure sinistre. Non diversamente del resto dalle periferie (le banlieue) francesi e belghe.<br />
Quello che inquieta è che questo è il modulo finora gradito alla U.E. ed applicato da tutti i governi delle sinistre europee, Italia compresa. Quello che conforta è che gli elettori pare se ne siano accorti e si comportino di conseguenza.</p>
<p>Tutto il sistema direttamente interessato al sostegno del modulo sinistro è in allarme e in movimento.<br />
Si è detto dei giornali e dei mezzi di comunicazione.<br />
I partiti: dai relitti della sinistra estrema, oggi coniugati con gli esigui verdi/ecologisti, a un PD arcobaleno che ingloba tutti i “volenterosi del potere” quale che sia la loro estrazione, marxista o cattolica, liberista o keynesiana o statalista: tutto fa PD.<br />
Il M5S, spericolato “cecchino” di voti di scambio (ti mantengo col reddito di cittadinanza e tu mi dai il voto) che ha trovato in Conte il suo vero leader: cinico e ipocrita cialtrone politico peraltro inflittoci dalla precedente classe dirigente grillina: i Di Maio, i Bonafede, i Toninelli, le Lezzi, le Azzolina. Tutto sommato poteva anche andarci peggio!</p>
<p>I sindacati dei lavoratori. Sirene responsabili di continue fughe in avanti, di connessioni con i partiti della sinistra marxista: tuttora la CGIL ha un segretario obsoleto che a breve scatenerà le truppe – sempre disponibili – sulla piazza.</p>
<p>Per inciso un secolo fa, proprio oggi, i fascisti entravano a Roma con il benvenuto della maggior parte degli italiani: la marcia su Roma fu favorita dalle angherie e dalle violenze dei sindacati e dei partiti di sinistra in quel periodo tristemente noto come “biennio rosso” (1919/20): il più grande alleato di Mussolini e della nascita del fascismo, del suo affermarsi nel favore degli italiani, che lo avrebbero votato a valanga nel 1924, senza costrizioni, rifiutando lo schema socialista.<br />
Sarebbe ora che ognuno si assumesse le proprie responsabilità: nell’avvento del nefasto ventennio la sinistra ne ha molte, mai riconosciute! I pochi intellettuali che vi hanno fatto semplice cenno sono stati bollati di revisionismo e oscurati dal sistema.</p>
<p>Infine i partiti di governo: devono coniugare l’accordo su come gestire i pesanti problemi immediati e le fosche prospettive future (ma non potevano lasciarne a Draghi la fatica fino a marzo/aprile 2023?), predisporsi ad affrontare i violenti eterodiretti che ingombreranno le piazze del Paese, difendersi dalle bordate mediatiche che il sistema in pericolo gli riverserà addosso giorno dopo giorno, cercare di far prevalere le proprie priorità programmatiche all’interno dell’azione di governo.</p>
<p>Il compito sembra reso meno difficile dal consenso degli elettori e quindi dalla consapevolezza di tutti che eventuali elezioni a breve darebbero risultati ancora peggiori per i cani sciolti e per i cani addestrati del sistema, che siano PD o grillini, ecologisti o vetero marxisti.</p>
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