FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

La (costosissima) scuola online di Stato del FGC vista da un informatico

Stamattina mi sono svegliato leggendo due cose:

  • Un’email della mia università che mi annuncia che a causa dell’aumento del traffico sulla piattaforma didattica online sono tre giorni che non va un tubo
  • Un post del Fronte della Gioventù Comunista che si lamentava delle piattaforme private di e-learning perché “dalla scuola non si deve fare profitto”

Ne parlo perché si tratta di un palese esempio di ciò che ho descritto pochi giorni fa: c’è chi, davanti ad un qualcosa che già c’è, per pura ideologia decide che è preferibile buttarsi nel buio invece di pagare per ciò che c’è già.

Tuttavia, almeno questo pensa la Repubblica Italiana, io sono un informatico. E penso che possa essere interessante farvi sapere, veramente, se tutto ciò è fattibile e come farei io.

I numeri in questione

In Italia abbiamo poco più di 300’000 classi. Poniamo caso che anche solo la metà dei professori faccia uso di un servizio di videolezioni, e che ogni classe abbia 20 alunni.

Per fare lezione almeno una definizione SD serve, per leggere la lavagna ad esempio. Ci vogliono 3 Mbps, ed è un dato generoso perché preso da pubblicazioni relative a materiale compresso, mentre la compressione sul live streaming è un pelo più ardua. Poniamo caso che ogni classe abbia 20 ascoltatori (e non conto il flusso di trasmissione dei prof).

Con moderne tecnologie di streaming creeresti poco più di 1 Tbps. Sono solitamente cifre usate per attacchi informatici e difficilmente esistono prodotti customer per queste cifre, visto che è spesso l’intera connettività di un singolo datacentre. In totale vorrebbe dire uno streaming giornaliero di più di 24’000 TB.

Sapete quanto mi farebbe pagare Amazon questo traffico, stimando solo 20 giorni di insegnamento online?

Centoventotto milioni di dollari al giorno. Solo il traffico e l’IP, non ho nemmeno inserito le possenti macchine necessarie per il tutto. Sono 2 miliardi e mezzo al mese. Il tutto senza contare gli stipendi. Magari con un accordo specifico verrebbe a meno, ma un’infrastruttura del genere costa ed è giusto che costi, specie perché in molti casi deve spargere il carico su più server in tutto il mondo per non far scoppiare tutto.

Ma immaginiamo che il software anticapitalista si appoggi a qualche sito capitalista tipo YouTube per lo streaming e si limiti semplicemente a mantenere salvati link e slide, tipo i vari siti universitari crashati in questi giorni. Alla fine, si sa, i comunisti beneficiano ampiamente dal capitalismo ma non vogliono ricordarselo.

Ecco, immaginiamo che una classe produca un cinque megabyte di PDF a lezione e che abbia 4 lezioni al giorno, però qui tutte le classi partecipano. Sono 6 TB al giorno, nulla di particolarmente ingestibile, anche a livello economico, con qualche migliaio di Euro. E, dirò, probabilmente anche inserire i compiti non costerebbe più di tanto.

Però ci sarebbe il problema database. Produrre centinaia di migliaia di documenti che vanno indicizzati richiede un buon database, che costa. E anche il calcolo non è gratis.

In sostanza, anche se non si inserisse la parte video che renderebbe il tutto infattibile ci sarebbero comunque vari problemi economici e di scalabilità. Senza contare che, poi, qualcuno il software deve scriverlo. Certo, si può partire da software open source come Moodle, ma questi software vanno riadattati in modo da essere validi per un uso nazionale: le installazioni odierne di Moodle hanno tuttalpiù 100’000 utenti, quasi mai concorrenti, ossia in contemporanea. Pochissimi hanno più di un milione di utenti, e anche qui sono spesso grandi istituzioni con pochi accessi concorrenti. Ci sarebbero poi questioni di privacy, di gestione separata per istituti e classi e cose che solo gli esperti di grandi infrastrutture sapranno, ma diciamoci che in vari casi, gli stessi esperti sui forum, dicono “qui è meglio una soluzione a pagamento”.

E se fosse un pacchetto?

Sta di fatto che ci vorrebbe molto tempo (e soldi) per fare questo sistema centralizzato, per di più col rischio che una singola violazione esponga i dati di milioni di minorenni. E se il Savio Stato fornisse un pacchetto alle scuole che si installa? Lo sviluppo sarebbe più semplice e ogni scuola ha le sue risorse, non richiedendo gli enormi sistemi statali qui descritti.

Ma quale sarebbe il pro? Le scuole possono già installare questi pacchetti liberamente. Se non lo fanno non sarà un magico pacchetto dello Stato a renderlo possibile: magari mancano competenze o strumenti.

Lasciate la gente libera!

Se una scuola vuole scegliere una piattaforma tutto incluso, beh… Ben venga! Se la paga. Alla fine è un’emergenza, ha senso pagare una piattaforma provvisoria, un po’ come ha senso affittare un’auto se la propria è in riparazione e non comperarne un’altra per rivenderla subito dopo.

Ma, parimenti, se una scuola preferisce un approccio più semplice dove magari ci si scambiano i compiti su WhatsApp e il prof manda le slide su Dropbox dovrebbe essere libera di farlo, così come la scuola illuminata che ha sempre usato Moodle potrà continuare ad usarlo.

L’imposizione di una piattaforma statale unica, alla fine, danneggerebbe le scuole meritevoli che già hanno il proprio metodo e difficilmente migliorerebbe quella delle scuole che oggi non hanno nulla, visto che in molti casi l’assenza di piattaforme di e-leaning è dovuta a ragioni umane.

La cosa migliore che potrebbe fare il MIUR è non gestire le scuole, ma se proprio vuole gestirle mandi docenti e personale giovane, motivato e capace di impostare sistemi moderni e adatti al digitale.

La ragione finale per usare il privato, dove serve

Ma c’è un’altra ragione per la quale è meglio pagare un software uno o due mesi e poi mollarlo: le pubbliche hanno l’obbligo di frequenza. Esistono varie scuole private che fanno corsi a distanza e già avranno i necessari software, mentre la scuola pubblica statale, una volta terminata l’emergenza, tornerà alla classica modalità frontale, perché è quella prevista dalla legge.

So bene che ha poco senso un unico modello didattico per milioni di persone, ma sono le magie dello statalismo.

In ogni caso, proprio a livello economico, sviluppare un software in tempi rapidi, il che significa anche costi elevati e affinamenti da fare dopo, che poi dopo poche settimane o mesi servirà a pochissimo è ovviamente un pessimo investimento. Se fatto solo per impedire che qualcuno ci guadagni è l’applicazione reale della proverbiale barzelletta dell’uomo che si spara nelle gonadi perché è arrabbiato con la moglie.

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.