FEDERALISMO & INDIPENDENZA | Approfondimento Politico

Siamo senza Nord in politica. Si vede.

Un po’ di tempo fa Libero titolò in modo molto diplomatico “Comandano i terroni“. Che, in effetti, l’apparato statale sia fortemente sbilanciato lo sanno tutti ma la tesi del quotidiano era quantomeno interessante: comandando i terroni Salvini non può fare ciò che deve fare.

Il che è ironico visto che… Salvini è un senatore eletto in Calabria! Per di più, parecchio “South-Friendly”: un suo pallino fisso è quello di fare del Meridione un’area a fiscalità agevolata per i pensionati, come ribadito pochi giorni fa in Senato, ora con l’aggiunta dei finanziamenti europei.

Però, proprio in generale, Salvini è stato l’artefice dello smantellamento della cosa più simile ad un sindacato territoriale che il Nord abbia avuto: la Lega Nord.

Lo so bene, la Lega Nord non era perfetta: ha avuto dentro sin dalle origini persone con intenzioni tutt’altro che leghiste, confondeva costantemente indipendentismo, federalismo e autonomismo e si è presto avvicinata asintoticamente alla partitocrazia che, all’inizio, era il nemico. Il tutto senza contare la concezione di Padania decisamente perdente da un punto di vista identitario per la persona comune, che spesso fa fatica anche a identificarsi con la propria regione.

Ma offriva comunque un minimo di leva per il Nord. Non molto, visto che l’Italia si basa essenzialmente sullo sfruttamento del Nord come serbatoio economico e del Sud come serbatoio di persone, ma comunque qualcosina era!

Io non ricordo un periodo politico in cui il Nord è stato così sotto attacco. Sentiamo tutto lo spettro politico chiedere più finanziamenti al Sud, gente che vive in regioni dove ci sono le formiche negli ospedali che viene a sindacare su come viene gestita la sanità lombarda, presidenti di regioni del Sud attaccare a tutto spiano il Nord.

Tanto, pensateci… Cosa fa uno del Nord se si incazza e si rende conto che tutto sommato qualcuno deve difendere il suo territorio? Si iscrive alla Lega? Quella guidata da un senatore eletto in Calabria e che flirta costantemente con il Meridione?

Per carità, qualcuno che difende il Nord c’è: Gori, Bonaccini, Sala… Ma non ci si può iscrivere a Gori o a Bonaccini, non sono partiti, sono persone nel centrosinistra, lo stesso centrosinistra che ha dentro De Luca che se ne esce attaccando la Lombardia randomicamente, che simpatizza per le Sardine che minacciano di prendere le armi se il Nord se ne va e che governano coi Cinque Stelle il cui rappresentante lombardo, il siciliano Vito Crimi, un giorno dice che la sanità lombarda va ripensata perché ci sono stati degli arresti e il giorno dopo arrestano una mezza ASL in Sicilia per corruzione.

Chiaramente è un bene se c’è del buono nel centrosinistra e lo si può tenere in considerazione nel voto locale visto che, putacaso, se uno votasse il PD in Regione per la sua proposta sulla sanità voterebbe quelle persone e non quelle a Roma alleate con il M5S, ma resta il fatto principale:

Senza un sindacato territoriale il Nord è indifeso.

Senza un movimento che se troppi iniziano a fare incazzare i settentrionali aumenta i propri voti e la propria forza non c’è alcuna deterrenza a chiedere fondi a tutto spiano, ad attaccare ciò che almeno un po’ funziona e a mostrare in un certo senso quella che può solo chiamarsi invidia, simile a quella che vediamo spesso nell’Europa del Sud per i Paesi più ricchi: “Non siamo noi a essere male organizzati, sono loro che vivono grazie alle puttane/alle tasse basse/alla droga/ai soldi neri”.

Persa la Lega c’è solo una cosa da fare: ripartire, può essere anche un’occasione per superare gli errori del passato.

Ma non, almeno inizialmente, come partito: la politica è in uno stato di torpore del buonsenso tale da far quasi impressione e i temi che interessano oggi sono essenzialmente “i negri e i froci“.

Economia? Qualità della democrazia? Libertà? Tutta roba da professoroni nemici del popolo.

Bisognerebbe invece agire come società civile, ricordandoci che, esattamente come ai tempi di Turati, volere un sistema migliore non è una cosa di parte ma una cosa di tutti.

Soprattutto, non avere il Nord in politica fa male a tutti per il semplice fatto che è la parte produttiva del Paese. Il fatto che la sua voce non esista danneggia sì il Nord, ovviamente, ma anche il Sud – che affonda ancor più nelle tenaglie assistenzialiste, e anche il resto d’Europa, che si vede costretto a considerare l’Italia come un peso.

Informatico di giorno, spietato liberista che brama la secessione del Nord di notte. Con la libera circolazione, dato che amo la pizza.

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